L’Ue ci aumenta pure le bollette

Non bastava la «confisca» delle case poco green. Allo studio una direttiva che impone ai fornitori di gas di pagare le emissioni di CO2 e di ridurle di oltre il 5% ogni anno. Effetto inevitabile: rialzo dei costi per i consumatori, già minacciati dall’inflazione.

(Sergio Giraldo – laverita.info) – Dopo il geniale divieto di compravendita e affitto di abitazioni che non rispondono a precisi requisiti di efficienza energetica, l’Unione europea ha pronto un altro macigno da scagliare sul portafoglio degli italiani: il nuovo sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 per le case e i trasporti. Il provvedimento che rischia di mandare alle stelle i costi del riscaldamento e della benzina è una replica del sistema Ets (Emission trading system) che già grava sulla produzione di energia elettrica e sugli utilizzi industriali del gas. La nuova direttiva allo studio prevede che dal 2025 il gas naturale e il gasolio da riscaldamento, nonché benzina e gasolio per autotrazione, vengano gravati del costo delle emissioni di CO2. Il nuovo sistema sarà allargato anche al teleriscaldamento e al trasporto marittimo, mentre quello aereo è già coperto dal vecchio Ets.

La direttiva in approvazione a Bruxelles è classificata come Com(2021) 551, a modifica della direttiva 2003/87/Ce, in attuazione del pacchetto Fit for 55, lanciato con grande enfasi lo scorso luglio da Ursula von der Leyen e dai commissari Paolo Gentiloni, Frans Timmermans e Kadri Simson. La direttiva che riforma l’attuale Ets ha lo scopo dichiarato di contribuire in quota parte alla riduzione delle emissioni di CO2 del 55% nel 2030 (rispetto al 1990). Nel nuovo Ets che riguarderà i consumi energetici delle case (esclusa l’energia elettrica, su cui già grava l’attuale sistema) i soggetti direttamente obbligati saranno i fornitori di gas per uso domestico e quelli di gasolio da riscaldamento. Questi dovranno iscriversi a un apposito registro e dichiarare annualmente la quota di emissioni che hanno contribuito a generare. Il calcolo delle emissioni è legato a una formula standard applicata ai volumi di combustibile effettivamente forniti. Non sono possibili errori o scappatoie perché i volumi considerati saranno quelli già utilizzati per il pagamento delle accise, dunque misurati e fiscalmente validati grazie a un sistema che ha decenni di storia.

In pratica, il fornitore del gas utilizzato per riscaldamento, cucina e acqua calda delle abitazioni sarà tenuto ogni anno a restituire presso il registro i certificati rappresentativi delle emissioni di CO2 che le sue forniture hanno generato nell’anno. Il soggetto obbligato dovrà approvvigionarsi di tali certificati (o «quote») partecipando alle aste che saranno bandite periodicamente dai singoli Stati membri (in Italia il soggetto deputato dovrebbe essere il Gse). Il sistema Ets disegnato dalla direttiva prevede che il numero di quote messe all’asta decresca annualmente del 5,15%. Restringere l’offerta ha l’effetto di far salire il prezzo e rendere sempre più costosi i permessi: è esattamente lo stesso meccanismo che già esiste per la generazione di energia elettrica, che ha un proprio sistema Ets già rodato in cui il prezzo delle emissioni è ormai di 90 euro a tonnellata. Dovrebbe essere consentito anche un mercato secondario di quote Ets, quindi gli operatori potranno scambiarsi tra di loro i permessi acquistati in asta. La direttiva prevede che i proventi delle aste siano ripartiti tra l’Ue e i singoli Stati banditori, che dovrebbero utilizzare i fondi per progetti di riduzione delle emissioni.

Ovviamente, in modo analogo a quanto già accade per le forniture di energia elettrica, il costo delle quote CO2 così aggiudicate sarà scaricato a valle dai soggetti obbligati. Dunque, saranno i consumatori finali a pagare. La stessa cosa, identica nelle modalità ma applicata alle compagnie petrolifere, varrà per i consumi di benzina, gasolio, Gpl e metano per autotrazione. La battaglia senza quartiere che l’Ue si è intestata sembra più contro il portafoglio dei cittadini che contro le emissioni di CO2. L’ennesimo balzello in nome del Green deal provocherà un innalzamento dei costi per riscaldare la casa e per usare l’automobile. Una corsa al rialzo dei prezzi che genera anche dinamiche inflazionistiche e che rischia di scatenare reazioni sociali.

Con questo sistema, il preciso obiettivo dell’Unione europea non è rendere le fonti rinnovabili meno costose, ma rendere le fonti fossili più costose delle rinnovabili sino a renderle proibitive, così da disincentivarne l’uso. È un titanico (e sconsiderato) sforzo di creare una domanda di energia rinnovabile che non c’è. Come si crea una domanda che non esiste, avendone la facoltà? Innanzitutto, stroncando la domanda dei beni fungibili che possono agire da concorrenti, gravando il loro prezzo di carichi fiscali e oneri vari. Vale la pena ricordare che in Italia già oggi le accise pesano sulla benzina per i due terzi del prezzo alla pompa. Se però nei trasporti qualche alternativa al salasso esisterà, per quanto costosa e foriera di altri problemi come l’auto elettrica, per il riscaldamento domestico il discorso si fa più difficile. Non basterà rendere più efficienti energeticamente le nostre case, a prezzo di onerose ristrutturazioni. Sarà necessario sostituire gli impianti di riscaldamento con alternative costose e complesse come le pompe di calore alimentate elettricamente. Per capire la difficoltà di questo passaggio basta pensare a un condominio di una cinquantina di appartamenti, magari costruito negli anni Sessanta, con riscaldamento centralizzato. Con più di 9 milioni di abitazioni costruite prima del 1980, sembra che in Italia avremo parecchio da fare.

Negli allegati alla proposta di direttiva la Commissione europea stima che per l’Italia il nuovo sistema Ets comporterebbe un aumento dei costi dei combustibili del 10%. La stima sembra alquanto ottimistica, è facile pensare che l’impatto sarà ben superiore. Ipotizzando un prezzo della CO2 di 50 euro a tonnellata, il costo di un metro cubo di gas crescerà di circa 10 centesimi di euro, pari a poco meno del prezzo del gas un anno fa. Non è tutto, naturalmente. Fa parte del pacchetto Fit for 55 anche la revisione della direttiva sulla tassazione degli idrocarburi, che prevede l’abolizione degli sconti fiscali sui combustibili utilizzati per alcune attività come autotrasporto e agricoltura, nonché per alcune categorie di consumatori.

Inoltre, incombe la direttiva sul Carbon border adjustment mechanism, un sistema per cui il prezzo dei beni importati sarà gravato da una tassa legata alle emissioni di CO2 generate per produrli. Insomma, l’Unione europea vuole essere la prima della classe e, come ai bei tempi di frau Angela Merkel, ci chiede di fare i compiti a casa. Ancora una volta, è proprio la casa l’oggetto del compito.

8 replies

  1. Credo che a Bruxelles qualcuno pensi che la Terra sia ferma e non giri. Come può esistere un angolo di mondo ultragreen se Indiani e Cinesi continuano a inquinare a tutto spiano? Pensano che l’aria sopra Pechino o Nuova Dehli si blocchi lì? Che ignoranza.

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    • il solito miope (spero perché disinformato)

      2020 Biden rilascia una media di 330 permessi al mese per perforazioni esplorative e produttive
      che è il 35% in più di quanto aveva rilasciato Trump nel suo primo anno di presidenza
      che l’ha superato solo negli ultimi suoi sei mesi, con 450 al mese, ma era l’effetto dello spauracchio
      verde che si preannunciava.
      Ora Biden, che si prepara per la futura campagna elettorale, va pure d’accordo con gli estrattori di carbone coke
      necessario alla metallurgia interna

      la Cina consuma quello che consuma perché gli occidentali hanno trasferito li le attività manifatturiere
      che avevano in patria, è come se lei andasse a mangiare sempre da un vicino e poi si lamentasse
      perché lui ha i bidoni di organico, di plastica e di indifferenziata pieni mentre lei, pulitino, no.

      Cinesi ed indiani, pro capite, consumano meno energia di americani ed europei
      che facciamo? per farli consumare meno a livello nazionale, ne mandate a sterminare qualche
      centinaio di milioni per farli rientrare nei vostri parametri a m2?

      sul fatto che l’aria sopra Pechino e Delhi non si blocchi li è lei ad essere ignorante
      certo che si blocca li, altrimenti come esisterebbero le cappe di smog che esistono per via
      della stagnazione e non per via della circolazione, lo smog non arriva sino ai livelli alti dell’atmosfera
      come le emissioni vulcaniche che, quelle si, fanno viaggi di migliaia di km
      come quelle nelle Canarie dell’ultimo mese che sono arrivate sino nei Caraibi.

      e poi, in quei luoghi, con la CO2 le cappe di smog hanno relativamente a che fare essendo in buona parte
      SO2 (12.7) NO2 (59) e CO2 (2.9) inoltre, come da noi in pianura padana, immagino siano composte da
      PM2 e PM10, tra l’altro da noi i valori di CO2 e SO2 sono invertiti come quantità.

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  2. Ma com’e’ cattiva st’Europa, e’ proprio come se gli itagliani non ci stessero dentro, eppure c’abbiamo autorevoli rappresentanti, c’abbiamo mandato Iva Zanicchi, Calenda, Berluscone, Tajani, Gentiloni, il Draghi alla BCE, ma gnente, so’ de coccio.

    Se lasciassero fare a noi, che a casa nostra (per l’appunto) facciamo cosi’ bene.

    Usciamo subito dall’Europa, Itaglia libera (in attesa della Padagna libera) con Berluscone Prescidente, i pennivendoli della Verita’ che ci dicono la Verita’, e gli esimi ladri parlamentari che condurranno il poppolo ‘tagliano verso nuove mirabolanti avventure.

    Spezzeremo le reni alla Cina, vincere e vinceremo.

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  3. X Silvio B.

    sei proprio un tarato mentale, non c’é niente da fare.

    X gli altri.

    CASA

    VINO

    AUTO

    ENERGIA

    Quanto resistiamo di questo passo?

    Dragula ha preso pure 200 mln dal fondo dei disabili per limitare il rincaro delle bollette.

    E questi porci, nonostante l’aumento mostruoso dei costi, pensano pure di disincentivare l’energia?

    Ma la von der nazi e gli altri fanno mai rifornimento per le loro fottute auto blu?

    Lo hanno visto a che punto è arrivato il prezzo dei carburanti?

    Che aspettano gli autotrasportatori a fare scioperi generalizzati?

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  4. C’è uno strano fenomeno che accade nella politica – e quindi nella stampa. Un giorno siamo “uno dei Paesi fondatori”, “il secondo manifatturiero”, “assieme a Francia e Germania il cuore pulsante dell’ Europa”, “con i Migliori tutta l’ Europa ci invidia”, ecc…
    Poi, quando conviene: “l’ Europa ci fa questo”, “l’ Europa ci obbliga a quest’ altro”, “l’ Europa non ci ascolta”, “dobbiamo chiedere all’ Europa”… Come se l’ Europa – che in altre occasioni ci vantiamo di “guidare” – fosse una strana entità malefica con cui non abbiamo nulla a che fare e che possiamo solo subire.
    Va bene la propaganda e il fatto che ormai ognuno di noi è eterodiretto e si butta senza riflettere sull’ osso che di volta in volta gli viene lanciato, ma un minimo di coerenza…

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