Calenda, ovvero quel che passa il convento

(Premessa necessaria: non s’illuda il protagonista di queste righe: se ci occupiamo di lui è solo perché Renzi ormai è ridotto com’è ridotto e per i corsivi di divertissement dobbiamo accontentarci di quel che passa il convento) […]

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – (Premessa necessaria: non s’illuda il protagonista di queste righe: se ci occupiamo di lui è solo perché Renzi ormai è ridotto com’è ridotto e per i corsivi di divertissement dobbiamo accontentarci di quel che passa il convento).

Carlo Calenda, europarlamentare coi voti del Pd e leader di Azione (un partito che esiste solo per mettere i bastoni tra le ruote al Pd), è un chiaro esempio che non basta nascere in famiglie benestanti, studiare nei migliori istituti, crescere in ambienti raffinati e ad alta scolarizzazione: la prima cosa che viene in mente a sentirlo parlare e ancor più a leggerne i pensieri (passa su Twitter 18 ore al giorno, chissà come deve sentirsi stanco la sera) è: “A questo bisognerebbe insegnargli l’educazione”. L’ultima candidatura a qualcosa di Calenda – uno che ha una vocazione non ricambiata per la politica – risale all’altro ieri, quando per qualche ora si è auto-candidato alle Suppletive al collegio Roma 1 (centro storico) perché aveva sentito dire che forse Conte avrebbe lì corso per il seggio lasciato libero da Gualtieri. Non poteva “accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli” (un eloquio pomposo per una candidatura utile a marcare il territorio, come fanno i cani con gli spruzzetti di urina). Sfumata l’idea di Conte, ha rinunciato anche lui: “Per me il problema non sussiste più”, ha detto a Repubblica con toni di trionfo, come avesse sventato l’annessione del Gianicolo al Venezuela. Non gli andava giù “che il Pd abbandonasse i propri elettori a un Movimento che in quel collegio ha preso il 5,3%”, ragionamento che se fosse valido implicherebbe che lui, che con Azione ha il 3%, non parlasse di affari nazionali e si limitasse a segnalare il malfunzionamento dei parchimetri in via Ludovisi, cosa che in teoria potrebbe fare, anche se dopo la sconfitta alle Comunali ha annunciato che non avrebbe fatto il consigliere comunale, buttando a fiume 220mila voti di romani che chissà perché avevano creduto in lui, salvo poi ripensarci, in attesa di lasciare il posto a “un ragazzo” della sua lista (il suo slogan: “Roma, sul serio”). Comunque, terrorizzato Conte con la minaccia di prendersi la Circonvallazione Trionfale, Calenda ha spiegato la sua missione, ovviamente su Twitter: “Ogni 5S dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore alla vendita di lattine di chinotto allo stadio. E mi impegnerò attivamente per conseguire questo risultato”, e nessuno in famiglia ha cuore di spiegargli che i 5Stelle, col Pd etc., governano la nazione. È tipico di questi giovanotti maleducati: chi non viene da ambienti rinomati non può fare politica (hanno una Costituzione tutta loro, valida dall’imbocco di Corso Trieste al secondo semaforo dopo la Luiss, però si sentono molto europei). Meno hanno fatto nella vita, e intendiamo: con la farina del proprio sacco e non grazie agli amici di papà, più parlano di merito. Come Renzi, che intima ai giovani di spezzarsi la schiena mentre pasteggia a champagne nella reggia di un tagliagole, Calenda ha una fobia per i lavori umili (“Non gli dareste da gestire un bar, non fategli governare un grande Paese”), e a chiunque lo accusi di classismo dà dell’analfabeta funzionale. Ignora, povero ricco, che il disprezzo per i bisognosi, i percettori di reddito di cittadinanza e i lavoratori in mansioni umili è un segnale inequivocabile del provincialismo dei parvenu. Uno arrivato davvero in alto, tanto più se si professa moderato, sarebbe munifico coi più sfortunati, anche solo per sprezzatura. Invece questi burini arricchiti (sì, si può essere cafoni e analfabeti della democrazia pur abitando ai quartieri alti e avendo passato un’infanzia col culo al caldo) nutrono rancore verso chi con un centesimo dei loro mezzi è arrivato più in alto di loro (3%).

(Poi, certo, se uno così – famoso per la foto in mutande accanto a un attonito cigno – facesse anche l’umile, dovremmo concludere che al mondo c’è gente di quel calibro che si permette pure il lusso di essere modesta).

10 replies

    • Ma guarda, Danilo, penso che tu ci abbia preso in pieno! Mai definizione di questo grandissimo maleducato – con un grado di antipatia inferiore solo al tizio di Rignano sull’Arabia, lì – fu migliore di questa, io credo!!

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  1. “Ogni 5S dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore alla vendita di lattine di chinotto allo stadio. E mi impegnerò attivamente per conseguire questo risultato”

    Se davvero ogni 5S dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore alla vendita di lattine di chinotto allo stadio, allora Cadenda dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore al donatore di organi per salvare vite altrui. Cervello a parte, quello è degno solo di un inceneritore. Sarebbe il suo unico modo per essere utile a qualcuno.

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  2. Chissa’ cosa pensava quando ha postato questa foto…
    Reminiscenze della favola del cigno e il brutto anatroccolo…
    A Carle’… e’ ‘na favola quella… svegliaaaaa!!!

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  3. Articolo fantastico dall’inizio alla fine! Il massimo? Eccolo:

    …come avesse sventato l’annessione del Gianicolo al Venezuela.

    Bravissima Daniela Ranieri!

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