Troppi rifiuti? C’è la mascherina

(Pietrangelo Buttafuoco) – Dire “indossiamo la mascherina e proteggiamo insieme la nostra salute” per come ha detto Roberto Gualtieri, sciaguratamente diventato sindaco di Roma, è rivelatore di un andazzo va da sé sciagurato. Lo dice, infatti, in una città in cui l’unica mascherina realmente protettiva – visto il perdurare dell’immondizia – è la maschera antigas. La salute dei romani, infatti, ancorché messa in pericolo dall’omicron è minata dall’igiene e sarebbe perfino superfluo – come ne La Peste di Albert Camus – corredare questa breve nota con le foto dei sorci morti stecchiti lasciati per le strade, per giorni e giorni (o i cari roditori saranno schiattati a causa del Covid?).

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  1. I primi decreti “ad personam”: Craxi&Amato salvano le tv di Berlusconi

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – 1984. Il 16 ottobre i pretori di Torino, di Pescara e di Roma sequestrano gli impianti che consentono alle tre reti Fininvest le trasmissioni illegali in “interconnessione” e dispongono che rientrino nella legalità, irradiando programmi in orari sfasati anche di pochi minuti da una regione all’altra. Berlusconi “auto-oscura” le sue tre reti, fingendo che i giudici gliele abbiano “spente” per impedirgli di trasmettere e aizzando il popolo dei Puffi, di Dallas e di Uccelli di rovo contro la magistratura. La campagna “Vietato vietare” è orchestrata da Maurizio Costanzo, anche lui iscritto alla P2 con il grado di “maestro”. Il 20 ottobre il premier Craxi interrompe una visita di Stato a Londra, presso Margaret Thatcher, per rientrare precipitosamente in Italia, anticipare di tre giorni la convocazione del Consiglio dei ministri (che si riunisce di sabato) in seduta straordinaria e varare un decreto urgente ad personam (il primo “decreto Berlusconi”) che legalizza ex post l’illegalità dell’amico Silvio e neutralizza le ordinanze dei pretori. Mai vista tanta urgenza, nemmeno per l’alluvione del Polesine e i terremoti in Belice, Friuli e Irpinia. L’estensore della prima legge vergogna pro Berlusconi è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giuliano Amato. Il provvedimento – assicura Palazzo Chigi – è solo temporaneo, per dare tempo alle Camere di varare un’organica disciplina del Far West televisivo. Balle. Persino la Dc e con lei la maggioranza del Parlamento si ribellano allo sconcio, votando per l’incostituzionalità del decreto. Che decade. Così i pretori tornano a imporre la legge e il Cavaliere a “oscurare” i suoi network, con annessa campagna vittimistica di spot e programmi-piagnisteo. Ma il 6 dicembre Craxi vara il secondo “decreto Berlusconi”, minacciando i partiti alleati con la crisi di governo e le elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura.
    1985. L’anno si apre senza che il decreto salva-B. sia stato ancora approvato. Il tempo stringe e la sinistra annuncia l’ostruzionismo parlamentare. Ma il duo Craxi&Amato strappa al presidente del Senato Francesco Cossiga il contingentamento dei tempi per i singoli interventi delle opposizioni. Poi, per far decadere gli emendamenti, il governo pone la questione di fiducia. Così il 4 febbraio il decreto diventa legge dello Stato e consacra il monopolio berlusconiano sull’emittenza privata. La versione ufficiale di Palazzo Chigi è che gli effetti del decreto scadono il 6 maggio: da allora in poi Berlusconi non potrà più trasmettere senza una nuova legge Antitrust: “Sino all’approvazione della legge generale sul sistema radiotelevisivo – si legge nel decreto – e comunque non oltre sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è consentita la prosecuzione dell’attività delle singole emittenti televisive private…”. Ma poi la nuova legge non arriva e l’ultimatum di sei mesi è pura finzione: i soliti Craxi e Amato concedono al Biscione un’altra proroga fino al 31 dicembre. Data peraltro fittizia pure quella: il governo stabilisce che il decreto non è “provvisorio”, bensì “transitorio”. In pratica, eterno. Il 3 gennaio 1986, scaduta la proroga, basterà una “nota” del sottosegretario Amato per comunicare che la normativa non necessita di ulteriori proroghe legislative. Con tanti saluti alla legge, che dice “comunque non oltre sei mesi…”. Silvio è salvo. Nel 2009 Report intervisterà Amato sul trucchetto del decreto “transitorio” divenuto perpetuo. E Amato, anziché arrossire e nascondersi sotto il tavolo, s’illuminerà d’immenso: “Sa, noi giuristi viviamo di queste finezze: la distinzione fra transitorio e provvisorio è quasi da orgasmo per un giurista… Quando discuto attorno a un tavolo tecnico e qualcuno dice ‘questa cosa è vietata’, io faccio aggiungere ‘tendenzialmente’…”. Infatti Amato diventerà giudice della Corte costituzionale e nel 2015 sarà il candidato di Berlusconi alla presidenza della Repubblica.
    In primavera Silvio si sdebita con Bettino organizzando, su sua richiesta, una finta cordata per bloccare la privatizzazione della Sme, l’indebitatissima finanziaria alimentare dell’Iri che il presidente Romano Prodi sta per cedere per 500 miliardi di lire all’unico offerente: la Buitoni di Carlo De Benedetti, odiato da Craxi perché vicino alla sinistra. Berlusconi presenta un’offerta anonima lievemente più alta (550 miliardi), nascosto dietro un prestanome amico di Previti, l’avvocato Italo Scalera; poi convince Barilla e Ferrero a offrire insieme a lui 600 miliardi in “chiaro”. La privatizzazione va in fumo. De Benedetti chiede al Tribunale di Roma di rendere esecutivo l’accordo già stipulato con l’Iri. Ma nel 1986 sempre il Tribunale di Roma, presidente Filippo Verde, risponde picche. Verde verrà processato per corruzione insieme a Berlusconi e Previti ma sarà assolto. Sarà invece provato che un altro giudice, il solito Squillante, fu pagato nel 1988 da Barilla e poi da Previti, dopo la conclusione della causa Sme in Cassazione.
    Il 30 luglio Veronica Lario partorisce in una clinica svizzera, nel segreto più assoluto, la piccola Barbara, prima figlia di secondo letto di Silvio. Lui la riconosce (il padrino di battesimo è Bettino Craxi) e divorzia da Carla, liquidata e spedita a Londra con un pacco di miliardi e una catena di negozi. Viene ufficializzato il legame con la nuova compagna Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). La Lario e i suoi tre figli si trasferiscono nella settecentesca villa dei Visconti a Macherio, acquistata nell’estate del 1989 con il solito strascico di fondi neri. Nella villa di Arcore, invece, rimangono i due figli nati dal primo matrimonio: Marina e Pier Silvio.
    1986. Berlusconi acquista il Milan da Giuseppe Farina (nel 1988 vincerà il suo primo scudetto con Arrigo Sacchi). Ed espande i suoi investimenti televisivi in Europa. In Francia crea La Cinq, grazie all’appoggio dei socialisti di François Mitterrand. Ma finirà in un mare di debiti per la gioia dei gollisti di Jacques Chirac (che annuncerà la ritirata di “Monsieur Berlusconì” dalla campagna di Francia chiamandolo, pubblicamente “vendeur de soupes”, venditore di minestre). E chiuderà definitivamente i battenti nel 1990. In Germania diventa socio del magnate Leo Kirch, ma senza grandi successi. Miglior fortuna avrà l’operazione Telecinco in Spagna, a parte un processo (poi archiviato) per violazione della legge antitrust: la Spagna infatti ne ha una.
    (3-Continua)

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  2. Buttafuoco sei incorreggibile.Devastato dall’ossessione pd taci servile sulle malefatte della destra.E non capisci o non vuoi capire che tra questo pd e la tua destra le differenze sono minime

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    • EBBASTAAAA! C’hai rotto i coglioni con ‘sti commenti su Buttafuoco e Veneziani.

      Buttafuoco questo è! Veneziani questo è! SALTALI e finiscila di dire sempre le stesse fregnacce, PARTIGIANO DA Divani&Divani: ma vai a cagar3!

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