Miracolo ad Avellino! Seimila tessere Pd in una sola notte

La solita moltiplicazione dei pani e dei pesci. In politica succede spesso. La vicenda di Avellino è esemplare perché sviluppa teoria e prassi di come un partito importante, un pilastro della democrazia in Italia, può finire nelle mani di una srl, intendendo con ciò che siamo di fronte non a singoli che promuovono cordate, che pure sarebbe censurabile assai, ma ad interessi imprenditoriali che nel buio del clic investono in politica, in un brand.

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Miracolo in Irpinia! In una sola notte circa seimila cittadini, senza sapere nulla l’uno dell’altro, hanno deciso di sostenere lo sforzo riformatore e progressista del partito guidato da Enrico Letta. Tutti insieme, ciascuno con la sua carta ricaricabile, sotto la stessa luna piena, hanno deciso di ricaricare il Pd col loro bonifico da 22 euro.

“Non sono volti purtroppo, non sono corpi ahimè. Ma maschere. Carte ricaricabili che dispongono bonifici, tutto qui. Online, un clic e ce la fai”.

La solita moltiplicazione dei pani e dei pesci. In politica succede spesso.

La vicenda di Avellino è esemplare perché sviluppa teoria e prassi di come un partito importante, un pilastro della democrazia in Italia, può finire nelle mani di una srl, intendendo con ciò che siamo di fronte non a singoli che promuovono cordate, che pure sarebbe censurabile assai, ma ad interessi imprenditoriali che nel buio del clic investono in politica, in un brand. Ora punto su questo ora su quello.

Franco Vittoria insegna alla facoltà di Scienze Politiche della Federico II di Napoli, è militante attivo e dirigente del Pd. È stato anche segretario provinciale del Pd di Avellino e tuttora membro della direzione nazionale. Lei ha denunciato il carico sospetto di tessere, il miracolo irpino.

Ho denunciato tutto, ho scritto a Letta: caro Enrico, così non si può andare avanti. Neanche una sillaba come risposta.

Eppure tutto si può dire tranne che non sia sensibile al tema della moralizzazione della politica.

Sottovaluta, immagina che siano conti aperti tra tribù locali del Pd da cui è meglio starsene fuori. Invece temo che quella avellinese sia solo l’appendice di una storiaccia lunga, che vede tutto il Mezzogiorno mutuare queste pratiche.

Non ci si iscrive più nei circoli, in quelle che si chiamavano sezioni?

Esatto. Tutto all’online, alle solitudini che si sommano, ai corpi che svaniscono e diventano maschere. Cosa so io di te? Nulla, sei mio compagno di partito o solo una cifra di una carta ricaricabile?

Però è necessario accludere il documento di riconoscimento.

Sì, ma come è chiaro, è una barriera insignificante per chi decide di bypassarla.

Quante ricariche quella notte di ottobre?

Beh, eravamo in quattromila iscritti il 22 ottobre e ci siamo ritrovati in 10.400 il 23 ottobre. Moltiplichi per 22 euro il costo della tessera e faccia il conto.

L’ha già fatto lei.

280mila euro versati nelle casse del partito. Ma da chi?

Da chi?

Non da singoli né temo da collettori che vogliono crearsi la propria corrente. Io noto che dal clientelismo, dal familismo si sia passati a una forma più pericolosa di aggressione alla democrazia, alla vita di un partito. Gruppi di interesse che scelgono di sostenere l’uno o l’altro partito per raggiungere i propri scopi imprenditoriali. La sigla diviene un brand e l’orientamento politico è del tutto ininfluente. Oggi investo su di te, domani su quell’altro.

Esattamente come si pianificano le campagne pubblicitarie.

Esatto.

Qui il ritorno atteso è ben più sostanzioso.

Avellino è una piccola città, la sua provincia marginale rispetto ai destini dell’Italia. E il disincanto è tale che nessuno troverà troppo disdicevole quel che lei denuncia.

Ad Avellino si susseguono i commissariamenti. Il partito diviene una piattaforma programmatica delle cattive intenzioni. Chiedo: e nelle altre città, nelle altre regioni che succede? È pratica sconosciuta?

Così fan tutti?

Tenga conto che i voti al Pd alle ultime regionali in provincia ammontano a 38mila. Dunque è del tutto certo che in alcuni comuni il partito avrà più tesserati che voti. È mai è possibile?

Secondo lei Letta dovrebbe correre in Irpinia?

Letta deve capire che è una pratica antica e comune a più territori, soprattutto nel Mezzogiorno.

Chi comanda nel suo partito?

Due correnti: la prima si rifà a Vincenzo De Luca e la seconda a Umberto Del Basso De Caro, da Benevento.

Al netto dei nuovi iscritti, di questa falange di seimila nuovi combattenti per il riformismo.

Tutti arruolatisi nella notte tra il 22 e 23 ottobre, nelle ore immediatamente precedenti alla chiusura del tesseramento.

Un clic e sei dei nostri. Un clic, restando muto.

3 replies

  1. Il PD è un comitato d’affari gestito da maggiorenti.

    Ma al vero capo del m5* , cioè di maio, questo fatto, evidentemente, risulta come un valore aggiunto.

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  2. Col sistema delle tessere il partito va al miglior offerente, e poi ovviamente farà i suoi interessi.
    Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

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