Renzi 19mila € dai Benetton. Un anno dopo il crollo del Morandi

(affaritaliani.it) – Il caso del crollo del ponte Morandi costato la vita a 43 persone e la revoca della concessione di Autostrade alla famiglia Benetton, si arricchisce di nuovi dettagli. Nel mirino finisce il funerale di Gilberto Benetton, due mesi dopo la tragedia di Genova. Alla messa funebre – si legge sul Fatto Quotidiano – c’era il leader di Italia Viva Matteo Renzi, indignato del fatto che nessuno del governo avesse preso parte alla cerimonia. L’ex premier esprime “stima” per un imprenditore che “con i suoi fratelli ha creato un’azienda straordinaria” e “ha dato lavoro a migliaia di italiani”. Erano passati – prosegue il Fatto – due mesi e mezzo dal crollo. Il M5S, al governo con la Lega, chiedeva a gran voce la revoca della concessione. La popolarità dei Benetton era ai minimi storici. In un momento così difficile, insomma, la solidarietà del leader di Italia Viva non deve essere stata sgradita a Treviso.

Adesso si scopre che – come rivelato dal Fatto nei giorni scorsi – un anno più tardi, ai primi di dicembre, Matteo Renzi è intervenuto a un meeting sulle “eccellenze Made in Italy”, organizzato a Firenze dalla 21 Investimenti Sgr, di Alessandro Benetton. La 21 investimenti ha versato a Renzi 19.032 euro, come compenso per il suo speech. Nella partita della revoca era stato molto attivo anche Matteo Renzi. Il 16 luglio, sull’ipotesi di un acquisto pubblico guidato da Cdp, dichiara: “I privati non saranno cacciati ma pagati”. Il 10 gennaio 2021 la questione “Autostrade” compare nel documento dei “30 punti” con cui Iv motiva la crisi di governo.

13 replies

  1. Renzi, elogi ai Benetton e meeting a pagamento dopo il crollo del Ponte

    (di Marco Grasso – Il Fatto Quotidiano) – Lunedì 29 ottobre 2018. È passata una settimana dalla morte di Gilberto Benetton. Sul Gazzettino, storico quotidiano veneto, compare un intervento di Matteo Renzi.
    Indignato dal fatto che “nessun membro del governo abbia partecipato ai suoi funerali”, il leader di Iv esprime “stima” per un imprenditore che “con i suoi fratelli ha creato un’azienda straordinaria” e “ha dato lavoro a migliaia di italiani”. “Voglio essere chiaro – aggiunge – non ho mai ricevuto un centesimo da Autostrade o dai Benetton. Il mio partito non è stato finanziato. E mai la Leopolda ha ricevuto contributi economici da Gilberto o da Atlantia. Mai. Non è stato il mio governo a privatizzare Autostrade o Autogrill, non è stato il mio governo a firmare quella concessione”.
    Sono passati due mesi e mezzo dal crollo del Ponte Morandi, che il 14 agosto del 2018 ha provocato 43 morti. Il M5S, al governo con la Lega, chiede a gran voce la revoca della concessione. La popolarità dei Benetton è ai minimi storici. In un momento così difficile, insomma, la solidarietà del leader di Italia Viva non deve essere stata sgradita a Treviso. Adesso si scopre che – come rivelato dal Fatto nei giorni scorsi – un anno più tardi, ai primi di dicembre, Matteo Renzi interviene a un meeting sulle “eccellenze Made in Italy”, organizzato a Firenze dalla 21 Investimenti Sgr, di Alessandro Benetton. La 21 investimenti versa a Renzi 19.032 euro, come compenso per il suo speech.
    Alessandro Benetton, 57 anni, è figlio di Luciano e nipote di Gilberto. Vicepresidente della Benetton Group 2007, ne diventa presidente nel 2012. Una carica che lascia nel 2014, insieme al ruolo di erede designato, osteggiato dagli altri rami familiari. Oggi siede ancora nel Cda di Edizione Holding, la cassaforte di famiglia che controlla Benetton Group e Atlantia, e, attraverso la Schema 33, ha partecipazioni in Mediobanca e Assicurazioni Generali.
    Da allora si è dedicato soprattutto alla “21 Invest”, private equity da 2 miliardi fondata a 28 anni che compra e vende grandi pacchetti azionari. Ha avuto azionisti come Marina Berlusconi, Banco Ambroveneto, Deutsche Bank, Assicurazioni Generali e la famiglia Seragnoli. Nel tempo ha investito su aziende come la casa vinicola Zonin, della famiglia del banchiere Gianni Zonin, Farnese vini, Trudi, Bpack Due, Assicom e The Space Cinema.
    Nelle intercettazioni dell’inchiesta di Genova Benetton rivendica il suo percorso imprenditoriale “autonomo” – sebbene avviato coi soldi di famiglia e nelle società del gruppo mantenga cariche – rispetto ai cugini. Ne parla all’amico manager Fabio Corsico il 20 gennaio del 2020: “Quando mi chiedevano: ma perchè tu li hai mandati affanculo? Io dico, voi me la smontate ‘sta Edizione (…) Me la ricomponete secondo i valori dei padri fondatori… alleanze e competenze… non rendite di qualcuno nato ricco, perchè che cazzo me ne faccio io di un socio che è nato ricco?”. In quel periodo Benetton tesse relazioni di alto livello, incontri riservati con alti rappresentanti politici e di governo, per scongiurare lo spauracchio della revoca: “Tu adesso ti incontri solo con i potenti”, gli dice scherzando Corsico.
    Nella partita della revoca è molto attivo anche Matteo Renzi. All’inizio del 2020 al governo adesso c’è il Conte 2 a maggioranza giallorosa. L’esecutivo si dichiara a favore della revoca, ma a frenare, spesso, è proprio lui, il senatore di Rignano: “Spaventa gli investitori”, dice il 17 gennaio. “È un autogol”, ribadisce il 23. “No al giustizialismo e alla revoca”, il 28 gennaio. Il 9 luglio la definisce una strada “impossibile” e “populista”. Il 16 luglio, sull’ipotesi di un acquisto pubblico guidato da Cdp, dichiara: “I privati non saranno cacciati ma pagati”. Il 10 gennaio 2021 la questione “Autostrade” compare nel documento dei “30 punti” con cui Iv motiva la crisi di governo.
    Di Renzi (estraneo all’indagine di Genova) parlano Fabio Cerchiai e Gianni Mion nelle intercettazioni del Ponte Morandi. È il 3 gennaio del 2020. I top manager di Atlantia discutono della revoca della concessione, delle rivelazioni giudiziarie e dei mancati controlli del ministero: “Marcucci (Andrea, senatore del Pd, ndr) e anche Renzi sono preoccupati”. Mion: “Secondo me la loro… tutto il Pd è in questa situazione eh, Renzi compreso… Loro sanno che non hanno fatto, no?”.

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  2. Quindi: 60.000 euro dal macellaio arabo, circa 20.000 dai magliari distruttori con dolo, cos’altro salterà fuori?
    Sicuramente non la vergogna, siamo già ampiamente oltre.

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  3. Ecco perché non funzionano le privatizzazioni in Italia, perché sono ladri.
    Il problema quindi non è la privatizzazione in se ma le sua degenerazione in un compromesso ladro tra il controllato (in questo caso i Benetton) ed il controllore (la politica).
    Se il controllore prende mazzette dal controllato, il controllato se ne sbatte i coglioni alla grande di fare bene il suo lavoro.
    Se il controllore prende mazzette dal controllato, il controllato farà scrivere un contratto capestro per lo Stato.
    Non bisogna aver letto Marx per capirlo.

    Come se ne esce? Sostituendo la privatizzazione ladra con lo statalismo ladro?
    Certo che no, sarebbe cambiare tutto per non cambiare niente.

    Il problema si risolve con la TRASPARENZA nelle gare d’appalto ed impedendo alla politica di svendere beni statali.
    Come?
    Ponendo un limite massimo a donazioni e fondazioni di 3000 €.
    In questo modo i condizionamenti della politica sarebbero ridotti.

    Il M5S tra Grillo e Casaleggio ha preso oltre 1 milione di euro dal PRENDITORE Onorato.
    A voi sembra normale?

    A me Renzi sta sul cazzo ma parlare solo di lui incomincia a stancarmi.

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  4. “Ponendo un limite massimo a donazioni e fondazioni di 3000 €. In questo modo i condizionamenti della politica sarebbero ridotti.”

    Non lo so, mi tornano in mente le valigette piene di contanti che viaggiavano per mano di Mario Chiesa, Greganti & company, e che al bisogno finivano nei WC.
    Male non farebbe, certo si ritornerebbe alle abitudini di trent’anni fa, oppure adotterebbero tutti il “metodo Renzi” (conferenze farlocche e documentari inguardabili profumatamente retribuiti).

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    • Perché, Craxi, Gava, De Lorenzo, Martelli, Cirino Pomicino, Bossi e tutti gli altri che per la fretta hai riassunto in “company “ guarda caso subito dopo Greganti, ti risulta si attenessero a un tetto massimo di contanti da iscrivere poscia a bilancio?

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      • No appunto, figuriamoci se si facevano spaventare dai tetti, presi com’erano tutti dai deliri di onnipotenza
        Ho citato quei due perché erano i più noti fra quelli che si sporcavano materialmente le mani.. ora me ne vengono in in mente altri due, Cusani e Poggiolini..

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  5. Io vorrei conoscere qualcuno di quel teorico 2% di italiani , un milione di persone, che teoricamente in base ai sondaggi voterebbero ancora Renzi. Togliendo imprenditori , lobbisti, faccendieri, politici arrivisti, amici, parenti, tifosi viola, comunque rimarrebbero circa 200-300 mila persone a cui chiedere il perché di questa scelta

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