“Covid, non torna il numero dei decessi. Nel 2020 morti meno giovani del 2019”

“I centomila decessi in più del 2020 non sono tutti spiegabili con il virus”, sostiene lo studioso Stefano Dumontet

(affaritaliani.it) – I numeri dei morti per Covid-19 in Italia non tornano. Così recita l’apertura odierna de La Verità, che cita le parole di Stefano Dumontet, studioso dell’università Parthenope di Napoli, intervistato dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. “I centomila decessi in più del 2020 non sono tutti spiegabili con il virus”, dice Dumontet, che aggiunge: “Un grande mistero è perché al Nord la letalità sia stata così elevata rispetto al Sud. Tra 0 e 44 anni la mortalità è stata addirittura assai più bassa dei periodi precedenti”. Insomma, per la Verità un mistero sul quale un gruppo di studiosi sta cercando di capire che cosa è successo davvero. 

Col Covid-19 morti meno under 44 rispetto alla media 2015-2019

Sarebbero dunque morti meno giovani rispetto al 2019 nell’anno più duro della pandemia. “Solo 55.576 decessi sarebbero attribuibili al Sard-Cov-2, quindi almeno 30.000 decessi non trovano una spiegazione”, dice Dumontet. “Una cosa è analizzare l’eccesso di mortalità del 2020 e cosa diversa è attribuire una causa a questo decesso. (…) I dati mostrano una realtà più complessa di quella che vede nel Covid la causa di tutti i mali”. E anche sul 2021 a far calare la mortalità non sarebbero solo i vaccini. “I demografi sanno bene che un anno ad alta mortalità viene sempre seguito da un anno con bassa mortalità (…) Affermare che la mortalità nel 2021 è diminuita grazie a i vaccini, di nuovo, è una affermazione semplicistica che non tiene conto delle complesse dinamiche demografiche”. 

E tornando ai dati discrepanti tra Nord e Sud: “In Lombardia la malattia ha ucciso con picchi del 5,4%, mentre la Campania registrava l’1,3%”. E fino a “44 anni la mortalità 2020 è stata più bassa della media 2015-2019”. Insomma, tanti punti da non chiarire senza soluzioni semplicistiche secondo la Verità e Dumontet.

«Non tornano i numeri dei morti di Covid»

Il professor Stefano Dumontet: «I 100.000 decessi in più del 2020 non sono tutti spiegabili con il virus. Un grande mistero è perché al Nord la letalità sia stata così elevata rispetto al Sud. Tra 0 e 44 anni la mortalità è stata addirittura assai più bassa dei periodi precedenti».



(Francesco Borgonovo – laverita.info) – Da giorni non si fa che discutere sul numero dei morti per Covid. Si è fatta molta polemica sui dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità, che ha dovuto persino pubblicare una strana «smentita-non smentita» ad alcuni articoli di giornale. Ricordate? In un rapporto, l’Iss ha scritto che, sui 130.000 morti circa attribuiti al Covid finora, il 2.9% era deceduto, da positivo, senza avere «altre patologie diagnosticate prima dell’infezione». Tutti gli altri avevano due o più patologie pregresse. In un successivo comunicato, l’Istituto superiore ha specificato che, sulla base dei certificati di morte, «il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test Sars-CoV-2». A prescindere dalle polemiche, quel che si può dedurre da questi dati è che sono state falcidiate le persone più fragili: quelle più anziane e con più patologie. In ogni caso, la sensazione è che i numeri dei decessi vadano esaminati più a fondo, perché restano ancora troppe zone d’ombra. Un serio esame dei dati sta cercando di farlo, assieme ad altri colleghi, Stefano Dumontet, ordinario all’università Parthenope di Napoli. Ha da poco firmato un articolo «divulgativo» sul tema, e sta terminando – assieme a colleghi di altre università italiane – un lavoro scientifico che sarà sottoposto al vaglio di riviste internazionali. Leggendo quanto il professore ha scritto finora, emergono alcuni particolari interessanti.

Partiamo dalla cifra più impressionante. Nel 2020, si dice sempre, si è registrato il tasso di morti più alto del dopoguerra: 100.526 in più rispetto alla media 2015-2019. La distribuzione dei decessi, però, non è stata omogenea. Il maggior numero di questi è avvenuto al Nord, in particolare in Lombardia, a marzo e aprile. Al Sud e al Centro non si riscontra un picco analogo. I dati sulla letalità del Covid dicono che in Italia, nel 2020, il virus ha ucciso il 3,5% dei positivi, ma in Lombardia la punta è stata del 5,4%, mentre in Campania appena dell’1,3%. Perché questa notevole differenza? E perché, nel 2021, il divario tra Nord e Sud non si è visto? Pur in presenza dei vaccini, a rigor di logica, avrebbe dovuto ripresentarsi. E invece no. Che cosa può essere accaduto?

Sfogliando il lavoro di Dumontet e ragionando sui numeri vengono in mente due riflessioni. La prima: a marzo e aprile
2020 sono morti tantissimi anziani. La malattia ha agito come una atroce livella. Non a caso, già a maggio i morti erano calati immensamente.

Seconda riflessione: nel 2020, nelle Regioni del Nord, può essere intervenuto un fattore ulteriore che ha prodotto il massacro. La grande incognita sta tutta lì: perché, mettiamo, su 100 contagiati, in Lombardia ne morivano cinque e in Campania solo uno? In quell’eccesso qualcosa non torna: se si riuscirà a scoprirne la causa, probabilmente riusciremo a capire quanto davvero uccida il Covid (forse meno di quanto qualcuno si pensi oggi). Nell’attesa, abbiamo cercato di chiarire assieme al professor Dumontet altri punti controversi.

Professore, nel 2020 ci sono stati 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019. È stato il Covid, dunque?
«L’eccesso di mortalità del 2020 non trova una spiegazione univoca, almeno nella sua totalità. Il 20 gennaio 2021 il
Corriere della Sera ha riportato che la mortalità stimata nel 2020 era aumentata di 85.624 unità (dato poi corretto
dall’Istat a circa 110.000 unità) rispetto alla media degli ultimi cinque anni (2015-2019). Ma solo 55.576 decessi
sarebbero attribuibili al Sars-Cov-2, quindi almeno 30.000 decessi non trovano una spiegazione».
Sostiene che il Covid uccide meno di quanto si dica?
«Una cosa è analizzare l’eccesso di mortalità del 2020 e cosa diversa è attribuire una causa a questo eccesso.
Dobbiamo basarci sui dati ufficiali per comprendere nei dettagli le cause della crisi sanitaria che ci ha colpito, senza
tentare facili scorciatoie attribuendo a questo o a quel fattore l’eccesso di mortalità. Io non voglio convincere
nessuno o imporre una particolare tesi: analizzo i dati ufficiali su serie storiche. Essi mostrano una realtà più
complessa di quella che vede nel Covid la causa di tutti i mali».
Nel 2021 i dati sulla mortalità sono molti diversi. Dipende dai vaccini?
«I demografi sanno bene che un anno ad alta mortalità, a meno che non si tratti di anni di guerra, viene sempre
seguito da un anno con bassa mortalità. Il fenomeno è definito dai demografi, in maniera purtroppo un po’ cinica,
“mietitura degli anziani” e si riferisce alla scomparsa delle fasce di età più avanzate, che non possono evidentemente
morire due volte. Affermare che la mortalità nel 2021 è diminuita grazie ai vaccini, di nuovo, è una affermazione
semplicistica che non tiene conto delle complesse dinamiche demografiche».
Sappiamo però che, ora, la maggior parte dei ricoveri è a carico dei non vaccinati.
«Anche questa è un’approssimazione. Bisognerebbe effettuare una valutazione comparativa tra le cartelle cliniche
dei vaccinati e dei non vaccinati, studiare l’incidenza delle malattie polmonari nell’intervallo di tempo considerato,
l’età dei soggetti, rilevare quanto tempo è intercorso tra la vaccinazione e l’evento patologico, eccetera».
Torniamo ai dati del 2020. Che cosa ci dicono esattamente?
«Si nota un picco di aumento della mortalità nelle regioni del Nord a marzo-aprile 2020 e praticamente nessun
incremento significativo al Centro e al Sud sino ad agosto».
Se si confrontano i tassi di letalità si vede che nel 2020 si muore cinque volte meno nel Sud che nel Nord. Eppure il
Covid è lo stesso, no?
«Quello che appare dai dati Istat è che questa malattia non si è mossa come altre malattie infettive. In molte Regioni
del Centro e del Sud la mortalità generale tra gennaio e febbraio e tra gennaio e agosto del 2020 è diminuita.
L’influenza, per esempio, ha un andamento sincrono in tutte le Regioni italiane. In questo caso, la distribuzione della
mortalità sembra non compatibile con una malattia infettiva altamente trasmissibile».
Forse i lockdown hanno consentito di migliorare la situazione in alcune zone?
«Per fare affermazioni sensate dovremmo confrontare i dati sul Covid con quelli dell’influenza e delle polmoniti nello
stesso periodo, per dimostrare se davvero il lockdown è servito. In ogni caso, il Covid al Sud è apparso meno letale.
Qui sta la differenza».
Lei ha esaminato i dati raccolti dal Centro studi Nebo sulla mortalità generale standardizzata. Di che si tratta?
«Ci sono varie modalità di valutare la mortalità. La mortalità grezza è utile per monitorare, ad esempio, l’andamento
dei decessi in una nazione nel corso degli anni. Invece la mortalità standardizzata corregge questo dato tenendo
conto delle diverse strutture di età delle popolazioni che si comparano, e consente di fare un paragone più preciso tra
le varie Regioni».
Basandosi su questi dati lei paragona Campania e Lombardia. Perché?
«Comparare Lombardia e Campania ha un senso perché la Campania potrebbe essere considerata come “caso
peggiore”. In quella Regione, l’aspettativa di vita degli uomini è 79 anni (nella provincia di Bolzano è di 82 anni), mentre
la media delle morti Covid è di 80,2 anni e la mediana 82 anni».
Ebbene, cosa emerge dal confronto tra le due Regioni?
«Lo studio della mortalità standardizzata mostra come, nella fascia di età 0-74 anni, in Campania ci sia stata nel 2019
esattamente la stessa mortalità registrata in Lombardia nel 2020 (317 decessi su 100.000 abitanti). Nel 2020 in
Lombardia sono morti più anziani, ma nella fascia 0-74 anni sono morte più persone in Campania. Insomma: in
Campania si muore di più in più giovane età».
E in Lombardia?
«In Lombardia, nel 2020, nel pieno della crisi Covid, la mortalità della fascia di popolazione più giovane è diminuita
rispetto alla media 2015-2019».
Provo a riassumere: in Lombardia il virus è apparso più letale. Eppure, nel 2020, sono morti meno giovani che nel
2019?
«Sì».
E a livello nazionale? Che ci dice l’esame dalla mortalità nella fascia 0 -44 anni?
«Tali fasce di età hanno visto la mortalità diminuire, anche sensibilmente, nel 2020 rispetto alla media 2015/2019».
Nel pieno dell’emergenza Covid sono morti meno giovani che negli anni precedenti?
«Fino a 44 anni la mortalità 2020 è stata più bassa della media 2015-2019. Prendiamo la Lombardia: nella fascia 0-14
anni, la mortalità ha segnato un -15,8%. Nella fascia 15-24 anni abbiamo un +4,1%. Tra i 25 e i 34 anni abbiamo un altro
calo: 12,3% in meno. Nella fascia 35-44% anni c’è stato, invece, un piccolo aumento, +1,7%. Se consideriamo, nel
complesso, la fascia d’età 0-34 anni notiamo una diminuzione della mortalità di circa il 10%. Nella fascia 0-44 anni, la
diminuzione è del 4%. Nel pieno di una crisi, la mortalità generale dovrebbe aumentare, qualsiasi sia la fascia di età
considerata. E invece qui diminuisce».

54 replies

  1. I dati essenzialmente Veri, sulle morti covid19 ( da qui il ragionevole dubbio che la bussines-pandemia possa essere probabilmente un colossale, Costosissimo o Dannoso e fraudolento, Procurato allarme o simile,se Non più grave…), spiegati in modo ironico e Discorsivo da questo attore con Probabile laurea in economia ( anche per demistificare i “numerologi da tastiera” che danno i numeri con il “metodo Trilussa” ) :

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  2. Avvisate lo studioso che nel 2020 è stato emanato un lockdown, quando è scoppiato il bubbone in Lombardia, che oltre a impedire la diffusione del virus ha anche azzerato gli incidenti stradali e sul lavoro.
    Probabilmente era distratto e non ci ha fatto caso.

    E’ sempre la stessa storia con certi giornali. Trovano UNO che ha dei dubbi, spesso campati per aria, e il loro pubblico si convince che la scienza stia dalla loro parte.

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  3. Quelli che Danno i numeri della Propaganda covid19 :

    trilussa/la-statistica

    Sai ched’è la statistica? È na’ cosa
    che serve pe fà un conto in generale
    de la gente che nasce, che sta male,
    che more, che va in carcere e che spósa.

    Ma pè me la statistica curiosa
    è dove c’entra la percentuale,
    pè via che, lì, la media è sempre eguale
    puro co’ la persona bisognosa.

    Me spiego: da li conti che se fanno
    seconno le statistiche d’adesso
    risurta che te tocca un pollo all’anno:

    e, se nun entra nelle spese tue,
    t’entra ne la statistica lo stesso
    perch’è c’è un antro che ne magna due.

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  4. Parlano di statistica quelli che sanno giusto la storia del pollo e più in là non vanno.
    Eh, ma loro sanno TUTTO della statistica… secondo il solito effetto Dunning Kruger, di cui sono preda in ogni campo.

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  5. mi permetto, senza pretese e con rispetto, di consigliare alle persone che cercano di dare una svegliata a persone che non si rendono conto, di non scendere in polemiche ed insulti abbassando le proprie frequenze, per quanto a volte risulti difficile. condividete video e date informazioni quanto volete, ma poi non fatevi trascinare a livelli infimi, non aiuta ne voi ne loro, lo dico per esperienza personale

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  6. Ma che spettacolo vedere le “truppe camellate” che scendono in “battaglia” tipo orda di troll…,davvero uno spettacolo degno e rivelatore del livello della loro intelligenza…
    Padre perdona “loro” perché non sanno quello che fanno….,in fondo sono solo poveri troll senza anima umana,e per questo li perdoniamo.
    Andate in pace al’Inferno da cui provenite.

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    • Quando uno non ha argomenti dice vaffaQuando uno non ha argomenti dice vaffanculo come un Grillo prima maniera, ma poi uno dovrebbe anche rispondergli, visto che quel qualcuno si atteggia a dispotico Numerologo… a me non piace, ma se su sto sito, si tengono sto troll con un branco di dispotici Pontificatori ( danno i…) di numeri suoi affini…

      In realtà Non è questo il mio modo di fare, ma tant’è…

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    • E.C.

      Quando uno non ha argomenti dice vaffanculo come un Grillo prima maniera, ma poi uno dovrebbe anche rispondergli, visto che quel qualcuno si atteggia a dispotico Numerologo… a me non piace, ma se su sto sito, si tengono sto troll con un branco di dispotici Pontificatori ( danno i ?) di numeri suoi affini…

      In realtà Non è questo il mio modo di fare, ma tant’è…

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  7. DUMONTET STEFANO
    Ruolo:
    Professore Ordinario
    Afferenza:
    Dipartimento di Scienze e Tecnologie
    Area settore scientifico disciplinare:
    Scienze agrarie e veterinarie
    Settore scientifico disciplinare:
    CHIMICA AGRARIA (AGR/13)

    le famose braccia rubate all’agricoltura

    ma sopra cosa c’è? artrosi diffusa al dito medio?
    ma fatevi un tutore invece di postare il loro sefie
    che tanto non siete Cattelan
    manco i bambini alle elementari

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  8. Invece di rispondere con gesti che ricordano il me ne frego di ventennale memoria,
    bisognerebbe confutare nel merito le affermazioni di Dumontet che è un ricercatore esperto di microbiologia ambientale, studioso di ecologia microbica ( per chi non lo sapesse è la scienza che studia l’interazione dei microrganismi con l’ambiente ).

    Quindi non è proprio uno sprovveduto che spara opinioni a caso.

    Ricordo inoltre, a chi parla di morti per incidenti stradali e sul lavoro azzerati dal lockdown nel 2020 , i dati Istat..

    Morti incidenti stradali
    Morti 2019 …… 3173 morti 2020 ……2395

    Morti sul lavoro
    Morti 2019…..1205. morti 2020 …..1538.

    Quindi non è vero che il lockdown ha azzerato tutto;
    anzi i morti sul lavoro sono purtroppo aumentati.

    Gianni

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  9. Indipendentemente dal discorso che ormai è diventato solo un inutile scambio di video e di foto “eleganti”, perchè un Professore di Chimica Agraria – indipendentemente da quello che scrive, ripeto – debba essere “braccia rubate all’ agricoltura”?
    Senza la Chimica Agraria – Facoltà di carattere scientifico per nulla semplice da frequentare – siamo certi che saremmo tutti noi, miliardi di individui, in grado di mangiare “bio”? E anche nel “bio” la chimica agraria ci entra, eccome…
    Ce le fossero, di Chimici Agrari! Ma comprendo che forse, data le parole “chimica” (questa difficile sconosciuta: mai capito niente al Liceo!) ed “agraria” (insomma, …contadini…) la Facoltà non risulta nè creativa nè illustre. Vuoi mettere con DAMS, Studi di Genere, Filologia Romanza, Giurisprudenza, Economia…
    E pensare che “mangiano” e “mangiamo” tutti grazie alla Chimica Agraria. Questa sconosciuta…

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    • Demontet, all’attivo, ha 86 pubblicazioni. Tra di esse vi sono alcune copartecipazioni a studi di epidemiologia ambientale.

      Ambientale. Ai non addetti al lavoro sembra che il baccala’ alla vicentina sia la stessa cosa dello stoccafisso alla vicenzina; non e’ cosi’. A parte il fatto che ben *due* premi Nobel hanno sfondato il muro del suono delle panzane, i tanti e le tante che si sono accodati al brusio “controcorrente” l’hanno fatto per lo piu’ “extra moenia”, al di fuori del recinto sacro delle proprie competenze. Quella sopra e’ una intervista di un personaggio mediatizzato e, conseguentemente, automediatizzantesi. I numeri che prende in esame hanno la pessima qualita’ di combaciare con quelli proposti dalla varia umanita’ alla Silver Nervuti, Barbare Balanzoni, la Verita’, Simplicissimus ed affini. Contateli se volete ma le somme si fanno in altra maniera.

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  10. Il conglomerato abbassa i prezzi per me, ma infetta e direttamente o indirettamente limita la liberta’ di persone piu’ povere ancora di me che sono costrette a penare per partecipare – come strumento – alla catena di produzione e distribuzione. Rendere la qualita’ una possibilita’ e non un diritto e’ la stessa fregatura che ha ammosciato i diritti conquistati in duecento anni di lotte progressiste e socialiste; rendere l’identita’ una imitazione e non una conquista ha fatto mettere da parte la solidarieta’. E poi, la televisione ha dato il colpo di grazia…

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  11. Questo viene prime: Altra spina nel fianco e’ l’esistenza del “Bio”, che ora purtroppo prende la forma di quell’idiozia spacciata dal peggio del peggio e chiamata “gender”: una forma senza contenuto, in questo caso usata per vendere. Il processo di miglioramento delle politiche ambientali, E QUINDI agrarie, e di arricchimento delle esperienze individuali di consumo e’ stato snaturato ed ucciso come la riforma degli istitui psichiatrici, la teoria della “impresentabilita’” dei politici, etc, dalla maniera in cui dobbiamo accettare le maniere di consumo imposte dalla grande distribuzione.

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  12. A proposito di effetto Dunning – Kruger del quale , mi pare , siamo vittime in tanti,
    il rovescio della medaglia è rappresentato dalla frase di B.Rusell
    ” Il problema dell’umanità e’ che gli stupidi sono molto sicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”
    Gianni

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