I dati informatici degli italiani nel mirino degli hacker

È in costante crescita la percentuale di dati informatici rubati dagli hacker e aumentano le denunce da parte degli italiani

(tag43.it) – I cybercriminali sono sempre più attivi in Italia ed è in costante crescita il numero delle denunce di furto di dati fatte dai cittadini. I dati dell’Osservatorio Cyber confermano infatti che nella prima metà dell’anno in corso sono stati oltre 1 milione gli alert ricevuti da utenti italiani relativamente a un attacco informatico ai danni dei propri dati personali, in crescita del 56,3 per cento rispetto alla precedente rilevazione.

Nel primo semestre 2021 si registra una crescita del 18 per cento dei dati rispetto al secondo semestre 2020. È in questi ambienti che si trovano il maggior numero di informazioni ottenute tramite frodi informatiche, basti pensare che gli utenti allertati in Italia per dati rilevati sul dark web sono il 72,9 per cento, a fronte di un 27,1 per cento di soggetti allertati per dati rilevati sul web pubblico (open web).

Cybercrimine: dove avviene il furto dei dati

Gli ambienti in cui invece viene scambiata la maggior quantità di dati rubati sono forum, blog e piattaforme di messaggistica. Oltre a motori di ricerca specifici (es. TOR, DuckDuckGo) Telegram, in particolare, sta diventando sempre di più una sorta di luogo di incontro virtuale per gli hacker parallelamente al darkweb, con le medesime finalità di condivisione di dati personali, come ad esempio liste con email e password di account rubati.

Le informazioni sottratte vengono organizzate in pacchetti contenenti migliaia di credenziali e vendute clandestinamente a prezzi molto bassi, a volte anche meno di 50 Euro.

Furti informatici: quali sono i dati più vulnerabili

Secondo quanto risulta dall’Osservatorio CRIF, nel primo semestre 2021 i dati personali che prevalentemente circolano sul dark web, e pertanto più esposti al rischio di azioni ai danni delle ignare vittime, risultano essere le password, gli indirizzi email individuali o aziendali, username, i numeri di telefono. Nella prima metà dell’anno anche nome e cognome rientrano nella top 5 dei dati più vulnerabili.

Queste preziose informazioni potrebbero essere utilizzate per compiere truffe, ad esempio attraverso phishing o smishing. Non mancano però scambi di dati con una valenza finanziaria, come le carte di credito e l’IBAN.