Vincenzo e Piero, la saga dei De Luca e lo spoils system formato famiglia

(di Simona Brandolini – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – «Io sono Salerno», è un ruggito nella savana deluchiana. Un tentativo di serrare le fila nel momento del voto? Oppure il ritorno del leone per un fallito spoils system familiare? Qualcosa era già cambiato in città. E ben prima dell’inchiesta giudiziaria sui rapporti tra coop e il Comune, che comunque fotografa un potere antico. Col trasloco a Santa Lucia, anche di pezzi da novanta della nomenklatura deluchiana, in un passato recente c’è stato il passaggio di testimone e di gestione del potere (rigorosamente ereditario). Di padre in figli, anzi ultimamente verso un figlio solo: Piero De Luca, deputato, vicecapogruppo del Pd alla Camera, perenne candidato a succedere al padre anche alla Regione Campania. In molti, però, hanno interpretato quel ruggito come una marcia indietro del presidente della Regione.

Situazione in evoluzione

A Napoli tra i suoi fedelissimi serpeggia un certo malumore e una certezza: «Se ci fosse stato lui (cioè il presidente, nrd) non sarebbe successo nulla». Con un evidente e non nascosto riferimento all’inchiesta che ha acceso un faro, non una luce d’artista, su Salerno. Chi conosce bene la città dice che la situazione è in evoluzione, non è chiaro l’esito di questo terremoto, ma c’è una redistribuzione degli equilibri, una sorta di riassetto. Cominciato anche prima dell’inchiesta. Quando le quotazioni del sindaco ricandidato Enzo Napoli erano in caduta libera. Raccontano nel Palazzo di un De Luca innervosito dai sondaggi negativi e dalle lamentele verso il «cerchio magico», tanto da aver fatto capire chiaramente di dover cambiare strada. Partendo dalla giunta, non più composta dai consiglieri più forti e devoti. Ed effettivamente, e in questo l’inchiesta è stata un acceleratore inevitabile, il nuovo esecutivo ha lasciato fuori i signori del voto. «Una giunta un po’ di più a immagine del sindaco e un po’ di più del presidente e meno del cerchio magico», dicono. Il “cerchio magico” (politico ovviamente) è quello di Piero De Luca. Ne farebbero parte l’avvocato ed ex assessore comunale Angelo Caramanno; l’ex assessore Dario Loffredo. E sicuramente Enzo Luciano.

L’era Luciano

Se volessimo datare, infatti, il passaggio di consegne tra padre e figlio dovremmo tornare indietro al 31 ottobre 2017. Finisce l’era di Nicola Landolfi (un deluchiano eretico) alla guida del Pd salernitano e comincia quella di Luciano, amico e fedelissimo di Piero, che già è stato capo dello staff del sindaco Enzo Napoli, nonché amministratore unico della municipalizzata Salerno Sistemi. Quella elezione viene vista come una sorta di commissariamento di colui che in città appellano come «secondo cittadino». Tanto che le solite cattive lingue salernitane dicono che Luciano e Piero De Luca abbiano usato la stanza del sindaco per qualche incontro politico. Malelingue sicuramente. Le cronache raccontano, però, che la vecchia guardia deluchiana non apprezzi la nuova gestione, cominciando da Alberto Di Lorenzo, storico braccio destro di Vincenzo De Luca al Comune che fa armi e bagagli e va a Roma. Quando Franco Picarone, Nino Savastano, Enrico Coscioni, Luca Cascone, Nello Mastursi e lo stesso Fulvio Bonavitacola traslocano a Santa Lucia e al Centro direzionale anche il consiglio comunale di Salerno muta. La nuova guardia è composta dai Caramanno, da Dario Loffredo, da Fabio Polverino, figlio dell’autista di De Luca senior poi «promosso» in Regione.

Da trent’anni potere sotto controllo

«Di nulla sia detto: è naturale», diceva Brecht. A Salerno non vale. Perché in fondo, e ovviamente al di là delle inchieste della magistratura che dovranno verificare eventuali illeciti, per tutti il potere deluchiano è «normale», l’unico che conoscono da ormai trent’anni. Capita però che ad un certo punto anche nelle macchine più rodate l’ingranaggio s’inceppi. E così pare sia successo nel sistema feudale salernitano. Da una parte il vecchio cerchio magico indebolito, dall’altra il nuovo rampante e rapace, da un alto i vecchi eredi del Pci e della Cgil, dall’altro i nuovi deluchiani senza partito e senza neanche il peso delle contraddizioni della sinistra. Nelle quindici ore di interrogatorio del ras delle cooperative c’è un dato che salta all’occhio: Zoccola ammette di essere passato al centrodestra. E anche questa è una novità assoluta. Finora gli esponenti della destra salernitana a un certo punto venivano folgorati sulla strada del deluchismo. È capitato a Eva Avossa, per esempio. Ora anche i fedelissimi passano all’opposizione. Cos’è, la rivolta degli schiavi? È un sintomo che qualcosa si è rotto. Ed evidentemente non si può più ricomporre.28 ottobre 2021 | 08:46