Una squadra per battere le destre

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Per l’angolo del buonumore, la velina diffusa dal Centrodestra dopo la rimpatriata dei capi a casa Berlusconi è da scompisciarsi dal ridere. Mentre ci informano che va tutto benissimo, Forza Italia si spacca come una mela. I ministri del Cavaliere sono fatti fuori nella scelta del capogruppo alla Camera e il partito dell’ex federatore è terra di conquista soprattutto per Salvini e Meloni, niente affatto disponibili a fare un passo indietro dopo la batosta alle Amministrative.

Dunque siamo all’alba di un regolamento di conti che si lascerà dietro chissà quante macerie, con effetti imprevedibili anche nella partita per il Colle. Una situazione quanto mai ideale per chi vuole costruire un’alternativa a queste destre prigioniere dei loro stessi leader, imbullonati al potere al punto di preferire il pantano pur di non passare la palla a un nuovo centravanti. Per Letta e Conte un’occasione d’oro, a patto di decidere come giocare il contropiede, se passandosi tra loro la palla o aspettando che sulla tre quarti si ammucchino altri attaccanti, peraltro notoriamente inaffidabili, come Renzi e Calenda.

Al momento i primi segnali sembrano positivi per una riedizione di quell’asse giallorosso che sostenne Conte a Palazzo Chigi, al netto di Renzi che si mise in squadra giusto il tempo di farsi un po’ degli affari suoi. Sulla Manovra, per esempio, le due forze stanno convergendo su welfare e taglio delle tasse, mentre Italia Viva vuole cancellare il Reddito di cittadinanza e Calenda gli fa sponda, in linea con le destre. Voi a due così gli passereste mai il pallone?

30 replies

  1. Il Caimano intima a Meloni e Salvini: “Voglio il Colle”

    B. a Roma per il vertice. Guerra in Forza Italia

    (di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Dovevano vedersi per riappacificarsi dopo la batosta elettorale. E dare l’idea, con tanto di photo opportunity con Dudù e Dudina (i barboncini portati da Arcore), di essere una coalizione unita dopo i litigi e il derby per la leadership degli ultimi mesi. E così ieri in villa Zeffirelli, sull’Appia Antica, Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono stati ricevuti da Silvio Berlusconi nella sua residenza romana. I tre a pranzo hanno siglato il “patto della pera cotta”: centrodestra più unito, legge maggioritaria e voto compatto per il Quirinale. Per eleggere Berlusconi? Quello – è stato deciso su pressione del padrone di casa – “è il piano A” poi si vedrà. Di certo c’è solo una cosa: l’ex Cavaliere nel Colle ci spera eccome. Ed è disposto a fare di tutto per essere eletto.
    Il primo ad arrivare nella lussuosa villa che fu di Franco Zeffirelli è Salvini, che si concede un giro per la residenza. Poi arriva anche Meloni, accompagnata dal fido Ignazio La Russa, mentre con Berlusconi ci sono Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Il pranzo è servito: risotto vegetale, spigola e verdure e, per concludere, le pere cotte glassate con la marmellata. Il primo argomento è la sconfitta elettorale. Un’analisi con una veloce autocritica sui “candidati sbagliati” (Berlusconi) e arrivati “troppo tardi” (Salvini) che porta la conversazione sul futuro: entro dicembre saranno individuate le candidature delle Amministrative del 2022 e si tornerà su nomi politici.
    Ma il leader di FI va oltre: chiede ai due “figliocci” di porre fine ai litigi e al derby interno. Una richiesta condivisa da Salvini e da Meloni che lunedì aveva detto che la sconfitta era dovuta al fatto che il centrodestra “ha tre linee diverse”. La soluzione trovata però si ferma al metodo e manda in soffitta la “federazione”: solo un maggior coordinamento sui temi. I tre leader si sono impegnati a incontrarsi settimanalmente per concordare la linea. Niente di più.
    Un’idea che resta sulla carta e che non si realizzerà visto che Lega e FI sono al governo e FdI all’opposizione. Salvini però ha chiesto a Berlusconi una riunione tra i ministri del centrodestra per coordinare le scelte al governo. La conversazione poi si sposta sui prossimi appuntamenti. In primis sull’elezione del presidente della Repubblica. “Posso farcela – ha detto Berlusconi ai presenti – se ho il sostegno di tutto il centrodestra, alla quarta votazione lo spazio c’è. Al quarto scrutinio mi mancano 30 voti. Voi mi sostenete?”. Salvini e Meloni, spiazzati, gli hanno risposto che lui “è il piano A”, poi “si vede”. “Dipende cosa vorrà fare Draghi” è stata la risposta imbarazzata di Meloni, che solo due giorni fa proponeva di mandare il premier al Quirinale e poi votare.
    Anche tra i fedelissimi di Berlusconi si pensa che la sua sia una candidatura di bandiera ma lui no, lui ci crede e vuole fare di tutto per arrivarci. E gli altri glielo fanno credere: “Il centrodestra sarà compatto e determinante per il Colle, abbiamo 450 voti su mille” arringa Salvini dopo il vertice. Berlusconi invece, nel faccia a faccia, si piega sulla legge elettorale: “Silvio, non facciamo scherzi – gli dicono Salvini e Meloni – niente inciuci dopo il voto e basta governi con tutti dentro. Devi dire no al proporzionale”. E così, nella nota finale, i tre leader si dicono “indisponibili” a una legge “proporzionale”. Si resta sul Rosatellum, insomma, che fa comodo a Salvini e a Meloni.
    Negli stessi attimi però alla Camera va in scena lo psicodramma dentro FI sulla nomina del capogruppo per sostituire Roberto Occhiuto. Il gruppo è spaccato tra i filo-salviniani che sostengono Paolo Barelli (fedelissimo di Tajani) e il governista Sestino Giacomoni. Martedì sera 26 deputati – tra cui i ministri Brunetta, Carfagna e Gelmini – avevano firmato un documento per chiedere il voto segreto ma ieri è arrivato l’intervento di Berlusconi che sembrava aver posto fine alla querelle prima dell’assemblea dei deputati: su richiesta di Tajani,
    Berlusconi fa leggere a Occhiuto una lettera per nominare Barelli e Giacomoni come vice. Ma lo strappo si consuma lo stesso. Brunetta chiede comunque il voto, Bruno Pittalis ritira la sua firma per evitare la conta e così Barelli viene eletto per acclamazione. Ma a quel punto, dopo il ritiro di Giacomoni (“con il voto segreto avremmo tirato fuori le palle e camminato con le nostre gambe”), interviene Mariastella Gelmini che lancia un pesantej’accuse contro il cerchio magico Tajani-Ronzulli, facendo pensare a una scissione.
    “L’ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta nemmeno lui – dice Gelmini – basta andare dietro agli alleati, non è tempi dei falchi: serve la linea moderata di Mara Carfagna. Abbiamo sbagliato tutte le candidature”. Poi accusa di non aver nemmeno ricevuto una telefonata negli ultimi giorni: “Noi ministri siamo esclusi dai tavoli con Berlusconi, siamo rappresentati come un corpo estraneo”. E ancora, rivolgendosi a Marta Fascina. “Hanno raccontato a Berlusconi che ci saremmo venduti e invece non è così. Gli raccontano solo parte della verità”. “Narrazione falsa e irreale” risponde Giorgio Mulè mentre Licia Ronzulli è durissima: “Gelmini insulta l’intelligenza di Berlusconi”.

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  2. Il pd è un comitato d’affari gestito da maggiorenti. Il pd è responsabile del disastro italiano al pari di tutti i vecchi partiti. Il pd è un cancro politico.

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  3. “Voi a due così gli passereste mai il pallone?”
    Non li metterei proprio in squadra.
    Sono quelli che, al novantaduesimo, provocano il rigore per far vincere gli avversari!

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  4. Lavoro sottopagato – Quindici ore al giorno, costi a carico, rischi in strada e notti in cabina: “Tutto per 7 euro all’ora”. I camionisti spiegano le vere ragioni per cui “mancano lavoratori” nel settore.
    (Fatto Quotidiano It)

    È solo un esempio, e neanche il più significativo: un migliaio di caduti all’anno sul lavoro. Le chiamano “morti
    bianche” , pensa che sollievo per i familiari.

    DOVE È LA SINISTRA MENTRE ACCADE QUESTO SCEMPIO? DOVE SONO STATI I SINDACATI IN QUESTI DECENNI?
    DOVE FINISCONO I SINDACALISTI A FINE CARRIERA, SARÀ MICA IL PD?

    La sinistra non esiste. Ci sono due schieramenti che si sbranano il paese e lasciano le briciole agli imbecilli che ancora si fidano.

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  5. NIENTEDIMENO: il rignanese controlla il pd. No, veramente? Ma è tutta farina del tuo sacco o ti hanno aiutato/suggerito?.
    Qua sì che si alza il livello,.

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  6. Sarà solo grazie alle vestigia pentastellate se eviteremo un tale scempio (B. al Q.), per chi ancora si chiede cosa aspettino ad uscire dal Governo.

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    • B. non ci arriverà mai.
      Vuole cmq la medaglia della candidatura, come agli Oscar: magari non lo vinci ma sei stato in lizza.
      Il problema serio è che venga candidato, questo la dice lunga su come siamo conciati.

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    • Sei ottimista, me lo auguro, ma non per B che non ha alcuna speranza (psicofisicamente), per la visione, ci sarebbe una strategia. Speriamo.

      Comunque sostanzialmente il rdc è stato interamente rifinanziato, pochissimi cambiamenti, eppure per il medium unico è stata strappata la famosa “bandierina” come alla lega.

      P.s. Bandierina: espressione abusata quasi quanto poltrona. Signorottti di paese: prendete nota vi potrebbe tornare utile.

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