Totò, Peppino e il green pass che vale ovunque ma qui è un optional

(Pietrangelo Buttafuoco) – Come Totò e Peppino due viaggiatori sbarcano a Palermo attrezzati di tutto punto. E come Totò e Peppino che arrivano a Milano con colbacco, cappotto e galosce ai piedi perché lì, si sa, quando c’è la nebbia non si vede così i due – forniti di carta verde – arrivano in albergo, in Sicilia, col Green Pass per sentirsi dire: “Qui non serve, ci vuole l’autocertificazione”. Ma come? Verrebbe da dire: “Il Gp con tanto di bollo di Stato e QR di pronta verificabilità no, mentre una carta volante scarabocchiata invece sì?”. Santa pace: usi & costumi. Ogni testa, un regno. Nel manicomio burocratese, che autocertificazione sia.

I due viaggiatori – scavalcamontagne – fanno quello che devono fare, lavorano, poi dormono, quindi se ne tornano e in aeroporto, dovendo assolvere ai bisognini, trovano nel recesso agognato un cartello, questo: “Nell’ottica di una prevenzione della trasmissione del virus Covid-19, per garantire una più efficace sanificazione della ceramica, sono state temporaneamente abolite le tavolette dai wc”.

Santa pace. Come a Milano quando c’è la nebbia non si vede, così a Palermo – il Covid – non si vede ma si sa dov’è. All’incrocio tra la via Anale e la via Rettale, ovvero l’indicibile toponomastica di un’indimenticabile gag di Musumeci (Tuccio, non Nello) per poter dire, col grido degli arditi, “Chi si siede, è perduto!”.

Da La Repubblica-Palermo del 21 settembre 2021

2 replies

  1. In albergo il green pass in tutta Italia non serve , e neppure al ristorante dello stesso. Altrove sì (Austria ad es.) In mente i ristoranti al chiuso delle strapiene pensioni romagnole in estate? Ecco: zero green pass. Non sia mai che gli albergatori si arrabbino. Poi gli ospiti se ne tornano a casa in ambulanza, ma sono “effetti collaterali”.
    E ovviamente gli “scienziati” se ne sono stati tutti ben zitti: decisione del Migliore.

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