Via del Carso

Sì ai vaccini e soprattutto sì al Green Pass per poter ripartire. L’enfant prodige della Lega tira dritto e con i colleghi del Nord e Giorgetti fa muro contro Salvini. Dalla folgorazione per Bossi fino al trionfo alle Regionali in Friuli Venezia Giulia, chi è Massimiliano Fedriga.

(Ulisse Spinnato Vega – tag43.it) – È forse il miglior rappresentante della Lega dalla faccia pulita, misurata, istituzionale. Non certo un tipo da comizio al Papeete Beach con mojito e crocifisso che ballonzola sul petto nudo. Alla Camera, nei suoi quattro anni da capogruppo, dal 2014 al 2018, si è guadagnato una stima trasversale per la sua correttezza. Mai fuori posto, mai sbracato, una specie di genero ideale per ogni mamma, ospite perfetto al pranzo domenicale. Eppure Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia-Giulia dall’aprile 2018 (vinse con oltre il 57 per cento di preferenze) e presidente della Conferenza delle Regioni dallo stesso mese di quest’anno, è uno che sa colpire con pugno di ferro in guanto di velluto, che non sbrodola mai, ma sa essere tagliente come un bisturi. Ed è ormai uno degli alfieri della Lega del ricco Nord, quella pragmatica che governa i ceti produttivi delle aree-locomotiva del Paese. Per molti anni è stato considerato un fedelissimo di Matteo Salvini, ma poi, durante la legislatura 2013-2018, qualcosa si è rotto. Non a caso si malignò da più parti che tre anni fa, all’indomani della sua riconferma in Parlamento, lo stesso Capitano lo avesse ardentemente spinto verso la candidatura in Regione, con una facile previsione di successo, per toglierselo dalle scatole a Roma: insomma, una specie di promoveatur ut amoveatur.

Fedriga, i governatori del Nord e i giorgettiani per il Green Pass

Oggi Fedriga continua a essere rigidamente allineato al capo sui temi dell’immigrazione, ma quando si parla di pandemia, vaccini e Green Pass, le sue uscite lo iscrivono in modo netto all’ala che fa capo al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e che fa sponda anche con il titolare del Turismo Massimo Garavaglia, quella sorta di fazione che sta mettendo all’angolo il leader del Carroccio. Ormai i distinguo sono diventati una divaricazione vera e propria, che nessuno più cerca di nascondere. Non per niente, sul certificato verde anti-Covid Fedriga ha sentenziato come un Brunetta qualunque: «Nuovi lockdown sarebbero insostenibili per il Paese. Il Green Pass è uno strumento per tenere aperto». Morale? Può dirsi avvisata la Lega delle piroette tra governo e Parlamento sullo stesso certificato verde, quella degli attacchi feroci di Claudio Borghi e della marcatura stretta a Giorgia Meloni. Quando, a luglio, infuriò la polemica per la partecipazione dello stesso Borghi e di Simone Pillon alla fiaccolata contro il permesso verde, il presidente del Friuli fu gelido: «Non è la mia manifestazione». Peraltro, Fedriga ha sì precisato di essere «a favore dei vaccini, non dell’imposizione», ma poi ha ammesso che farebbe vaccinare i suoi figli che sono ancora under 12: parole che, se fossero giunte da un esponente del centrosinistra, di Iv o del M5s, avrebbero certamente scatenato la reazione di Salvini. Le maschere, però, sono ormai cadute, tanto che i quattro moschettieri leghisti del Nord (oltre a Fedriga, Luca ZaiaAttilio Fontana e Maurizio Fugatti) non si sono nemmeno scomodati troppo per difendere l’ormai ex sottosegretario (laziale) Claudio Durigon, finito nella bufera per la proposta di intitolare a Latina un parco – già dedicato ai giudici antimafia Falcone e Borsellino – ad Arnaldo Mussolini.

Fedriga e l'ala green pass contro Salvini
Massimiliano Fedriga e Giancarlo Giorgetti (da Facebook).

Fedriga e la folgorazione per Bossi

In ogni caso Fedriga, classe 1980, veronese di nascita, bresciano di origine, ma cresciuto sin da giovane a Trieste in una famiglia cattolica, sa come calibrare la sua comunicazione. D’altronde l’ha studiata all’ateneo triestino, poi ci ha fatto sopra un master e si è occupato di consulenze in marketing e comunicazione per diverse aziende del “suo” Nord-Est, lavorando anche come art director in un’agenzia pubblicitaria. La politica, tuttavia, lo ha chiamato presto a sé: appena 15enne si iscrive alla Lega di Bossi, nel 2003 diventa segretario provinciale del Carroccio a Trieste e nel 2008 entra alla Camera. Una vera e propria folgorazione quella di Fedriga per il Senatùr. «Era il 1992 e fui stregato da lui che venne a Trieste e parlava di appartenenza alla terra e di valore dell’identità», è il racconto epico dell’incontro con il leader. «Avevo 12 anni, in un tema avevo già scritto che il personaggio storico che avrei voluto non fosse mai esistito era Garibaldi». Nel 2011, intanto, la Lega si presenta fuori dal centrodestra e tenta di candidarlo a sindaco di Trieste, ma lui rimedia solo il 6,26 per cento delle preferenze. Poco dopo in via Bellerio arriva Roberto Maroni e anche il giovane Fedriga imbraccia la ramazza. L’attuale inquilino di Palazzo del Lloyd viene comunque confermato a Montecitorio nella 17esima legislatura e, come detto, nel 2014 diventa capogruppo. E anche qui batte un record: nel 2015 è il primo capogruppo di partito a essere sospeso per 15 giorni dai lavori dell’Aula per insubordinazione nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini. Sempre nel 2014 diviene segretario nazionale della Lega Nord Friuli Venezia Giulia.

L’enfant prodige della Lega trionfa alle Regionali

Infine, ecco l’ulteriore mandato guadagnato alla Camera nel marzo 2018, grazie al listino proporzionale, e il trionfo da governatore il mese successivo. Non si segnalano rogne clamorose al governo della Regione, anche se nel luglio del 2018 fa discutere la scelta della giunta di cancellare il divieto per chi si occupa di politica di aspirare ai ruoli dirigenziali di vertice. A luglio 2019 invece si fa paladino della difesa dei confini «prevista da Schengen» dopo la decisione dell’Austria di sospendere il trattato sulla libera circolazione. All’inizio del 2008, intanto, il giovane Massimiliano si era trovato in una mensa aziendale sull’antica via Flavia, a Trieste, e tramite un’amica comune aveva conosciuto Elena Sartori; in mezzo ai vassoi è subito scoccato il colpo di fulmine. Lei viene da Sesto al Reghena, provincia di Pordenone, è laureata in Relazioni pubbliche e si occupa di marketing turistico e congressuale. Dalla loro relazione nascono Giacomo e Giovanni. Pare che, nel privato, Fedriga sia amante dello shopping e molto bravo nelle faccende di casa. Dunque, sa bene che nascondere la polvere  sotto il tappeto non è mai una buona abitudine.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. A CAPALBIO

    “Comunisti” e Cirinnà. Ecco l’ultima spiaggia

    (di Gianluca Roselli – Il Fatto Quotidiano) – Stavolta nessun attacco ai radical chic. Nessuna presa in giro per l’ormai ex buen retiro della cosiddetta intellighenzia di sinistra con cui spesso ama infarcire i suoi discorsi. Perché ora a Capalbio potrebbe anche vincere e tutto fa brodo. Anzi, acquacotta, visto il luogo. Anche se uno sfottò non se lo risparmia. È la prima volta di Matteo Salvini a Capalbio e inizia così: “Mi dispiace non essere mai venuto, perché avete un paesaggio magnifico, un mare bellissimo e poi qua si trovano anche i soldi dentro la cuccia dei cani… Io ho avuto animali di tutti i tipi e mai che ci avessi trovato una diecimila lire…”. Il riferimento è all’episodio di fine agosto quando, all’interno della loro azienda agricola, nella cuccia di un cane appunto, la senatrice del Pd Monica Cirinnà e il marito Esterino Montino hanno ritrovato 24 mila euro in contanti.
    Ci sono un centinaio di persone per il leader del partito che qui, alle Europee del 2019, fece il botto, col 47,2% dei voti. Quasi un voto di protesta dei maremmani doc nei confronti della borghesia romana e milanese che qui ha seconde case e attività. E spesso vuol dettare legge sulle decisioni politico-amministrative.
    Ora quel tempo sembra lontano. Il candidato scelto dal Capitano per le Comunali è Valerio Lanzillo, di professione medico condotto, il “dottore” del paese. “È un bravo medico, ma non ha la stoffa del politico…”, raccontano. Lanzillo è appoggiato anche da Fdi e Lega. A sfidarlo c’è l’attuale assessore al Turismo, Gianfranco Chelini, a guida della lista civica che vinse le scorse elezioni e tuttora governa, e il candidato del centrosinistra Alessio Teodoli, targato Pd, che qui qualche voto ancora lo raccatta.
    Salvini è atteso nella piazza della stazione, non proprio una location di gran pregio, ma forse lui non lo sa. “Sono qui in questo magnifico luogo…”, dice. Piazza Magenta, il gioiellino del borgo antico, però è a 6 chilometri. Nemmeno un manifesto che annunci l’appuntamento. Qui d’altronde tutta l’attenzione fino a ieri era per l’annuale sagra del cinghiale. “Sono l’unico milanese venuto a Capalbio in jeans, la prossima volta mi concedo un bagno all’Ultima spiaggia”, sostiene. Di vip capalbiesi nemmeno l’ombra. Solo qualche turista straniero, di ritorno dal mare, si ferma incuriosito. Poi torna a stuzzicare la sinistra. “Un tempo si occupava degli ultimi, ora degli ultimi arrivati (gli immigrati, ndr), un tempo c’era Berlinguer, ora Fedez e Cirinnà…”, afferma. “Salvini è l’unico leader che si è visto in campagna elettorale, quelli di sinistra qui ci vengono solo al mare…”, fa notare una fan. Tema forte, l’allargamento dell’Aurelia, di cui si parla dagli anni Ottanta, strada che anche quest’estate ha fatto i suoi morti. Salvini, sempre senza mascherina e piuttosto in forma (ha perso qualche chilo), promette di occuparsene. Qualche fotografo sperava di immortalarlo con Francesca (assente) a passeggiare in spiaggia al tramonto, ma niente. “Tornerò presto”, promette. L’Ultima Spiaggia sostituirà il Papeete?

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  2. al nord, nessuno vota le camicie brune, eccetto i senza cervello indottrinati dai nuovi gerarchi ritratti davanti ad una gru, non avendo missili per fare uno sfondo. sturmtruppen de noantri nella valle delle nebbie. le uniche fabbriche che lavorano, son quelle di forniture belliche, ormai. questi si fermeranno al piave, al ticino, altro che carso. rischiano di esser eretti, altro che eletti. pensano che essendo tutti i partiti a dx e draghi duce, siano già a giochi finiti. si sbagliano , alla grande.

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  3. “parlava di appartenenza alla terra e di valore dell’identità” aggiungiamoci anche tradizioni, radici etc… e abbiamo elencato le fondamenta dei problemi sociali del pianeta.

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