I fondi per le periferie dati per rifare il campo da golf

Tagliaerba, rulli e rastrelli, tutto ciò che serve per rifare a nuovo il vecchio campo da golf. Soldi pubblici per il club privato, un binomio politicamente un po’ imbarazzante, ma di sicuro affidamento per i poveri-ricchi soci dell’Olgiata, prestigioso circolo della Roma bene, già costretti ad aprire il portafoglio per ripagare i buchi delle gestioni […]

(pressreader.com) – di Lorenzo Vendemiale – Il Fatto Quotidiano – Tagliaerba, rulli e rastrelli, tutto ciò che serve per rifare a nuovo il vecchio campo da golf. Soldi pubblici per il club privato, un binomio politicamente un po’ imbarazzante, ma di sicuro affidamento per i poveri-ricchi soci dell’Olgiata, prestigioso circolo della Roma bene, già costretti ad aprire il portafoglio per ripagare i buchi delle gestioni allegre del passato.

L’arrivo di due quintuple da fairways, il top per garantire un taglio di alta qualità, altrettanti rastrelli da bunker e rulli da green, per la modica cifra di 175 mila euro, sarà l’ultimo capolavoro di “Sport e periferie”, il programma renziano per gli impianti sportivi che tra alterne fortune ha attraversato cinque governi, continuando ad accumulare finanziamenti (a fine mese l’esito dell’ultimo bando).Come un elitario circolo di golf, 600 soci a 4 mila euro di quota annuale a persona, abbia potuto beccarsi mezzo milione pubblico destinato alle aree disagiate (campetti, playground, robe così) è uno di quei misteri tipicamente italiani, svelato nell’estate del 2019 dal Fatto Quotidiano, poi rilanciato da Le Iene. Il bando, senza troppa convinzione, ricorda che il campo si trova “vicino ad aree popolari come La Storta e Formello”. Ufficialmente è merito della quota di cofinanziamento garantita dal circolo, ma non c’è da stupirsi in un Paese così appassionato di golf, che ha già regalato 60 milioni di euro di fondi pubblici alla Ryder Cup.

Sul piano “Sport e periferie” c’è il bollino della premiata coppia Lotti-Malagò (Renzi lo aveva affidato al Coni), anche se il finanziamento all’Olgiata rientrava in un secondo bando già gestito da Palazzo Chigi: il Coni aveva selezionato i progetti, l’allora sottosegretario Giancarlo Giorgetti ci aveva messo la firma. Da allora il piano è passato di mano in mano e per ironia della sorte la stazione appaltante di quel progetto è diventata “Sport e salute”, la partecipata governativa creata proprio per ridimensionare il Comitato olimpico.

Immaginate la perplessità di Rocco Sabelli, spigoloso manager scelto dal leghista Giorgetti per riportare la trasparenza nello sport, quando si ritrovò sul tavolo il progetto: a luglio 2019 fu firmato l’accordo col circolo, ma poi Sabelli se n’è andato e la terza tranche del finanziamento (la più corposa) è rimasta in sospeso. Fino all’arrivo del successore, l’avvocato Vito Cozzoli. I tempi sembravano maturi per procedere, se non fosse stato per una sfortunata coincidenza: proprio Cozzoli era (ed è ancora) socio storico dell’Olgiata.

Ne è nato un lungo tira e molla: il presidente, che non vedeva motivo di sospendersi e rinunciare alle sue buche domenicali, preferiva astenersi e demandare il voto ai suoi consiglieri; quest’ultimi a metterci la firma non ci pensavano neanche. Nessuno voleva prendersi la responsabilità di un contributo che imbarazzava tutti, soci e non. La situazione stava diventando insostenibile. E insostenibile era pure la situazione finanziaria del circolo. L’Olgiata ha perso 600 mila euro nel 2018 e addirittura un milione nel 2019. Il contributo pubblico sembrava una manna dal cielo e la precedente amministrazione del presidente Sernicola aveva pensato bene di contabilizzare quel mezzo milione come “entrata straordinaria”, anche se i soldi servivano per pagare dei lavori e non sarebbero mai entrati nelle casse del club. Quando i revisori se ne sono accorti e l’hanno contestato, nei conti si è aperta una voragine: un passivo da oltre un milione e mezzo da ripianare con una manovra lacrime e sangue, una quota extra da 4 mila euro a socio. Qualcuno ha pensato di scappare, alla fine hanno dovuto pagare praticamente tutti.

Così malmesso, il circolo è tornato a pretendere l’aiutino pubblico. E alla fine il finanziamento è passato quasi per inerzia, in fondo era già stato approvato una volta, e pure un parere richiesto a Palazzo Chigi ha dato il via libera (revocandolo si rischiava la causa). Il bando è stato pubblicato ad aprile e le macchine sono in arrivo. La situazione del circolo resta delicata: il bilancio 2020 si chiuderà con 150 mila euro di utile, a settembre i soci salderanno l’ultima rata del ripianamento ma il percorso intrapreso dalla nuova gestione del presidente Iacobelli è ancora lungo. Fortuna che almeno il campo gliel’ha rifatto lo Stato.

2 replies

  1. La lotta politica a mano armata é non solo giustificabile, ma necessaria! Certo, se organizzate i centri di vaccinazione popolare in quella maniera…

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  2. Vedete che cazzo di fine fanno le nostre sudatissime tasse?
    Chi davvero vuole combattere l’evasione, in primis deve gestire bene i soldi del gettito, il sudore della nostra fronte.
    Ma i partiti e chi a essi è legato a doppio filo,, vivono di queste pratiche clientelari, è il loro pane quotidiano.
    Grazie alle clientele fanno politica e grazie alla politica curano le loro clientele.
    Fin quando esisterà la partitocrazia, clientelismo e ruberie andranno a braccetto.

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