Referendum Radicali. L’allarme di Telefono Rosa: “Reato di stalking a rischio”

Una delle sei proposte referendarie messe in campo dal Partito Radicale e dalla Lega rischierebbe di depotenziare gli effetti del reato di stalking. L’allerta la lancia Telefono Rosa…

(pressreader.com) – di Vincenzo Bisbiglia e Saul Caia – Il Fatto Quotidiano – Una delle sei proposte referendarie messe in campo dal Partito Radicale e dalla Lega rischierebbe di depotenziare gli effetti del reato di stalking. L’allerta la lancia Telefono Rosa, una delle più importanti associazioni italiane che si occupa di assistere le donne e i minori vittime di violenza. Allarme che arriva nei giorni del dibattito seguito al femminicidio di Vanessa Zappalà, la ragazza di 26 anni uccisa a colpi di pistola dall’ex fidanzato, con quest’ultimo che era stato destinatario di un ordine restrittivo su denuncia della stessa giovane.

Il quesito contestato è il numero 5, quello che vorrebbe imporre “limiti agli abusi della custodia cautelare”. I promotori chiedono di intervenire sull’articolo 274 del Codice di procedura penale, che disciplina l’applicazione delle misure cautelari per gli indagati. In particolare, si chiederà ai cittadini di abrogare la seconda parte del comma c, riguardante la cosiddetta “reiterazione del reato”, cancellando la frase in cui si afferma che la misura cautelare si applica in occasione di delitti “della stessa specie di quello di cui si procede”. Il problema è che la “reiterazione del reato” è proprio una caratteristica dello stalking. Il filo qui è labile. Il comma c prevede che le misure cautelari si adottino qualora sussista il “concreto e attuale pericolo che questi (l’indagato, ndr) commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale”, passaggio che non verrebbe abrogato dal referendum. Ma è una soluzione che non protegge, secondo l’associazione, l’efficacia del reato di stalking. Anzi. “Si darebbe ancora più forza alla discrezionalità del giudice – afferma Antonella Faieta, avvocato e vice presidente di Telefono Rosa – perché lo stalking non è solo minaccia concreta di violenza, ma anche messaggi, appostamenti, pedinamenti”. Il reato di stalking, disciplinato dall’articolo 612 bis del Codice penale, prevede che chi lo commette cagioni “un perdurante e grave stato di ansia o di paura” nella vittima, con “condotte reiterate”, attraverso minacce e molestie.

Il Partito Radicale, contattato dal Fatto, definisce “infondate” le preoccupazioni di Telefono Rosa: “Lo stalking è un reato che prevede come pena massima oltre i cinque anni di carcere, dunque con il referendum non c’entra nulla”, afferma la tesoriera Irene Testa. In realtà, proprio il quesito promosso insieme alla Lega si propone di cancellare la parte del comma c dell’articolo 274 c.p.p. in cui le misure di custodia cautelare si dispongono solo per i “delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”, oppure “in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni”. “Bisognerebbe preoccuparsi piuttosto di quei magistrati e di quei giudici che non tutelano le donne e lasciano libero di agire un potenziale assassino”, dice ancora Testa. Ma per Faieta “questo referendum va a indebolire la posizione delle donne davanti al giudice, ed è questo che dobbiamo evitare”.

Il riferimento della tesoriera radicale è ancora ai fatti di Catania, dove giudici e magistrati in queste ore si interrogano sulle decisioni prese nei confronti dell’assassino di Vanessa. “Ho parlato con il mio giudice, sta vivendo un momento di grande travaglio interiore dopo la morte di Vanessa Zappalà, mi ha detto: ‘non potevo fare niente di diverso’”, ha affermato il presidente dell’ufficio gip del Tribunale di Catania, Nunzio Sarpietro, difendendo il collega che non ha convalidato gli arresti domiciliari chiesti dalla Procura di Catania per il 38enne Tony Sciuto, convertendoli in divieto di avvicinamento. Divieto violato dall’uomo la notte dell’agguato, costato la vita alla giovane Vanessa. “A livello normativo sono stati fatti dei progressi, anche se la legge va perfezionata: non hanno previsto l’aumento di pena minima a due anni per il reato di stalking, cosa che ci impedisce di effettuare il fermo, un limite enorme”, spiega la pm Marisa Scavo che coordina a Catania il pool violenze di genere. “La misura cautelare – aggiunge Scavo – lo ripeto sempre, è temporanea, ha un inizio e una fine e non può essere risolutiva”.

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3 replies

  1. Mi fa schifo il reato di stalking per come è formulato, unico reato in assoluto in cui non sei considerato innocente fino a prova contraria, e in cui non sei capace di toglierti un’accusa di dosso perché basta che qualcunA dica che ‘ha un’ansia persistente’ e oplà, sei subito condannato.

    Del resto, cosa aspettarsi dalla legge Berlusca-Carfagna.

    D’altro canto, queste situazioni sono apparse anche in passato: nel 2015, ragazza di 36 anni, ex si introduce nella sua casa e tenta di buttarla di sotto, arrestato, dopo 13 giorni domiciliari, esce e ammazza la donna a pistolettate.

    I giudici HANNO responsabilità enormi qui, devi fare una perizia psichiatrica e sopratutto agire per proteggere chi è in pericolo, lo stalking è fatto in maniera tale da mazzolare chi manda due mazzi di fiori non graditi, ma importente contro chi vuole accoppare l’ex. E questi giudici sono incapaci di prendere decisioni anche in situazioni di evidente gravità.

    E gli avvocati della parte lesa, che spesso nemmeno richiedono la perizia, non sono da meno quanto a responsabilità.

    Su PR e salvini, poi, stendiamo un velo pietoso.

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