Minzolini non ha perso il vizio: insulti a Lerner perché è ebreo

In difficoltà a pubblicare notizie, Augusto Minzolini, direttore del Giornale, commissiona pseudo-ritratti con cliché che pensavamo sepolti. Se l’avversario si chiama Gad Lerner, ed è anche ebreo, che non te lo togli lo sfizio?

(pressreader.com) – di Salvatore Cannavò – Il Fatto Quotidiano – In difficoltà a pubblicare notizie, Augusto Minzolini, direttore del Giornale, commissiona pseudo-ritratti con cliché che pensavamo sepolti. Se l’avversario si chiama Gad Lerner, ed è anche ebreo, che non te lo togli lo sfizio? Luigi Mascheroni, autore del pezzo, se lo toglie.Già sul nome è un profluvio di eleganza: “Gast Leicester, Gas Lester, Gar Lerder. Beppe Grillo lo chiama Gad Vermer, o Gad Merder, pessima battuta dalla quale ci dissociamo”. Però la scrive.

Di Gad si stila la lista dei soliti insulti, buoni per darsi di gomito nelle cantine dei giornalisti un tanto al chilo: “Pietista più che buonista (e forse è peggio), elitario ma non elitista, più che moralista matrimonialista (due mogli, cinque figli), aziendalista più che operaista (nel senso che si trova meglio coi padroni che con quei pezzenti di salariati che gli rinfacciano persino un orologino da 15-18mila euro)”. Fino a quando la penna sfugge di mano e l’atavico tic si prende la scena con quella “fulgida, lucrosa e sefardita carriera di un incrollabile intellettuale, apolide e poliedrico, prestato al giornalismo («Non si presta nulla, semmai si vende» è un antico insegnamento ebraico)”. Poi il proverbio yiddish: ‘Sulla porta del successo troverai due scritte: ENTRATA e USCITA’. C’è chi s’imbatte solo nella prima. Gad, in ebraico, significa “buona sorte”. Poi il giudizio che ne diede Veltroni: “Che sia cattivo non credo sia una novità, credo sia la sua prevalente natura”. Infine “Lerner ricorda un po’ – al netto degli «occhi affossati e infocati» e il «sogghigno di compiacenza diabolica» – il Vecchio malvissuto di manzoniana memoria”.

La settimana scorsa Le Monde ha ricordato il centenario dell’articolo con cui il Times svelava “la fake” dei Protocolli dei Savi di Sion, il documento costruito ad arte per diffondere il mito del complottismo ebraico e sdoganare l’antisemitismo.

Allora si usavano termini come “nemico interno”, “dediti al culto dell’oro”, “agenti segreti” intenti a costruire “un governo supremo” per controllare il mondo, quelli del “naso adunco” e “assassini di Cristo”. Quel documento era falso, il complotto non esisteva, i pre-giudizi sono rimasti a lungo. Li potete trovare ancora oggi in edicola.

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