La nostra grande ipocrisia sui diritti degli altri popoli

Esportare la democrazia: si è fatta strada in Occidente la strana idea che la libertà, la dignità, la democrazia, forse dipendono dalla storia dei Paese, che insomma non sono valori universali

(Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – Tra le giustificazioni ascoltate in queste ore per cercare di non vergognarci della nostra condotta in Afghanistan, insieme stupida e vile, una merita l’oscar dell’ipocrisia. È quella secondo la quale sarebbe sciocco oltre che inutile tentare di «esportare la democrazia» in culture diverse dalla nostra. (Un discorso completamente diverso, anche se spesso furbescamente confuso con questo e quindi da tenere separato, è quello sui modi, giusti o sbagliati, con i quali lo si può fare).

Su che cosa si debba intendere per democrazia si può discutere anni. Diciamo, tenendoci proprio ai minimi termini, che per democrazia intendiamo un governo che in qualche modo risponda ai governati e che riconosca e garantisca agli stessi, sia uomini che donne, un certo numero di diritti basilari di libertà (chiamiamoli pure diritti umani). Bene: oggi molti si affrettano a sostenere che un regime siffatto — che trae origine da un’evoluzione storica propria della cultura dell’Occidente — sia adatto per ciò solo alle popolazioni che condividono tale cultura, e che quindi esso non possa essere in alcun modo trapiantato dove tale cultura non ha mai allignato.

Tuttavia questa affermazione perentoria solleva inevitabilmente una domanda: chi lo decide che le cose stanno davvero così? Chi decide circa la validità di questa sorta di legge bronzea dell’incompatibilità culturale? Il Congresso Mondiale degli Antropologi e degli Storici Riuniti? Chi? Sembrerebbe abbastanza ovvio che forse dovrebbero deciderlo gli interessati, cioè gli stessi appartenenti alla cultura «altra» rispetto alla nostra. Che dovrebbero essere loro a dire: «No grazie, la libertà di parola non c’interessa, e della garanzia di non essere prelevati nottetempo dalla polizia e magari fucilati senza processo facciamo volentieri a meno».

Peccato che invece a invocare l’argomento della incompatibilità culturale rispetto alla democrazia siano regolarmente non già gli eventuali diretti interessati ma solo e sempre coloro che sono arrivati a governarli, sebbene non abbiano ricevuto quasi mai, guarda caso, alcuna effettiva e credibile investitura. Ad arrogarsi il diritto di proclamare la legge bronzea dell’incompatibilità culturale, infatti, sono sempre e soltanto «le autorità», le élite civili, militari, culturali o religiose, cioè quelli che in qualche modo comandano e dirigono e che come è ovvio hanno tutto l’interesse a continuare a farlo indisturbati. Naturalmente guardandosi bene dal chiedere l’opinione dei diretti interessati. È una vecchia storia che peraltro riguarda anche noi. Non è forse vero che anche qui in Europa al loro tempo i governanti fascisti e comunisti sostenevano che la marcia e corrotta democrazia liberale non era adatta ai loro rispettivi popoli, alla loro cultura, alle loro aspirazioni?

In queste ore, dunque, una fitta schiera di occidentali molto sapienti e avveduti o di politici furbastri di tutti i colori ci ripetono quale sciocchezza sia stata la spedizione in Afghanistan, che pure ha avuto l’innegabile conseguenza di dare per qualche anno un po’di eguaglianza e di libertà a un certo numero di donne e di uomini di quel Paese. Mi chiedo però perché mai a nessuno degli acuti osservatori di cui sopra venga in mente che forse bisognerebbe chiedere anche a quelle donne e a quegli uomini se l’idea di andare a Kabul a «esportare la democrazia» fosse davvero così assurda e da scartare? La loro opinione è proprio così irrilevante?

La verità è che c’è un solo argomento forte a favore dei sostenitori dell’incompatibilità culturale: la Storia. Ognuno se ne stia a casa sua, rassegnato e contento di ciò che il passato ha deciso per lui: quale cultura seguire, sotto quale legge, o religione o regime politico vivere. E dunque se in quel posto alle fanciulle si pratica da sempre l’infibulazione, o se da un’altra parte la sorte riservata agli omosessuali è l’impiccagione, o se da un’altra parte ancora si fanno marcire in galera gli oppositori politici, ma se tutto ciò avviene in omaggio a qualche tradizione, a qualche cultura o religione più o meno liberamente interpretata o manipolata, chi siamo noi occidentali per arrogarci il diritto di intervenire, di far valere i nostri princìpi sfidando il Passato e il Moloch della Storia?

Ma davvero è questo ciò che pensano oggi i democratici italiani? E se realmente essi credono che non si debba né si possa esportare la democrazia, che solo noi possiamo godere di certi diritti, perché mai allora da anni si ostinano a chiedere ad esempio che l’Egitto rinunci alla sua «cultura» e si decida a far processare come si deve gli assassini di Giulio Regeni o a liberare il povero Patrik Zaki? Forse, immagino, perché pensano che in questo caso non si tratti per nulla della cultura degli egiziani ma semplicemente degli sporchi interessi del loro governo. Ma se è così, allora in chissà quanti altri Paesi del mondo capita la stessa cosa, e cioè che chi è senza potere, la gente comune, vorrebbe un po’ di habeas corpus e di diritti civili ma chi detiene il potere ha deciso altrimenti: e naturalmente lo fa sempre in nome della Cultura, della Storia, della Religione. Chissà in quanti altri Paesi: forse anche in Afghanistan…

Ancora: perché mai i democratici di casa nostra, se davvero pensano che dobbiamo lasciare indisturbati i Paesi con una storia diversa da quella occidentale, non perdono però occasione di invocare continuamente le Nazioni Unite, le quali con tutta la sfilza delle loro carte e dichiarazioni sulle libertà e i diritti sono senza dubbio la più grande organizzazione mondiale per l’esportazione ideologica della democrazia? Perché?

E tuttavia, si dice, è questione anche di modi: si può mai esportare la democrazia con la guerra? Può avere dei dubbi nel rispondere solo chi dimentica che da un paio di secoli proprio questo è successo innumerevoli volte. C’è una sola cosa sulla quale invece non si possono avere dubbi: ed è che se si fa una guerra del genere allora bisogna assolutamente vincerla, costi quel che costi. Ma questo, come si capisce, è un altro discorso.

27 replies

  1. e sto tizio parla di democrazia da un paese dove ci sono 5 o 6 partiti che decidono in proprio
    chi debba, tra quelli delle loro fila, essere eletto e che quelli eletti, tra i prescelti, eleggono a loro volta
    poi chi gestisce le due camere, i futuri presidenti emeriti, parte dei direttivi della magistratura,
    tutte le commissioni per la gestione dei fondi pubblici, la gestione delle emittenti radio e tv pubbliche,
    ovviamente militari e pubblica sicurezza, spionaggio interno ed esterno, rapporti con altri paesi
    siano essi alleati, amici, concorrenti o nemici, gestione della sanità, concessioni all’apparato produttivo,
    ma solo se amicale, cessioni di asset che, pur generando profitto, qualcuno ha deciso che questo profitto
    non debba essere pubblico e, ciliegina finale, quando e come fare le elezioni, ovviamente nei modi e nei tempi
    che a loro fanno comodo, governi tecnici permettendo.

    e la chiamano democrazia

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    • ‘Sto prof. Galli etc.ra fa della filosofia sui principi nostri, altrui etc.ra. Vorrei conoscere il suo pensiero su di una mutilazione permanente praticata, liberamente, in ITALIA su dei minori piccolissimi senza che nessuna motivazione sanitaria la giustifichi, trasformandola in VIOLENZA, la CIRCONCISIONE dei bambini ebrei e musulmani. Unicamente per motivi religiosi o di appartenenza etnica. Motivi che potrebbero essere confutati/ripudiati da adulti. Però, la mutilazione resta.
      In Islanda non è più permessa.

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  2. Come cittadino italiano sono creditore di almeno una risposta. Se il risultato delle nostre missioni di “Pace” è questo disastro, si può sapere cosa abbiamo fatto in Afghanistan?I miliardi di investimenti e alcune decine di morti tra i nostri soldati saranno del tutto inutili nelle mani di Talebani che della democrazia non sanno nemmeno cosa farsene e non sanno nemmeno cosa sia n realtà. Non è materia da ridiscutere? L’alleanza con gli americani va bene. Ma la dipendenza passiva e costosa dalle loro decisioni non sembra eccessiva?C’è molto da rivedere. Anche perchè ora dovremo pagare ancora noi cittadini il prezzo di questa sconfitta.Tra l’altro ora il mercato della droga sarà nelle mani dei talebani. Cosa ne sarà dell’idea di ridurre gradualmente, per trasformarla in un secondo tempo, la coltivazione dei papaveri da oppio?

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    • “si può sapere cosa abbiamo fatto in Afghanistan?I”
      Secondo EGDL gli sbbiamo regalato un sogno di 20 anni.

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    • Non abbia paura: in tanti ci hanno guadagnato. Inoltre non siamo affatto liberi di scegliere, siamo sempre agli ordini di qualcuno.
      Per toccare con mano quanto “valiamo” a livello internazionale, basta guardare quante volte l’Italia viene citata sulla stampa estera. E come viene citata.

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  3. @ Marco
    Hai detto quello che forse molti elettori per mala informazione o disinteresse non sanno o non se ne avvedono : molti fingono di ignorare e per scopi propri sta bene così: a molti, per disinteresse non importa una mazza, tanto non cambia nulla ! Che delusione!

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    • Sì grazie, per fortuna sei arrivato a insegnarci la vita.
      Il giornale dell’ingegnere non lo conoscevamo, ma ora grazie al refascista abbiamo recuperato.
      Altre perle ne hai?

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      • cosa vorresti provocare
        una guerriglia tra noi?
        a quel che vedo non ne hai abbastanza?
        non cerco guerriglie
        pensavo bastassero le opinioni suffragate anche se contrarie al pensiero dominante
        ma noto che qui ci sono diversi “pogrom” in corso
        di solito che fate? cercate di espellere gli “stranieri”?

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      • “a quel che vedo non ne hai abbastanza?”
        Tranquillo, ho le spalle larghe, in senso proprio e figurato.

        Cosa sarebbero le opinioni suffragate? Le tue? E suffragate da cosa? Dalle tue opinioni?

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      • Per le opinioni suffragate, la domanda e’ suffragate da che? Personalmente ringrazio chiunque appoggi una citazione ed il collegamento alla fonte. Qualunque link purche’ sia possibile puntare il dito nei confronti del messaggio, e non dei messaggeri.

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      • No scusa, il refascista linka il giornale dell’ingegnere dove si dice che il sostegno a Bush lo hanno dato tutti destra e sinistra. E quindi? Prima cosa era una sua opinione? Chi è che ha detto: no fermi tutti, la margherita e Rutelli si sono incatenati per opporsi. Serviva il link?
        E poi esattamente qual è l’opinione?

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      • “E poi esattamente qual è l’opinione?”
        l’avevo scritto da un’ altra parte
        riassumo:
        evitiamo di comportarci sempre come sudditi, non esiste solo l’Atlantico e gli USA
        cerchiamo di valutare quali sono i nostri interessi senza preconcetti (vedi LIBIA ecc ecc)
        l’affare Afghanistan, di cui tanti ora si strappano le vesti, “accogliamo i profughi, salviamoli, dai TALIBAN”
        abbiamo scelto noi di andarci mica ci hanno chiamato

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      • Fino a Usa posso ospitare (Cit.), poi ovviamente no.
        Tra l’altro on si capisce come Nello Trocchia possa suffragare le tue opinioni: cioè non l’ho letto, ma mi pare arduo che lui dica che dobbiamo valutare il nostro interesse prima di accogliere.
        Poi da l’affare afghanistan posso di nuovo essere d’accordo, potrei va. Nel senso che non lo so come erano vissuti veramente gli ammericani fino a ieri: da quelli che si sono aggrappati alla scaletta come benefattori, si direbbe, ma non è che c’è solo Kabul e telekabul, e soprattutto ci sono i morti.

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      • riguardo alle scene che si vedono all’aereoporto di Kabul
        rendiamoci conto che gli occidentali ci sono rimasti per 20anni, molti sono stati quelli che hanno lavorato e pagati bene (nel confronto del resto della popolazione) dagli occupanti per cui sono stati dei privilegiati diciamo in tutto 100mila? Kabul ha 5,171 milioni di abitanti è la capitale di un paese che conta circa 38 milioni di abitanti, in 1 settimana circa 7/8mila afgani (talebani) hanno preso il potere senza quasi neanche combattere.
        Quelli che scappano sono quelli che si sono compromessi col vecchio e corrotto regime, qualche infiltrato che tenta la fortuna, qualche disperato, qualcuno che è stato promesso qualcosa dagli occidentali, qualcuno che non ha niente da perdere, qualcuno che pensa di rifarsi una vita, qualche migrante economico, qualche oppositore politico. Cosa è convenuto all’Italia partecipare, nel 2001, a quella iniziativa?
        Prendersi qualche migliaio di migranti pagati a peso d’oro e qualche decina di italiani morti.
        Senza i migranti indiani sikh, molte aziende di allevamento lombarde chiuderebbero e si produrrebbe poco GRANA PADANO, essi sono arrivati gratis, senza guerre e senza accoglienza indiscriminata.

        guarda e ascolta il video due post sotto

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  4. Sembra strano anche a me, ma sono d’accordo con EGdL, non tanto per l'”esportazione” (mmmmh), quanto per la concezione stessa che la cultura di un popolo possa consistere anche nella mancanza di diritti civili e ciccia… Si tengano la loro cultura, tanto si sono evoluti così, mica gli manca, la democrazia, se non l’hanno mai conosciuta, e se l’hanno conosciuta e persa, ormai si saranno abituati, specie le donne… 🤨

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    • Antenata Nuragica, calma e gesso.

      Pakistan. In cosa differisce il Pakistan dall’Afghanistan e quanto, sui seguenti temi:

      – metodo democratico e procedure democratiche

      – rispetto per l’integrita’ ed i diritti e ;e pari opportunita; di minoranze e donne e bambini

      – lotta al terrorismo

      – lotta ai Taliban

      – traffichi illecitidi vario genere.

      Per me, due pesi e due misure al netto di qualche ovvia differenza.

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      • Caro, non ho capito a che cosa ti riferisci… Perché mi scrivi questa cosa?
        Si capiva, sì, che era un’antifrasi, l’ultima parte del mio commento? Ed era un discorso generale…
        Mi stai dicendo che il Pakistan differisce poco dall’Afghanistan?
        E l’Arabia Saudita rinascimentale, la lasciamo fuori?
        Eh, ma lì c’è l’amico degli amici, non si può toccare…

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  5. L’unica cosa giusta è che se si fa una guerra bisogna impegnarsi per vincerla. Ma non dev’essere farina del sacco di Gallietc. Deve averglielo rivelato il povero Catalano durante una seduta spiritica. Innanzitutto, i veementi latrati di Gallietc. contro chi aveva e ha ragione sono materiale per il suo neurologo. Patetico è poi continuare a propagandare l’esportazione dopo che il suo dante causa in capo ha spiegato una volta per tutte che ciò non è mai stato nell’agenda della missione. Biden lo ha detto chiaramente in inglese, e la traduzione in italiano non lasciava adito ad equivoci. Quindi che senso ha continuare a ricicciare su quest’ipotesi/pretesto, saltabeccando a caso dai diritti degli omosessuali all’infibulazione (e comunque, c’è stato forse qualche miglioramento in tal senso?) all’Egitto (esempio scelto malissimo), se non è mai stato preso in considerazione? Almeno gli ultimi gli ultimi giapponesi avevano la scusante di non sapere che il loro imperatore avesse firmato la resa; quello di Gallietc.lo ha fatto urbi et orbi due sere fa. Ma anche assumendo per pietà l’ipotesi del bilioso editorialista, dovremmo chiederci che titoli avremmo noi per esportare la democrazia, visto che negli ultimi quarant’anni le nostre si sono mano a mano ridotte ad un insieme di procedure svuotato di senso proprio perché i governi cercano di rispondere sempre meno ai governati. Siamo alla privatizzazione del bene comune o giù di lì, roba su cui si sono diffusi Schumpeter, Dahl e addirittura Schmitt vari decenni orsono. Risibile è anche chiedere agli interessati se volessero la democrazia o meno. In vent’anni avremmo potuto farlo, risparmiando soldi, tempo e fatica. Invece gli afghani facevano da comparsa nelle farse elettorali atte a premiare (nemmeno a legittimare) i maggiorenti che più ci facevano comodo. I quali peraltro non avevano alcun controllo sul territorio, se non, in parte, sulla capitale (che comunque ha quintuplicato la popolazione in vent’anni). La “stabilità” nel Paese, peraltro sempre più che precaria, veniva continuamente mercanteggiata. È poi risaputo che tanto i “presidenti” a Kabul quanto i cacicchi delle province varie operassero continuamente arresti indiscriminati. Quindi anche il discorso sui diritti democratici minimi va a farsi benedire. Ora, il perché Gallietc. non abbia mai scritto un libro di storia appare chiaro: non è in grado di collegare i fatti in poche battute, figuriamoci in un elaborato di centinaia di pagine. Meno chiaro è come gli abbiano tirato dietro una cattedra di storia contemporanea.

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  6. Per chi è credente,credersi padreterno è peccato ultramortale. Quando l’occidente cristiano ,civile,democratico e moderno crede di possedere la verità assoluta, rappresentare il bene ed avere dalla propria parte nientemeno che dio,può tranqillamente aspirare a regolare le sorti del mondo sicuro di non sbagliare. Il guaio è che poi quegli straccioni privi dei nostri “valori” se ne fottono e ci fanno, nonostante il nostro dio contrario, un mazzo così. Galli Della Loggia abbaia alla luna.

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