Giorgetti “molla” Durigon. Ma il premier aspetta l’Aula

Sarà un po’ il Ferragosto e sarà un po’ che le priorità a Palazzo Chigi sono altre, a cominciare dall’Afghanistan. Fatto sta che Mario Draghi continua a tacere sul caso Durigon.

(pressreader.com) – di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano – Sarà un po’ il Ferragosto e sarà un po’ che le priorità a Palazzo Chigi sono altre, a cominciare dall’Afghanistan. Fatto sta che Mario Draghi continua a tacere sul caso Durigon. Sono passati 12 giorni da quando il sottosegretario leghista all’Economia ha proposto di re-intitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini invece che ai giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma il premier tace, nonostante Pd, M5S e LeU abbiano chiesto le dimissioni di Durigon o, in alternativa, l’intervento di Draghi per revocargli le deleghe. Per mettere pressione al premier, i giallorosa hanno anche annunciato per settembre una mozione contro il fedelissimo di Salvini, ma sperano che Draghi o il ministro dell’Economia Daniele Franco intervengano prima. Si rimpallano la patata bollente: Pd e M5S chiedono a Draghi di rimuovere Durigon prima della mozione perché, dice un ministro, “l’attenzione rischia di abbassarsi”; il premier invece non vuole rompere con Salvini – che per tutta risposta attacca lui e la ministra Luciana Lamorgese sui migranti – lasciando che sia il Parlamento, a settembre, a decidere. Se sfiducia parlamentare sarà, Draghi non potrà che prenderne atto. Di fatto, scaricando sulle Camere la responsabilità di una decisione tutta politica. E quindi, per il momento, resta il silenzio. Da Palazzo Chigi avevano spiegato che Draghi avrebbe deciso dopo Ferragosto, ma ora che la festa è passata, la risposta non arriva.

In questo gioco tattico, però si inserisce la variabile Lega. Perché se Salvini ormai ne ha fatto una questione di principio – anche se in privato ha criticato il suo sottosegretario: “Ha detto una c…” – lo stesso non vale per molti dentro il Carroccio. In particolare per il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e per il governatore del Veneto Luca Zaia. Entrambi in silenzio pubblicamente, ma molto attivi dietro le quinte. Giorgetti, dal suo buen ritiro nel varesotto, non ha rinunciato a sentire i suoi fedelissimi, ma ha anche parlato con Draghi e Franco. Il primo obiettivo del vicesegretario della Lega, considerato ormai un ministro in quota Draghi, è quello di “lasciare lavorare” il governo senza provocare rotture: quindi su Durigon “deciderà il premier”, ha detto Giorgetti ai suoi prendendo le distanze dalla linea di Salvini.

Ma poi da questi colloqui è uscito un nome: quello di Massimo Bitonci, padovano e già sottosegretario al Tesoro del Conte-1. Un profilo perfetto per sostituire Durigon, già estromesso a febbraio. Giorgetti proverà a convincere Salvini a giocare d’anticipo e sostituire Durigon con Bitonci. Ed è su quest’ultimo che punta anche Luca Zaia, che in Durigon non ha mai trovato un orecchio attento al Mef. Tra il governatore e l’ex sindaco di Padova non corre buon sangue ma, è il ragionamento degli “zaiani”, quando il presidente del Veneto tornerà a battere sul federalismo sarà meglio avere una sponda al Tesoro. Bitonci inoltre ha un’altra caratteristica: è tra i leghisti del nord che hanno sposato da subito il nuovo corso di Salvini. Anche Matteo, quindi, potrebbe mandarlo giù.

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