Papeete: sequestrati altri 500 mila euro

L’inchiesta dei pm per false fatture- Un sequestro da mezzo milione di euro per illeciti fiscali. È il secondo in pochi mesi (sommato al primo, del novembre scorso, il totale fa 1 milione di euro) che colpisce un luogo simbolo della parabola di Matteo Salvini: il Papeete, locale balneare di Milano Marittima in cui il leader della Lega è solito trasferire […]

(pressreader.com) – di Marco Grasso – Il Fatto Quotidiano – Un sequestro da mezzo milione di euro per illeciti fiscali. È il secondo in pochi mesi (sommato al primo, del novembre scorso, il totale fa 1 milione di euro) che colpisce un luogo simbolo della parabola di Matteo Salvini: il Papeete, locale balneare di Milano Marittima in cui il leader della Lega è solito trasferire la sua attività politica estiva, tra mojito, conferenze stampa e qualche giro alla consolle. È riapparso infatti appena due giorni fa. Nel frattempo i dipendenti della struttura venivano licenziati e riassunti da una “scatola vuota”, la Mib service, che altro non era, secondo il gip di Ravenna Corrado Schiaretti, che un’associazione per delinquere finalizzata a una gigantesca elusione fiscale: da un lato la Mib service risparmiava sui contributi pensionistici dei lavoratori (spesso “ignari” persino di aver cambiato datore di lavoro), trasformando parte degli stipendi in “rimborsi spese”; dall’altro i clienti, colossi come il Papeete (“club trendy dove si tengono vivaci feste sulla spiaggia con dj italiani e musica e lettini prendisole”), oltre a liberarsi della zavorra della manodopera e del rischio d’impresa, scaricavano il costo dei dipendenti dalle tasse, mascherandolo da “contratto d’appalto”. Un giochino remunerativo per le aziende, da ricordare al prossimo tormentone sugli stagionali che non si trovano e i giovani impigriti dal Reddito di cittadinanza.

L’inchiesta ha portato al sequestro di 2,3 milioni di euro e coinvolge 120 imprenditori in tutta Italia, di cui 35 solo sulla costiera romagnola, in provincia di Ravenna, ovvero il luogo da cui è decollata la Mib service. Un’ottantina di imprenditori, tra loro i titolari di locali importanti milanesi e romani, sono stati segnalati alle Procure di mezza Italia. Il riferimento più noto fra gli indagati è quello delle aziende della famiglia Casanova, storici impresari di Cervia. Massimo Casanova, fedelissimo salviniano eletto europarlamentare con la Lega nel 2019, è una presenza immancabile quando sul palco del Papeete compare il segretario del Carroccio. Della Papeete Beach srl, società che gestisce lo stabilimento balneare, è stato consigliere per 10 anni, fino al 2018. Legale rappresentante delle due aziende coinvolte è la sorella Rossella, la sola indagata: la Guardia di Finanza, guidata dal colonnello Andrea Mercatili, le contesta 384.676 euro, un totale di tre anni di evasione con la Papeete srl (2017, 2018 e 2019), e 147.142 euro per la Villapapeete srl, la discoteca, per il biennio 2018-2019. Un altro nome noto tra gli indagati è quello di Mascia Ferri, ex Grande Fratello. Archiviata la gloria effimera della prima edizione del reality, aveva aperto una serie di locali con il marito imprenditore, Cristiano Ricciardella. Il Tribunale di Ravenna ha disposto nei loro confronti sequestri per 61.777 euro e 63.157 euro. Fra gli indagati c’è anche Alessandro Mercatali, figlio dell’ex sindaco di Ravenna ed ex senatore (Ds e Pd) Vidmer Mercatali.

Gli accertamentinascono quando la Finanza nel 2015 mette il naso negli affari della Mib Service: una start up che, secondo i suoi stessi fondatori, Michele Mattioli e Christian Leonelli, arriva a fatturare “10 milioni di euro l’anno” e a gestire “20mila persone”. Per i pm si tratta solo di “cosmetica d’immagine”: l’esterno è mascherato come una società di risorse umane; secondo l’accusa è una “società nata per intestarsi i dipendenti”, una “scatola vuota, sorretta dal proprio scarno personale amministrativo, ma rappresentata in modo altisonante”. In altre parole, una “cartiera” che emette fatture senza fornire veri servizi, se non un lauto (ma non lecito) sconto fiscale. Lo confermano ai pm anche decine di dipendenti: alcuni nemmeno sapevano da chi dipendevano. Altri hanno firmato il proprio licenziamento collettivo addirittura “presso la sede della Cgil di Ravenna”. I fondatori della Mib si dicono innocenti e accusano le “lobby del settore”. Nel frattempo, scrive il giudice, hanno creato un’altra società (la Lema Group srl), “nella quale far confluire le attività della Mib, con la sola accortezza di acquisire l’autorizzazione all’intermediazione di manodopera”.

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