Ruby-ter: l’ex Toti fa fallire il blitz di FI per salvare Silvio

Gli avvocati di Silvio Berlusconi avevano studiato una leggina ad personam che avrebbe salvato Berlusconi da tutti i filoni del processo Ruby-ter (Roma, Siena e Milano) che lo preoccupano non poco.

(pressreader.com) – di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano – Il blitz era stato studiato per tempo. Gli avvocati di Silvio Berlusconi avevano cercato, comma per comma, se nella riforma Cartabia ci fosse qualche norma in grado di favorire il leader di Forza Italia. In mancanza, hanno fatto da soli. Studiando una leggina ad personam che avrebbe salvato Berlusconi da tutti i filoni del processo Ruby-ter (Roma, Siena e Milano) che lo preoccupano non poco. Et pour cause, visto che il 21 ottobre, dopo 5 rinvii causati da altrettanti ricoveri di Berlusconi, a Siena arriverà la sentenza per corruzione in atti giudiziari. Così il tentativo di colpo di spugna si è palesato ieri mattina quando si è scoperto che tra i tre emendamenti presentati da Pierantonio Zanettin, genero dell’avvocato di Berlusconi, Franco Coppi, su cui si chiedeva un allargamento del perimetro della riforma Cartabia, c’era la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, ma soprattutto una nuova definizione del concetto di pubblico ufficiale che avrebbe salvato l’ex premier nei tre filoni del Ruby-Ter. La proposta era quella di svuotare il ruolo dei pubblici ufficiali, tra cui quello dei testimoni, in questo caso le ragazze dei festini di Arcore che sarebbero state pagate per cambiare la propria versione dei fatti. Se oggi i pubblici ufficiali sono coloro che “esercitano una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”, la proposta forzista era quella di ridimensionare quel ruolo dando ai pubblici ufficiali solo “specifici poteri conferiti dalla legge”. Una norma che di fatto avrebbe fatto finire su un binario morto i tre filoni del processo Ruby-ter perché a quel punto, proprio per la nuova qualifica dei testimoni, la corruzione in atti giudiziari sarebbe stata derubricata a reato minore con un tempo di prescrizione più breve. Una mossa che si spiegherebbe con la voglia di Berlusconi di “ripulirsi” dai processi per continuare a sognare l’elezione al Colle a inizio 2022. E non è passata inosservata la lettera del leader di FI ieri al Corriere in cui diceva un “sì” netto al Green pass ergendosi a nuovo padre della patria, anche a costo di prendere le distanze dagli alleati nel centrodestra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Epperò riaprire la partita della riforma Cartabia per favorire Berlusconi avrebbe portato al rinvio della riforma a settembre e quindi il blitz forzista è stato sventato in commissione Giustizia: dopo che il presidente della Camera Roberto Fico aveva dichiarato inammissibili i tre emendamenti, alle 15 la commissione ha votato “no” all’allargamento del perimetro della riforma con 25 contrari contro i 19 favorevoli, mentre la richiesta ostruzionistica degli ex grillini de “L’Alternativa c’è” è stata bocciata per soli due voti 23 a 21. La proposta su abuso d’ufficio (che interessava a Salvini e ai suoi amministratori) e pubblico ufficiale è stata sostenuta da FI, Lega e FdI, mentre hanno votato contro Pd, M5S, Azione, Iv e anche Coraggio Italia. È il partito di Giovanni Toti e Luigi Brugnaro a essere stato decisivo, insieme all’astensione di Maurizio Lupi di “Noi con l’Italia”, per bocciare la norma: la deputata Marina Parisse ha votato contro. Per provare a convincere i “totiani” a dire “sì”, sarebbe sceso in campo Berlusconi che, dopo molti mesi in cui non si parlavano, ha chiamato Toti per provare a convincerlo a votare la norma ad personam.

Il governatore ligure però lo ha respinto spiegandogli che così la riforma sarebbe stata rinviata venendo meno “all’agenda Draghi” che vuole approvarla entro l’estate. Tant’è che nelle ultime ore, da Palazzo Chigi, per mano di Roberto Garofoli, erano arrivate chiamate ai gruppi, tra cui i totiani, per convincerli a dire “no”. Anche Enrico Costa di Azione ha votato contro e, con quei due voti in più, il risultato sarebbe stato in bilico: 23 a 21. La votazione ha prodotto uno strappo in FI con l’uscita di Giusi Bartolozzi, pm che aveva annunciato il suo “no” alla norma ad personam e per questo è stata sostituita in commissione promuovendola a capogruppo nella Affari costituzionali. Ma non è bastato: Bartolozzi se n’è andata e potrebbe passare con Azione o Coraggio Italia. “Torna l’asse giustizialista” attacca Antonio Tajani mentre la responsabile Giustizia Pd Anna Rossomando esulta perché è stato “respinto l’affossamento della riforma”. Resta il dato politico: Lega e FI con questo tentativo mandano anche un messaggio a Draghi-Cartabia che trattano con il M5S. Tant’è che in serata la Lega fa sapere che la riforma deve rimanere la stessa del Cdm. E i tempi si allungano: oggi iniziano i voti in commissione in attesa del maxi-emendamento su cui il governo porrà la fiducia venerdì.

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3 replies

  1. a Berlusconi non si può dire che è peggio di quel che è normale che sia, ma Tajani dovrebbe essere preso a cazzottoni sui denti, era quello che tra l’altro come presidente del parlamento europeo auspicava la caduta del governo gialloverde, ingerenza fatta come forzista ma usando la sua carica europea. Un lurido traditore della patria.

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