Sul ddl Zan inciuci indecenti

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Anche se la data è decisa, non è facile prevedere come andrà a finire il voto in Senato sulla legge contro l’omotransfobia. Il fronte che sostiene questa importante avanzata sul fronte dei diritti – M5S, Pd e Leu – non si è fatto intimidire da una destra mai tanto oscurantista, e meno che meno dai giochetti di Renzi, una volta sedicente rottamatore e adesso invece disposto ad ogni compromesso con Salvini & Company, con l’alibi che “meglio (annacquare il testo) piuttosto che niente (riforma)”.

In effetti i numeri per approvare il testo del ddl Zan sono stretti, e dopo la presa di posizione del Vaticano è possibile che qualche senatore si defili. Ma è qui che si vede la politica, con la capacità dei partiti di andare fino in fondo nelle battaglie in cui credono, a costo di perdere, pur di non farci restare tra quei pochi Paesi dove si può infierire contro la diversità di genere.

Se Iv o i renziani del Pd – che alla Camera hanno votato il ddl Zan – adesso faranno retromarcia, magari facendo le prove generali di accordi con le destre ancora più incestuosi in vista dell’elezione per il Colle, si assumeranno la responsabilità di questo tradimento dei loro elettori, purtroppo scippati del voto che diedero al Pd prima che Renzi se ne portasse via un pezzo per farsi il suo feudo personale.

E pazienza se la propaganda conservatrice tenterà di demonizzare fino all’ultimo questa legge, mentre avrebbe da interrogarsi su quanto faccia male girarsi dall’altra parte quando ci sono tantissime persone – non importa di che orientamento sessuale – che chiedono solo più tutele.

4 replies

  1. Qui però il Giuda ha pure ragione, vedesi l’articolo della Terragni, che del resto sono anni che ripete le stesse cose.

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  2. DI SELVAGGIA LUCARELLI.
    Quando i voti al tuo partito sono aghi nel pagliaio, ti accontenti di diventare ago della bilancia. Ed è così, con l’ormai noto ritornello dei “numeri” che non ci sono, che Matteo Renzi si gioca la sua esistenza in politica. Prima erano quelli per Conte, ora quelli per il ddl Zan, l’impor tante per lui è ricordarci che senza il suo sacchettino di lenticchie non si gioca a tombola. Non solo. Con il pretesto della necessità del compromesso sul ddl Zan “altrimenti la legge non passa”, si mimetizza perfettamente in quel solco opaco occupato dalla destra che “no, non siamo omofobi, ognuno può amare chi vuole, MA no teoria gender nelle scuole, no utero in affitto, no alla galera se dico che sono per le famiglie tradizionali”. Tutti passaggi che non c’entrano nulla con il ddl Zan, ma che in questi mesi hanno buttato fumo negli occhi. ED È QUESTO che Renzi finge, goffamente, di non sapere: chiede il compromesso con una destra
    che ha basato la sua opposizione al ddl sulle bugie, sul pregiudizio, sulla disinformazione. Che vuole eliminare la dicitura “identità di genere” perché è quella che garantisce maggiormente la libertà di essere. Che fa credere che nelle scuole si dirà ai bambini “non esistono maschi e femmine”e magari chissà, si sostituirà il grembiule con le mutande con bretelle. Quella destra che accusa la si-
    nistra di voler imporre il pensiero unico mostrandosi terrorizzata dal pensiero multiplo. Matteo Renzi chiede il compromesso con la de-
    stra amica di Orbán e Duda, fingendo di non sapere cosa significhi questo ostruzionismo, oltre alla mera conta dei numeri. Chiede di sedersi al tavolo delle trattative non con una destra moderata, ma con chi esulta alla rielezione di Duda affermando “Con lui per un’Europa di valori e identità!”(Meloni) o “C o n g rat u l a z i o n i a Duda alleato affabile e prezioso”. (Salvini). Duda, quello delle zone Lgbt-free in Polonia, dove l’omofobia è consentita. Renzi finge di lavorare al compromesso per far votare una legge Zan amputata, mentre in realtà lavora al compromesso per sé, con le destre, QUELLE destre, in vista di una futura alleanza. E per lavarsi la coscienza ci ricorda che le unioni civili sono conquiste sue. Certo, lì si trattava di riconoscere, qui di punire. Molto più impopolare e complesso opporsi al progressivo sdoganamento di razzismo e discriminazione di genere, che dire “Auguri e figli no”. Molto più impopolare e complesso dire che nelle scuole vanno organizzate iniziative nella giornata contro l’o mofo bia perché se vuoi combattere l’odio devi individuarne la matrice. NO, PER RENZI è accettabile cedere e “lasciamo libertà di scelta alle scuole”, come se in tema di violenza di genere non dovesse esistere ciò che è giusto e che è sbagliato, ma ciò che ci va o non ci va di dire ai ragazzi. “Vogliono imporre la loro ideologia ai bambin i”, replicano i nemici del ddl. E certo. Il giorno del Black lives matter VOgliono imporre l’ideologia afro-americana. Eppure qualcosa su cui aprire delle discussioni c’era, nel ddl Zan che tanto piaceva al suo Scalfarotto. Discussioni che poggiavano su premesse di verità però, dall’utilità o meno di una repressione penale allo scivoloso confine tra opinione e reato di opinione
    (istigazione). Ma a Renzi non interessava la discussione, interessava il compromesso. Quello con Salvini però. Ed è così che in questo terreno opaco in cui s’è mosso, al suo solito, è inciampato nel “fate schifo” di Chiara Ferragni. Un “fate schifo”di cui si è preoccupato moltissimo, perché “la politica non si fa con i like”, ripete a m o’ di mantra da mesi, ma appena lo cazzia la star da milioni di follower lui subito “Confrontiamoci”. Che poi è quello che ha risposto Salvini a Fedez, sullo stesso tema, poco tempo fa. Affinità elettive. Insomma. I due politici più nonbinary, più FLUIDI del Paese contro il ddl Zan. Vedi la vita, quante sorprese.

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