Conte deve rompere con Grillo e farsi il suo partito: così il centrosinistra avrà la terza gamba

(Luca Telese – tpi.it) – Mentre tutti gli osservatori in queste ore si chiedono “come” farà Giuseppe Conte a ricucire lo strappo con Beppe Grillo, a me sembra più opportuno provare a spiegare perché l’ex premier questo strappo dovrebbe renderlo al più presto definitivo. Conte dovrebbe davvero approfittare di questa occasione per varare una sua lista personale.

Sarebbe un bene per lui, ovviamente, ma anche per tutta la coalizione: con una nuova gamba i giallorossi aumenterebbero lo spettro della loro offerta politica, potrebbero attrarre elettori che oggi non si riconoscono in nessuno degli attuali partiti: né i due maggiori, né tantomeno le poltiglie renziane e centriste.PUBBLICITÀhttps://819e2f36ab26635923a53f97a932fe75.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

Conte, oggi, dentro il M5S è costretto a mille compromessi che rendono difficile l’esplicitazione piena della sua leadership. Conte, oggi, fuori dal M5S è nelle condizioni ideali per portare un valore aggiunto.

Lo show con sberleffo di Grillo contro “l’ex premier – con tanto di foto posata in mezzo ai parlamentari (con lo statuto del contendere stretto in mano e brandito, come uno scalpo) – non è stato un semplice episodio, o una boutade, ma segna un punto di non ritorno: è la fotografia di un tentativo di fissare un rapporto di forza e di sottomissione.

Il padre e padrone del M5S si è ripreso la sua creatura e si è fatto interprete di tutte le correnti impazzite che, oggi, dentro il movimento, per un motivo o per un altro, non vogliono nessuna leadership.

Un vero e proprio vaso di Pandora a cinque stelle in cui tutti sono contro tutti: c’è chi vuole cambiare la regola dei due mandati (come proponeva Conte) perché altrimenti dovrebbe lasciare, chi la vuole mantenere a tutti i costi (ma solo perché, mandando via i più anziani avrebbe più possibilità di essere eletto), chi ha aderito alla proposta scissionistica di Davide Casaleggio, chi se n’è andato nel gruppo misto perché è stato espulso da Casaleggio, chi perché è stato espulso da Luigi Di Maio, chi da Vito Crimi. Molti ci sono finiti solo perché non volevano pagare le quote. Molti sono ancora dentro il movimento, ma in ogni caso non vogliono pagare le quote (perché sanno che non verranno rieletti). Alcuni non pagano le quote per dissenso politico, altri per fare i furbetti, altri ancora per entrambi i motivi.

Qualcuno sogna un nuovo M5S cresciuto dopo l’esperienza di governo. Qualcuno vuole un nuovo M5S che azzeri l’esperienza di governo. Tutti questi differenti stati d’animo – antitetici tra loro, dal ribellismo al governismo – si sono catalizzati durante lo show di Grillo in un inconfessabile sentimento di nostalgia, nella speranza di poter tornare ai bei tempi dei mille “No” e dei tanti “Vaffa”. Ma questa nostalgia è un inganno.

Il Movimento non potrà mai tornare quello di prima, non ci si può tuffare due volte nello stesso fiume. Il punto vero di rottura tra Grillo e Conte non è dialettica, è politica. L’ex premier ha capito la cosa più importante. E cioè che, stretto nell’abbraccio di quello che non potrà più essere, con l’apparente conforto di questo sentimento di nostalgia per quello che non sarà mai più, il Movimento muore.

Non c’è più spazio per il ritorno ai bei tempi del “Vaffa”: la “scatoletta di tonno” (per stare ad una delle metafore più celebri di Grillo) è stata aperta dall’apriscatole della protesta, e adesso – dentro – ci sono i ministri e gli eletti pentastellati. L’assalto dei Grillini “al Palazzo” non è più possibile, perché adesso nel Palazzo ci sono loro.

Quello che è più difficile da capire, poi, è che anche gli elettori sono cambiati: i barbari hanno conquistato le cittadelle del Potere, e questo – come ai tempi dell’Antica Roma – li ha mutati per sempre. La pandemia ha cambiato le esistenze, le domande, i bisogni della protesta, anche di quella più radicale: gli elettori che gonfiarono le vele della grande contestazione, in nome dei valori, adesso hanno bisogno di una grande ricostruzione, che avvenga in nome degli stessi valori.

Non vogliono più il nome di un ministro da appendere in piazza. Vogliono un ministro che faccia cose diverse, ad esempio che difenda gli interessi collettivi e un modello di sanità diverso nel nome delle loro esigenze. Il reddito di cittadinanza è già arrivato – bene o male – e adesso l’Italia è quella dei mille cantieri che sorgono in nome dell’ecobonus al 110%, grande intuizione del Governo Conte (di cui purtroppo nessuno dei dirigenti Pd e M5S parla).

Ecco perché quella sfuriata di Grillo non è stata frutto del caso: è la tentazione del fondatore di usare il simulacro di Conte come un catalizzatore per tornare agli spiriti ribelli delle origini. E, nella sua conseguenza subordinata, per condizionarlo e limitarlo nella sua opera di rinnovamento.

Il ché sembra addirittura puerile: un partito della rabbia in Italia c’è già: un partito di lotta e di governo ha già rubato i suoi voti al vecchio M5S, un partito che quando diceva i suoi No riusciva miracolosamente a tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Questo partito si chiama Lega. È il partito più antico della politica italiana, ed è una forza che è abituata a gestire i suoi contrari.

Anche il partito della coerenza intransigente c’è già: ha detto che stava all’opposizione e ci è rimasto. È il partito di Giorgia Meloni.

Certo, se nasce la lista Conte, il M5S resta come una bad company in mano a Grillo, ma avrebbe comunque uno spazio politico, anche se più marginale. Potrebbe raschiare qualche mollica di consenso tra gli arrabbiati di sempre. E, se è vero che un partito riformista e progressista in mano a Conte ruberebbe voti sia ai Grillini residuali che al Pd, non c’è dubbio che questa formazione sarebbe in grado di contendere voti (anche al centro) che adesso la coalizione giallorossa non riesce ad intercettare.

Ed è questa – direbbe Bersani – la nuova “mucca nel corridoio” che i dirigenti dei due partiti cardine della coalizione oggi non riescono proprio a vedere. Il centrodestra sta vincendo la partita del dopo-pandemia: sta vincendo nella società, nei sondaggi, e persino nel Palazzo, dove offre a Mario Draghi un gioco di sponda e una candidatura al Quirinale. Serve dunque la capacità di sparigliare, per poter cambiare l’offerta, per poter aderire alle nuove esigenze.

Serve l’opportunità che Grillo, con il suo show megalomane e distruttivo, ha inconsapevolmente offerto. Altrimenti, anche questo compiaciuto attardarsi crepuscolare nella gestione di una piccola rendita di poltrone e di governo resterà come un ballo sul ponte del Titanic. L’ultimo inebriante giro di danze, mentre la nave affonda.

26 replies

  1. Dai giuseppi fatti il tuo partito con il simbolo del pd-l, e ripulisci il mv5 * dagli infiltrati pdioti, il primo che ti puoi prendere è fico la taverna la lombardi e tutti i poltronari imbullonati nel governo draghi, portati anche gigino, potrebbe servirti x leggere le veline.

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  2. Sondaggio Ipsos, il confronto tra M5s e Conte: «L’ex premier è popolare, ma senza il Movimento rischia di non prendere molti voti».
    «Conte prenderebbe un abbaglio se ritenesse che il gradimento verso di lui, indubbiamente alto, fosse la base di un partito come ad esempio En marche di Emmanuel Macron in Francia», spiega Risso. «Intorno a Conte nascerebbe l’ennesima formazione centrista di cui l’Italia ha un record (sono già 18). Il segno della rottura fra Conte e M5S sarebbe quello dell’ennesimo sfilacciamento del sistema politico italiano esattamente l’opposto di quello che gli italiani chiedono». Secondo Risso, al momento gli Italiani prediligono le figure che uniscono il Paese (come Sergio Mattarella e Mario Draghi, che hanno il consenso al 70%). Secondo Nicola Piepoli, fondatore dell’istituto omonimo, un partito di Conte può essere solo «qualcosa che esiste nel mondo fantastico». «Conte, per quanto valido, senza un partito si troverebbe in una posizione diversa rispetto ad avere, come avviene adesso con il M5S, uno scudo che lo protegge», spiega a Il Messaggero.

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    • Mattarella e Mario Goldman-und-Sachs con il “consenso” al 70% ???….
      Qui i casi sino due:
      – i hai pippato “robbba” tagliata male oppure….
      sei appena tornato da Marte dove hai evidentemente accompagnato la sonda cinese.
      Non lasciarci nel dubbio…. dicci qual’è la ricorrenza… :-p

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      • D’ altra parte uno che ha il nickname “seiunapatacca” ,riferita a sé stesso, cos’ altro poteva scrivere se non delle fesserie?

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  3. ILARIA PROIETTI
    Non saranno preoccupati come Silvio Berlusconi, che quand’era a Palazzo Chigi pur di zompare i processi si era addirittura fatto fare una legge apposita sul legittimo impedimento. Ma a quanto pare
    anche per i parlamentari semplici le aule di giustizia sono fonte di preoccupazione: dalla scorsa legislatura premono per fare in modo che, se convocati in tribunale, almeno non risultino assenti ingiustificati alla Camera. Non è l’accusa di assenteismo che li preoccupa, piuttosto la perdita della diaria che viene riconosciuta a fine mese in base all ’assiduità delle presenze ai lavori. E così il collegio dei questori di Montecitorio ha accolto le doglianze degli interessati varando nuove regole che integrano la disciplina delle assenze alle sedute d’aula, delle giunte e delle commissioni: i deputati chiamati “all ’espletamento di atti nel corso di procedimenti giudiziari per obbligo di legge e su richiesta dell’autorità competente” saranno assenti giustificati e non perderanno un centesimo. Proprio come chiedeva un ordine del giorno approvato nel 2015 in cui se ne faceva una questione di principio: “I deputati possono essere chiamati quali testimoni in processi civili o penali, non presentarsi a rendere testimonianza in tribunale
    costituisce ipotesi di reato; per le esigenze d’Aula, spesso gli stessi si trovano costretti a chiedere al giudice il rinvio del processo per giusto impedimento, con inevitabile allungamento dei tempi della giustizia: si invita l’Ufficio di Presidenza a valutare l’opportunità di considerarli giustificati ai fini della presenza”. Le nuove regole, che recepiscono questo odg, non dovrebbero dunque applicarsi ai
    deputati eventualmente imputati: sicuramente non serviranno a consentire ai molti deputati che sono anche avvocati di cumulare, col pretesto della giustifica, la parcella e la diaria. Secondo la delibera restano infatti esclusi gli atti processuali “riconnessi all’esercizio di attività professionali in qualità di difensore, perito o consulente tecnico”.

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  4. Scusi se mi permetto caro Telese, ma se fosse così facile perché non lo arebbero fatto altri quello quello che consiglia a Conte ? Il leu ,per esempio,come mai non ha avuto nessuno successo ? I risultati del m5s sono il risultato di una contrapposizione netta con la politica dei partiti ,intuizione ,bispgna riconoscerlo, di Grillo.Se togli quello siamo davanti a un ennesimo partito uniformato destinato per questo al fallimento,con o senza Conte.r

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  5. Comunque da un punto di vista tecnico non è sbagliata la pensata di TElese.
    Cioè se i 5s si assestano senza conte tra il 12 e il 14 (abbundantis abbondandum), Peppino intorno al 10, rubando qualcosa anche al pd, che si assesterebbe sul 18, Leu 3 qua si supera abbondantemente il 42%.

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    • A parte che stiamo parlando di sondaggi e proiezioni, quindi numeri di fantasia (ricordiamo che, stando ai sondaggi, non doveva esserci la Brexit, Hillary Clinton doveva vincere le elezioni al posto di Trump e Monti nel 2013 doveva prendere la doppia cifra da solo). Ma anche dando credito ai numeri, il grosso dei voti del partito di Conte sarebbe sottratto al M5S e al PD: non riuscirebbe a spostare molti indecisi, verosimilmente non più di un 2%. e allora la somma sarebbe grosso modo quella attuale, non vedo grande vantaggio per il centrosinistra nell’operazione suggerita da Telese.
      E comunque Conte non potrebbe essere candidato premier della coalizione, visto che non sarebbe in ogni caso il leader del partito di maggioranza relativa.
      Anche se il PD è talmente coniglio e Letta ha un carisma così forte che forse sì, magari manderebbe avanti Conte.

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  6. grillo sfanculava, conte ha sottomesso come un cagnolino salvini in parlamento, però imparate qualcosa da renzi che con due e una cicca ha sfanculato tutti. e se la ride.

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    • @jack
      Per sfanculare tutti, invece di entrare in politica e farlo con i miliardi di euro pubblici come il suo mentore,( facile, facile ) poteva dimostrare il suo genio non nel male e a detrimento della collettività ma magari mettendo su un’azienda e liquidarla in 4e 4 che fanno 8.
      Il rampollo ha scelto la politica pensando di essere un leader a parlare di milioni come se fossero noccioline e noi scimmie arboricole o di savane , e adesso
      Pubblicità.

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  7. renzi è ai miei antipodi, è stata una provocazione, spero che grillo e conte trovino una quadra. altrimenti……altrimenti ci arrabbiamo.

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  8. @Jack
    E quando mai ci siamo “arrabbiati”?
    Lo sanno benissimo. Persino in Grecia quando è arrivata la Troika hanno lasciato Tsipras al potere. Almeno per salvare la decenza. Qui per ben due volte in pochi anni la “Compagnia dei Migliori” a miracol mostrare… Squilli di trombe…. Con quali risultati e quanto siano “Migliori” lo abbiamo ben visto. Chiedere agli esodati. Però hanno pianto, il “cuore ” era salvo: è quello che conta, no?
    E adesso abbiamo l’ esercito in strada ed un Generale a gestire – come lo vediamo, purtroppo… – l’ operazione più sensibile degli ultimi decenni. Per non parlare del Papa che interviene platealmente nei riguardi del Parlamento senza neppure cerc are di salvare le apparenze. Visto dall’ estero deve sembrare inaudito. Oltre a continuare ad essere il Porto per i migranti d’ Europa, ma continuiamo a credere che ci “aiuteranno” mentre in realtà ce li rimandano indietro.
    Sanno che possono, e lo fanno.

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  9. Intanto ci distraggono: si inginocchieranno gli azzurri? E la “Giornata ” per parlare di omofobia si organizzarà alle Elementari?
    Mai qualcuno che organizzi una “giornata della Matematica”, mai. Tra l’ altro non sarebbe divisiva, come tutte le altre, ma a quanto pare quella di dividerci è diventata la massima mission. SU tutto, e mi pare che ci stiano riuscendo benissimo.
    Ormai c’è una giornata su tutto, il che vuol dire che non importa più di nulla. Il troppo stroppia. E per imparare qualcosa c’è tempo? Siamo tra gli ultimi in Europa – e nel Mondo – come competenze e qualità delle nostre Scuole e Università, e chi può trasloca nelle Private. E’ questo che si vuole? La scuola pubblica come refugium peccatorum per “integrare e socializzare”? Giusto per far creare ai privati la classe dirigente e bloccare definitivamente l’ ascensore siociale? E’ qui che si vuole arrivare a forza di “Giornate”?
    Nel frattempo andiamo a rotoli, però in modo politicamente corrretto. Ma i gay non hanno bisogno anche loro di un lavoro, di essere curati decentemente, di riempirsi la pancia, di avere un po’ di privatezza? A sentire la propaganda, solo Gaypride…

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  10. Peccato che per quanto riguarda il panem…
    Anzi, ci sarà una inflazione alle stelle, quindi è più che mai necessario che sia il potere stesso a guidare le proteste, indicando ossessivamente “valori,” a costo zero ( in soldi da erogare, si intende) nei confronti dei quali convogliare le proteste.
    Il potere stesso che indica – anzi, prescrive- le ingiustizie contro cui protestare. Bingo!
    Meglio di così…

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  11. In pratica Telese auspica la solita stampella al PD, e la chiama gamba, solo che al posto del Movimento ci metterebbero Conte non certo più amato, anzi temuto nei sondaggi, ma perlomeno più affidabile.

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