Regnum Italiae

(Giuseppe Di Maio) – Gli incredibili innamoramenti fomentati dalla stampa per cialtroni acclamati leader servono a esprimere maggioranze parlamentari incapaci di rifondare il lavoro, il welfare, la giustizia. L’Italia è un paese arretrato, e nel paragone spesso perde persino con l’umile Grecia. Difatti, anche quel popolo di albergatori dispersi nell’Egeo possiede un salario minimo, mentre da noi si levano mille Cassandre al solo proporlo.

La restaurazione e il reingresso nel governo delle destre sta rimettendo in discussione tutte le conquiste dell’epoca Conte. Allo stesso modo dell’altra pandemia, la spagnola, quando al biennio rosso seguì il Fascismo, cioè quando le delusioni di classe del dopoguerra furono irreggimentate in un fisicismo di massa che spense il loro potere eversivo. I padroni allora furono presto tranquillizzati: non punirono gli assassini delle squadracce, non schierarono l’esercito contro le camionette della strana politica dagli ormoni maschili.

Ve lo domandate ora dov’è il gen. Pappalardo? Dove sono i mazzolatori di Casa Pound intolleranti alle chiusure e negatori del virus? Dov’è la Meloni tra i dimostranti, dove sono i dimostranti? E Salvini, Sgarbi, Bocelli e virologi d’accatto perché non occupano più la biblioteca del Senato? Spariti tutti. Questo governo garantisce ai padroni che il nostro paese cancellerà il reddito di cittadinanza, non introdurrà il salario minimo, e restaurerà la prescrizione. Tutti potranno rubare impuniti, e la destra sarà sazia. A parte Salvini, ingrassato dai selfie tra caciotte pere e carciofi, che per problemi suoi fa ancora il sindacalista dei desideri illegittimi della gente.

Che destra! Che paese! Eppure stavolta l’Europa i soldi non ce li ha presi, ce li dati. Stavolta l’Europa ci sollecita riforme di civiltà, sui salari, sul welfare, sulla giustizia, sulla “libertà” di stampa. Stavolta l’integrazione europea ha bisogno di un colpo di reni, e all’Italia viene chiesto di attenuare l’inefficienza e la corruzione, non di elencare le città e paesi da visitare agli Schulz di turno. Ma la vittoria dei padroni italici è ideologica. Gli italiani non saprebbero che farsene della giustizia e dell’eguaglianza, e dunque non le sognano. Essi aspettano che venga il loro turno per godere i frutti dell’iniquità e della disuguaglianza.

Tant’è vero che non inorridiscono quando un loro leader vuole farli lavorare a 600 euro al mese. E non replicano se la loro sinistra non capisce che è proprio il cumulo illegale di uno scarso reddito di cittadinanza e un lavoro nero mal pagato, a fare il salario appena appena degno che a loro è negato dalla legge.

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