Barletta, consegnata dopo 78 anni la lettera inviata dalla Russia da un ufficiale mai tornato: “Questa è la notte di Natale

(Daniela Lanni – lastampa.it) – Seconda guerra mondiale, fronte russo, Natale del 1942. Risale ad allora la lettera scritta, ma mai giunta a destinazione, dal tenente Vincenzo Fugalli, originario di Barletta, partito con il Settimo Reggimento Alpini di Belluno, e mai ritornato a casa perché morto sul campo di battaglia. Una missiva dal valore affettivo inestimabile e consegnata ieri, 78 anni dopo, alla nipote del giovane soldato barlettano, da una donna di Mantova la cui famiglia negli anni si è impegnata per il rientro delle salme dei caduti italiani sul fronte russo. Il tenente di complemento, all’epoca 23enne, morì un mese dopo averla scritta, il 26 gennaio 1943 durante la battaglia di Nicolajevka. Così quella lettera non fu mai spedita. La data scritta a mano sui fogli, oggi un pò ingialliti dal tempo, risale alla sera del 24 dicembre 1942, la vigilia di Natale. «Questa è la notte di Natale, sto scrivendo e intanto, nel ricovero che è attiguo al mio, stanno intonando la Pastorella e si dimenticano persino del rancio che tarda ad arrivare – scriveva il giovane ufficiale pugliese –. Fuori nevica forte, si vede che il Bambino deve nascere anche qui, l’ambiente è quanto più propizio e suggestivo. Le vedette hanno un pò freddo e molta nostalgia, vado fuori…È un chi va là continuo che si ripete lungo tutta la trincea».  «Non mi sono mai sentito più orgoglioso e più fiero e più tranquillo di adesso. Sarei felice se sapessi che tra di voi ci fosse soltanto un poco della mia tranquillità – spiegava sempre nella lettera –. Siate sereni: ho la migliore assoluta che non mi potrà mai capitare niente anche se camminiamo in mezzo alle mine e se andassi a cento assalti».  E poi la descrizione dei suoi compagni soldati. «La soddisfazione che provo ad essere il capo, il confidente, l’amico di questi ragazzi magnifici – ha detto – sarà certamente la più bella di tutta la mia vita. Vorrei raccontarvi di ognuno di loro perché uno è migliore dell’altro. Ho ragazzini di appena vent’anni e reduci dell’Africa, dell’Albania, della Francia, del Montenegro, molti hanno già famiglia, molti raccontano dei figli lontani ma nel dovere, nel servizio gravoso, nell’obbedienza, nella compassione reciproca». La missiva era custodita tra le pagine di un libro ritrovato in Russia da un reduce di guerra, Tino Davini di Mantova. Per pura casualità la figlia Olga, aprendo quel volume l’ha ritrovata, decidendo di cercare la famiglia del soldato pugliese per consegnargliela. Un obiettivo non semplice da raggiungere. Per riuscirci, Olga Rosa Davini, ha mobilitato i media e ha sfruttato tutti i canali social. Un lavoro durato anni, ma ben ripagato dalla soddisfazione di aver portato a termine un impegno iniziato dai suoi genitori.  «I miei genitori, particolarmente mio padre, – ha spiegato Olga Davini – si sono adoperati senza tregua nel dopoguerra con il governo russo per rendere possibile il rientro delle salme di alcuni soldati caduti su quel fronte durante il secondo conflitto mondiale. Io ho raccolto quest’eredità innata – ha spiegato – e proprio nel corso delle infaticabili ricerche ho ritrovato il manoscritto che, dopo il tam tam tam con successo tramite i canali social e i media, posso riconsegnare alla famiglia del tenente Vincenzo Fugalli».

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