Natalia Aspesi: “Il neofemminismo è vittimista. Basta Biancaneve. Faccia la puttana e si diverta”

(Martina Piumatti – ilgiornale.it) – “Femministe vittimistiche. E Biancaneve si diverta”. Le “stoccate” di Natalia Aspesi

Insultata dalle neofemministe da social perché ha osato bacchettarle. Vista con sospetto dai nuovi maître à penser dall’ideologia formato hashtag.

Lei, Natalia Aspesi, 92 anni e femminista da cinquanta, non si tira certo indietro. La giornalista de La Repubblica contrattacca con stile, impartendo una lezione di politicamente scorretto che infilza le ipocrisie diffuse su tutte le questioni che scottano.

Fedez? “Un episodio privo di valore per gli omosessuali”. Ddl Zan? “Preferisco leggere l’Ulisse di Joyce”. Biancaneve e il consenso al principe? “Ma basta. Faccia la puttana e si diverta”. A ilGiornale.it tutte le stoccate di una femminista vera.

A giudicare dalle critiche al suo pezzo, il femminismo sembrerebbe morto inseguendo i like?

“Non guardo i like, sono qualcosa di irrilevante e non mi interessa cosa pensano sul web. Queste sedicenti neofemministe, non è che mi hanno criticata, hanno proprio chiesto la mia testa. Siccome sono molto anziana e ho vissuto una vita di cui sono abbastanza soddisfatta, vedo tutto da molto lontano e la critica mi fa sorridere, perché poi sono anche molto presuntuosa. Io penso sempre di esser meglio, capisce? Per cui le critiche le leggo volentieri e non ne tengo conto”.

Catcalling, bodyshaming, body positive: sono queste le nuove battaglie del femminismo?

“Sono tutti termini che copiamo dall’America e di cui non abbiamo neanche la traduzione. Non ci appartengono. Sono solo etichette che consentono di parlare, di scrivere, ma le battaglie sono altre. Questo nuovo modo di essere femminista dipende dai tempi. Quando lo eravamo noi, le donne non avevano nulla, non avevano le leggi che le proteggevano e se volevano sposarsi dovevano essere vergini. Noi abbiamo tracciato un terreno di libertà e adesso le libertà sono molto modeste, ecco. Non sono come chiedere la parità di compenso, di lavoro o la possibilità di fare carriera come si chiedeva prima, adesso si chiede che gli uomini non ti dicano: ‘Stai zitta’. Insomma, è questione di prospettive e queste mi sembrano piccole”.

Le ha definite “vittimistiche”.

“È un femminismo vittimistico perché non pensa mai di sbagliare. Ma anche noi donne commettiamo degli errori, non siamo perfette. Sono tutti discorsi abbastanza inutili che si fanno perché c’è quella maledizione dei social, che io non seguo per cui non ne so nulla. Non perdo il mio tempo a rincorrere i social, dove poi tutti dicono le stesse cose”.

Lei, cinquant’anni fa, avrebbe insultato una donna non in linea con le sue idee o il femminismo di allora era più democratico?

“Una volta si era più educati, non si insultava nessuno. Non sapevamo nemmeno come si faceva, non eravamo proprio abituati a insultare. C’era più solidarietà tra le donne, adesso le donne sono apparentemente solidali, ma in realtà si detestano. Fanno finta di essere tutte unite contro l’uomo cattivo, il patriarcato poi quando lavorano insieme si detestano. Negli anni settanta c’era un’unione mondiale vera delle donne. Adesso noi siamo molto provinciali, non ci interessa minimamente se negli altri paesi migliaia di donne vengono violentate o lottano perché non venga cancellata la legge che consente l’interruzione di gravidanza. Allora non è vero che siamo femministe. Siamo egoiste”.

Tutta colpa del Metoo?

“La parola colpa non fa parte del mio linguaggio. Per me nessuno è mai colpevole, parlerei più di responsabilità. Il Metoo è stato un movimento americano. Ha funzionato in quel contesto perché l’America è un paese molto moralista. Noi siamo molto più vivaci e cattolici. Chi pecca da noi ha la confessione e quindi il perdono. Gli americani appartengono soprattutto a gruppi protestanti ossessionati dal peccato, noi, invece, ce ne fottiamo del peccato. Andiamo a chiedere il perdono e con tre Ave Maria siamo a posto”.

L’applicazione indiscriminata di un principio anche giusto può essere pericolosa. Qual è il pericolo nel caso della censura contro il biografo di Roth?

“La cosa divertente è che parliamo sempre di molestia, ci scandalizziamo perché l’uomo di turno ha toccato il sedere, però, non si parla mai di sesso. Per esempio, nei libri di Roth si parla di sessualità, che non sarà quella di tutti ma è la sua, quella di un uomo che ha raccontato in modo meraviglioso cosa significa amare col corpo, non con l’etichetta”.

È un po’ quello che accade con le distorsioni della cancel culture: dai libri da censurare alle statue da abbattere o alle favole da riscrivere in modo conforme agli ideali, o etichette, di turno.

“Questa è una cosa vergognosa di cui non voglio neanche parlare, perché cancellare la storia è sempre sbagliato”.

In una società dove la difesa dei diritti si ribalta in gogna o bavaglio per chi dissente, il politicamente corretto seppellirà ogni coscienza critica?

“Io sono per la totale libertà, anche per chi dice delle cose su cui non sono d’accordo. Altrimenti tutto si appiattisce in una sola direzione. Adesso lei mi vuol dire perché tutti hanno scoperto di essere fluidi, non binari? Frase stupenda, che tra l’altro mi fa sempre pensare al tram”.

Che idea si è fatta del caso Pio e Amedeo? Conta la parola o l’intenzione?

“Io non guardo la televisione. Ma certo che hanno ragione: conta l’intenzione. Cosa me ne frega che non si può dire ‘negri’ se poi di fatto non li paghi adeguatamente per il lavoro che fanno. Chiamali come vuoi, ma poi considerali degli esseri umani. Si dà troppa importanza alla parola. Poi, certo, dipende da come lo dici. Se io dico al mio amico omosessuale ‘frocio’, lui non si offende perché siamo amici, ma se lo dico a un ragazzetto con disprezzo, ha ragione ad offendersi. Dipende tutto dall’intenzione, dal contesto. La guerra alle parole non serve e purtroppo la si fa per ignoranza. L’ignoranza è pericolosa, ma io sono vecchia e non me ne importa nulla”.

A proposito di parole, la Treccani ha appena cancellato dal dizionario online “cagna” e “zoccola” come sinonimi di donna. Era ora o no?

“Non si può dire che zoccola è sinonimo di donna, ma non andava cancellato. La storia non va mai cancellata. Anziché cancellare, si potrebbe inserire che in passato veniva usato in modo dispregiativo. Ora non lo usi più, sono parole vecchie. Adesso al massimo lo dici in inglese”.

E Fedez ha fatto bene a usare il palco del primo maggio per parlare del ddl Zan?

“Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma non ha fatto nulla, né di importante né di straordinario. È la pochezza della nostra testa che fa si che un cantante dica ‘viva il ddl Zan’ e tutti i giornali poi ne parlino. È un episodio privo di valore nella storia degli omosessuali e nella quotidianità. A me non ha fatto nessun effetto”.

Lei è d’accordo con il ddl sulla omotransfobia e se non lo fosse me lo direbbe o avrebbe paura di risultare omofoba?

“Non lo posso dire perché non lo conosco e mi pare che non la conosca nemmeno la maggior parte della gente che ne parla. Io non l’ho letto e non mi pronuncio su una cosa che non conosco fino in fondo. Bisogna leggerlo e io non ho voglia. Preferisco leggere l’Ulisse di Joyce che occuparmi di queste cose. Sono molto vecchia e queste questioni su cui si dibatte tanto per me sono una grande perdita di tempo. Posso avere un mese, un anno, un minuto e allora mi occupo d’altro”.

E Letta le piace?

“A me per ora, perché poi gli amori finiscono, l’unico che piace è Draghi. Perché non è un politico ma sa fare un mestiere che non è il suo e che in questo momento sa fare solo lui. Che è anche quello di aiutare questo paese a uscire da queste discussioni politiche ridicole. Perché tanto è ovvio che alle prossime elezioni vincerà la destra. Per cui è inutile star lì tanto a litigare. Fate vincere la destra e poi tra dieci anni tornerà la sinistra. Se sarà capace di farlo”.

E la stampa come sta? C’è polarizzazione o confusione?

“La stampa si divide tra un giornale come il suo e i suoi accoliti e gli altri giornali quasi democratici come Corriere e La Repubblica. L’unico giornale che forse… no ma questo non lo posso dire”.

Me lo dica pure…

“No, no… non posso! Senta, io ogni giorno leggo The Guardian e New York Times. Praticamente i giornali italiani non li leggo, perché le diatribe tra Salvini e Meloni, o chi per essi, non mi interessano. A me piace il New York Times che in prima pagina ha sempre un enorme foto a colori: un punto del mondo che mi porta là dove la gente muore, non ha una casa o da mangiare. E mi ricorda il mondo, non la provincia italiana. Ormai dovremmo vivere nel mondo, basta un click e parli con uno dell’isola di Pasqua, e invece più possiamo raggiungere il mondo più parliamo del nostro villaggio”.

A proposito del nostro “villaggio”, il caso del figlio di Grillo: cosa ci dice? Per la donna non è cambiato niente o invece sì?

“Io ho cominciato a seguire le cause di stupro negli anni Settanta, i processi erano veramente tremendi e gli avvocati difensori si scagliavano contro la vittima come fosse la vera colpevole. Oggi le cose sono molto cambiate. Infatti mi pare che nessuno abbia preso le parti del figlio. Per cui il video di Grillo mi sembra sia un tentativo di difesa ormai fuori tempo”.

Quote rosa: è una vittoria o una sconfitta?

“Intanto una cosa di cui non si parla più. Sono roba del passato le quote rosa. Secondo me però erano giuste, perché non basta essere molto brave per ottenere quello che si merita. E siccome sono sempre gli uomini che scelgono la quota rosa è indispensabile. Era, perché adesso non ci sono più”.

Ministra o ministro?

“Non me ne frega nulla delle parole. Le parole non contano, l’importanza e avere quella funzione. Poi se ti chiami ministro, ministra, ministressao ministrona non ha importanza.

Cosa direbbe a Rula Jebreal che boicotta una trasmissione perché gli ospiti sono tutti uomini?

“Dipende dalla trasmissione. Se la trasmissione è sui baci voglio che ci siano sia uomini che donne. Invece, se è una trasmissione partitica e sono tutti uomini che dicono stupidaggini, mi va benissimo perché così almeno noi donne non facciamo una brutta figura”.

Oggi solo “chi non ha più futuro” ha coraggio di dire quello che molti pensano ma non dicono?

“Io non avendo futuro posso permettermi di dire quello che voglio. Tanti non possono farlo, perché se dicessero qualcosa contro il proprio datore di lavoro probabilmente oggi verrebbero licenziati. Io non ho nulla da dire contro il mio direttore, però, se lo avessi probabilmente lo direi”.

È ancora possibile dire quello che si pensa o non essere conformi al politicamente corretto ci fa paura?

“Francamente mi sembra che si può ancora dire tutto. Se poi degli scemetti ti augurano la morte sui social chi se ne frega. Tanto poi non ti ammazzano”.

Se fosse Biancaneve, vorrebbe le venisse richiesto il consenso, come è stato invocato dalle neofemministe, o si riserverebbe il diritto di dare uno schiaffo una volta sveglia?

“Cosa vuole che me ne freghi di Biancaneve. Io non voglio parlare di queste cose insignificanti, e nemmeno divertenti tra l’altro. Questi discorsi minimi mi hanno davvero stufata. Basta Biancaneve. Faccia la puttana e si diverta”.

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40 replies

  1. Ma basta!
    “Ognuno vada dove vuole andare/ ognuno invecchi come gli pare…”
    Possibilmente in silenzio per favore. Non se ne può più.

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  2. tranquilla Natalia, di puttane ce ne sono a iosa senza sollecitarle.
    Anche di antifemministe ne escono fuori ogni giorno, però non mi pare che tra loro ci siano mai state delle eroine dell’autodeterminazione.
    Pensa un pò, “io dico quello che voglio” ma non ha niente da dire nei confronti del “sambuca”, altrimenri…….
    e poco prima “no questo non lo posso dire”
    pensieri poco coordinati direi….

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  3. “Faccia la puttana e si diverta”.(la vita è breve aggiungo)Ha, ha, ha.Grande…una delle migliori “interviste” lette degli ultimi tempi.Condivido in pieno il pensiero.(C’era più solidarietà tra le donne, adesso le donne sono apparentemente solidali, ma in realtà si detestano).Forse lo sbaglio sta nel essere solidali solo con voi stesse? L’altra metà del cielo?Da quando in qua le “rivoluzioni” si fanno per divisione di sesso? Domando per un amico.Comunque viva le donne.”Simpatiche” pure a 90 anni.

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  4. Vabbé, è fan di Dragula.

    Però via, un’intervista da leggere alla Boldrini mentre sta inginocchiata sui ceci.

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    • Al di fuori della cabina elettorale, e nella Storia, questa e’ una delle nobili differenze tra Destra e Sinistra.

      Senza Misteri, senza divinita’, senza guerre, senza segreti, con molti totem che non richiedono adorazione e molti tabu’ che avidamente invocano la riflessione dei cittadini e delle cittadini, delle Istituzioni, financo dei bambini e delle bambine.

      Togliere allo sfruttamento qualinque giustificazione empirica e vederne gli effetti sui diritti di ognuno e’ uno degli effetti del progresso, il quale di per se’ incarna l’ideale “ragionamento della Ragione” volto al piacere del meglio, ma condiviso. Il folle piacere di poter pensare che il peso dei millenni nella Storia delle persone puo’ essere piegato ad una logica migliore, poiche’ diversa ed opposta. Come quando lo stupro divenne un reato contro la persona e non contro la “morale” (spiegando altresi’ la funzione di leggi come la Zan).

      Dire che le prostitute si divertano e’ ripugnante. come fare violenza al prossimo, uccidere la natura per riempire il mondo con il superfluo, avvelenare il futuro, rubare il gioco ai bambine e alle bambine.

      Partire da qui.

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    • PaoloDR,
      non lo intendeva nel senso di “prostitute”, ma nel senso di donne libere…e già il fatto che usi questo gergo becero la dice lunga.
      Non ho apprezzato una sola virgola di questo pensiero sconnesso.
      Non fa che ripetere che è vecchia, quindi si può permettere di dire, fare, pensare… implicitamentente ammettendo che, se avesse qualcosa da perdere, se ne guarderebbe bene.
      E questa sarebbe libertà?
      Mi ha fatto l'”effetto Santoro”, che ieri, da Floris, si è fatto smerdare persino da Sallusti.
      Mai avrei pensato di dare ragione a quest’ultimo, in un loro confronto, ma pretendere che la stampa, per essere da lui considerata democratica, debba dare spazio alle peggiori caxxate e bufale, che so Neil Degrass Tyson messo alla pari con un terrapiattista, lo qualifica: bollito.

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      • no, mi spiace, ma sbaglia

        le parole hanno il loro significato e usarle a sproposito, sopra tutto per chi le usa
        come mestiere, è scorretto e genera ambiguità che invece avrebbe il compito di dissipare.

        la “prostituta” si fa pagare per fornire quel tipo di prestazioni
        e si diverte a fornirle come un lavoratore al call center si diverte a chiamare sconosciuti
        per offrire contratti telefonici, o per la fornitura di luce e gas, forse anche meno.

        esisterebbe un termine per quello che suggerisce lei, ma, essendo abbastanza pudico,
        e quindi non facendo audience, non viene usato, che è “libertina”
        (esisteva anche un sinonimo, la versione volgare, ora censurata
        sulla Treccani dalle femministe, che quindi non ho più la possibilità di riportare)

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      • Guarda che SONO D’ACCORDO CON TE.
        È lei che usa il termine in QUEL senso, non io.
        Infatti scrivo: “e già il fatto che usi questo gergo becero la dice lunga.”
        Pensa di essere “moderna”, invece è antichissima…

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      • @Anail

        “Non fa che ripetere che è vecchia, quindi si può permettere di dire, fare, pensare… implicitamentente ammettendo che, se avesse qualcosa da perdere, se ne guarderebbe bene”

        No, è l’esatto contrario.
        Se sono vecchia e benestante vuol dire che sono meno ricattabile e quindi più libera.
        È libera perché è colta.
        È libera perché non è una donna fragile o in carriera.
        È libera perché non vuole più compiacere nessuno.
        Hai presente “e volo sulle accuse della gente, a tutti i suoi retaghi indifferente”?

        Non me ne volere ma la tua è una brutta interpretazione delle parole di Aspesi.

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      • Invece la tua è un’interpretazione di favore, perché “ti è sempre piaciuta”.
        Dire che se lo può permettere perché ormai è vecchia significa che, se fosse giovane, NON se lo permetterebbe altrettanto. La libertà interiore non è una cosa che dipende dalle tue condizioni esteriori, è una qualità dello spirito.
        Se poi tu lo vuoi interpretare in modo “poetico”, temo che delle donne abbia un concetto da rivista patinata.
        Io vedo ragionamenti confusi e voglia di sembrare ciò che era…come Santoro, proprio. Monumenti che vogliono continuare ad esserlo e parlano a vanvera per sentirsi “contro” a prescindere, riproponendo temi o modalità ‘moderne’ (ai tempi) volendosi mostrare gggiovani, attuali, controcorrente, ma risultando solo patetici.
        Io non ho miti viventi.
        Se mai li ho, possono crollare facilmente.

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      • Ho messo solo in dubbio un tuo passaggio logico.

        A me ha fatto sempre una buona impressione per quello che scrive e per come lo scrive, non in quanto “donna”.

        Ci sono donne che non stimo affatto.
        Nel mondo giornalistico mi viene ad esempio in mente la Meli.
        È una donna ma non mi piace nemmeno un po’.

        Se fosse vero che il mio giudizio tende a parteggiare per le donne è solo perché credo che siano penalizzate rispetto agli uomini.
        Se cosi non fosse, non parteggerei affatto per loro.
        Non è una questione che riguarda il sesso, è una questione che riguarda l’equità in primis

        Dare più opportunità alle donne è dare più opportunità al Paese.

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      • Non ti ho detto che parteggiavi per le donne, ma per lei, e non capisco che cosa c’entra quello che hai scritto ora.
        Parli di logica e poi rigiri la frittata?
        Sei un campione proprio.

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      • Io invece intendevo dire che “tendenzialmente” parteggio per le donne.
        Ma non è una scelta emotiva, è razionale.
        Di solito ci si batte per le minoranze.
        Voi siete una delle poche maggioranze discriminate.
        Contente voi?
        Sì, parteggio per le donne.
        Non ti dico il perché, non voglio più entrare nel personale, mi limito a dirti che se ciascuno di noi valuta le cose sulla base delle proprie esperienze, le mie mi inducono a pensare che la donna sia penalizzata.
        Constato pure che siete le peggiori nemiche di voi stesse.
        Basta vedere quello che scrivete, Carolina in primis.

        Ma il fatto che parteggio per voi non vuol dire che parteggi per tutte voi.
        Ci sono donne che detesto più degli uomini.
        Ma ritengo anche che siano troppe le donne in gamba marginalizzate.
        In Alitalia ho conosciuto segretarie molto più intelligenti e colte dei loro capi dirigenti.
        Il maschilismo non conviene nemmeno ai maschi.

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      • @Marco_Bo

        Ma guarda che PUTTANA non ha solo il senso di prostituta.
        Ha anche il senso, come TROIA, di libertina seppur riferibile al solo sesso (si può essere delle mangiatrici di uomini ma non necessariamente libertine).
        Ho conosciuto una ragazza che durante il rapporto amava che la appellassi nel modo suddetto.
        La eccitava il sesso un po’ spinto e i toni volgari.
        Ma era un tipo con una forte personalità, ricordo che era lei ad imporsi nelle scelte (anche se dovevamo decidere dove pranzare o con chi uscire).
        E non mi avrebbe mai perdonato se l’avessi chiamata troia fuori dal giusto contesto.
        Mi avrebbe fatto un culo così.

        Troia è una brutta parola come lo era negro che vuol dire semplicemente nero.
        Non è brutta in se, è brutto il significato che gli si può attribuire.

        Tra l’altro ci sono molti uomini che sono delle vere e proprie troie, tradiscono le loro compagne con una facilità imbarazzante.

        Però non esiste un nomignolo specifico per le troie uomini.

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      • Ti trovo volgare, come al solito.
        La volgarità non sta nella parolaccia in sé, ma nel modo e nel compiacimento con cui si trattano certi argomenti, comprese persino le maiuscole per sottolineare certi termini e non altri.

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      • Mi devo sempre mettere sulla difensiva con te.

        Io ho solo raccontato una mia esperienza di tantissimi anni fa.
        Non c’era nessun compiacimento, all’inizio ero anche un po’ di imbarazzo perché non ero abituato a parlare, figuriamoci ad insultare.
        Ma era solo un gioco, una specie di recita in cui ci si calava nella propria parte.
        C’era consenso esplicito.
        Non c’era violenza.
        Ci volevamo bene.
        Ma dove la vedi la volgarità?

        L’esempio l’ho fatto solo per dire a Marco_Bo (replicavo a lui) che anche quel tipo di manifestazioni può essere un atto di emancipazione.
        Io ne ho parlato facendo riferimento ad una donna con una forte personalità.

        Una donna che non si lasciava manipolare.
        Una donna colta, intelligente e fiera che non si precludere ciò che le piaceva e che non faceva del male a nessuno.

        A questo tipo di donna credo si riferisse la Aspesi quando parlava di puttane.

        Non era un invito a sottomettersi agli uomini, tutt’altro.

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      • Non era CIÒ che hai raccontato, ma il MODO in cui lo fai in GENERE .
        L’ho già spiegato ampiamente.
        Non c’è alcun bisogno di sottolineare parole già forti di per sé, ad esempio.
        Lo trovo violento. Come quando Andrea scrive FECCIA pd. Non è certo la parola in sé, ma il modo brutale di ripeterlo. Figuriamoci con termini come quelli usati da te. Sarai anche stato imbarazzato, ma non si notava proprio, Anzi, c’era molto compiacimento sui termini.
        Non mi sto permettendo di giudicare affatto la storia in sé, ma solo il tuo modo di porgerla a noi, ma so già che capirai male e rigirerai l’argomento, quindi stop.
        Ci sono sensibilità diverse, infatti ti ho scritto che TI TROVO volgare, non che lo sei tout court.
        La mia sensibilità non si accorda con la tua. Né la mia logica.
        Punto.
        Eviterei volentieri di interloquire, grazie.

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      • X Anail: sei un pelino bacchettona, o sbaglio?

        Tutta ‘sta intemerata perché ha usato un termine piuttosto che un altro. Se l’intervista non ti è piaciuta (poi usi una scusa tanto per darti un tono) sono PROBLEMI TUOI.

        Puoi anche dismettere l’ossessione di ripetere il tuo dissenso, oramai si è capito bene dove vai a parare.

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      • Veramente io ho dato il mio parere un’unica volta, se qualcun altro si mette a rispondermi e rispondo a mia volta, tu che cosa c’entri? Di quale SCUSA cianci?
        E l’INTEMERATA dove sarebbe?
        Tra L’ALTRO, noto che non hai capito un emerito caxxo neanche tu… E, come vedi, le parole forti proprio NON MI SPAVENTANO, come avrai potuto notare anche in altre occasioni e come ho RIPETUTO anche poco fa. Conta il tono e il modo e il significato che si da’, perché è vero che la parola in sé non depone.
        Mi sembrate molto più CONVENZIONALI voi, che volete fare tanto i fighi e i femministi di convenienza…
        La vera libertà, il vero anticonformismo è ben altro che il vostro concetto acchiappalike da “Cosmopolitan” (esiste ancora?😆).
        Comunque, tu, mezz’etto di caxxi tuoi mai, ché stai sempre a controllare i miei dialoghi più o meno cordiali con gli altri?
        Che cosa sei, invidioso?

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      • Con pardon, per tagliare un po’ l’aria (non mi riconosco più…): la vera libertà (che non è la libbbbertà…) è la CONFORMITÀ al Vero, ANTICONFORMISMO E CONFORMISMO essendo due facce della stessa insignificante medaglia che dista anni luce dalla Verità. L’ho messa giù come al solito dura, convinto che un approccio da DUEPIÙ su certi temi, possa solo nuocere alla discussione…

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      • @Anail

        Farsi i cazzi propri (evitiamo le ipocrite X) non è il senso di un blog in cui ci si confronta.

        Quando replico mi faccio i cazzi miei perché soddisfo il mio bisogno di replicare.

        E il motivo per cui vengo qui.
        Smontare le idee sbagliate altrui nella speranza che qualcuno smonti le mie.

        Mi piace replicare sul contenuto del commento prescindendo dalla persona che lo ha scritto, cosa che noto ti riesce a fatica.

        SM ha il diritto di farsi I cazzi miei e tuoi.
        È un suo diritto.
        Non è un tuo diritto, né mio, impedirgli di esprimersi.

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      • Veramente lui si intromette non per dire la SUA e cercare il dialogo, ma per lamentarsi del fatto che sto interloquendo e fa anche osservazioni a pera, non avendo capito un beato. Non è la prima volta.
        E PIANTALA di dire cose scontate che fanno taaanto democratico e corretto, perché io non me la bevo, mi suoni falso da lontano.
        Se proprio ti vuoi esprimere NON rispondere a ME, scrivi genericamente sotto l’articolo.
        Non voglio vederti in BACHECA, ti è chiaro o no?

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      • Non me ne frega niente che a te importi o meno delle mie repliche.
        Ti dai troppa importanza.
        Il fatto che tu mi ritenga falso mi interessa ancora meno.
        Non vuoi che replichi e non fai altro che replicare.

        Te l’ho già spiegato ma vedo che sei dura di comprendonio: io replico per il piacere di scrivere il mio punto di vista e non tanto per interloquire con te.

        Cercherò di replicarti il meno possibile, tranquilla.
        Tiri fuori il peggio delle persone.
        Ma non ti aspettare che non lo faccia.

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      • Senti, DURISSIMO DI COMPRENDONIO.
        Replica quanto cavolo vuoi, ma NON SCRIVERE DIRETTAMENTE A ME, HAI CAPITO??? È facile facile, ma proprio NON ci arrivi.
        Non hai DIGNITÀ.
        Sono mesi che ti dico di NON VOLER AVERE NULLA A CHE FARE CON TE e continui a ROMPERE.
        TOGLITI DALLA MIA VISTA E DALLA MIA BACHECA.
        Dalla GENTE che dico IO tiro fuori quel ca… che VOGLIO IO.
        Da TE non c’è NULLA che mi interessi tirare fuori. È CHIARO?
        🧹🧹🧹SCIÒ!

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      • Tu sei un po’ matta secondo me.
        Io scrivo a chi voglio, come voglio, quanto voglio.
        Io replico a chi voglio, come voglio, quando voglio.
        Le tue preferenze non mi interessano.
        Non scrivo qui nella speranza di trovarti e replicarti.
        Replico quando ne ho voglia, a prescindere che mi rispondano o meno.
        Non sono interessato a te, tranquilla.

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    • Bisognerebbe partire dalla capacità di leggere e analizzare una frase andando al di là del proprio sentire offeso.

      Aspesi usa un linguaggio volutamente grezzo e si appropria delle parole nel vero senso del verbo e non in quello inteso come censura.

      Ossia, Aspesi è ben consapevole che una donna sessualmente libera viene tacciata di essere una puttana. È palesemente consapevole che il termine è anche traslato a quelle donne che non seguono un determinato modo di comportarsi ritenuto consono.

      Per fare una citazione religiosa Maria Maddalena viene tuttora descritta nelle prediche come prostituta, quando era solo una donna indipendente ed economicamente benestante in una società ed era estremamente maschilista.

      Quando Aspesi afferma “Basta Biancaneve. Faccia la puttana e si diverta” intende dire che la protagonista della favola ha il sacrosanto diritto di fare sesso quanto e come le pare e di avere una vita in cui si diverte.

      Ovviamente fare un analisi di livello così basilare implica il non ricadere in quella categoria vittimista delineata dall’intervistata, nel prendersi dieci secondi per spegnere il proprio ego in modo da non farsi accecare dall’emotività.

      [Piccolo inciso: è ripugnante che si vestano panni iper moralisti e si faccia di un’erba un fascio, che si consideri la prostituzione come un lavoro solo ed esclusivamente legato a sfruttamento, il tutto senza mai, ovviamente, aver sentito un campione realmente rappresentativo delle lavoratrici, e dei lavoratori, del sesso].

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      • E’ ripugnante che si vestano panni iper moralisti e si faccia di un’erba un fascio, che si consideri la Mafia come un lavoro solo ed esclusivamente legato a sfruttamento, il tutto senza mai, ovviamente, aver sentito un campione realmente rappresentativo delle lavoratrici, e dei lavoratori, della Mafia.

        “Quando Aspesi afferma “Basta Biancaneve. Faccia la puttana e si diverta” intende dire che la protagonista della favola ha il sacrosanto diritto di fare sesso quanto e come le pare e di avere una vita in cui si diverte.”

        E c’era bisogno di usare quel termine? Tutte e tutti vittime del Politicamente Corretto?

        Ammappeta, ne ammazza piu’ il PC che Gallera…

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      • Bravo Renato, ho parlato di una mia esperienza proprio per dimostrare quello che hai scritto con estrema chiarezza.

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  5. Mi è sempre piaciuta questa donna, una bella testa pensante.
    Le sue parole sono pienamente condivisibili per me.

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  6. Non riesco a capire. Gli uomini sono brutti, cattivi, traditori, prevaricatori, stupratori, ignoranti, meno intelligenti di noi, baciano Biancaneve senza consenso persino nelle favole, a sentire la Aspesi ci vietano persino di fare le puttane ( le tante che ci sono in giro chi sono?) ma… basta un omino/ragazzotto da contendersi che tutta la “sorellanza” si va a far benedire. Se poi hanno il portafogli pieno ci affolliamo come api al miele.
    E continuiamo anche ad innamorarcene, più e più volte, nonostante il lesbismo sia ormai stato sdoganato e venga pubblicizzato ovunque.
    Che ci entri qualcosa che ha a che fare con la natura e l’ evoluzione?
    Mah.

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    • Da dire a Carolina:

      NEGAZIONISTA!!! DEVI DIRE CHE I MASCHI BIANCHI SONO TUTTE QUELLE COSE LA’!!! L’UOMO OCCIDENTALE HA STUPRATO TUTTO E TUTTE E I SUOI MODELLI CULTURAL-CONSUMISTICI SONO LA CAUSA DELLA SUBORDINAZIONE FEMMINILE! NEGAZIONISTAAAAAAA!!!

      Da non dire a Carolina:

      Non so in quale ovunque ti trovi tu ma so che hai una attrazione irresistibile per frasi come: “Oh! Ma andiamo… i ragazzi fanno i ragazzi, tutto qua.”

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  7. “Lei, cinquant’anni fa, avrebbe insultato una donna non in linea con le sue idee o il femminismo di allora era più democratico? Una volta si era più educati, non si insultava nessuno. Non sapevamo nemmeno come si faceva, non eravamo proprio abituati a insultare.”

    Ma che pallonate!

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  8. Un suggerimento, scegliete bene le parole.

    Prostituzione deriva dalla lingua latina, cosi’ a scuola traducevo “prae instituto pretio” nelle versioni in cui si parlava del lenocinio.

    Invece di chiamare i puttanieri come le donnacce – ovvero, assimilandoli ad un modello gia’ esistente, e sappiamo perche’ esiste cosi’ – io direi che un maschio dai bassi valori socio-epiteliali dovrebbe essere definito “tipico caccolo” al fine di dissociare le vittime di discriminazione dai principali agenti della discriminazione stessa.

    Pure “puttano” non mi piace come insulo ai maschi, lo uso solo nei confronti delle donne.

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