Funivia, il ministero controllava da lontano

(di Marco Grasso e Valeria Pacelli – Il Fatto Quotidiano) – I controlli da lontano dell’Ustif di Torino, l’ufficio speciale trasporti a impianti fissi, un organo periferico del ministero delle Infrastrutture, sulla funivia Stresa-Mottarone. Le ultime verifiche sui freni dei veicoli dell’impianto di appena tre settimane fa. E un arco di tempo fondamentale: il biennio fra il 2014 e il 2016, quando la Regione Piemonte mette a gara, con fondi in parte pubblici, il revamping dell’impianto. L’impianto era arrivato a fine vita e l’accordo tra pubblico e privato prevedeva che un’associazione di imprese mettesse mano al portafogli per coprire parte di un intervento da 4 milioni di euro. Un investimento ripagato poi dalla concessione fino al 2028.

Sono questi i primi tasselli ricostruiti dagli investigatori sul crollo della funivia che ha domenica scorsa ha ucciso 14 persone. È ancora tutto da comporre il quadro delle verifiche, quelle che sono state condotte dal gestore o dalle società che si occupano della manutenzione, e anche dagli uffici periferici del ministero delle Infrastrutture che sul luogo ci vanno ogni tre anni. Secondo quanto ricostruito dal Fatto, sarebbero dovuti tornare a dicembre di quest’anno. L’Ustif competente su quel territorio avrebbe voluto addirittura anticipare la visita per i controlli a giugno proprio alla luce dell’apertura della stagione estiva. Il tempo però ha fatto il resto della storia. Eppure in questa vicenda ciò che si ripete oggi all’unisono è: i monitoraggi, frequenti, non hanno rilevato criticità. Come “validato dall’Ustif”. Che però dà seguito a controlli propri ogni tre anni. L’ultimo da parte di questi uffici risale al 18 dicembre 2018. Per il resto le verifiche sulla manutenzione dell’impianto vengono gestite da altre società private. Sui loro report il Ministero esegue solo controlli cartolari, ossia in base alla documentazione ricevuta. Ma in questo sistema ci sono crepe che hanno portato alla tragedia di Stresa? La risposta verrà fornita nel- l’ambito dell’indagine della procura di Verbania, che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni colpose.

Le verifiche dei magistrati acquisiti i video

Intanto, per usare le parole del procuratore capo Olimpia Bossi, “l’evidenza empirica” riguarda due dati: “Il cavo si è tranciato e il sistema di freni di sicurezza, pacificamente, non ha funzionato”. Spetterà ai consulenti tecnici spiegare le cause tecniche di questo doppio fallimento. Intanto i carabinieri della compagnia di Verbania, guidati dal capitano Luca Geminale, hanno anche consegnato in Procura una prima informativa preliminare. Ieri i militari hanno acquisito le telecamere di videosorveglianza e tutti i documenti presso la società Ferrovie del Mottarone srl. È il gestore dell’impianto, che sarebbe di proprietà del comune di Stresa. Il condizionale è d’obbligo perché ieri il sindaco Marcella Severino ha precisato che non si è ancora completato il passaggio di proprietà cominciato nel 2015 dalla Regione Piemonte. Ci sono poi altre due società: la Leitner, specializzata in tecnologie funiviarie a livello mondiale che risulta essere l’affidatario della manutenzione annuale dell’impianto e la Sateco Srl, azienda che si occupa di verifiche di sicurezza attraverso controlli non distruttivi e che ha effettuato il controllo di novembre scorso. Al momento non ci sono indagati.

La gara indetta nel 2014 andata deserta

La storia della funivia si scopre oggi è parecchio complessa. Come emerge da un’interpellanza regionale presentata nel 2015 – firmata dall’ex consigliere di Fd’I Maurizio Marrone – fu sottoscritto tra la Regione e il comune di Stresa un “accordo di programma per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza e revisione dell’impianto funiviario”. Nel 2014 poi il Comune conferisce le funzioni di stazione unica appaltante a Scr Piemonte. Ma la prima gara andò deserta. Il nodo stava proprio negli alti costi richiesti dai lavori di revamping.

L’incognita. La pagina facebook non raggiungibile

Al secondo giro l’appalto ritorna alla Ferrovie del Mottarone srl, che dopo aver vinto la gara con un’associazione temporanea con la Leitner, sottoscrive con quest’ultima un contratto di manutenzione. La Leitner oggi si dice “a completa disposizione con i propri tecnici per cercare di individuare al più presto le cause della tragedia”. Secondo la Leitner tra marzo e maggio di quest’anno sono stati fatti diversi controlli, l’ultimo proprio sui freni circa tre settimane fa. Tra il 4 e il 5 marzo, dunque, vi è stata “la lubrificazione e controlli dei rulli e delle pulegge delle stazioni”. Il 18 marzo, “prove di funzionamento dell’intero sistema d’azionamento”. Proprio l’8 marzo, sulla pagina Facebook “Funivia Stresa-Alpino-Mottarone” viene annunciato: “La funivia verrà chiusa fino a venerdì 12 per lavori di manutenzione”. Pagina Facebook che però oggi non risulta più raggiungibile. Ma torniamo ai controlli. Tra il 29 marzo e il primo aprile – continua la ricostruzione della Leitner – sono stati anticipati “i controlli non distruttivi su tutti i componenti meccanici di sicurezza dell’impianto previsti dalla revisione quinquennale, in scadenza ad agosto 2021”. Il 3 maggio, tre settimane fa, vi è stata poi la “manutenzione e controllo delle centraline idrauliche di frenatura dei veicoli”.
Ma ci sono state anche verifiche precedenti, come quella di novembre scorso che riguardava un “Controllo periodico magneto induttivo delle funi traenti”. Chi ha svolto questo controllo è un’azienda specializzata, la Sateco srl. La Sateco nel corso dei controlli per l’esame delle funi usa una tecnica magneto induttiva, che “consiste – si spiega sul sito della società – nel far scorrere la fune metallica attraverso un’apparecchiatura magneto-induttiva che genera un campo al suo interno”. È questo il momento in cui viene fatta una sorta di radiografia delle funi. Il 1º dicembre, come ricostruisce ancora la Leitner, viene fatta un’ulteriore verifica su fune traente e attivazione del freno d’emergenza”. Gli esiti delle verifiche in ogni modo sono sempre positivi e finiscono in report inviati anche all’Ustif, l’organo del Mit, che mette un timbro finale validando il tutto, senza rilevare criticità. L’Ustif, come detto, controlla in quella fase sulla carta.

Ora sulla manutenzione indaga la Procura di Verbania, che dovrà capire le cause del cavo tranciato e del sistema dei freno che non ha funzionato. È stata anche istituita anche la commissione ispettiva creata dal Mit. E sul caso sono stati accesi anche i fari della Dgfema, la direzione generale per le investigazioni ferroviarie, un organismo indipendente previsto dalle norme europee.