Guardia Sanframondi: AAA Opposizione cercasi

(Raffaele Pengue) – Il motivo per cui dedico una significativa parte delle mie giornate a riflettere sulla situazione politica, sociale e culturale, in particolare del mio paese, Guardia Sanframondi, è molteplice: mi interessa farlo e lo considero un dovere civile. Chi mi conosce sa che non sto mai col vincente di giornata, preferisco il perdente (“Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo con una scatola di legno che dicesse perderemo”, Amico fragile, De Andrè). Ma questa parte di Don Chisciotte, che mi è costata moltissimo sul piano professionale, sociale e alla fine anche esistenziale, mi ha stufato. Mi sento guardiese, e per fortuna o purtroppo lo sono. Anzi, sono a metà apolide e più invecchio più mi sento guardiese. E poi, nessuno mi paga per scrivere, elogiare, oppure criticare qualsivoglia persona, o gli amministratori di ieri come di oggi (tutti capaci nel districarsi nei meandri della spesa pubblica, ma, a mio avviso, totalmente inadeguati nell’affrontare le tematiche e i problemi di una comunità come Guardia), non ne traggo alcun vantaggio, mi costa fatica e ci perdo parecchio tempo che potrei impiegare altrimenti. Pur mantenendo un minimo codice morale – che mi crea numerosi nemici – sono poco disponibile ai compromessi. Quando qualcosa non mi piace solitamente mi allontano. Prendo le distanze, con un distacco emotivo. Ma oggi più che mai ci troviamo di fronte (checché ne dicano gli entusiasti di queste ore) a una Guardia che ha perso ogni freschezza, la sua antica grazia, ossessionata dal denaro, dal benessere, dagli ‘status symbol’, dai social, dai follower e dai like. Che tiene di più all’apparenza e si dimentica di essere (eppure di anticorpi contro l’apparenza dovremmo averne abbastanza). Una Guardia “gestita” da personaggi più o meno della stessa mia mandata. Una Guardia dove chiunque tu ti trovi di fronte oggi non puoi sapere se è una persona per bene o un corrotto. In fondo tutto ciò è la storia d’Italia ristretto a livello locale. Mi spiace, come dicevo, dover annoiare i miei concittadini con la pseudo-politica paesana. (D’altra parte è la sorte che attende i conformisti che non si conformano. Così è stato e continua a essere). Occuparmi dei soliti e usurati personaggi. In un paese come Guardia dove si discute di tutto ma non cambia mai niente o, per usare Tomasi di Lampedusa, si fa che tutto cambi perché nulla cambi; mi occuperei volentieri di questioni più serie e di personaggi meno squallidi di quelli che ieri come oggi la esercitano (Luigi Pirandello diceva: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”). Ma direi che è giunta l’ora di cambiare le cose. Oggi purtroppo la politica è scomparsa dai radar guardiesi, esiste solo il panem et circenses. E io non intendo, in nessun modo, legittimare strategie politiche demagogiche. L’ho già scritto, ma lo ripeto ancora una volta per chiarezza. È finito il tempo di mettersi a discutere: sarebbe meglio fare così o è necessario fare colà. Per questo dedicherò parte delle mie giornate a preparare un progetto alternativo per Guardia. So che siamo tanti a pensarla allo stesso modo. Delusi da una Guardia ormai inguaribilmente corrotta, nella politica, nella classe dirigente come nel comune cittadino, intimamente, profondamente mafiosa, priva di dignità, di identità. Una Guardia “senz’anima”. A me importa soltanto che una vera forte e intransigente opposizione in questa comunità possa emergere. Una opposizione che verifichi ogni atto, ogni evento significativo che si andrà a realizzare e che verrà analizzato e commentato però non in sé stesso bensì come sintomo del processo sociale, culturale, economico che lo determina. Si parlerà e si giudicherà solo quelli. Condividete questi obiettivi? Sarò felice di discutere con voi, di accettare le vostre obiezioni, i vostri consigli. C’è da far ripartire Guardia, e non c’è tempo. Se invece quello di cui avete bisogno è consolazione, ossia qualcuno che vi dica, mettiamo, che Di Lonardo è migliore di Panza; o viceversa se provate piacere ad adagiarvi nella rassegnazione, in un cupio dissolvi che vi assolva dalla fatica dell’impegno; se per sopravvivere dovete praticare il culto delle personalità, per cui attaccare l’uno o l’altro è disfattismo o un delitto di lesa maestà; se vi accontentate di stracciarvi le vesti ogni volta che vi trovate di fronte a dei problemi, all’incuria, all’inadeguatezza di chi gestisce la comunità, invece di trarne l’ovvia conseguenza che siccome non cambieranno mai da soli occorre fare come loro; ecco, se siete così, proprio non credo che dobbiate più seguire i miei ragionamenti su questo Blog. Tutto qui.

1 reply

  1. Signor Pengue, ormai sono 2 anni che seguo il suo blog e lo trovo sempre interessante seppur la politica mi abbia da tempo disgustato in ogni sua minima piega e trovo difficile dire la mia o proporre ciò che non c’è ma che dovrebbe esserci, proprio in virtù di tale disgusto a cui possiamo sommare la rabbia di essere come foglie, ancora verdi , strappate dal loro ramo. la foto del suo articolo esprime più di qualsiasi parola l’impossibilità che nuove istanze possano emergere in questo triste panorama : il maschio angioino colorato di rosa, vede signor Pengue: le difficoltà dovrebbero essere viste nell’ottica del loro superamento e non come limiti invalicabili di una matrice culturale che ha perduto la sua anima ma ha moltiplicato il numero dei contabili.
    Se si danno gli strumenti qualcuno saprà cavarsela, ma se si danno giudizi ad un percorso che, sostanzialmente, appartiene a coloro che giungeranno, si rischia che la gatta si sdegni dei propri cuccioli.
    Le donne sono l’altra metà dell’universo ma nel pianeta della stupidità umana sono ancora zavorre sociali da far maritare a buon partito, poi, se il partito è quello peggiore l’amore sentimentale dovrebbe salvare, ma non è più cosi, nella società usa e getta viviamo attaccati sugli smartphone, alle debolezze che divengono cancri sociali, ai pregiudizi che tagliano testa e gambe, ai luoghi comuni dove tutto è niente e viceversa. Lei continui pure a coltivare la speranza come una buona insalata nell’orto, ma resterà solo ad immaginare un mondo migliore, solo, forse insieme a qualche altra sfinge portata via da una tempesta di sabbia.

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