Il video complottista del debunker che difende Renzi dall’inchiesta di Report

(Luca Telese – tpi.it) – Fra le tante categorie antropologiche che si manifestano nella politica italiana ne mancava una: il “dietrologo renziano”. Adesso, grazie a Matteo Flora, c’è anche questa strepitosa opportunità emozionale. Ed è un piccolo spettacolo ascoltare, in questo video diffuso in rete, il dotto saggio di dieci minuti con cui Flora ci spiega perché quei cattivoni di Report non la contano giusta.

Flora è sublime: con la sua vocetta flautata, la sua pelata intellò, con i suoi studiati balbetti da Woody Allen padano, con fare apparentemente noncurante, ci spiega – ovvio – che lui non ha nessuna simpatia per l’ex presidente del Consiglio. Anzi: quelli del suo staff, nientemeno, lo considerano quasi un pericolo. Tuttavia, con fare finto modesto, Flora ci fa anche sapere che lui voleva già affrontate il tema dell’inchiesta di Ranucci e compagni, in uni dei suoi dialoghi settimanali con un mammasantissima dell’Authority (nientemeno, di nuovo).

E, sempre con fare apparentemente causale, ci ricorda di mettere like e commentare il video (ma a lui – spiega – mica interessano questi dettagli). No, ovvio: a lui interessano la verità e il giornalismo di inchiesta, e dunque il nostro eroe deve sopravvivere a questa voce nella sua testa, questa voce che tortura la sua coscienza, questo tormento che l’inchiesta di Report gli ha indotto.

Fantastico: il bello è che il nostro prode Matteo parla per dieci minuti del caso Autogrill, e riesce a non farsi nemmeno una domanda sulla vera notizia. E cioè che un ex presidente del Consiglio si apparta a chiacchierare, in una stazione di servizio, con un dirigente dei servizi segreti. Perché l’operazione dialettica è perfetta: se dovesse commentare questo singolare incontro, qualcosa – magari uno dei suoi dubbi filosofici – il buon Flora dovrebbe esplicitarlo. Così ecco l’idea astuta: nemmeno una parola in materia.

E allora di che parla il debunker in velluto? Quale dubbio amletico attanaglia il nostro cacciatore di bufale in salsa rignanese? Ma caspita, è grande come una casa! La donna (e anche l’opaco Sigfrido Ranucci) hanno cambiato per ben tre volte la loro versione, e Matteo vi mostra anche la grafica per farvelo capire. E su cosa, di grazia ha ritrattato? Non c’è stato l’incontro? Non era forse Mancini un dirigente dei servizi? Renzi era lì per sbaglio? Non si sono parlati?

Noooo, molto peggio: la professoressa intervistata da Report è caduta in una contraddizione ben più grave. Quale? All’inizio ha detto di essersene andata dall’autogrill e di aver visto partire le macchine di Mancini e Renzi. Poi di averle viste passare. Poi di aver visto sfrecciare la scorta di Renzi a 180 all’ora sorpassandola. E poi di aver sentito i saluti tra i due. Ed ecco che la credibilità dell’inchiesta viene fortemente messa a rischio dalle scoperte del nostro cacciatore di bufale spaziali: come fa a dire che erano proprio 180 all’ora, la professoressa? Ha forse un tachimetro o un autovelox incorporati in macchina?

Come può aver sentito i saluti? Come fa ad aver detto che uno andava verso Firenze e l’altro nella direzione opposta? Ma non è che sotto sotto – fa capire Matteo il furbo – la signora era assistita da un pool di suggeritori che pedinavano Renzi, e ha solo recitato una parte, colta in castagna della sagacia del nostro web-segugio?

A proposito: forse ve ne sarete già accorti, ma questa sublime intuizione è esattamente la tesi difensiva di Renzi. Che, per la cronaca, ha chiesto di acquisire i filmati delle telecamere di sorveglianza pur di mettere a nudo il complotto demoniaco. Forse è per questo che il suo staff teme Flora: mettendo insieme e recitando questo cumulo di obiezioni si sfiora il ridicolo.

Tuttavia io mi sono fatto questa idea. Non essendo fesso, l’uomo di Rignano non può veramente credere che una tale inverosimile caterva di sciocchezze sia vera:
1) qualcuno che gli vuole male e lo pedina si affida a Report per colpirlo (chi?);
2) Report – con l’obiettivo di screditare Renzi, a qualsiasi costo – si inventa la professoressa (che per Renzi non c’era;
3) la istruisce a recitare la storia della filmato;

4) addirittura paga – secondo il deputato renziano Michele Anzaldi – una società per costruire prove false a sostegno di questa operazione di discredito;
5) l’operazione crolla per le incongruenze sugli svincoli e sui 180 all’ora (cult);
6) a proposito: lui, Matteo, ferito nella privacy (anche se era in mezzo alla strada, ma questo non conta), dopotutto era lì solo per scambiarsi con Mancini dei “babbi al cioccolato”. Tipica abitudine che condividiamo in tanti: darsi appuntamento con un dirigente dei servizi segreti in un autogrill per scambiarsi le pasterelle.

Questa spiegazione così lineare e logica, deve sicuramente aver rassicurato la mente intuitiva del nostro arguto Matteo (Flora). L’ex premier e lo “zerozerosette” si erano incontrati di certo per i babbi al cioccolato: dunque è la professoressa che non la conta giusta, una Lee Osvald rosa. E questo video rubato non é quello che dice Report, ma la prova di un terribile Watergate Italiano, che punta a screditare un politico cristallino.

Meno male che lo scaltro dietrologo renziano ha capito tutto: “C’è qualcosa di molto, molto strano nel racconto di Report. Qualcosa di… strano che… mi… gira in testa da qualche giorno”. Ma, perbacco: mica penserete che si può fregare Matteo? Gira gira e gira, il debunker ha scoperto tutto. Bravo. Non dimenticate di mettergli il like, al genio.

10 replies

  1. Quanta roba ……..

    Ciao! Mi chiamo Matteo Flora!
    Sono Professore (a.c.) in Corporate Reputation & Business Storytelling ed in Data Driven Strategies, ho fondato The Fool, la società italiana leader di Customer Insight per aumentare Valore e Reputazione, e co-fondato la Legal-Tech company LT42 per la creazione di Data-Automation Legale e lo Studio Legale 42 Law Firm dove informatici e legali guidano processi di Digital Trasformation.
    Sono Presidente di PermessoNegato APS, l’Associazione no-profit di promozione sociale che si occupa del supporto tecnologico alle vittime di Pornografia Non-Consensuale (Revenge Porn) e co-fondatore il Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Digitali.
    Sono stato Future Leader IVLP del Dipartimento di Stato USA sotto Amministrazione Obama nel programma “Combating Cybercrime”, sono editorialista, Keynote Panelist, PodCaster per Forbes, e presento ogni giorno Ciao Internet! una seguita video-rubrica giornaliera in cui parlo di Algoritmi e Regole che Governano Macchine ed Umani.

    Continuo a non saper suonare il pianoforte, ad essere buddhista per vocazione, vegano per etica e Nerd.

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  2. Telese ha pienamente ragione, ma quando prova a fare il Travaglio appare goffo e impacciato, oltrechè molto meno tagliente.

    Comunque il video non si può vedere, e non smuove di un millimetro il fatto che se anche Renzi fosse stato pedinato col preciso scopo di incastrarlo, la zappa sui piedi se l’è data comunque da solo, e incolpare la zappa serve solo a mostrarsi una volta di più per quel mediocre che è sempre stato.

    Il fatto di come e perchè siano saltati fuori il video, le foto e la testimonianza è totalmente secondario, per non dire irrilevante; per quanto ne sappiamo, potrebbe anche trattarsi di una precauzione presa dal Mancini stesso, che adesso la sta sventolando come rappresaglia perchè la controparte, tanto per cambiare, non sta rispettando i patti (ma può ancora tentare di disinnescare la bomba, giocando sull’inattendibilità del testimone).
    Ma sono tutte ipotesi che lasciano il tempo che trovano, quello che è incancellabile è il fatto che Renzi e Mancini si siano incontrati in segreto, almeno nelle intenzioni (e non adempiendo al dovere di riferire ai superiori di tale incontro, per quanto riguarda il secondo), con motivazioni che dovrebbero essere di grande interesse per chiunque abbia a cuore le sorti di questo disgraziato Paese, stante il fatto che quella di scambiarsi i babbi di cioccolato è irricevibile, offensiva e sintomo di una grande arroganza.

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    • Francamente anch’io penso che il video sia stato una precauzione di Mancini che ben conosce il bullo di Rignano.
      Infatti Renzi, presi i babbi, è scappato a 180 all’ora senza pagarli.

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  3. Bisogna cominciare a porsi la domanda: Renzi é un informatore dei servizi in merito a ciò che accade nel paese che lo paga per le sue conferenze o Mancini è un informatore di Renzi su indagini in corso sulla sua attività in un paese straniero che lo paga? Insomma, i servizi segreti deviati continuano la loro attività?

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  4. Tra i tanti neolavori partoriti nell’era internettiana, dovremmo ogni tanto citarre i ghostwriter.
    In questi giorni esce il libro della Meloni “Io sono Giorgia” ed è tutto un florilegio di commenti irrispettosi, data la mise della ‘pescivendola’.
    CHI L’AVRA’ SCRITTO IL LIBRO DELLA MELONI?.
    Quasi tutti i politici si fanno scrivere battute, articoli e libri da qualcuno. Hanno gli schiavetti. Salvini ha i suoi ghostwriter anche per le felpe. Non saprebbe dire una cosa parola da solo. E la Meloni è lo stesso.
    Una volta pubblicai un discorso perfettamente ‘identico’ pronunciato da Salvini e dalla Meloni con le stesse identiche parole (ovviamente scritte da un altro), solo che la Meloni sembrava pià credibile perché urlava.
    Alessandro Fusacchia era il ghostwriter della Bonino.
    Hanno usato speechwriter Obama come Blair, Kennedy come Putin, la Merkel come Donald Trump, persino Michelle Obama aveva la sua aiutante che gli suggeriva cosa dire e cosa fare e forse l’orticello della casa Bianca era un’idea sua. Lo scrittore di Obama era David Litt, quello del famoso “Yes we can“. Quello di Blair era lo scrittore Simon Lancaster. Kennedy si faceva scrivere discorsi bellissimi da Theodore Sorensen, avvocato americano, scrittore e consigliere presidenziale.
    Persino Bossi, che a noi è sempre sembrato rozzo e cafone, aveva il suo speechwriter: un certo signor Rossi che gli suggeriva le battute come “La Lega ce l’ha duro”.
    Renzi si avvaleva di una ragazza molto bella e brava, Andrea Marcololongo, della scuola di Baricco, quella dei rosiconi e di altri appellativi celebri, che poi se ne andò perché Renzi non la pagava, e da qui la discesa di Renzi che dopo con le sue battute è peggiorato molto.
    Luca Morisi è il suggeritore di Salvini, un professionista potente, misterioso e riservatissimo e molto, molto abile. Un «nerd» di genio, che ha inventato Salvini come star internettiana. Morisi è mantovano, ha 45 anni ed è un filosofo del web, definizione adatta, visto che ha insegnato Filosofia informatica all’Università di Verona. Soprattutto, insieme al socio Andrea Paganella, è il titolare di una società, Sistema Intranet, che oltre a fornire servizi informatici, gestisce Salvini sui social. Salvini lo ha costruito lui. E probabilmente sempre lui curerà quello che dice o scrive la la Meloni. La politica è un mercato dove i personaggi, i loro messaggi, persino i loro vestiti sono costruiti come si costruisce un prodotto commerciale. E, se si vendono, vuol dire che i loro ghostwriter sono bravi.
    Sui social di autentico ci dovrebbero essere i blogger, ma spesso non sono autentici nemmeno quelli.

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