L’immunità di gregge per il nuovo coronavirus è un miraggio?

Gli esperti sono divisi sul tema, e molto dipende da cosa si intende con immunità di gregge: eradicazione della malattia, o una circolazione abbastanza limitata da permettere il ritorno alla vita di ieri?

(Simone Valesini – wired.it) – Qui da noi è difficile anche solo fare piani, con la campagna vaccinale che continua a cambiare con cadenza settimanale. Ma altrove le percentuali di immunizzati crescono esponenzialmente, e rendono sempre più attuale il dibattito sull’immunità di gregge. È un obbiettivo possibile? Quale percentuale di popolazione bisogna vaccinare per fermare la circolazione del virus? E se ci riuscissimo, cosa dovremmo fare perché duri nel tempo? Domande che per ora rimangono senza risposta, con gli esperti divisi tra i più ottimisti, che la ritengono un obbiettivo plausibile già nei prossimi mesi, e chi invece è scettico sulle reali possibilità di arginare la pandemia prima di qualche anno.

Al secondo gruppo appartengono sicuramente i ricercatori dell’Oms, che a gennaio hanno smorzato gli entusiasmi per l’inizio delle vaccinazioni dichiarando che non sarà possibile raggiungere qualcosa di simile all’immunità di gregge nel corso del 2021, almeno a livello globale. Questo principalmente per l’impossibilità di produrre abbastanza vaccini per l’intero pianeta in tempi rapidi. Mascherine e distanziamento potrebbero quindi continuare a farci compagnia ancora per molti mesi. Della stessa opinione anche gli esperti consultati lo scorso mese da Nature in un articolo che elenca i cinque motivi per cui l’immunità di gregge per Covid-19 potrebbe rivelarsi soltanto una chimera.

La lista comprende il fatto che i vaccini molto probabilmente non impediscono del tutto la trasmissione del virus, il fatto che le vaccinazioni non procedono in modo uniforme in tutti i paesi del mondo, il rischio rappresentato dalle varianti che potrebbero aggirare i vaccini, l’incognita legata al fatto che non sappiamo quanto duri l’immunità fornita dai vaccini, e il pericolo che i vaccini producano un cambiamento nelle abitudini della popolazione, e che il ritorno dei comportamenti a rischio dia nuovo slancio alla pandemia.

Altri esperti, come dicevamo, sono più ottimisti. Anche perché non è detto che gli effetti dell’immunità di gregge si vedranno solo quando la circolazione del virus sarà completamente scomparsa. “Non stiamo cercando di eradicare Covid-19, cerchiamo semplicemente di interrompere la trasmissione incontrollata del virus”, ha spiegato alla Cnbc Dale Fisher, esperto di malattie infettive della National University of Singapore. “In questo senso, l’immunità di gregge è un obbiettivo possibile”.

Anche se il virus rimarrà con noi, insomma, con un’alta percentuale di vaccinazioni tra le categorie a rischio potremmo già veder crollare ricoveri e decessi. Abbastanza per rendere Covid-19 una malattia gestibile senza più bisogno di misure restrittive draconiane come quelle a cui ci hanno abituato gli ultimi 12 mesi di pandemia. Le incognite rimangono parecchie, ed è probabile che nei prossimi anni torneremo a vedere rigurgiti pandemici a macchia di leopardo. Ma dove le coperture vaccinali rimarranno alte è probabile che Covid-19 non rappresenterà più un problema insormontabile. “L’immunità di gregge non è un fenomeno binario – aggiunge Fisher – molte persone pensano che o si ottiene o non si ottiene, ma esistono ovviamente molte aree grige nel mezzo”.

Un indizio incoraggiante, in questo senso, arriva da Israele, dove più del 50% della popolazione è già stato completamente immunizzato con il vaccino. Sommando ai vaccinati anche i pazienti che hanno già contratto (e sconfitto) Covid, la percentuale di popolazione immune raggiunge il 68%, e questo vuol dire che il paese è a un passo da quel 70% di persone immuni che viene spesso citato (a torto o ragione) come soglia per l’arrivo dell’immunità di gregge. Gli effetti delle vaccinazioni dovrebbero quindi essere già visibili, e in effetti, i dati disponibili puntano proprio in questa direzione. Da quando la nazione ha eliminato molte delle restrizioni introdotte per limitare la diffusione del virus i casi continuano infatti a calare costantemente. E non solo tra i vaccinati, ma anche nei ragazzi under 16, categoria esclusa dalla campagna vaccinale. Questo – ha spiegato alla Bbc Eyal Leshem, direttore del Sheba Medical Center di Tel Aviv – è un segnale inequivocabile che l’immunità di gregge ha iniziato a dare i frutti sperati.

3 replies

  1. .. e tutto è bene quel che finisce bene :
    l’influenza colpisce 5 volte di meno dell’anno scorso. “Ringraziamo mascherine, igiene e distanziamento. Abitudini da conservare anche dopo il Covid.
    Alla fine non è la medicina che cura,
    ma la prevenzione a costo quasi zero.
    Meditate, gente, meditate

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  2. LA PANDEMIA NON È UN TEATRINO, CAXXO!- Viviana Vivarelli.
    Francamente non ne possiamo più di tutte le lodi sperticate dei giornaloni al duo più famoso d’Italia, giornaloni che ormai, per come sono grotteschi, meritano solo una rapida e vergognosa morte, perché la coppia del banchierone e del generalone scatena solo ilarità e disprezzo. Non sanno fare. Non sanno parlare. Si attaccano alle parole, peggio del Berlusconi del milione di posti di lavoro, della nipote di Mubarak o dei giudici comunisti.
    Non è vero che basti dire ‘500.000 vaccini al giorno’ o ‘cabina di regia’ e tutte le cose vanno a posto. Non basta dire “zibidizabidibù”. Non ci si salva con le parole magiche e dopo un po’ quelle ripetute a vuoto diventano prese per il sellino, come gli slogan di Salvini. Non si capisce nemmeno in cosa consista questa famosa ‘cabina di regia’ di cui tanto si parla né chi ci stia dentro. E poi cabina di regia di che? Non sono lì a fare un film. Sono lì a governare! E se credono invece di fare spettacolo, sarà meglio che dei vaccini se ne occupi qualcun altro! Fa bene Crozza a sfottere almeno il generalone, con le sue banali ovvietà, i suoi accenti sbagliati da analfabeta cronico, la sua incapacità assoluta di provvederli questi vaccini, le sue cifre ad caxxum, l’insulso medagliere o la tuta mimetica neanche fosse nella giungla (ma si mimetizza contro chi? Le pantegane?), il suo gironzolare su e giù nel territorio da un microfono all’altro, con un presenzialismo tanto asfissiante quanto inutile.
    Arcuri non gironzolava affatto. Lo accusavano di occuparsi di troppe cose ma almeno se ne occupava e faceva contratti. Appariva ogni sera con una voce che ti faceva venire sonno appena la sentivi meglio di un Tavor e ti dava le cifre della giornata. Dopo di che eri sedato, pronto per andare a letto. Ma almeno gli acquisti e le distribuzioni li faceva. Questi che fanno? Discorsi a pera. Draghi poi sembra un zombi appena uscito dal sepolcro con un sorrisino finto stampato in faccia e gli occhi da pesce morto. E non c’è discorso in cui chiarisca, dia speranza, dichiari cosa sta facendo. È tutto generico, indistinto, approssimato, confuso, seminatore di incertezze. Dalle cose che dice non si capisce cosa faccia. Delle cose che fa (pro mafiosi, evasori, grandi imprese, banche o delinquenti vari) non dice. Se questi due fanno teatro, il testo è una ciofeca, la recitazione è pessima e il pubblico vuole indietro i biglietti. Smettetela di recitare, caxxo, non si fa teatro! Qui si muore!

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