Quasi un italiano su due chiede un nuovo lockdown duro ma breve (a che serve?)

(Nando Pagnoncelli – corriere.it) – Il 9 marzo dello scorso anno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte presentava il decreto «Io resto a casa» che prevedeva l’estensione a tutto il territorio nazionale delle misure per contenimento del contagio inizialmente limitate alle province più colpite da quello che all’epoca veniva chiamato coronavirus. In questi dodici mesi abbiamo registrato una costante oscillazione del livello di preoccupazione da parte dei cittadini in relazione all’andamento quotidiano dei contagi e dei decessi.

Oggi il 45% degli italiani considera il Covid una minaccia elevata a livello personale: è una percentuale che ci riporta all’autunno scorso, quando prese avvio la seconda ondata dei contagi. La preoccupazione aumenta al crescere dell’età, tra le persone meno istruite, tra le casalinghe, i pensionati e i ceti operai.

Al contrario si mostra nel complesso omogenea tra i diversi elettorati, a conferma del fatto che si tratta di un sentimento più influenzato dalla condizione demografica che dall’orientamento politico. La minaccia percepita risulta ancora più acuta quando si fa riferimento alla propria zona di residenza (57%) o all’intero Paese (75%).

Troppe violazioni delle regole

Due italiani su tre (65%) pensano che ci siano troppe violazioni delle regole e la maggioranza dei cittadini non abbia capito l’importanza di continuare a rispettare le direttive delle autorità. È una convinzione in forte aumento rispetto agli scorsi mesi. Al contrario, uno su quattro (24%) è del parere che la gran parte continui a dar prova di senso civico e di rispetto delle regole. Lo sguardo severo rivolto ai connazionali in parte è da ricondurre alla consueta attitudine di attribuire agli altri i comportamenti negativi e a sé stessi quelli virtuosi, e in parte all’enfasi che i mezzi di informazione danno alle situazioni di affollamento soprattutto nelle città, per richiamare l’attenzione sui rischi che si corrono. Ne consegue che si dilata la percezione di un fenomeno indubbiamente disdicevole ma fortunatamente circoscritto ad una minoranza di cittadini.

Più tempo passa, più giudizi negativi

La campagna vaccinale, per come si è sviluppata finora, viene bocciata dal 46% degli italiani, mentre il 29% ne dà un giudizio positivo. Più passa il tempo e più aumentano i giudizi negativi. Il dato non sorprende tenuto conto che, a fronte di una crescita costante di persone che manifestano l’intenzione di farsi vaccinare non appena possibile (passate dal 37% di metà novembre al 53% di fine febbraio), i cittadini lamentano la penuria dei vaccini e la lentezza della campagna ma criticano anche i criteri di definizione delle priorità di vaccinazione (soprattutto rispetto ad alcune categorie professionali), le complicazioni burocratiche e gli aspetti logistici.

A ciò si aggiungono le preferenze politiche, dato che i giudizi positivi prevalgono solo tra gli elettori della ex maggioranza di governo, mentre tra quelli di centrodestra e gli astensionisti sono nettamente prevalenti le valutazioni negative. Insomma, non è tutto rose e fiori, e il riferimento alle «primule» progettate da Stefano Boeri non è casuale.

Elettori di Pd e M5S per restrizioni dure

Non stupisce quindi che la maggioranza degli italiani (53%) abbia accolto con favore la decisione del governo Draghi di avvicendare il commissario Domenico Arcuri con il generale Francesco Paolo Figliuolo; le motivazioni sono due: il 34% è del parere che Arcuri non sia stato all’altezza (in particolare è di questa opinione l’elettorato di centrodestra con il livello più elevato tra gli elettori di FdI con il 72%) e il 19%, indipendentemente dalle valutazioni su Arcuri, ritiene che fosse necessario dare un segnale di discontinuità. Solo il 10% dissente con la decisione di sostituire il commissario e il 37% non si esprime. Un’ulteriore conferma della preoccupazione dei cittadini è data dalle opinioni che emergono rispetto ai provvedimenti per contenere il contagio: il 44% preferirebbe un lockdown duro, di durata limitata, ma esteso uniformemente in tutto il Paese; il 30% ritiene opportuno continuare con le restrizioni attuali, mentre il 14% vorrebbe un allentamento delle misure.

La prima opzione ha fatto registrare un aumento di ben 10 punti in sole due settimane e risulta più auspicata tra le persone meno giovani e le casalinghe, nonché fra gli elettori di Pd (60%) e M5S (50%). Nel centrodestra, pur prevalendo il consenso per provvedimenti più restrittivi, le opinioni sono più divise. Da notare che tra i leghisti il 18% chiede un allentamento. È trascorso un anno da quando il temine lockdown ha fatto irruzione nel nostro lessico. Se la campagna vaccinale non procederà speditamente il timore è che vi possa rimanere a lungo.

3 replies

  1. non capisco se ho come connazionali, il 46%, degli idioti o se sono solo stupidi.
    un governo cosa dovrebbe fare? far prendere la crusca, la sera, a ministri, sottosegretari
    nonché ai portaborse, e come prodotto mattiniero ottenere dei vaccini?
    la gabola è che quando hanno (la UE) fatto i contratti non hanno chiesto di vedere la
    capacità produttiva delle aziende che producono i vaccini al fine di avere conferma
    che gli ordini, prepagati e quindi in pratica finanziati, fossero realmente evadibili.
    una volta che hai accettato i contratti capestro, dove non ci sono penali per inadempienze
    e per i possibili problemi sanitari, sono pesche da sbucciare non a carico dei firmatari,
    dato che se poi i vaccini non arrivano allora la colpa ricade sugli stati nazionali.
    questo evidentemente “pensano” quel 46%.
    altro discorso è se i vaccini ci sono, ma non vengono distribuiti.
    occorre in ogni caso ricordarsi che la distribuzione è solo uno dei passi necessari alla vaccinazione,
    dopo di che il cerino è in mano alle regioni dato che il SSN è ormai SSR
    e quindi le eventuali lamentele dovrebbero essere girate ai responsabili competenti.
    i numeri che si leggono non autorizzano a porre delle lamentele verso la componente
    intermedia, lo stato, e mi meravigliano i docenti, fanciulle dolenti, che vogliono essere vaccinati
    per primi, come se la loro salute fosse più importante della salute altrui,
    e come se la loro vaccinazione risolvesse il problema dei possibili contagi scolastici
    che possono essere poi portati sui mezzi e nelle famiglie.

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