A Zinga non resta che fare l’opinionista da Barbara D’Urso

IL LEADER E LA MOSSA DEL CAVALLO

(Sergio Rizzo – la Repubblica – Edizione Roma) – A guardare ciò che sta accadendo dentro il Partito Democratico è davvero difficile dare torto a Nicola Zingaretti. Anche se forse il gesto delle dimissioni sarebbe stato più comprensibile come conseguenza delle ripetute sconfitte della linea del segretario nella partita del governo. La prima quando ha dovuto malvolentieri piegarsi a fare un esecutivo insieme al Movimento 5 stelle, per giunta con Giuseppe Conte dopo aver invocato almeno una radicale discontinuità.

E la seconda con il fragoroso fallimento del suo piano di far nascere il governo Conte ter.

Per prevedere che cosa potrà accadere adesso si dovrebbe entrare nel campo della chiaroveggenza. È anche possibile che le dimissioni si trasformino nella mossa del cavallo, con una riconferma che paradossalmente rafforzerebbe Zingaretti.

Ma certo in un momento come questo, con una sfida enorme da giocare a Roma, dove si deve votare per il rinnovo del sindaco dopo l’ avvilente esperienza degli ultimi anni, un segretario dimissionario non è il miglior viatico per una rimonta già problematica in partenza.

Vero è che la decisione di rinviare le elezioni di qualche mese forse dà un po’ di respiro ulteriore a chi pensa di farcela a dispetto di sondaggi ingenerosi. Ma il fatto è che pur con un segretario nella pienezza delle sue funzioni, di fronte a una scommessa di tale portata, il Pd è apparso in piena paralisi. Incapace di esprimere una linea precisa sulla scelta dell’ eventuale candidato, e ancor meno capace di individuare un profilo di candidatura credibile.

Non parliamo dei nomi che sono circolati, dalla parlamentare Monica Cirinnà madrina della legge sulle unioni civili, fino all’ ex ministro dell’ Economia Roberto Gualtieri rimasto senza ministero ( peraltro nessuno con i crismi di una possibile reale investitura). Bensì di una strategia. Del tutto inesistente a meno di tre mesi dalla naturale scadenza elettorale.

Non bastasse il disorientamento interno, ad aggravarlo è subentrata proprio la mossa politica del segretario, che spinge il Pd verso un’ intesa di ferro con il M5s: per cinque anni, dettaglio niente affatto trascurabile, il nemico giurato del Pd romano. Un Movimento, per giunta, che si presenta all’ alleato in totale disarmo. Quindi con la prospettiva di non rappresentare di sicuro un punto di forza in una eventuale coalizione.

Semmai, un problema in più. Soprattutto a Roma, dove al mal di pancia del Pd locale si somma quello di molti suoi elettori, i quali hanno vissuto come un incubo la gestione grillina della città. Tutto vorrebbero vedere, ma non Virginia Raggi ancora sindaca di Roma. Fosse pure nella veste di alleata. In questo scenario chi si appiglia al potere taumaturgico delle primarie rischia di prendere una bella cantonata.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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10 replies

    • @adriano58
      Maramaldo?
      Sei troppo gentile, Adriano.
      Io avrei detto gran #%g!& di §@nn& di $#”%&?çmi, nonché £//X&§§!!… beh, mi fermo qui per non
      rischiare una querela.
      ‘sto paraculo finge di imbastire un articolo sulle dimissioni del Sor Tentenna e poi ci ammannisce
      un mucchio di stronzate su Virginia Raggi e il modo con cui è stata governata Roma.
      Come stupirsi?
      D’altra parte nel sordido postribolo in cui s’è trasformato La Repubblica possono lavorare solo
      “signorine” di non troppa specchiata virtù, non certo virtuose e pudiche donzelle!

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      • “sordido postribolo”
        Al tempo dei romani Il bordello era spesso segnalato all’esterno da insegne molto esplicite:
        un fallo e la scritta: Hic habitat felicitas. «Qui abita la felicità»

        lì abitano solo sciacalli, iene e… maramaldi
        “Persona che infierisce sui deboli e sugli inermi”

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      • @Aloysius
        … Lo chiamavano Sor Tentenna… mica tanto, però, eh, a quanto pare!

        “… i quali hanno vissuto come un incubo la gestione grillina della città. Tutto vorrebbero vedere, ma non Virginia Raggi ancora sindaca di Roma. Fosse pure nella veste di alleata.”

        Quanto veleno…e quanto URTA il metodo di attribuire una valenza generale al PROPRIO sentire.
        Lo sa lui che l’hanno vissuto come un INCUBO? Che vorrebbero vedere TUTTO, tranne la Raggi ancora sindaca?
        Forse perché gli ha rotto le uova nel paniere? Dicci, dicci, Stellina… raccontaci l’incubo di vedersi togliere il malloppo da sotto il naso, di veder spostare le proprie mani dalla ‘pasta’ .
        Raccontaci in che cosa consiste il “TUTTO Tranne”, proprio tutto tutto tutto… ?
        Dai, tira fuori il giornalista d’inchiesta che si è nascosto dentro di te, mentre tu TI VENDI .

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  1. Un altro che farebbe carte false perché Virginia Raggi fosse sbalzata dal Campidoglio, nonostante il fantastico lavoro fatto a Roma da questa donna formidabile. Ai tempi di “La CASTA” era ancora onesto. Si vede che Non gli sono bastati stipendi opulenti e diritti d’autore milionari. Si è venduto come un pennivendolo qualsiasi. Probabilmente ha il vizio del gioco. Mah!

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  2. Caro sig. Rizzo, ancora non mi spiego come mai dopo aver scritto La Casta ha odiato così il movimento che quella Casta ha voluto combatterla, ridimensionarla, farla uscire allo scoperto. Deve avere un buon psichiatra. Nella seduta di domani gli porti queste sue due righe: “Ma certo in un momento come questo, con una sfida enorme da giocare a Roma, dove si deve votare per il rinnovo del sindaco dopo l’ avvilente esperienza degli ultimi anni, un segretario dimissionario non è il miglior viatico per una rimonta già problematica in partenza”. Forse rimpiange Alemanno? Carraro? Rutelli? Veltroni?Darida? Ci dica per chi fa il tifo oggi Gedi (che le dà il pane) o il suo alter ego ipertrofico. Grazie

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  3. Idea geniale del sig. Rizzo: il Pd è messo male, il Movimento sta pure peggio quindi se ne deduce che il Pd, se vuole vincere, deve allearsi con B., Lega e Fascisti d’Italia (Meloni). Certi giornalisti bisognerebbe pagarli!!!!

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