Mauro Corona: “Renzi ha il 2%. Basta, meglio il voto!”

(Giulia Cazzaniga – la Verità) – Per dire di sì all’intervista Mauro Corona ci tiene un po’ in sospeso.

«Ve lo ricordate, che sono uomo di sinistra, vero? Sto partendo per fare scialpinismo, se torno vivo vi dico cosa ho deciso».

Scompare fino al giorno successivo, quando acconsente a parlare da Belluno.

«Più tardi, però, adesso sono da un amico a bere il caffè: ero dal ferramenta ma non sono riuscito nemmeno ad andare in bagno, il Covid non ti fa neanche pisciare, lo scriva per favore. Va bene per l’intervista, ma non vorrei essere tirato dentro al gossip, quello lo lasciamo ai parolai».

Qualche ora ancora, si libera. Settant’ anni compiuti ad agosto, scrittore e uomo di montagna, difficile chiudere in casa un tipo come lui.

«Vivo come ho sempre vissuto, in contatto con la natura. I riflettori li ho cercati, ma la notorietà non mi ha cambiato. Come le corna delle lumache si ritraggono quando fiutano il pericolo, però, così ho sempre rifiutato di vivere a Roma, o a Milano, anche se me lo hanno proposto. Resto nel mio ambiente. So cosa voglio e cosa mi piace, cerco di mediare, un colpo alla visibilità e un colpo all’isolamento, alla riflessione, alla scrittura».

Dove era finito l’altro giorno?

«Sono andato con mio figlio (ne ha quattro, ndr) a fare una scialpinistica sul monte dove ho fatto il minatore per cinque anni, a cavare pietre. Mi piace ritornare a paesaggi ora scomparsi e nei luoghi dove ho faticato. Cercavo la memoria e non vedevo più niente: latte cagliato di neve, nuvole bianche, nessuno intorno. Una meraviglia».

La montagna senza gente in giro è migliore?

«Sono anche io “gente”, come tutti. Pure io faccio chiasso, in qualche modo inquino. Però è come se in questi mesi gli animali si siano accorti del nostro disagio. In paese scendono cervi e caprioli, sembra abbiano pietà di noi. Non avranno più sentito rumori, sono venuti a vedere cosa succede. È una sensazione, ovviamente, io vivo di emozioni».

Senza turisti, però, l’economia

«Non solo quella della montagna. Avrei vita facile a criticare questo governo, premetto che si sono trovati addosso qualcosa che mai era capitato dalla febbre spagnola. Se però la politica avesse avuto l’umiltà di chiedere quali sono le necessità delle persone, si sarebbe trovata una soluzione. Questo Conte, ad esempio, che non si sa da dove è sbucato ed è veramente un uomo fortunato, doveva farlo. Il montanaro avrebbe insegnato alla politica come comportarsi senza mettere a rischio le persone».

Chiudere gli impianti non serviva?

«Guardi a cosa hanno fatto in Svizzera: organizzandoci bene si potevano tenere aperti con il giusto distanziamento, in sicurezza. La colpa però è anche dei furbetti, l’italiano è fatto anche così. Trovare una via di mezzo era difficile, ma si poteva fare. E invece ci si trova assiepati su treni, metro e pullman di città.

Mi viene da sbellicarmi dal piangere, non dal ridere, quando dicono che si può andare da un parente solo con figli minori di 14 anni. Se ne ha 15 cosa cambia? Sono follie. Si figuri che dal paese in cui vivo, Erto, non potremmo andare a un chilometro da qui a Longarone, perché è oltre il confine con il Veneto e noi siamo in Friuli».

Ottimista o pessimista sul domani?

«Passata la tempesta del coronavirus si tornerà a vivere, ma l’economia non si riprenderà così facilmente. Dovevano prestarci attenzione, ha ricevuto invece una mazzata tremenda. Quando non si hanno idee, si proibisce, è la regola base: intanto i politici tirano avanti. Certo, se noi avessimo rispettato le regole del distanziamento sarebbe forse andata diversamente».

Famiglia, società, rapporti umani: un positivo lo intravede?

«Sulla montagna si dice che non c’è un male se non porta anche un bene. Certo che c’è. Lo sconvolgimento degli antichi ritmi della vita ci ha anche fatto scoprire qualcosa di noi che non sapevamo più di avere, costretti dalla fretta. Eravamo sfuggiti a noi stessi, ora ci siamo guardati allo specchio: chi sono, cosa faccio?».

Qualcosa quindi abbiamo imparato?

«Di questa tragedia non avremo memoria: dovesse finire domani, di colpo, il contagio, torneremmo come prima. Perché crediamo che la vita precedente fosse quella giusta, e invece eravamo tutti nevrotici, irascibili, rissosi, polemici. Io non faccio politica, ma ormai anche dire “ti amo” è fare politica: nella patria dove la politica auspica, auspico questa volta anch’ io, che quando tutto sarà finito si possa recuperare quanto mai avevamo conosciuto».

Per esempio?

«La lettura. Qualche amico non aveva mai aperto un giornale, ma ha iniziato Rigoni Stern su mio suggerimento, e ci ha preso gusto. Senza hobby e dedicata solo al lavoro, tanta gente si è trovata spiazzata, in ansia, tanto da prendere antidepressivi: i libri consentono di non sprofondare nel baratro dell’avvilimento, di stare a galla».

C’è bisogno, oggi, di voi scrittori?

«È molto difficile per me rispondere a questa domanda, potrei sembrare uno che pensa di aver le dritte giuste. Sono anche io un povero naufrago, aspetto il mio turno di avere il mio scacco matto dalla vita. Però se uno ha una visibilità pubblica, diciamo lo schermo televisivo, il suo tentativo potrebbe essere di cercare di tirar fuori anche al cittadino romano o milanese la sua naturalità, il suo “essere bosco” anche se non ci è mai stato. Siamo tutti archetipi, abbiamo nel Dna l’uomo primitivo.

La funzione di chi va in pubblico non è tanto mostrare la sua faccia, per altro la mia è anche devastata come una torta nuziale lasciata fuori sotto la pioggia, come diceva il poeta Wystan Auden. Ma possiamo dare una speranza senza illusioni, come indicare un ritorno alla natura. Sia la montagna o il mare, che non è che una montagna che si è coricata».

Questo ha cercato di fare a Cartabianca?

«Voglio dire la verità a La Verità. Sono andato lì, oltre che con una buona dose di vanità, anche per il riscatto di una vita tremenda. Impossibile raccontarle tutto: l’abbandono dei genitori, la miseria, la fame, l’elemosina chiesta con mia nonna. In tv ho cercato di dare voce a chi non ne aveva, o a chi ha subito soprusi dalla politica, senza possibilità di difendersi».

Poi quell’episodio in cui ha dato della «gallina» alla conduttrice

«Ho chiesto scusa a lei la sera stessa, e poi pubblicamente in tante trasmissioni. Con “Bianchina” eravamo una coppia comica, strana, che toglieva il peso della verbosità. E insieme tiravamo su l’ascolto, di 1, anche 2 punti di share. Ho domandato la possibilità di andare in onda per chiedere scusa al pubblico, un’ultima volta, ma mi è stata negata. Forse si vuole danneggiare il programma: mi sono state dette tante bugie e mi si è dato dell’alcolizzato pure in Commissione di vigilanza. C’è qualcosa sotto, e mi prendo la responsabilità di quello che dico. Lega e Pd mi hanno difeso».

Quando non è in onda, la tv la guarda?

«Poco, guardo soprattutto lo sport. Ogni tanto mi affaccio sui programmi di Del Debbio, Floris, Giordano, Annunziata. Mi viene però spesso il voltastomaco. Come quando sento tirare in ballo i morti ai politici, che sentono l’odore di naufragio. Lascino in pace i morti e i sopravvissuti: non c’entrano con la crisi di governo. Anche se è ridicolo che si dipenda tutti da un politico mandato a casa con il 60% di voti, che aveva promesso di ritirarsi, e che si è fatto un partito che vale il 2%».

Pensa che Matteo Renzi non dovesse provocare la crisi?

«Questo governo non stava già in piedi. E io Renzi l’ho anche votato, ho smesso al referendum. Dico solo che non si può dipendere da una minoranza o far comandare una nazione a uno scelto a caso. Conte mi sta anche simpatico, non è un tipo rissoso, ma non era nessuno ed è finito sotto i riflettori planetari. È una politica priva di regole, di disciplina».

Per come la vede lei, come dove dovrebbe andare a finire?

«Dicono che non si può andare al voto solo perché non vogliono essere cacciati da una posizione di prestigio. Vinca chiunque deve: la democrazia funziona così. Non la si può pilotare a proprio uso e consumo. Dicevano di Berlusconi che si accaparrava i voltagabbana, e ora li chiamano costruttori: ma a chi vogliono darla a bere? Siamo ridicoli nel mondo. Quando le cose non funzionano, si va a votare. Vinca chi deve, ne pagheremo magari le conseguenze».

Niente governo di «salvezza nazionale»?

«Usano parole roboanti, ma se devono salvare il Paese devono liberare l’economia e far lavorare la gente. Dare ristori veri a chi ha chiuso la propria attività. Si muore di coronavirus, ma anche di fame. Bisogna togliere i divieti, e confidare in un comportamento più civile della gente. Invece sono state messe al comando della nave persone che non sanno che pesci pigliare.

Non posso far nomi perché parte la querela. Ma i nodi verranno al pettine, solo che quando accadrà la gente sarà ormai dilaniata. Vede: le ho detto che sono di sinistra, ma ho parlato da centrodestra. È che sono anche vagamente intelligente: so accettare un’idea buona anche se viene da altri. Come abbassare le tasse, ad esempio».

5 replies

    • “(Conte) è una politico priva di regole, di disciplina».
      Povero Corona come stai messo…
      Torna votare il Bomba sú…

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  1. Forse lui ancora crede che se andasse la Lega al Governo poi gli fanno le leggi (giuste) sulla montagna che suggerisce…. ingenuo.

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