La variante inglese è più diffusa tra i bambini: riaprire le scuole significherebbe favorire il virus

(Selvaggia Lucarelli – tpi.it) – Un rapporto dell’Imperial College realizzato in collaborazione con l’Università di Edimburgo, il ministero della Salute inglese e altri istituti illustra la situazione della diffusione della variante inglese in Inghilterra, situazione che suggerisce previsioni pessimistiche sul futuro prossimo.

Il rapporto (preprint) è forse una delle valutazioni più complete sull’impatto e la diffusione della variante B117, che combina studi epidemiologici eseguiti nel Regno Unito con dati estrapolati da un gran numero di campioni in tutto il Regno Unito.

Come spiega l’epidemiologa ed esperta in genetica statistica Deepti Gurdasani, il ceppo britannico B117 ha caratteristiche molto preoccupanti, che indicano perché bisogna agire immediatamente.

Intanto si assiste a un aumento molto rapido dell’aumento della diffusione della variante B117 a Londra, nell’Inghilterra sudorientale e nell’Europa orientale, che sale all’80% a metà dicembre. Osservando la distribuzione in tutta l’Inghilterra, l’aumento della diffusione stimata varia in base alle regioni tra il 15% nello Yorkshire e l’85% nell’Inghilterra sudorientale.

Dunque, sebbene la diffusione del nuovo ceppo sia ancora limitata in molte zone dell’Inghilterra, l’andamento in alcune regioni (Oxford e Birmingham) suggerisce che ci saranno simili e rapidi aumenti di diffusione in altre aree, a meno che non si prendano severi provvedimenti.

L’indice Rt associato al ceppo variante inglese sarebbe 1,74 volte maggiore rispetto al ceppo precedente. Questo ne favorirebbe enormemente la diffusione. Ad esempio, significherebbe un R di 0,9 che aumenterebbe a 1,6.

C’è poi un dato piuttosto inedito. La distribuzione della nuova variante rispetto alla variante precedente per fasce d’età indica che la variante è più diffusa tra soggetti nel gruppo 0-9 anni e 10-19 anni, almeno secondi i dati disponibili fino a metà dicembre. Dati preoccupanti per diverse ragioni.

È evidente che la diffusione tra queste fasce anagrafiche potrebbe essere stata favorita dall’apertura delle scuole durante il lockdown. Potrebbe anche significare che i bambini con la variante inglese hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi e quindi di essere testati, e comunque questi risultati sono il risultato di studi non su campioni casuali, quindi vanno letti con cautela. Non significa necessariamente che ci sia una maggiore suscettibilità alla malattia nei bambini, ma sicuramente che sia molto diffusa tra i bambini.

La variante standard è invece ancora predominante tra i gruppi di età più avanzata (almeno tra quelli testati). Perché questo è importante? Perché detta i tempi di reazione, che devono essere rapidissimi.

Sappiamo che la diffusione del virus che inizia nei gruppi di età più giovane arriva a contagiare inevitabilmente le persone anziane e alla fine si traduce in gravi malattie e morte. Abbiamo già visto questa dinamica dalla prima ondata in poi e in tutto il mondo.

Sempre secondo le valutazioni dell’epidemiologa Gurdasani sullo studio dell’Imperial, la distribuzione geografica e anagrafica della variante inglese indica che, sebbene la pandemia nel Regno Unito sia già in una situazione critica, c’è l’evidente possibilità che possa peggiorare molto.

Se l’infezione nei bambini non viene frenata, la nuova variante diventerà probabilmente dominante a breve anche negli adulti e potenzialmente porterà a una diffusione ancora più rapida dell’infezione nei gruppi dei più anziani, con conseguenze nefaste sulla letalità e sulla pressione sugli ospedali.

Lo studio mostra che l’indice R associato alla variante  durante il lockdown era 1,45 rispetto allo 0,92 per altri ceppi. Ciò significa che i casi con la variante hanno continuato a crescere rapidamente durante l’ultimo blocco.

La variante inglese è associata a un aumento di R di 0,4-0,7. Un esempio di facile comprensione della Guardasani: supponendo 2000 casi giornalieri in una regione oggi, con questo andamento della diffusione si arriverebbe a 62.000 casi giornalieri in 2 mesi, contro i 5.187 se l’indice R rimanesse costante a 1,1. È facile, dunque, immaginare il numero di morti.

Tutte le prove, secondo la Guardasani, puntano nella stessa direzione: bisogna agire con urgenza per limitare la diffusione in tutto il Regno Unito. Lasciare che questa variante si diffonda non è un’opzione. E bisogna chiudere le scuole, finché non si sarà in grado di renderle sicure e impedire la trasmissione della variante. Non farlo, avrebbe gli esiti disastrosi che gli studi statistici ed epidemiologici suggeriscono.

E considerato che il ceppo è stato isolato anche in Cina e negli Stati Uniti, se i dati di questi studi venissero confermati, non c’è più tempo da perdere per nessuno.

2 replies

  1. Basta chiudere le scuole per risolvere tutto? O è solo il modo più facile e a rimetterci sono i sempre i ragazzi!! Ma va bene dai… In compenso dal 18 potranno andare a sciare…….. Che vergogna!

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