Buon esempio. Ho deciso: faccio anch’io il testimonial del vaccino

(di Alessandro Robecchi – Il Fatto Quotidiano) – Lo dico subito: anch’io voglio dare l’esempio, come il Re della Campania (basta chiamarli “governatori”!) Vincenzo De Luca. Tendere virilmente l’avambraccio a favore di ago, guardare dritto in camera e dire: “Fate come me, vaccinatevi!”. Va bene, accetto anche il “chi ti credi di essere”, giusto, ma vi assicuro che per i miei condomini, il barista, la signora della lavanderia e il panettiere, sarei un buon esempio da seguire: “Presto, vacciniamoci tutti come ha fatto quello del secondo piano!”. Forse sopravvaluto la mia popolarità nel quartiere, d’accordo, e visto che si parla dell’alta missione di dare l’esempio, cambierò esempio.

Elvis Presley, Marilyn Monroe e altri eroi del Novecento si fecero vaccinare in diretta, proprio per dare un esempio. E uno può capire un giovanotto degli anni 50 che dice: “Faccio come Elvis!”, che è un po’ diverso dal guaglione napoletano che esulta: “Faccio come De Luca”. Insomma, la faccenda ci porta dritti alla questione del “testimonial” che si pone ogni giorno in ogni agenzia pubblicitaria in cui si decida di associare un prodotto a un volto: e se poi sta sulle balle a tutti? Ecco, De Luca a parte, visto il tasso di popolarità della classe politica nel suo complesso, la cosa potrebbe risultare rischiosa, consiglierei di scegliere altri testimonial (che so, gli astronauti, i tapparellisti, i centrocampisti del Crotone), che abbiano almeno qualche minima considerazione in più presso la popolazione.

Eppure, chiunque dia l’esempio, c’è qualcosa che stride. Cioè: si dà l’esempio per invitare chi non ha il coraggio, per stimolare gli scettici, per indicare una strada. E qui arriviamo al punto: non sarà un po’ (molto) sopravvalutata questa mirabolante falange No Vax che si sbandiera tanto? Da quel che si legge in giro abbiamo una componente cyber-dadaista (la siringa che ti inietta il chip, che ti controlla direttamente da Pechino coi soldi di Soros, il 5G, eccetera, insomma stregoneria hi-tech); poi una componente scettico-dietrologica (è tutto un trucco per arricchire le case farmaceutiche, con varianti geopolitiche a piacere); e infine una parte di comprensibile prudenza, che si sistemerà con i tempi (cioè, appena si capirà che i primi mille vaccinati non si trasformano in meduse e non muoiono sul colpo). Una percentuale minima della popolazione, insomma, mentre la stragrandissima maggioranza, pur di levarsi dalle palle gel, mascherine, lockdown, limitazioni, solitudini e isolamenti, tenderà volentieri l’avambraccio senza bisogno di tanti esempi (e in ogni caso dovrà aspettare mesi, data la sacrosanta scaletta delle priorità).Visto da questa angolazione, il gesto di generosità di De Luca e di tutti gli aspiranti “esempi vaccinali viventi” suona un po’ come: “Fermi tutti! Mi sacrifico! Do l’esempio! Mangio io la prima fetta di torta al cioccolato!” (grazie al cazzo, ndr). Insomma, può venire il dubbio che questo cortocircuito tra nemici così residuali da sembrare immaginari, i No Vax, e l’esercito dei “datori di esempio” sia un po’ sospetto, che dia molta visibilità ai primi (che contano come il due di coppe) e procuri facile popolarità ai secondi. Mentre un esempio di buon esempio (chiedo scusa) per tutta la popolazione sarebbe che so, il ragionier Gino che una mattina prima di andare in ufficio passa alla sua Asl dopo regolare prenotazione, fa la sua puntura, ci mette un’oretta, come se fosse una cosa assolutamente normale, veloce, dignitosa, facile, gratuita e civile che protegge lui e gli altri. Fine dell’esempio.

1 reply

  1. Tutto mi sarei immaginato la sera dell’ultimo dell’anno tranne che di dover correggere una nozione di anatomia erroneamente citata (2 volte) da Alessandro Robecchi nel suo articolo. Ché la nazione intera deve sapere e non può essere certo turlupinata con siffatta ignoranza che, se non smascherata, rischierebbe pertanto di finire in dote al nuovo anno… Scherzi a parte, vengo al dunque: la puntura ce la faranno, chi prima e chi dopo, non sul supposto avambraccio, bensì sulla parte inferiore (avete letto bene) dell’arto che, in anatomia, si chiama proprio braccio ed è compresa tra la spalla ed il gomito. Giusto per distinguerla dall’avambraccio che è invece la parte superiore dell’arto, quella (incredibile a sapersi) compresa tra il polso ed il gomito. Anche il sottoscritto era caduto nell’equivoco, salvo poi essere stato bonariamente redarguito da un chirurgo per via di un piccolo intervento subìto in loco di recente. L’imperdonabile gaffe di anatomia si potrebbe giustificare col fatto che, non avendo il sottoscritto né tanto meno, immagino, Robecchi, simpatie destrorse, non siamo di certo adusi a tendere virilmente il braccio (anziché il supposto avambraccio): semmai, di virilmente teso, potremmo esibire (ognuno per conto proprio, beninteso!) “l’erogatore diversamente arto”, ma solo alla bisogna…
    Non divaghiamo e torniamo seri. Tocca allora dedurre che la scienza che studia il nostro corpo, per alcune sue terminologie si sia da sempre rifatta ad una delle 2 configurazioni dell’uomo vitruviano nel famoso disegno leonardesco: quella in cui si percepisce che le braccia sollevate si misurano dalla mano e non dalla spalla, di cui il discusso avambraccio costituisce pertanto la parte superiore.

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