Di Battista dalla parte di Conte: “È da folli minacciare la crisi”

L’ex deputato M5S: “Ridicolo dire che l’esecutivo può cadere per una task force. Chi ha perso le elezioni non può lanciare ultimatum”

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – In questi giorni è stato soprattutto in silenzio. Ma l’ex parlamentare di cui tanti attendono mosse e scelte, dentro e fuori del M5S, ora ha voglia di farsi sentire. “È da irresponsabili, da folli pensare di far cadere Giuseppe Conte o parlare di rimpasto in tempi di pandemia”, dice al Fatto Alessandro Di Battista. Preoccupato dalla piega che sta prendendo la situazione nel governo. “Io ho chiesto e chiedo durezza su certi temi, a Conte come al Movimento. E parlo innanzitutto della revoca della concessione ai Benetton. Mi riservo la libertà di muovere le mie critiche politiche, come ho fatto anche nei mesi scorsi. Per esempio io non ero d’accordo con il presidente del Consiglio sulle elezioni in Puglia”. Ossia sull’esigenza per il Movimento di sostenere la ricandidatura del governatore dem uscente, Michele Emiliano.

Differenze di visione e rotta politica, di cui si è ampiamente discusso. Ma ora in gioco c’è altro. E Di Battista lo dice così: “È ridicolo ipotizzare di far cadere questo esecutivo per una task force. Ma di che parliamo? Vogliono una crisi di governo ora, con il rischio concreto di una terza ondata e proprio mentre la Bce inizia a comportarsi davvero come una Banca centrale europea (e speriamo che continui a farlo)? Solo in Italia in una fase così drammatica si parla di cose del genere”. Forse però anche il premier ha sbagliato a puntare su una squadra ristretta. O perlomeno, non ha dato l’impressione di voler accentrare troppo la gestione di un tesoro da 209 miliardi? L’ex deputato scuote la testa: “Non stanno contestando il presidente del Consiglio sulla base di questioni concrete, bensì solamente per gelosie interne. Ci sono altri interessi, altre dinamiche”.

E ovviamente Di Battista non fa fatica a indicare il primo colpevole: “Matteo Renzi è quanto di peggio ci sia attualmente nelle nostre istituzioni, io l’ho sempre detto, anche nei giorni nei quali si formò questo governo. Non è accettabile ascoltare ultimatum da chi ha perso le scorse elezioni. Casomai a farne, su argomenti come Autostrade o la legge sul conflitto di interessi, dovrebbe essere chi quelle Politiche le ha vinte…”. E si torna al M5S e alle sue difficoltà, che talvolta fanno rima con contraddizioni. Però ora il cuore del problema è un altro, è il Renzi che gioca a indicare il burrone: non proprio da solo, a occhio. “L’ex premier ha alcuni sgherri di sua fiducia anche dentro il Pd, è evidente” scandisce Di Battista. Un combinato disposto che sta terremotando l’esecutivo, al punto che ormai da più parti si parla apertamente di voto anticipato. Ma l’ex parlamentare torna al punto cruciale: “Questi attacchi a Conte non possono essere minimamente avallati. Io sarò il primo a chiedere conto di come verranno spesi i soldi del Recovery Fund, perché è denaro pubblico. E vorrò sapere chi li gestirà, con nomi e cognomi. Ma nonostante le mie critiche al governo, lo ripeto, sono contrarissimo al rimpasto, e figurarsi cosa penso di una crisi di governo”.

In questo scenario, c’è sempre un Movimento che deve ancora darsi una nuova guida politica, ovvero una segreteria che subentri al capo politico reggente Vito Crimi, come hanno sancito ieri anche gli iscritti approvando il documento di sintesi degli Stati generali. Un voto peraltro segnato dalla scarsissima partecipazione, ridottasi al dieci per cento degli aventi diritto. E pare un altro evidente segnale della temperatura, dentro i Cinque Stelle. La certezza è che l’organo collegiale verrà votato a gennaio.

E la domanda resta quella, se Di Battista sarà della partita. Ma l’ex deputato resta a quanto ha già spiegato al Fatto poche settimane fa: “Ho già parlato di questo. Per il mio coinvolgimento ho posto delle condizioni, chiedendo che venissero messi al voto degli iscritti sei punti per me fondamentali, dalla revoca della concessione ai Benetton all’impegno, nero su bianco, che non ci saranno deroghe al vincolo dei due mandati, fino al fatto che il Movimento accetterà solo una legge elettorale che preveda le preferenze e che si presenterà da solo alle prossime elezioni politiche. Sono i miei punti, e da questi non mi muoverò”.

2 replies

  1. Ma falla finita anche tu , invece l’ultimatum di Grillo di allearvi col Pd quello va bene . La realta’ e’ che siete i primi da eliminare dalla politica italiana oltre a Renzi , Salvini , Piddioti e carcasse varie e avariate .

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