Ugo De Siervo: “Dall’Abruzzo alla Val d’Aosta solo pericoli incostituzionali”

Covid, le ordinanze “libera tutti”


(di Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – L’ultima volta che abbiamo parlato con il professor Ugo De Siervo, presidente emerito della Consulta, era la vigilia del Referendum costituzionale. Alla fine dell’intervista ci aveva detto: “Penso, e non da oggi, che il bicameralismo vada rivisto nel senso di dare una rappresentanza alle Regioni in Senato, in modo che possano contribuire al funzionamento del sistema attraverso la legislazione nazionale”.

*** Professore, sarebbe stato il completamento della riforma del titolo V?
Le Regioni devono trovare una collocazione definitiva, tale da permettere al Parlamento di essere davvero il centro dell’intero Paese. La riduzione del numero dei senatori dà l’occasione, storica, di riuscire a rappresentavi il nostro pluralismo territoriale. Presso questo Senato delle autonomie troverebbero anche casa tutti gli organi, finora sorti in modo episodico, che raggruppano i presidenti delle Regioni, gli enti locali e il governo. Per rappresentare nel Senato al meglio il pluralismo territoriale occorre però rinunciare all’inconcludente tentativo di portarvi i rappresentanti dei vari enti (non siamo uno Stato federale; e poi perché alcuni sì e altri no?), mentre potrebbe bastare che i vari candidati nelle elezioni per il Senato potessero documentare una loro significativa esperienza di amministratore locale.

*** Qualcuno pensa di abolire le Regioni.
Sarebbe una follia antistorica, così come lo erano le proposte federalistiche di trent’anni fa: dopo più di settant’anni dalla Costituzione e cinquanta da che esistono le Regioni su tutto il territorio nazionale, queste istituzioni, pur con tutte le delusioni che hanno prodotto, hanno messo radici nel Paese. Ma soprattutto è assurdo sperare che le cose possano migliorare trasferendo più poteri alla burocrazia statale.

*** Oggi il rapporto tra centro e periferia è sotto accusa, a causa dell’emergenza Covid: dovrebbe essere rimodulato?
Il malfunzionamento deriva anche da un rapporto sgangherato tra Stato e Regioni, con precise responsabilità dello Stato, protagonista di legislazioni farraginose, di ricorrenti tagli finanziari, di controlli inefficaci. Anche il contenimento del virus è affidato essenzialmente allo Stato (malgrado le ondate di pubbliche dichiarazioni di alcuni amministratori regionali, alla spasmodica ricerca di visibilità politica). Poi le Regioni hanno le loro specifiche responsabilità, come reso evidente dalle troppe gestioni deficitarie, da non pochi fenomeni clientelari, da inefficienze clamorose (dalla Lombardia alla Calabria). Il vero problema è che occorre rimetter mano sistematicamente al titolo V, con conseguenti attuazioni e finanziamenti.

*** Andrebbe abolita la legislazione concorrente?
Si tratta di uno slogan astratto. Certamente è necessario chiarire in modo preciso il perimetro dell’azione dello Stato e delle Regioni. In parte ha tentato di farlo la Corte costituzionale, che ha cercato di mettere un po’ di pezze alle tante contraddizioni della riforma approvata nel 2001: una riforma che va quindi profondamente rivista, ma che va però anche resa più efficace.

*** I “governatori” sono quotidianamente sotto i riflettori: troppo protagonismo?
Con un sistema politico nazionale in crisi, troppi amministratori locali cercano di farsi strada accentuando il loro ruolo, anche dove non hanno alcun potere. Che i presidenti di Regione (non chiamiamoli “governatori”!) facciano dichiarazioni perfino sull’efficacia dei vaccini o delle cure è un non senso.

*** È opportuno, in questo quadro, andare avanti con l’autonomia differenziata?
Assolutamente no: abbiamo già 5 Regioni a Statuto speciale e bisognerebbe semmai domandarsi se ha ancora senso per alcune tra le Regioni speciali mantenere un’autonomia che spesso è restata sulla carta. Per le altre 15 Regioni serve una forte revisione dei poteri, ma soprattutto un’attuazione coerente di ciò che scriviamo in Costituzione.

*** In questo lungo anno crede si sia accentuato il sentimento separatista?
Tutto si è drammatizzato, ma non su questa linea. Per mesi i giornali hanno furiosamente criticato i Dpcm, anche raccontando balle clamorose. Adesso quasi nessuno si riferisce ai Dpcm in quei termini, ma nel contesto sovreccitato del Paese e con il degrado delle classi politiche, alcuni approcci localisti si sono accentuati.

*** A proposito di Dpcm. La Val d’Aosta ha approvato una legge che rivendica l’autonomia nella gestione della pandemia, in senso più “aperturista” e più di recente l’Abruzzo si è autoproclamato arancione. Il governo deve reagire?
Mi sembra del tutto pacifico che entrambe le iniziative siano costituzionalmente illegittime in un contesto di grave emergenza sanitaria. I dirigenti di queste Regioni si sono assunti una seria responsabilità in una fase così pericolosa.

1 reply

  1. Boh!
    “Le Regioni… pur con tutte le delusioni (disastri!) che hanno prodotto, hanno messo radici nel Paese. (cit.)”
    E quindi?
    Possiamo citare l’edera, che mette le radici arrampicandosi su alberi sani, succhiando loro la linfa vitale e
    finendo, alla lunga per soffocarli facendoli seccare.
    Dobbiamo lasciare che ciò accada?
    O piuttosto non dovremmo, finché siamo in tempo, estirpare la malapianta e salvare l’albero?

    Piace a 1 persona

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