Tutte le grane di Denis

(Luca Serranò – la Repubblica) – L’onta del carcere non è l’ unico pensiero nella notte peggiore di Denis Verdini. A poche ore dal giudizio della Cassazione e dalla condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino, i suoi difensori sono già al lavoro in vista di un altro processo che potrebbe avere pesanti conseguenze.

Il prossimo 20 novembre, in Corte d’ appello a Firenze, è attesa a meno di imprevisti la sentenza per la bancarotta della Società Toscana di Edizioni (che editava il Giornale della Toscana ), che in primo grado era costata a Verdini una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione.

Secondo le accuse l’ ex senatore – assistito dagli avvocati Franco Coppi e Marco Rocchi – era infatti il dominus della Ste e del gruppo editoriale che le ruotava attorno. Insieme all’ ex deputato Massimo Parisi avrebbe incassato nel 2005 dalla Ste 1,3 milioni con una operazione di cessione di quote di un’ altra società, la Nuova Toscana Editrice: operazione ritenuta dall’ accusa «priva di valide ragioni economiche» sia perché all’ epoca la Ste già versava in gravi difficoltà, sia perché la Nuova Toscana Editrice aveva un capitale sociale di soli 62 mila euro, era in perdita e Verdini e Parisi detenevano solo il 20% ciascuno del capitale.

Le quote, dunque, sarebbero state pagate dalla Ste a peso d’ oro. «Io a questo giornale ho solo dato, ho versato soldi, dall’ inizio alla fine per tenerlo in vita – raccontò in aula nell’ aprile del 2018 – Dispiace che alla fine sia arrivato comunque al fallimento nonostante lo sforzo».

All’ orizzonte per l’ ex coordinatore di Forza Italia c’ è inoltre un possibile rinvio a giudizio nell’ inchiesta sul caso Consip, per cui un mese fa ha ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari per turbativa d’ asta e concussione: le accuse riguardano i rapporti con l’ impresa francese Cofely, per la quale si sarebbe speso in modo insistente.

Nel frattempo lui inizia a contare i giorni per il suo settantesimo compleanno, il prossimo 8 maggio, data in cui i suoi legali potranno chiedere la detenzione domiciliare. Un epilogo non scontato, su cui gli stessi difensori preferiscono non sbilanciarsi perché appeso a diversi fattori e soprattutto al giudizio del tribunale di sorveglianza.

Di certo per ora c’ è solo il carcere e, raccontano persone a lui vicine, la voglia di non mollare. Dopo aver fatto il tampone è rimasto in isolamento sanitario, come previsto dal protocollo anti Covid: solo tra una settimana potrà avere contatti con gli altri detenuti. In molti, compresi alcuni parlamentari, hanno già chiesto di poterlo incontrare a Rebibbia, ma a causa delle restrizioni le visite potrebbero slittare.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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