Lockdown, Camere pronte. Le scuole di nuovo in forse

VERSO LA STRETTA. DPCM, IL PREMIER CHIEDE A FICO E CASELLATI COME DARE COMUNICAZIONI “IMMEDIATE” AL PARLAMENTO ANCHE NEL WEEKEND

(di Luca De Carolis e Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano) – Per una volta sono d’accordo anche i sindacati, che ieri mattina hanno incontrato la ministra Lucia Azzolina e le hanno spiegato che anche per loro richiudere la scuola dev’essere “l’ultima spiaggia”. Il problema è che, a quell’ultima spiaggia, ci siamo molto vicini. E che un nuovo lockdown è un’opzione saldamente sul tavolo di Palazzo Chigi. Non lo dice solo il fatto che Conte ieri abbia annunciato ai sindacati la proroga del blocco dei licenziamenti fino a fine marzo. Ma soprattutto la notizia che ieri il premier abbia avviato una interlocuzione con i presidenti di Camera e Senato per capire quali strumenti possano essere messi in campo per dare “immediate” comunicazioni al Parlamento in occasione di nuovi Dpcm, che potrebbero arrivare anche “nel weekend”. È una risposta alle critiche secondo cui le informative di Conte alle Camere sono sempre tardive rispetto all’emanazione Dpcm, a cui già sabato scorso si era provato ad ovviare convocando i capigruppo a palazzo Chigi. Ma pure la conferma che nulla è escluso rispetto all’adozione di nuovi strumenti, non appena si dovesse valutare che le restrizioni varate domenica non abbiano sortito gli effetti sperati. Un weekend comincia oggi, ma Conte insiste perché trascorrano i canonici quindici giorni, che scadono il 6 e l’8 novembre. Un fine settimana, di nuovo. Per questo vuole che il Parlamento sia pronto ad ascoltarlo. Teme di avere cose importanti da annunciare.

La chiusura della scuola, a cominciare dalle Regioni dove l’indice Rt è vicino al 2, è una di queste. E con la ministra che ribadisce il suo no, la questione ormai è prepolitica: “Mi spiegate perché io, che sono letteralmente sommersa dall’odio delle famiglie, non posso dire che Emiliano ha sbagliato?”. Da giorni aveva chiesto al premier Giuseppe Conte di incontrare i capidelegazione del Pd e del Movimento, vertice che si è tenuto ieri sera a palazzo Chigi. Vuole, la Azzolina, che si giochi a carte scoperte, che le pressioni che neanche troppo sottotraccia vanno avanti da settimane vengano alla luce del sole. Per questo ha portato gli ultimi dati elaborati dall’Istituto superiore di Sanità e pure i report sulle esperienze europee, in particolare di Francia e Germania, dove nemmeno ora che si è ripiombati nel lockdown le scuole hanno chiuso i battenti. Perché vuole spiegare, la ministra, che quando nelle ultime riunioni ha ripetuto “il primo ciclo non si tocca”, non l’ha “detto a caso”. E infatti nella riunione di ieri Conte ha chiarito che quella della titolare dell’Istruzione era una “informativa” che analizzava “dati scientifici”. Eppure (ne parliamo qui sotto), nonostante l’incidenza dei focolai scolastici sia rimasta stabile sul totale, oscillando tra il 3,5 e il 3,8 per tre settimane, la corsa dei governatori è partita e il pressing dei “chiusuristi” pure. E dopo quelli campani, da ieri anche tutti gli studenti della Puglia sono a casa. Le critiche della ministra alle ordinanze non sono state gradite dal Pd, il partito di riferimento dei due governatori, che prima con il vicesegretario Andrea Orlando e ieri con il ministro Francesco Boccia ha ribadito un’ovvietà: ovvero che quelle norme non possono essere impugnate, visto che il Dpcm dà la facoltà alle Regioni di emanare misure ulteriormente restrittive.

Ma il punto ormai è nazionale: dopo aver ceduto sulle superiori, che già insegnano a distanza almeno al 75 per cento, ora ricominciano a ballare elementari e medie. Non tanto per l’impatto sui trasporti (che riguarda gli over 14) quanto per alleggerire il carico delle Asl che dedicano grosse energie al tracciamento dei casi scolastici e alla macchina burocratica e sanitaria che ne consegue. Come al solito, dipende come la guardi: perché è altrettanto vero che le scuole sono uno dei pochi luoghi in cui il contact tracing funziona e, ragionano al ministero, tenerle aperte significa mantenere un “filtro” per la comunità. Motivo per cui le scuole non dovrebbero fermarsi nemmeno se l’Italia tornasse a quel lockdown, che sembra sempre più vicino.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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