Altro che scuole covid-free!

(today.it) – Com’è noto gli ambienti chiusi sono ideali per il proliferare di SARS-COV-2, ma mettendo in pratica alcune semplici misure è possibile comunque ridurre al minimo il rischio di contagio. Se nella prima fase della pandemia si è insistito soprattutto sull’importanza dell’igiene della mani, con il passare del tempo è apparso evidente che la maggior parte delle infezioni avveniva in altro modo: dopo un contatto ravvicinato e diretto con una persona positiva al virus, ma anche tramite aerosol – minuscole particelle più piccole di 100 μm che possono viaggiare anche a più di due metri di distanza, accumularsi nell’aria ed essere inalate.“

Il ruolo degli aerosol nella trasmissione del virus

Recentemente anche i Cdc americani (Centers for Disease Control and Preventions) hanno riconosciuto l’importanza della tramissione aerea nel contagio da SARS-COV-2. E così pure il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che tuttavia preferisce essere più prudente giudicando “meno solide” le prove di questo tipo di contagio.

Un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista “Science” parla invece di “prove schiaccianti” spiegando che in uno spazio chiuso gli aerosol più piccoli di 100 µm possono accumularsi nell’aria “provocando eventi di sovra diffusione”.

Il quotidiano spagnolo “El Pais” ha provato a calcolare il rischio di infezione in un ambiente chiuso utilizzando un modello di calcolo sviluppato dal professor José Luis Jiménez dell’Università del Colorado. Non si tratta di un metodo infallibile, premette il quotidiano, ma probabilmente abbastanza accurato per capire come il virus “lavora” negli ambienti chiusi, anche laddove viene rispettata la distanza di sicurezza di due metri.

“El Pais” mostra tre situazioni molto comuni in cui può avvenire il contagio: un incontro con amici/parenti nel salotto di casa; un pranzo in un bar o ristorante e una lezione in classe.

Così il virus si diffonde tra amici e parenti

Scenario 1: “El Pais” ipotizza che nel nostro soggiorno di casa (le dimensioni non sono note) ci siano 6 persone, di cui una infetta da SARS-COV-2. In un caso del genere, indipendentemente dalla distanza di sicurezza, senza mascherine e una ventilazione adeguata l’infetto potrebbe essere in grado di trasmettere il virus a tutti gli altri presenti nel giro di 4 ore.

Se tutti indossassero le mascherine, le infezioni si ridurrebbero da 5 a 4 ma il contagio ci sarebbe comunque perché con una esposizione molto prolungata neppure i dispositivi di protezione sono in grado di fermare il virus.

Che cosa fare allora per ridurre al minimo il rischio di infezione? In casi del genere areare l’ambiente e dimezzare la durata dell’esposizione (da 4 ore a 2) riduce il rischio a meno di una persona infetta. A patto però di indossare i dispositivi di protezione. Secondo “El Pais” in Spagna il 31% dei casi di infezione è diretta conseguenza di questo tipo di situazioni.

Il contagio al bar o in un ristorante

Scenario 2: in un bar ci 15 persone che consumano e tre dipendenti. Le porte sono chiuse e non c’è ventilazione meccanica. Ebbene, nel peggiore dei casi, senza prendere nessuna misura di sicurezza dopo quattro ore tutti i 14 clienti sarebbero infettati dal virus. Se tutti indossassero i dispositivi di protezione i contagi si ridurrebbero ad 8. Con le mascherine, una ventilazione adeguata e un tempo di esposizione dimezzarto (da 4 a 2 ore), le probabilità di contagio calano invece drasticamente: il virus sarebbe capace di infettare solo una persona. 

In un’aula scolastica

Scenario 3: un’aula scolastica con 24 alunni. La situazione più pericolosa si verifica in una classe non ventilata in cui la persona infetta è l’insegnante. In un caso del genere, senza misure di sicurezza al virus bastano 2 ore per contagiare 12 persone. Anche in questo caso l’uso delle mascherine riduce drasticamente il rischio di contagio (da 12 a 5 persone infettate) ma non lo elimina del tutto. Dimezzando il tempo di esposizione (da 2 ore ad 1 ora) e areando adeguatamente l’aula il virus sarebbe invece in grado di infettare solo una persona. “El Pais” specifica che a differenza di quanto si può pensare, nelle situazioni reali la distribuzione dei contagi è casuale, poiché senza vetilazione “gli aerosol si accumulano e si distribuiscono in tutta la stanza”.

La trasmissione aerea del coronavirus

Ma perché è così infida la trasmissione per via aerea? “El Pais” spiega che oggi contrariamente al passato non si ritiene che il rischio di contagio esista solo se ci troviamo di fronte ad una persona che tossisce o starnutisce. Anche condividere un ambiente chiuso con una persona che parla, urla o canta a lungo amplifica i rischi di contrarre il  SARS-COV-2. In un’ora, una persona che grida emette in un’ora una quantita di aerosol infettivi 50 volte superiori rispetto ad una situazione di silenzio.

L’importanza di areare classi e locali

Un altro studio condotto da un gruppo di ricercatori di fisica dell’Università del New Mexico ha mostrato che anche nelle aule scolastiche la ventilazione è fondamentale per contenere il contagio da SARS-COV-2. Secondo gli studiosi, le particelle di grandezza 1 micrometro possono essere trasmesse anche a distanza di quasi 2 metri e mezzo, ma una buona aerazione sarebbe in grado di disperderne il 70%.

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