Guardia Sanframondi: “Il centro storico, la vera Questione Guardia”

(Raffaele Pengue) – È bella Guardia. La Guardia che fu, un antico paese assediato dal cielo e dalla terra, suggestivo come una fortezza mistica d’altri tempi, una specie di Betlemme scivolata nel Mezzogiorno dello Stivale. Era bella Guardia. Era bello il suo centro storico: il luogo più pittoresco e più suggestivo. Una leggiadra “Bella addormentata” adagiata al sole della collina che da molto tempo attende invano l’arrivo del suo adorato Principe azzurro che la ridesti dal sonno secolare. E tra il sonno e il risveglio, essa vive uno stato di semi veglia in cui è possibile riconoscere, sebbene con fatica, i caratteri precipui e distintivi che la resero in passato una Signora attraente, elegante e ammiccante. Ha un fascino arcaico, Guardia. La parte antica sembra ancora sospesa in un’età magica e arretrata, come un’età della pietra, lo splendore della miseria, il presepe delle origini; ma suona grottesco definirla “Straordinaria Gemma del Sud”, perché oggi non ha più i tratti di un gioiello né di un luogo culturale né di un centro d’attrazione. Ed è scollegata da tutto e da tutti.

È inutile continuare a negarlo, Guardia, vino a parte, è oggi una capitale nel deserto, come una Fortezza Bastiani sospesa nel vuoto in attesa dei Tartari, come nel famoso romanzo di Buzzati. Altro che capitale europea del vino. Non mi piace ricoprire il ruolo di chi riporta sempre notizie negative. Qualcosa nel corso degli anni si è fatto, ma in realtà il centro storico di Guardia vive uno stato di vita apparente perché è morto da secoli. Non serve nasconderlo, è un luogo desolato, e non solo perché all’interno delle sue antiche mura non si è costruito il futuro, ma non si vive neanche il presente. Checché se ne dica, il centro storico non esiste più. Manca il  rumore, mancano le voci, manca la gente, manca la vita, mancano le famiglie. Permangono gli “americani” e alcune famiglie mononucleari. Cioè, come spiegano sociologi, economisti, statistici e antropologi, la famiglia con un solo elemento. Che un tempo si chiamavano scapoli, nubili, celibi, zitelle, e ora fanno famiglia da soli (insopportabile alle volte, soffocante in certi casi, ma com’era bella, calorosa e vociante, la famiglia che conoscemmo nella nostra preistoria personale…). E dove non c’è famiglia si fugge e non si fanno figli. I figli partono, e non si portano nemmeno il caciocavallo che “impuzzolisce” le valigie, come recitava uno spot della Conad. I ragazzi partono e a Guardia lasciano il cacio, non il cuore. Non tornano. Il divorzio dei figli dai genitori è la prima emergenza di Guardia e del sud intero. Certo resta ancora l’Amor-Guardia, espressione rotonda e palindroma, il fascino di un luogo speciale per molti guardiesi. Restano soprattutto i ricordi storici e gli scorci magici dei rioni, qualche magnifica serata estiva al fresco di una terrazza affacciata sulla vallata, qualche glorioso mattino di luce e di azzurro, le bellezze dell’arte e del sacro, lo sciupio di antichità, la sfacciata fede di una comunità pur così perdutamente cinica. A volte il brutto si distrae, s’addormenta o si concede qualche tregua. Ma la parte più antica di Guardia sta sempre più perdendo il suo cuore vitale, la sua anima carnosa, i suoi venti di tramontana e i suoi angoli d’incanto. Tramonta quella magica coralità e quella affabile cordialità che da bambino ti faceva sentire integrato nel suo seno. Un tempo Guardia aveva mille handicap ma qualcuno poteva ancora ironizzare sui suoi anziani. A trovarne, adesso. Anche gli anziani non ci sono più. Sono spariti gli anziani, i loro circoli, i tavolini dei bar in cui tra una scopa e un tressette si faceva cultura, pettegolezzo e filosofia spicciola.

Val la pena continuare a viverci? Se anche la Guardia “nuova” scivola nella marginalità, si fa periferia del mondo circostante. Te lo chiedi camminando tra i rifiuti e disservizi, più l’incuria antica di alcuni guardiesi e la loro filosofia cosmico-egoistica, “non me frega niente”. E allora uno si chiede: ma a che vale avere qualche stradina, chiese e palazzi restaurati, se il centro antico di Guardia non conta niente perfino a casa sua? Se non fa sistema, se non fa rete, se è tutto un regredire, un perdere, uno spopolarsi? Magari fosse realizzabile quel progetto di fare del nostro Mezzogiorno una zona franca, con fisco, bellezze e clima invitanti per i pensionati e non solo. Quindi con la necessità di creare infrastrutture, così creando occupazione per i ragazzi del sud. Magari fosse possibile per Guardia bissare Matera. Il suo centro antico come uno splendido sito turistico di richiamo, una location mitica, perfetta per il cinema e la tv (a Matera, dopo Pasolini, venne pure Mel Gibson con la sua Passione di Cristo); meta di forte attrazione.

Insomma il centro storico di Guardia oggi appare come superfluo e ridondante, una specie di ciliegina avariata sulla torta. Non fa la storia ma la patisce. Sta lì, riverso sul suo maniero, dolce e passivo e ti chiede con gli occhioni spalancati: e adesso che mi fai? E se la soluzione fosse quella non di svenderlo al miglior offerente, come si è fatto sino ad oggi, ma di ricomprarlo? E se fosse questa, la vera Questione Guardia? Il vero e unico Evento-Riscatto?

Foto tratta dal Web

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