Tu chiamale, se vuoi, evasioni

(Giovanni Bianconi – il Corriere della Sera) – Le prime quattro evasioni le organizzò scappando da riformatori e carceri dov’ era stato rinchiuso da minorenne o poco più; per le altre tre gli è bastato non tornare in cella dopo un permesso. L’ ultima volta sabato scorso, al termine di dieci giorni di «licenza» dopo la firma in questura.

È così che Giuseppe Mastini detto Johnny lo zingaro, sessant’ anni compiuti a febbraio, è diventato più noto per le sue fughe che per le gesta criminali (compresi tre omicidi) commesse in gioventù. Delitti ormai sbiaditi dal tempo, ancorché crudeli; gli ultimi risalgono al 1987.

L’ insofferenza per la prigione e le sue regole, seppure allentate dalle misure alternative, è invece rimasta intatta. Nonostante i magistrati di sorveglianza fossero tornati a dargli fiducia, e dopo tanta galera intravedesse il traguardo della semilibertà, udienza fissata a febbraio. Ha deciso di fare da solo, ma con la polizia alla calcagna.

«È una scelta inspiegabile» dicono all’ unisono don Gaetano Galia, direttore del Centro salesiano che aveva accolto Johnny nell’ ultimo anno e mezzo di permessi, e l’ avvocato torinese Enrico Ugolini. «Io non sono deluso per il tradimento della fiducia – aggiunge don Gaetano – ma perché temo che il suo percorso di reinserimento sia definitivamente concluso; ormai il suo destino è la fuga o il carcere, dal punto di vista del recupero è come se fosse morto».

Già, perché se e quando lo riprenderanno, sarà difficile trovare altri giudici che gli consentiranno di uscire. Dopo il mancato rientro in prigione del 1987 al termine del primo permesso – al quale seguirono rapine, sparatorie e due omicidi che gli sono valsi l’ ergastolo – Mastini era riuscito a ottenere il lavoro esterno in capo a quasi trent’ anni di buona condotta. Era la fine del 2016, ma una sera di giugno 2017 non si ripresentò al penitenziario piemontese di Fossano.

Per ritrovarlo la polizia impiegò gli specialisti del Servizio centrale operativo e tecniche d’ indagine degne della caccia a un capomafia, con intercettazioni, telecamere e microspie; la spuntarono seguendo le orme di una donna, Giovanna Truzzi, origini nomadi come le sue e piccoli precedenti penali, che Johnny lo zingaro aveva sposato a 14 anni con il rito sinti; poi ognuno aveva preso la sua strada, lei messo al mondo cinque figli con un altro uomo, finché il marito-bambino non è tornato a conquistarla da adulto.

Proprio perché l’ evasione del 2017 «per quanto assolutamente censurabile, si è risolta in una dimensione esclusivamente intima e privata, senza comportare alcuna condotta illecita verso terzi né atteggiamenti di aggressività del condannato, neppure al momento dell’ arresto», due anni più tardi una magistrata di sorveglianza di Sassari (dove c’ è l’ istituto di massima sicurezza a cui era stato destinato) gli ha concesso un nuovo permesso. C’ erano le relazioni positive degli esperti e il parere favorevole della direzione del carcere, mentre il comitato per l’ ordine e la sicurezza pubblica aveva riferito: «Non si può escludere che Mastini sia ancora pericoloso o abbia legami con la criminalità».

Dopo i primi tre giorni nella casa famiglia di don Gaetano nel febbraio 2019, Johnny ha ottenuto altri 12 permessi durante i quali coltivava l’ orto dei salesiani e gli affetti nelle ore di libera uscita. Incontrava regolarmente Giovanna, che aveva affittato una casa in Sardegna per stare vicino al suo uomo e durante l’ ultima «licenza» ha potuto dormire con lui nella comunità. «Fa parte del percorso di recupero», spiega don Gaetano. Al quale Mastini aveva confidato di voler rimanere sull’ isola, aprendo una bottega di prodotti agricoli.

Ma a volte appariva stanco dell’ attesa, e forse all’ idea di dover aspettare almeno un paio di mesi per il prossimo permesso, causa dilatazione dei tempi dovuta all’ emergenza Covid, ha scelto ancora una volta la scorciatoia dell’ evasione. Come per un richiamo irresistibile.

Sabato pomeriggio Giovanna ha avvertito don Gaetano che Johnny non era tornato in cella; dopo la firma in questura le aveva chiesto il telefono per chiamare l’ amico che doveva riaccompagnarlo al carcere e se n’ è andato. Quel telefono risulta spento da due giorni, e dai primi accertamenti sembra che Giovanna si sia imbarcata per il continente nella stessa serata di sabato. Tracce di Mastini non ce ne sono, ma il sospetto di una fuga pianificata in coppia è forte.

Lo Sco della polizia è di nuovo in azione, mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha attivato gli ispettori per verificare la regolarità delle procedure nell’ ufficio di sorveglianza, lo stesso che a maggio ha concesso gli arresti domiciliari al boss camorrista Pasquale Zagaria; ma si tratta di situazioni e magistrati diversi. L’ opposizione politica ha già fatto partire i suoi attacchi, da Salvini in giù, e don Gaetano si rammarica: «In 7 anni abbiamo ospitato 400 detenuti, e finora erano evasi in 3, Johnny è il quarto. Significa che il sistema funziona bene, ma quando c’ è di mezzo un nome famoso rischia di travolgere tutto. Lui lo sa, ma ha pensato solo a sé».

1 reply

  1. Quello che ho pensato subito dopo avere appreso della fuga dal permesso concessogli.
    Nemmeno nei film di Gianni e Pinotto si poteva vedere che ad un assassino con precedenti per evasione dal carcere e non rientro da una licenza premio (sic), si concedesse un’ulteriore permesso.
    Ma non lo dico da ora, lo predico da decenni.
    Il più grosso problema di questo paese è certa magistratura, al di sotto dei colleghi della repubblica delle banane, con tutto il rispetto per le banane!

    "Mi piace"

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