Oro, cianuro e sangue nell’inferno della Barrick Gold

(Paolo Fusi – glistatigenerali.com) – Una terribile immagine dell’Africa. Oggi. Un guerriero venuto da un altro mondo, metà astronauta, metà incubo della fantascienza. È la foto di uno dei mercenari pagati dalla Acacia Mining[1] per sottomettere, a qualunque prezzo, gli operai delle miniere di North-Mara in Tanzania. Per fare in modo che lavorino anche se l’inquinamento, la fame, la sete, le malattie, la violenza, la miseria li hanno oramai stremati. Chi non si rialza da terra viene lasciato lì. Non c’è tempo per la pietà, sostiene il management di Acacia Mining. E per lungo tempo, il governo della Tanzania, pur di guadagnare i soldi delle tasse ed alcuni regalini per gli amici più cari, è rimasto a guardare.

Il continente africano è questo, ma è anche molto di più: un territorio ricco di giacimenti e risorse minerarie. Ben 44 stati su 54 ricchi di giacimenti di diversa natura, il più delle volte sfruttati in modo disumano, e contravvenendo a qualunque regola ambientale, economica, igienica e sindacale, grazie alla complicità di governi e magistrati locali corrotti[2]. Perché nessuno reagisce? Chi è corrotto non ha l’interesse a farlo. Chi è schiavo non ha vie d’uscita, non esiste un futuro possibile di emancipazione, se non fuggendo a piedi, attraversando un continente, per poi ammassarsi in un lager libico, gestito da aguzzini e, se si sopravvive, imbarcarsi su un canotto, alla deriva nel mediterraneo, per sbarcare in Sicilia e farsi prendere a insulti dai partiti populisti e sovranisti d’Europa – lasciando dietro a sé una miseria che è una beffa, considerato il fatto che l’Africa è la terra delle grandi miniere d’oro[3], e che avrebbe sufficienti mezzi e potenzialità per portare il benessere a tutti i suoi figli.

La Tanzania è, in assoluto, uno dei Paesi con il sottosuolo più ricco al mondo[4]: ferro, oro, nichel, rame, cobalto, argento, pietre preziose (diamanti, tanzanite, rubini) e poi carbone, calcare, sodio, plutonio, gesso e decine di altri prodotti fondamentali per la chimica e la farmaceutica. Una ricchezza in mano alle aziende straniere, e che non tiene per nulla conto del fatto che il suolo del Paese sia estremamente fertile ma, a causa della sperequazione di potere tra l’industria mineraria e l’agricoltura, i campi siano sfruttati poco e male, siano inquinati, l’acqua venga deviata in base agli interessi delle miniere[5], ed anche quando le miniere, oramai esaurite, vengono chiuse, nessuno provvede alle necessarie bonifiche.

Nell’ultimo decennio le cose sono peggiorate: la Tanzania è attualmente il teatro di una operazione industriale senza scrupoli, che vede protagonista il colosso canadese Barrick Gold – la più grande multinazionale di estrazione di oro del mondo[6] – e la sua società controllata Acacia Mining[7], creata per gestire le tre miniere tanzaniane di Bulyanhulu, Buzwagi e North Mara[8], in cui, dal dicembre 2011, lavorano in condizioni estreme 4500 operai (poi ridotti in fasi successive a 330[9]), pagati 33 centesimi di dollaro al giorno[10], e che ricavano dal suolo, per l’azienda che ha la licenza mineraria, 251’000 once di oro all’anno ed hanno riserve stimate fino a 3,3 milioni di once[11]. Al prezzo dell’ultima settimana di agosto del 2020, questo vuol dire la somma di 415,4 milioni di dollari all’anno, e riserve per altri circa 5,5 miliardi di dollari[12]. Una montagna dorata pagata con fiumi di sangue (oltre 100 morti finora accertati) dalla popolazione locale[13].

L’UOMO DEL DESTINO

Kelvin Dushnisky

Quando vennero ottenute le licenze in Tanzania, Barrick Gold era già nota come un datore di lavoro problematico, una fonte di corruzione per i funzionari dei Paesi in cui lavora[14], un datore di lavoro temuto per la repressione violenta dei sollevamenti popolari causati dal maltrattamento dei propri operai[15]: i canadesi sono stati coinvolti in molti processi penali, ed hanno quindi iniziato a corrompere non solo politici e burocrati, allo scopo di avere le licenze di sfruttamento e trattamenti fiscali particolari, ma anche i magistrati che giudicano nei processi a loro carico[16].https://tpc.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html

Quando parte il nuovo progetto, nel 2011, la Barrick Gold assume come Presidente un nuovo manager, Kelvin Dushnisky[17], proveniente da un’azienda concorrente, la Equinox Minerals[18]. Dushnisky è chiamato a guidare l’azienda, creata appositamente per le tre miniere tanzaniane, chiamata Africa Barrick Gold (ABG), come se ne fosse il proprietario, con una libertà d’azione enorme[19]. Barrick gli permette di acquistare, tramite contratti fiduciari con dei fondi di investimento[20], anche dei pacchetti azionari, mentre Barrick Gold continua detenere il 63,9% della società[21]; la vera e propria indipendenza dalla casa madre Dushnisky la raggiunge nel 2014, quando ABG cambia il nome in Acacia Mining[22]. A partire da quel momento, Dushnisky può prendere autonomamente le decisioni che riguardano non solo il business in Tanzania, ma anche estendere il raggio d’azione dell’azienda a nuovi investimenti esteri – ad esempio una joint-venture con l’industria mineraria australiana Sarama Resources[23] (70% Acacia, 30% Sarama) per aprire nuove miniere in Burkina Faso[24], un progetto che oggi è di proprietà esclusiva di Sarama Resources[25].

Kelvin Dushnisky con la sua storia rappresenta certamente un uomo “nuovo”[26], e con esperienza indiscussa nel settore: per questo è stato scelto, un manager competente che ha lavorato in precedenza in altre cinque compagnie[27] come CEO alla International Vestor Resources[28] (società mineraria canadese), e poi membro dei consigli di amministrazione di Barrick Gold Corporation, di Barrick TZ e di Sutton Resources (queste due ultime sono controllate da Barrick Gold Corporation)[29], direttore e vicepresidente di Redcorp Ventures[30] (società mineraria canadese), direttore di Altara Securities[31] (servizi finanziari), consigliere del World Gold Council, vicepresidente di Rescan Consultants e di EuroZinc Mining Corporation[32].

Dushnisky è stato anche uno dei capi della Sodisco-Howden Group[33], una multinazionale che nel 2005 è stata acquisita[34] dalla Canwel Building Materials Group[35], motivo per cui Kelvin Dushnisky è stato anche un manager e membro del consiglio di amministrazione degli acquirenti di Sodisco[36] che, con la fusione tra i due gruppi, ha vita a uno dei più grandi poli di costruzione ed hardware del Paese[37]. Dushnisky non è passato da solo da Sodisco a Canwell: con lui è venuto anche l’ex CEO di Sodisco, Amar S. Doman[38], amico di lunga data di Dushinsky, rimasto però poi alla Canwell quando Dushnisky è andato alla Barrick Gold[39].https://tpc.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html

Doman appartiene all’élite economica e politica della Columbia Britannica. Quando, nel 2018, questo Stato del Canada ha indetto un referendum per passare da un sistema elettorale altamente maggioritario ad uno proporzionale, Doman è stato tra coloro che hanno finanziato la campagna per impedire che il referendum passasse[40]. Suo padre, Harbanse Singh Doman, era stato protagonista di uno scandalo relativo al finanziamento delle campagne elettorali di Bill Bennett, che è stato Premier della Columbia Britannica dal dicembre del 1975 all’agosto del 1986[41]. Dopo anni di battaglie legali, nel 1996 Doman e Bennett sono stati condannati per insider trading[42].

Quanto a Kelvin Dushnisky, era stato coinvolto in uno scandalo legato alle operazioni estrattive di Redcorp Ventures, quando ne era presidente: l’azienda aveva inquinato gravemente il fiume Taku (una delle più grandi riserve naturali di salmone, al confine settentrionale tra Columbia Britannica ed Alaska[43]) con il drenaggio acido delle sue miniere, iniziato negli anni 50, sospeso per i problemi di inquinamento nel 1957[44], e poi ripreso dalla Recdorp, che aveva acquistato le miniere nel 1998[45], fino al giorno in cui la Governatrice dell’Alaska, Sarah Palin, non ha messo la parola fine alle attività di Redcorp[46] ed ha preteso (giustamente) che l’azienda, che aveva dichiarato bancarotta, procedesse comunque alla bonifica del tratto inquinato del fiume e delle sue coste[47]. Quando la miniera era stata riaperta, nel marzo del 1998, era stato Dushnisky, personalmente, ad annunciare che lo staff da lui guidato poteva giurare che non ci sarebbero mai più stati problemi con l’acido nel fiume[48].

LE PASTETTE MINERARIE DEI CANADESI

Toronto, maggio 2017. Le vittime degli omicidi, degli incidenti sul lavoro, degli stupri, dei pestaggi da parte delle guardie private operati in tutto il mondo da Barrick Gold marciano per le strade della capitale canadese

La parte più inquietante della storia inizia con un’altra azienda della Columbia Britannica, la Equinox Minerals[49], salita alla ribalta (appena nata, nel 2009) comprando, inusitatamente, quella che allora era considerata la più grande miniera di rame del mondo – la miniera di Lumwane in Zambia[50]. Craig Williams, CEO di Equinox, e Dushnisky, il capo delle operazioni in Africa, fondano la MCM Mopani Copper Mines e firmano i contratti per la commercializzazione del rame che stanno per estrarre, primo fra tutti con la Glencore, uno dei giganti mondiali del settore delle commodities[51]. Ma le cose vanno malissimo: un anno più tardi Equinox ha prodotto 400 milioni di dollari di debiti – solo con MCM, e siccome il rame non viene ancora estratto, Glencore rescinde il contratto[52]. Le cose, a tutt’oggi, non sono migliorate: è di pochi giorni fa l’annuncio che le guardie di sicurezza di Barrick Gold sono sospettate di essere coinvolte in omicidi rituali e nell’uso di sostanze chimiche per distruggere abitazioni e, in un caso, una stazione di Polizia vicina a Lumwane[53].

Dushnisky trova un acquirente che pagherà i debiti: meno di un anno più tardi, nel gennaio del 2010, Barrick Gold acquista sia la Equinox Minerals, sia la MCM[54]. In Canada, la ONG MiningWatch protesta. Già da dieci anni stanno cercando di impedire che Barrick Gold possa rilevare nuove miniere in Africa, dopo il cosiddetto “massacro di Bulyanhulu”: questa miniera tanzaniana, fin dal 1996, era sfruttata a livello artigianale dagli abitanti della zona, riuniti in un’Associazione chiamata Small Scale Miners Committee of Kakola[55]. Sostanzialmente, quindi, è rimasta inattiva fino a quando, nel 2009, non era stata rilevata da un’altra azienda canadese, la Sutton Resources Inc. Vancouver[56], il cui direttore era Kelvin Dushnisky[57].

Per trasformare la miniera in un sito industriale, Sutton ha obbligato con la forza la deportazione di alcune migliaia di abitanti dell’area, ed il risultato di questa azione è stato che, nella fretta, siano morte tantissime persone (la cifra esatta non la si saprà mai, ma si parla di almeno 2000 morti[58]) e che Sutton abbia raccolto i cadaveri nel fondo della miniera e li abbia sepolti[59]. Quando l’Ufficio del Compliance Advisor Ombudsman convincerà il governo della Tanzania a scavare nei luoghi del massacro, verranno trovati i corpi irriconoscibili di 52 persone[60].

L’unico effetto di questo crimine, è che Sutton Resources fallisca e venga rilevata da Barrick Gold, nell’aprile del 2011[61]. Da allora, fino al luglio del 2014[62] (quando la proprietà della miniera verrà trasferita ad Acacia Mining, peraltro con una vendita cobtroversa, considerata fittizia dalle ONG attive in Tanzania[63]), la miniera di Bulyanhulu rimane coinvolta in diverse questioni spiacevoli: nel 2004 alcuni minatori commisero una rapina a mano armata, uccidendo diversi colleghi, per rubare le paghe – cosa che mise in dubbio i sistemi di sicurezza di Barrick Gold[64]. Il risultato fu che nel 2006 furono i contabili a truffare le buste paga, protetti dalle squadre di bodyguards assunte dopo la rapina di due anni prima[65]. Un anno dopo gli operai scesero in sciopero, protestando per le inesistenti misure di sicurezza negli scavi, per le paghe misere e per le vessazioni continue di cui venivano fatti oggetto. Il risultato è stato: diverse manifestazioni represse violentemente dalle guardie di Barrick Gold, oltre mille licenziamenti, la scacciata del sindacato dall’area di Bulyanhulu[66].

FIUMI DI CIANURO SU GHIACCIAI E FORESTE TROPICALI

La foresta tropicale che circonda la miniera di Porgera nell’Isola di Papua Nuova Guinea

L’ultimo decennio di attività della Barrick Gold e dell’Acacia Mining si legge come un romanzo dell’orrore. Fra tutti, i casi di corruzione scoperti in Kenya sembrano la cosa più trascurabile[67]. Nel settembre del 2016, un condotto di cianuro, usato per la raffinazione dell’oro scavato nella miniera di Veladero, nella provincia di San Juan (Argentina), si rompe per la mancata manutenzione[68], ed il governo sospende i lavori nella miniera[69]. Un milione di litri di cianuro finisce nei quattro torrenti circostanti gli scavi, e c’è poi un ingegnere, Raman Autar, che documenta come il cianuro venisse versato nei fiumi già da tempo[70]. Dopo anni di battaglie contro il sindacato dei minatori[71], Barrick Gold viene condannata ad una pena pecuniaria multimilionaria, con la conseguente vendita del 50% della miniera di Veladero ad una multinazionale cinese, la Shandong Mining Company, perché Barrick non avrebbe avuto i soldi per pagare la penale e riparare gli impianti[72].

Nel 1999 Rio Tinto ottiene una controversa concessione a Lake Cowal, nel New South Wales (Australia), ma dopo le prospezioni decide di rinunciare: l’intera area del lago, un paradiso per flora e fauna, è a rischio di disastro ambientale[73] – ed il lago si trova al centro della Terra Sacra del popolo Wiradjuri: aprire una miniera sarebbe un sacrilegio[74]. Kelvin Dushinsky convince Barrick Gold a comprare la licenza di sfruttamento, ed a partire dal 2006 inizia ad irrorare il lago con il cianuro[75] ed a procedere con un disboscamento sistematico dell’area[76] – finché, dopo anni di controversie legali, nel 2015 Barrick Gold è costretta a vendere la licenza[77].

Nella Repubblica Dominicana si ripete il solito copione, svelato nell’aprile del 2014[78], all’Assemblea annuale di Barrick Gold[79]. La compagnia ha una miniera d’argento presso il villaggio di Pueblo Viejo, e le ONG internazionali raccontano di villaggi devastati dal cianuro, e quindi dalla fame, dalla sete, dalla miseria, dalle malattie, dalla paura per le rappresaglie delle guardie private della multinazionale canadese[80]. Visto che il governo locale è indifferente alla questione, le ONG chiedono all’ONU la creazione di un Parco Naturale di Loma Miranda, che comprenda non solo Pueblo Viejo, ma diversi chilometri quadrati attorno al sito minerario[81]. Nell’aprile del 2015, finalmente, la magistratura dominicana reagisce e trascina il management di Barrick Gold in Tribunale[82]. Quando la Corte dà ragione alle vittime, Barrick Gold è costretta a pagare centinaia di milioni di dollari in penali ed in tasse arretrate – e vende il 40% ad una concorrente, perché si trova a corto di liquidità[83].

Lo stesso in Cile: comprata la licenza di sfruttamento nel 1994, nel 2009 Barrick Gold inaugura la miniera di Pascua Lama, ai bordi di un ghiacciaio andino, al confine con l’Argentina[84]. Gli scavi creano i soliti problemi, i cittadini presentano una causa civile collettiva contro l’azienda, dando il via ad anni di liti giudiziarie. Nell’aprile del 2015 Barrick Gold patteggia per 140 milioni di dollari un quinto di quanto pretendevano i denuncianti[85]. Nel frattempo, a causa dei costi divenuti eccessivi, Barrick Gold chiude la miniera ed attende la fine del contenzioso per negoziare con un nuovo partner industriale la riapertura degli impianti[86]. Nel 2019 i Tribunali degli Stati Uniti e del Canada annullano il compromesso raggiunto nel 2015 e riaprono le udienze, e stavolta sul piatto c’è il rischio che Barrick Gold paghi oltre 3 miliardi di dollari[87].

In Pakistan la Barrick Gold sfida la guerriglia che si batte per l’indipendenza della provincia del Belucistan[88]. Laggiù Barrick Gold ha una società, la TCC Tethyan Copper Company, che da circa dieci anni sfrutta la miniera di Reko Diq senza licenza, e con le solite scorrettezze[89]. Questo è possibile perché il Baloch Liberation Army non riconosce l’autorità pakistana sulla regione, e Barrick Gold, per ottenere ragione, è ricorsa ad un arbitrato internazionale, reso difficile dal fatto che gli indipendentisti del Belucistan non sono legalmente rappresentati di fronte alla Corte Arbitrale[90]. Nel 2019, finalmente, Barrick Gold si impegna a pagare 5,83 miliardi di dollari – una somma mai pagata, perché il Baloch Liberation Front non ha sedi, né conti bancari[91].

La situazione in Papua Nuova Guinea è persino peggiore[92]. La miniera di Porgera Gold è situata nel mezzo di una foresta tropicale unica nel suo genere, perché si trova su un altopiano ad oltre 2000 metri di altitudine, in una regione di abbondanti piogge torrenziali e soventi terremoti[93]. Barrick compra i diritti di sfruttamento nel 2006, ed i guai iniziano immediatamente. Il primo effetto visibile della presenza della miniera è l’inquinamento delle falde acquifere con il cianuro ed il plutonio[94]. Oltretutto, la miniera originaria dev’essere allargata, e le guardie di sicurezza di Barrick iniziano con le prime deportazioni, che portano a delle marce di protesta nella primavera del 2007 ed alla temporanea chiusura degli impianti[95].

Dopo questa esperienza, Barrick decide di usare le maniere forti, e le sue squadracce bruciano oltre 200 abitazioni[96], procedono allo stupro sistematico delle donne dei villaggi, e si parla con insistenza di massacri, che non sono mai stati provati[97]. Solo in due casi, nel 2006 e nel 2012, la Polizia dimostrato che le guardie di Barrick Gold avessero ammazzato 14 persone nel 2006 e 5 persone nel 2012[98]. Costoro, secondo l’azienda, avevano illegalmente oltrepassato il recinto della miniera – un fatto rimasto senza conseguenze per chi ha ucciso[99]. Il contenzioso tra Barrick Gold, lo Stato di Papua Nuova Guinea e le ONG internazionali, continua tuttora[100].

ACACIA MINING E LA TANZANIA

I fiumi vicini alle miniere del North-Mara: un’intera regione devastata dalle miniere

Dopo il trasferimento dei diritti di sfruttamento minerario dalla Barrick Gold ad Acacia Mining, ed il trasloco di Kelvin Dushnisky dal Board di Barrick Gold a quello della presidenza della neonata società tanzaniana, iniziano a diffondersi sui media e la stampa le voci sui maltrattamenti, gli stupri, gli assassinii e le truffe ai danni degli operai[101], in particolare nelle tre miniere di Bulyanhulu[102], Buzwagi[103] e North Mara[104]. Prima ancora che arrivi Dushnisky, il suo predecessore, Brad Gordon[105], ha fatto il possibile per rovinare la reputazione dell’azienda: ha strutturato una vera e propria rete di violenze, tangenti, frodi e corruzioni – tutte attività che gli hanno consentito una crescita senza precedenti del fatturato[106].

Con l’arrivo di Dushnisky, le cose peggiorano di molto. A causa della mancanza di manutenzione degli impianti, il livello di inquinamento da cianuro e da plutonio o altri metalli pesanti comincia a distruggere l’intero ecosistema per chilometri intorno alle miniere[107]. Dopo un incidente occorso agli impianti nel giugno del 2009, nel corso di poche ore 203 persone sono state ospedalizzate con gravi problemi respiratori o alla pelle, 43 persone sono morte, così come 1358 capi di bestiame – un’ecatombe[108]. Le squadracce di Acacia Mining sparano quotidianamente a chi si ribella, o a coloro che scavalcano i recinti per cercare di arraffare qualche briciola d’oro durante la notte – l’azienda ammette che ciò accada regolarmente, ma non tiene statistiche sulle uccisioni, per le quali non si assume nessuna responsabilità, dato che non fa altro che difendere l’incolumità dei propri operai e l’operatività della miniera – spiega Dushnisky in alcuni comunicati stampa[109].

Quando la pressione internazionale cresce, il governo della Tanzania, che per anni è rimasto in silenzio di fronte a ciò che accadeva nelle tre miniere di Acacia Mining, è costretto a reagire ed a minacciare ritorsioni se non smettono le violenze, se non viene interrotto il processo di inquinamento sistematico dell’aria, dell’acqua e della terra, e se Acacia non la smette di evadere le tasse[110]. Dopo anni di trattativa, nel 2019, grazie all’intermediazione della società di consulenza DaMina Advisors, viene firmato un compromesso[111]. Un compromesso rimasto (finora) lettera morta – Acacia Mining ancora non paga[112]. Per risolvere la questione, il procuratore generale Adelardus Kilangi sta preparando una riforma delle leggi sui rapporti tra i singoli Stati africani e le multinazionali che detengono i diritti di sfruttamento minerario[113].

L’accordo tra Tanzania e Barrick Gold include la revoca del divieto d’esportazione di concentrati di oro e rame imposto al gruppo nel 2017, oltre alla cancellazione dell’obbligo, per Barrick, di costruire impianti di raffinazione in Tanzania[114]. Viene stabilito che il governo della Tanzania riceva gratuitamente una percentuale del 16% dei diritti di sfruttamento in ciascuna delle tre miniere di Barrick Gold, e che tutti i benefici economici generati dalle miniere saranno stati divisi a metà tra l’azienda canadese ed il governo[115]. Barrick accetta di pagare 300 milioni di dollari per le tasse non pagate negli anni dall’inaugurazione delle miniere, così divisi: un acconto di 100 milioni di dollari, il resto spalmato sull’arco di sette anni – e, nel frattempo, Barrick può continuare a licenziare operai per contenere i costi[116].

Un accordo di massima che non prevede penali in caso di inadempienza, ed è per questo che il professor Kilangi sta studiando una riforma delle leggi della Tanzania da estendere poi agli altri paesi africani[117]. In ogni caso, Barrick ha regolarmente pagato la prima tranche di 100 milioni di dollari[118]. Nel frattempo Dushnisky se ne è andato, ed il suo successore, Mark Bristow, ha liquidato Acacia Mining, ha fondato una nuova controllata del gruppo Barrick, chiamata Twiga Minerals Corporation, che ha rilevato i diritti sulle tre miniere tanzaniane, ha fatto riprendere i lavori e la commercializzazione dei prodotti, ha promesso che pagherà 40 milioni di dollari l’anno, più le tasse dovute per gli anni a venire, e che le violenze resteranno un brutto ricordo del passato[119]. Un passato su cui, finalmente, Barrick Gold accetta di fare delle ammissioni di colpevolezza[120].

A questo punto, la posizione di Kelvin Dushinsky diventa insostenibile: pressato dagli azionisti di Barrick Gold, dagli ispettori delle Nazioni Unite, dai militanti delle ONG internazionali e, finalmente, messo in discussione in seno al mondo politico della Tanzania e persino all’interno della sua stessa azienda[121], il manager di Vancouver lascia nell’ottobre del 2017 (con effetto a decorrere dall’agosto del 2018)[122] – ma cade comunque in piedi, perché viene immediatamente assunto, come CEO del settore minerario dell’Africa meridionale, da un’altra multinazionale mineraria, il gruppo AngloAshanti[123]. Una posizione che sarà in grado di reggere solo per pochi mesi, perché l’indignazione di politici, ambientalisti, difensori dei diritti umani, funzionari ONU ed esperti del settore minerario è talmente grande[124], che alla fine, nel luglio del 2020[125], Dushnisky è costretto ad andare in pensione anticipata e tornare a godersi i denari guadagnati in anni da manager con le mani sporche di sangue a Vancouver[126].

CHI HA PROTETTO KELVIN DUSHNISKY?

L’ex Ministro dell’Energia della Columbia Britannica, John Baird (primo da destra), insieme al management del gruppo Barrick Gold ad una conferenza comune dell’aprile del 2015

L’ovvia domanda che sorge spontanea è questa: come si è arrivati a tutto questo? Come è possibile che sia stato permesso? Probabilmente la risposta dev’essere cercata nell’ambiente distinto ed aristocratico dei club dei miliardari di Vancouver, e soprattutto nelle sorprendenti dimissioni di uno dei più potenti politici canadesi contemporanei, l’ex ministro dell’energia ed ex ministro dei trasporti John Baird, che nel marzo del 2015 lascia il governo per entrare nel consiglio d’amministrazione di Barrick Gold[127]. Già nel luglio dello stesso anno hanno iniziato a circolare voci sui possibili rapporti tra Baird e Dushnisky in odore di conflitto di interesse[128]. Per prima cosa, gli analisti hanno posto l’attenzione sull’attività di Baird a capo del CIDA (Canadian International Development Agency[129]) e sul fatto che, nel breve volgere di tre anni, prima che il CIDA chiudesse i battenti, per essere accorpata al Ministero degli Esteri[130], Baird avesse autorizzato oltre 17 milioni di dollari di sovvenzioni per i problemi di Barrick Gold in giro per il mondo[131]. Secondo gli analisti Baird avrebbe ottenuto quel seggio in consiglio di amministrazione, ovviamente strapagato, come ringraziamento per i servigi resi nei suoi anni alla testa dei ministeri[132]. Il libro che, secondo la stampa canadese, avrebbe documentato le tangenti pagate da Barrick a Baird, è stato bloccato con una serie di processi preventivi e, alla fine, i suoi autori hanno rinunciato a pubblicarlo[133].

Ma anche in Tanzania qualcuno ha probabilmente delle responsabilità personali ben definite. La sostanza è che l’istituzione del Kimberley Process (KP), che nel 2000 ha iniziato a costruire un sistema multi-giurisdizionale, ed indipendente dai singoli governi nazionali, per controllare il mercato delle pietre e dei metalli preziosi come moneta di scambio per armi e munizioni[141], sia stato un enorme passo avanti, ma non sia sufficiente ad impedire che orrori come quelli creati da Barrick Gold ed Acacia Mining possano continuare ad accadere. KP è oggi un’agenzia che lavora su mandato delle Nazioni Unite[142], in base ad un trattato cui aderiscono 82 nazioni (tra cui la Tanzania e l’Australia, ma non Papua Nuova Guinea, la Repubblica Dominicana, il Kenya, l’Argentina e il Cile[143]), ma non si occupa delle miniere. Queste vengono considerate al di fuori del contrabbando, e quindi le violazioni dei diritti umani non vengono monitorate, se non dalle ONG. Una situazione che deve cambiare, anche perché è difficile accettare il fatto che persone come Kelvin Dushnisky non verranno mai chiamate a rispondere delle loro responsabilità – nemmeno il Tribunale dei Diritti Umani dell’Aja, infatti, ha giurisdizione su questa materia.

[1] https://www.barrick.com/AcaciaMining/
[2] https://ilquotidianoinclasse.ilsole24ore.com/inchiesta-531/una-grande-e-ricca-miniera/
[3] https://lospiegone.com/2017/01/04/le-risorse-africana-il-dramma-delle-miniere-doro/
[4] https://ke.tzembassy.go.tz/tanzania/natural-resources-and-mining-in-tanzania
[5] Kjell Arne Brekke, Vegard Iversen, Jens Aune, “Soil wealth in Tanzania”, Discussion Paper 164 of the Statistics Norway Research Department, Oslo 1996 – see https://www.ssb.no/a/publikasjoner/pdf/DP/dp_164.pdf
[6] https://it.investing.com/equities/barrick-gold-corp.
[7] https://www.barrick.com/AcaciaMining/
[8] https://www.mining-technology.com/projects/bulyanhulu-gold-mine-shinyanga/
[9] https://allafrica.com/stories/202001170537.html
[10] https://magazine.cim.org/en/news/2016/tanzanian-inquiry-probes-deaths-injuries/
[11] https://www.barrick.com/English/operations/north-mara/default.aspx ; https://www.crown.co.za/latest-news/modern-mining-latest-news/10206-north-mara-gold-mine-achieves-record-monthly-production ; https://www.ide.go.jp/English/Data/Africa_file/Company/tanzania03.html
[12] https://www.bullionbypost.eu/gold-price/?gclid=CjwKCAjwnK36BRBVEiwAsMT8WNTk5iheF-W8zv7lUnWyg5wRxrT0cwffLsMNh9uK9GYyRsumrugF9xoCuQgQAvD_BwE
[13] https://www.theglobeandmail.com/report-on-business/international-business/african-and-mideast-business/police-killed-65-injured-270-at-tanzanian-mine-inquiry-hears/article32013998/ ; https://www.facing-finance.org/en/database/cases/violence-at-north-mara-goldminegewalt-und-vertreibung-bei-der-goldmine-in-north-mara/ ; https://www.bloomberg.com/news/articles/2010-12-23/shooting-gold-diggers-at-african-mine-seen-amid-record-prices ; https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/tanzania-deaths-injuries-at-barrick-mine-linked-to-displacement-loss-of-livelihoods/ ; https://magazine.cim.org/en/news/2016/tanzanian-inquiry-probes-deaths-injuries/
[14] https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/tanzania-acacia-mining-denies-it-is-under-investigation-by-uks-serious-fraud-office-for-corruption/
[15] https://www.raid-uk.org/blog/acacia-mining-faces-new-human-rights-problems-tanzania
[16] https://www.bbc.com/news/world-africa-52983563
[17] https://www.mining.com/barricks-dushnisky-quits-becomes-anglogold-new-ceo/
[18] https://www.bloomberg.com/profile/person/2426925
[19] https://www.miningafrica.net/companies/acacia-mining/
[20] https://simplywall.st/news/who-are-the-major-shareholders-of-acacia-mining-plc-lseaca/
[21] https://www.miningweekly.com/article/african-barrick-gold-raises-581m-in-london-ipo-2010-03-19 ; https://www.reuters.com/article/us-abg-ipo/african-barrick-gold-in-1-billion-london-ipo-sources-idUSTRE61M2W020100223
[22] https://it.qwe.wiki/wiki/Acacia_Mining
[23] https://saramaresources.ca/company/about-us/
[24] https://www.mining.com/african-barrick-is-history-changes-name-to-acacia-mining-31334/
[25] https://saramaresources.ca/portfolio-posts/south-hounde-project/
[26] https://wallmine.com/tsx/cwx/officer/1693543/kelvin-dushnisky
[27] https://www.marketscreener.com/business-leaders/Kelvin-P-M-Dushnisky-2631/biography/
[28] https://www.sedar.com/DisplayProfile.do?lang=EN&issuerType=03&issuerNo=00003696
[29] https://www.bloomberg.com/profile/company/1552Q:CN
[30] https://www.bloomberg.com/profile/company/RDV:CN
[31] http://www.privatebanking.com/directory/north-america-canada-british-columbia-langley/advisors-consultants/altara-securities-inc
[32] http://www.privatebanking.com/directory/north-america-canada-british-columbia-langley/advisors-consultants/altara-securities-inc
[33] https://www.bloomberg.com/profile/company/0881500D:CN
[34] https://canada.constructconnect.com/dcn/news/Projects/2005/1/CanWel-buys-Sodisco-Howden-Group-DCN023208W
[35] https://canwel.com
[36] https://www.marketscreener.com/business-leaders/Kelvin-Dushnisky-2631/biography/
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[40] https://pressprogress.ca/wealthy-urban-elites-are-bankrolling-the-opposition-to-electoral-reform-in-bc-newest-filings-show/
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[47] https://www.yukon-news.com/news/redcorps-bankruptcy-threatens-salmon-rich-taku/
[48] https://core.ac.uk/download/pdf/141716626.pdf, page 13
[49] https://www.equinoxgold.com
[50] https://nationalpost.com/news/equinox-overcomes-setbacks
[51] https://nationalpost.com/news/equinox-overcomes-setbacks
[52] https://thewest.com.au/business/finance/equinox-to-roll-over-us400m-in-debt-ng-ya-223041
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[60] http://www.cao-ombudsman.org/cases/document-links/documents/bulyfinal.Englishpdf.pdf
[61] https://www.lusakatimes.com/2019/10/15/barricks-1bn-lumwana-mine-in-zambia-attracts-chinese-interest/ ; https://cirdi.ca/wp-content/uploads/2017/06/Case-Study-2-Bulyanhulu-Tanzania-060517.pdf, pages 2-3
[62] https://www.lusakatimes.com/2019/10/15/barricks-1bn-lumwana-mine-in-zambia-attracts-chinese-interest/
[63] http://www.cao-ombudsman.org/cases/document-links/documents/bulyfinal.Englishpdf.pdf
[64] https://cirdi.ca/wp-content/uploads/2017/06/Case-Study-2-Bulyanhulu-Tanzania-060517.pdf, page 7
[65] https://cirdi.ca/wp-content/uploads/2017/06/Case-Study-2-Bulyanhulu-Tanzania-060517.pdf, page 7
[66] https://munkoutofuoft.wordpress.com/2011/01/24/fallacies-of-capitalism-peter-munk-in-his-own-words-a-speech-at-the-barrick-gold-agm-2010/ ; https://cirdi.ca/wp-content/uploads/2017/06/Case-Study-2-Bulyanhulu-Tanzania-060517.pdf, page 7
[67] https://nation.africa/kenya/news/western-leaders-question-mining-deal-with-acacia-1910356
[68] http://www.corpwatch.org/sites/default/files/Barrick%27s%20Dirty%20Secrets.pdf, page 5
[69] https://www.marketscreener.com/quote/stock/BARRICK-GOLD-CORPORATION-1408870/news/Barrick-Gold-Corporation-Temporary-Suspension-of-Operations-at-Veladero-Mine-23059074/
[70] https://www.nationalobserver.com/2016/06/24/news/canadian-mining-giant-barrick-gold-fired-whistleblower-then-they-spilled-cyanide
[71] http://protestbarrick.net/article.php@id=553.html ; http://www.protestbarrick.net/downloads/DebunkBarrick-Report_fnl_web_s.pdf, page 6
[72] https://www.reuters.com/article/us-barrick-gold-mine-argentina-exclusive/exclusive-barrick-faces-sanctions-for-argentina-cyanide-spills-judge-says-idUSKBN1841BK ; https://www.infobae.com/economia/finanzas-y-negocios/2017/04/07/barrick-gold-vendio-50-de-la-mina-veladero-a-una-firma-china/
[73] http://www.protestbarrick.net/downloads/DebunkBarrick-Report_fnl_web_s.pdf, pages 7-8
[74] http://www.corpwatch.org/sites/default/files/Barrick%27s%20Dirty%20Secrets.pdf, pages 8-9
[75] http://www.corpwatch.org/sites/default/files/Barrick%27s%20Dirty%20Secrets.pdf, pages 8-9
[76] https://www.rainforestinfo.org.au/gold/lakep.html
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[83] https://www.globenewswire.com/news-release/2020/04/24/2021914/0/en/Pueblo-Viejo-Pays-Another-185-Million-in-Taxes-Bringing-Its-Total-Cash-Distribution-to-the-Dominican-Government-to-2-Billion.html
[84] https://www.motleyrice.com/securities-class-actions/barrick-gold-litigation
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[86] https://www.mining.com/us-judge-rules-barrick-gold-must-face-group-lawsuit-over-pascua-lama-mine/
[87] https://www.barrick.com/English/news/news-details/2019/Chilean-Supreme-Court-Overturns-Environmental-Court-Ruling-in-Pascua-Lama-Closure-Review-Process/default.aspx ; https://www.mining.com/us-judge-rules-barrick-gold-must-face-group-lawsuit-over-pascua-lama-mine/ ; https://www.mining.com/canadian-court-oks-3bn-securities-class-action-against-barrick-gold/
[88] https://www.dawn.com/news/794058/the-battle-for-balochistan ; https://indianexpress.com/article/pakistan/us-declares-pakistans-separatist-baluchistan-liberation-army-as-terrorist-group-5812092/
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[90] http://protestbarrick.net/article.php@id=973.html
[91] https://financialpost.com/commodities/mining/i-dont-expect-barrick-to-get-paid-5-83-billion-arbitration-win-in-pakistan-leaves-unanswered-questions
[92] http://www.protestbarrick.net/downloads/DebunkBarrick-Report_fnl_web_s.pdf, pages 18-22
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[95] https://en.wikipedia.org/wiki/Porgera_Gold_Mine
[96] https://www.amnesty.org/en/press-releases/2014/06/papua-new-guinea-police-set-hundreds-homes-ablaze-near-porgera-gold-mine/
[97] https://www.hrw.org/report/2011/02/01/golds-costly-dividend/human-rights-impacts-papua-new-guineas-porgera-gold-mine ; https://munkoutofuoft.wordpress.com/2011/01/24/fallacies-of-capitalism-peter-munk-in-his-own-words-a-speech-at-the-barrick-gold-agm-2010/ ; https://ejatlas.org/conflict/porgera-joint-venture-pjv-gold-mine-in-papua-new-guinea
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[99] https://archive.is/20120715142555/http://newstro.com/article/blast-kills-five-trespassers-at-png-gold-mine.html
[100] https://www.barrick.com/news/news-details/2020/barrick-serves-notice-of-dispute-over-porgera/default.aspx
[101] https://www.miningreview.com/news/acacia-responds-charges/
[102] https://tanzaniabusinessethics.wordpress.com/b-acacia-mining-2/
[103] https://miningwatch.ca/sites/default/files/2017_field_report_final_-_anger_boils_over_at_north_mara_mine.pdf
[104] https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/tanzania-miningwatchs-video-claims-acacia-mining-failed-to-provide-redress-for-women-sexually-abused-at-mine/
[105] https://www.bloomberg.com/profile/person/6999704
[106] https://www.reuters.com/article/acacia-mining-tanzania-corruption/update-1-tanzania-charges-acacia-subsidiaries-with-tax-evasion-corruption-idUSL8N1WX61U
[107] Manfred F. Bitala, Charles Kweyunga, Mkabwa L.K. Manoko, “Level of heavy metals and Cyanide in soil, sediment and water from the vicinity of North-Mara Gold Mine in Tarime District, Tanzania”, CCT, Dar-es-Salaam 2009 – see https://it.scribd.com/document/397215429/north-mara-pollution-report-pdf, as well as in the 2002 Report of CAO http://www.protestbarrick.net/downloads/leat.response.to.cao.pdf
[108] Sakura Saunders, “Debunking Barrick”, Protestbarrick.net, Dar-es-Salaam 2013, page 3 – see http://www.protestbarrick.net/downloads/DebunkBarrick-Report_fnl_web_s.pdf
[109] Sakura Saunders, “Debunking Barrick”, Protestbarrick.net, Dar-es-Salaam 2013, pages 4-5 – see http://www.protestbarrick.net/downloads/DebunkBarrick-Report_fnl_web_s.pdf
[110] http://protestbarrick.net/article.php@id=503.html
[111] https://www.theeastafrican.co.ke/tea/business/doubts-raised-over-tanzania-barrick-agreement-1435174
[112] https://www.theeastafrican.co.ke/tea/business/doubts-raised-over-tanzania-barrick-agreement-1435174
[113] https://legal.un.org/avl/ls/Kilangi_S_video_1.html
[114] https://www.barrick.com/English/news/news-details/2020/Barrick-Back-in-Business-in-Tanzania/default.aspx
[115] https://www.barrick.com/English/news/news-details/2020/Barrick-Back-in-Business-in-Tanzania/default.aspx
[116] https://www.barrick.com/English/news/news-details/2020/Barrick-Back-in-Business-in-Tanzania/default.aspx
[117] https://legal.un.org/avl/ls/Kilangi_S_video_1.html
[118] https://www.barrick.com/English/news/news-details/2020/barrick-partnership-with-tanzanian-government-delivers-first-major-outcomes/default.aspx
[119] https://www.reuters.com/article/us-tanzania-mining-barrick-gold/barrick-pays-tanzania-initial-100-million-after-gold-shipments-resume-idUSKBN23110W
[120] https://afcham-china.org/tanzania-acacia-mining-ceo-finally-admits-public-critics-may-valid-point/
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[124] https://tanzaniabusinessethics.wordpress.com/2018/09/13/has-the-devil-come-back-to-tanzania-wearing-a-different-uniform/
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[126] https://seekingalpha.com/news/3598478-anglogold-asked-dushnisky-to-leave-after-fund-pressure-bloomberg ; https://www.businesslive.co.za/bd/companies/mining/2020-07-30-anglogold-ceo-kelvin-dushnisky-quits/
[127] https://www.thestar.com/opinion/letters_to_the_editors/2015/03/30/baird-timed-his-jump-perfectly.html
[128] https://nationalpost.com/news/canada/anonymous-threatens-to-decrypt-text-messages-from-john-baird-to-reveal-real-reason-he-left-politics ; https://tanzaniabusinessethics.wordpress.com/2018/09/13/kelvin-dushnisky-accountable-for-crimes-violations-human-rights-abuses-damages/ ; http://protestbarrick.net/article.php@id=1006.html
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[131] Stephen Brown, Molly Den Heyer, David R. Black, “Rethinking Canadian Aid: Second Edition”, University of Ottawa Press, Ottawa 2016, page 275;
[132] https://nowtoronto.com/john-baird-strikes-gold-with-barrick/ ; https://theplaidzebra.com/john-baird-promoted-mining-giants-interests-while-in-office-and-now-hes-working-for-them/ ; https://canada-haiti.ca/content/john-baird-strikes-gold-barrick-2-articles
[133] https://bulletin-archives.caut.ca/bulletin/articles/2011/11/noir-canada-defamation-lawsuit-settled-publication-of-book-stopped
[134] https://stluciatimes.com/tanzania-teacher-to-hang-for-killing-pupil/
[135] https://www.thecitizen.co.tz/news/Government-objections-against-Zitto-rejected-by-court/1840340-5496642-7hhq4r/index.html
[136] https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-02-01/tanzanian-president-accuses-judges-of-graft-seeks-reforms
[137] https://www.bot.go.tz
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[139] https://www.law360.com/articles/1211597/barrick-reaches-300m-acacia-gold-settlement-with-tanzania
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[143] https://www.kimberleyprocess.com/en/participants

Categorie:Cronaca, Inchieste, Mondo

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1 reply

  1. A me pare che siano pochi quelli che scappano dalla Tanzania, molti di più da Tunisia, Senegal, Nigeria etc. Inoltre, è noto che i mafiosi /scafisti pretendano dei soldi per la traversata e poi una volta in Italia. A me pare che i nostri antenati avessero lottato per i loro diritti civili ed economici contro dominazioni non meno brutali. Oppure dobbiamo per forza pensare che quelli del cosidderto Terzo Mondo non siano in grado di fare da sè e abbiano sempre bisogno degli Europei? Così la pensava Kipling e non mi sembra un complimento.

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