Guardia Sanframondi: “Il Marchese del Grillo”

(Raffaele Pengue) – “Stiamo scrivendo una pagina di Storia” ha detto al mondo dal ballatoio di piazza Castello, in un delirio di onnipotenza.  Non ce l’ho fatta più a trattenermi dall’insultarlo pesantemente davanti al tablet. Ma non ha capito che ormai sta sulle palle alla maggioranza dei suoi concittadini, non tanto per la l’eterogeneità inassimilabile, ma perché è arrogante, protervo, sprezzante, offensivo, autoreferenziale? Minaccia, ricatta, beffeggia, cerca la rissa e fa il bullo. Ma chi si crede di essere? Il Marchese del Grillo? Ascoltandolo percepisci che non è odiato, è odioso. Non sta antipatico: lo è. Lo ascolti e comprendi che nulla è servito. Nulla riesce a oscurare la sua arroganza. Il “comizio” di ieri ci racconta che purtroppo per questo paese è ancora lui che vuole dare le carte. È lui, il protagonista assoluto, Dominus e Istrione senza rivali, incarnazione del Potere. È lui, il Nemico pubblico. Il Cattivo per eccellenza. E lui lo sa, come sa che le prossime elezioni avranno lo stesso schema: non si vota per il futuro della comunità ma per le poltrone. Per chi comanda. Si voterà pro o contro di lui. Si voterà da tifosi, per non far vincere l’altro. Se l’organismo guardiese in questi anni ha creduto a questo virus, larga parte della colpa va al suo sistema immunitario difettoso. Quelli che erano – o che dovevano essere – i nostri anticorpi si sono lasciati ingannare da una particella infettiva, abbindolati dalle sue capacità camaleontiche. Eppure non è così difficile riconoscere una bugia, condannare un sopruso, o più semplicemente aprire gli occhi. Siamo stati ciechi. E forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione. Siamo stati ciechi, ciechi che, pur vedendo, non vedevano. Abulici, come penitenti che scontano la loro pena. La politica, i cittadini in questi anni hanno adagiato sugli allori lo spirito critico e cullato le coscienze dei guardiesi in un sonno profondo, permettendo così al fanfarone della Farciola di infettare il sistema indisturbato. E i risultati si sono visti. Ha lasciato detto che non lascerà mai il futuro agli altri. Senza di lui sul Comune non c’è governo della comunità, si è portato via il pallone. Una barzelletta racchiude benissimo il senso di questi giorni. L’ha raccontata stamattina un caro amico, parlando di politica, di elezioni e su chi vince e chi perde. C’è un tizio, Filippo, che dice a Pasquale: il “dottore” è morto. E come è successo? Si è incendiata la sede del suo comitato elettorale. Bruciato vivo? No, era sul balcone e si è buttato giù. Sfracellato al suolo? No, c’era il telone della tipografia, è rimbalzato ed è finito sulla bandiera davanti il Municipio. Impalato alla turca? Neppure, ha fatto leva sull’asta ed è rimbalzato di nuovo sul telone del tipografo. Dopo una serie acrobatica di incidenti, rimbalzi da un lato all’altro della strada e salvataggi esilaranti, Pasquale si spazientisce: insomma, com’è morto? E Filippo: abbiamo dovuto abbatterlo. Gli avventori del bar intorno ridono, ma non sanno ancora di ridere della propria immagine allo specchio. Tutta la parabola di Guardia e della sua storia sociale e politica è compendiata in questa storiella profetica e autoprofetica su un capro espiatorio indistruttibile, refrattario all’immolazione rituale: della cui mortalità politica molti sembrano accorgersi solo in tempi di elezioni. Sì, ma adesso che cosa succederà? Non c’è una risposta. Solo la consapevolezza di vivere in un paese il cui futuro si prospetta tutt’altro che roseo, ma anche un po’ speranza di poter agire, di poter fare qualcosa per cambiare il presente. Perché fortunatamente qualche anticorpo rimasto vigile e all’erta esiste ancora in questo paese. Finalmente qualcosa si è mosso e si è mosso nel verso giusto. E non si può più non tener conto della volontà popolare finora disattesa anche da chi dovrebbe difenderla. Cacciare il Marchese del Grillo per ridare un po’ di dignità alla vita socio-economica e politica di questa comunità, tirar fuori metaforicamente le “palle”, è una priorità inderogabile, qualunque cosa si abbia in mente di fare.

1 reply

  1. Lei, signor Pengue, è un gran sognatore e purtroppo, per lei, idealista. Non si può abbattere un potere con una barzelletta, magari fosse così semplice, magari potesse essere vero. Chi sale allo scranno e poi scende, sicuramente riprenderà il treno perché gli amici non si abbandonano, si aiutano a risollevarsi, si aiutano per poi essere a sua volta aiutati, il voto è esiziale quanto sanzionatorio nella sua inderogabile esclusione; ma coloro che vorrebbero non sanno più come avere: la massa è disomogenea, eterogenea, volubile, mutata negli stili di pensiero, nei costumi, nelle usanze, nelle necessità; una massa vorace dovrebbe delegare il potere al più vorace di tutti, stando agli annali consunti del logorio politico, ma il più vorace significano anche tante altre spezie..
    Una massa equilibrata dovrebbe cercare le risposte su un ipotetico equilibrio invece non è così perché in equilibrio non c’è neanche più il funambolo dello Zarathustra, tutto è improntato per l’economia dell’avvenire che è anche ciò che vediamo quotidianamente e tutto deve restare al suo posto, fisso immutabile come un dogma, solo i banchi con le rotelle potranno spostarsi ma le chiedo : per andare dove se non in un altro angolo della stanza?

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