Guardia Sanframondi: “I Nuovi Mostri”

(Raffaele Pengue) – È grande, inarrivabile “Guardia sei tu”, santo patrono di Guardia, anello di congiunzione tra l’universo e Guardia, tra la politica e la commedia dell’arte che ogni giorno da un decennio gli spalanca il sipario, con tripudio di applausi, plebisciti, triccheballacche e struffoli alla crema. Nell’ora eticamente e moralmente più buia della comunità, i loro occhi dal ballatoio di piazza Castello sempre fiammeggiano. L’ex sindaco poi il popolo guardiese lo massaggia di elogi e lo mastica d’improperi. Lo asseconda in piazza e lo fulmina in privato. Labbra sottili e tremolanti, un ghigno tra il perfido e il beffardo, la voce dell’ex sindaco è una cantilena. Tre volte sindaco con effetti speciali, per dieci anni ha fatto il bello e il cattivo tempo, ripulito quattro ruderi, l’immoralità sottotraccia. “C’è chi apre la bocca e chi apre cantieri”, ha detto ieri sera, con un ghigno di purissimo scherno. Li osserva e gode, conta i voti, insulta gli avversari. Li ha sempre insultati, o minacciati. Eppure l’animo gentile non gli manca. Ha una moglie, tre figli, e sei nipotini, come ha sottolineato in piazza. Astuto, spregiudicato, mai sazio. “Faccio tutto per i guardiesi”, ma poi ha messo su un asse dinastico da autentico satrapo. Più volte avrebbe dovuto restituire lo scettro, cosa che lui ha sempre considerato un’offesa, anzi “una puttanata”, alla quale mostravano di credere solo pochi sfigati. La sensazione è che però ormai l’ex sindaco sia prigioniero del suo personaggio. Eccessivo e visionario. Bieco e intimidatorio. Sempre dentro un situazionismo magnetico che, lentamente, è diventato stucchevole. E inaccettabile. “In provincia di Benevento e non solo, mi conoscono tutti e tutti mi vogliono bene, soprattutto i sindaci”. No, non fa ridere. Ha detto proprio così! Come non fanno ridere le donne candidate che parlano di forum, di consulta, di servizio civile. Spazzando via ogni ipocrisia: nelle prime tremende settimane del lockdown, furono tra le più veloci a intuire grazie ai social media come anche Guardia fosse finita dentro una brutta storia e i loro messaggi, a un certo punto, pur come sempre allucinati, sembrarono possedere una loro forza persuasiva: “Guardianonsiferma, andràtuttobene, siamo stati chiusi in casa, sui balconi a cantare l’Inno di Mameli per darci coraggio”: ha urlato dal ballatoio ieri sera una di loro. Puro dilettantismo, gente inadeguata senz’arte né parte, priva di un’idea della politica e di una visione, piena solo di sogni, allineata però al politicamente corretto, capace di sfasciare nel suo ottuso giacobinismo negativo anche quel poco che resta in piedi del nostro amato paese. Ora, in questo contesto – e dopo aver sentito i loro avversari – cosa deve sperare un cittadino di Guardia? Quali aspettative nutrire e quali ipotesi incoraggiare o temere di più? Meglio sottrarsi in partenza, magari avendo già disertato il voto o votato per puro spirito di testimonianza, maledicendo urbi et orbi e adottando la vecchia linea del rancore e del rifiuto, chiamandosi fuori e vedere di nascosto l’effetto che fa? L’anima è salva, Guardia purtroppo no; ci rimette Guardia ma tu non ci metti la faccia. È terribile doverlo ammettere, ma qualunque cosa il cittadino di Guardia abbia scelto, alla fine, sarà ininfluente sul destino della sua comunità e non potrà far nulla non solo in termini positivi per cambiare, ma anche in termini negativi, cioè per impedire, frenare, fermare. Il problema è che, a conti fatti, nessuna coalizione rappresenta anche solo in grandi linee parziali una diversa sensibilità civica, non dirò ideale e culturale, ma almeno non allineata. Non c’è quindi da aspettarsi nulla, sia nell’ipotesi che a vincere fosse di nuovo Floriano Panza attraverso il suo clone accroccato, sia nell’ipotesi che a vincere fossero gli altri, uniti solo per ragioni elettorali. Vincere in nome di che, per far cosa? Ho smesso di pensare, fino a prova contraria, che a Guardia sia possibile un vero cambiamento. Salvo sorprese o miracoli.

Foto tratta dal Web

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