Fine di un’era, i centri commerciali chiudono

(Eugenio Occorsio – la Repubblica – Affari & Finanza) – Doveva sorgere a Segrate il mall più grande d’Europa: 300 negozi fra cui le Galerìes Lafayette al debutto in Italia, parcheggio da 10mila auto, 50 ristoranti, multisala da 16 cinema, 17mila posti di lavoro. Artefice il gruppo britannico Westfield, 60 miliardi di portafoglio in 89 shopping center in Europa e Usa.

Senonché, il tempo di avviare la bonifica dei terreni ed è arrivato il Covid: tutto sospeso sine die. Anche l’analogo progetto portato avanti a Sesto San Giovanni nell’area ex Falck da Ceetrus Italy si è arenato con il lockdown. A Parigi, il governo vuole far acquisire dalla Caisse des dépots i centri commerciali chiusi per l’emergenza sanitaria.

A Londra il 27 giugno è fallito il gruppo Intu che gestisce 14 fra i principali mall del Paese, schiacciato da 4,5 miliardi di sterline di debiti e 2 miliardi di perdite, tremila dipendenti diretti e 100mila nei negozi. Catene come Debenhams, House of Fraser e Topshop hanno chiuso e trascinato a fondo i mall.

In America, dov’ è nato, il fenomeno mall è in piena “retail apocalypse”: centinaia di centri commerciali chiudono e con la pandemia il ritmo ha avuto una fatale accelerazione. Falliscono uno dopo l’altro nomi simbolo dei department store: JC Penney, Neiman Marcus, Modell’s Sporting Goods.

Anche la filiale Usa della milanese Kiko ha chiesto il Chapter 11 e ha chiuso i suoi negozi nei mall, mentre Brooks Brothers, altra tradizionale presenza, si è salvata solo in parte con il cambio di proprietà. Il modello è preciso: intorno a qualche nome prestigioso si sviluppa un mall, dove le insegne più celebri costituiscono il cosiddetto “anchor”.

Caduto questo, come un castello di carte tutto si sfalda. «Le emergenze provocano accelerazioni della storia», ama dire l’economista Yuval Noah Harari. «Questa tempesta passerà, ma le scelte che facciamo ora cambieranno la nostra vita». Ed è una tempesta perfetta quella che si abbatte sui mall, parte integrante dello scenario suburbano globale.

Il primo colpo l’ha dato l’e-commerce, «che però fino all’inizio del 2020 non erodeva il fatturato del commercio tradizionale per più del 10%», spiega Michele Costabile, ordinario di marketing alla Luiss. «La pandemia ha impresso una brusca impennata e dato il colpo finale ai mall». Solo qualcuno si salva: «Quelli con le spalle finanziariamente più solide ma soprattutto chi per tempo ha saputo attrezzarsi per rinnovare il modello di business, e per attrarre le famiglie ha predisposto offerte di intrattenimento quali la “escape room” dove i ragazzi provano la realtà virtuale o raffinati ristoranti etnici: qualcosa di emozionante per compensare la lontananza dal centro anche perché intanto i negozi di prossimità si rinnovano, si modernizzano e cercano il riscatto spesso riuscendoci». Il fattore-lontananza è stato micidiale nell’emergenza Covid.

«Per settimane non si poteva uscire dal Comune, i mall hanno chiuso perché molti dei negozi sono “non essenziali”, dall’abbigliamento alla cosmetica, e alla ripartenza i clienti esitano nel ripopolarli per paura di assembramenti», dice Sandro Castaldo, docente di marketing alla Sda Bocconi.

«Il problema per le società di gestione sono le dimensioni. Le spese corrono, e se manca la regolare contribuzione da parte dei negozi all’interno, come avviene in tutto il mondo (in America ha fatto clamore la morosità di Gap e Levi’ s, ndr), si accumulano pesanti debiti.

La marginalità di questo business è bassa e tutto è basato sulla tenuta dei volumi di vendita e sulla rotazione del magazzino». Per l’e-commerce, puntualizza Marco Bettiol che insegna Gestione delle imprese all’Università di Padova «si stima una crescita del 18% nel 2020 nel mondo a confronto del 14,9% del 2019, ma in Italia uno sviluppo di dieci punti superiore visto che la crescita attesa per l’anno è del 28%».

Il meccanismo è sempre lo stesso. Un negozio “anchor” chiude in un mall e nessuno ne rileva gli spazi né paga più gli affitti. Allora i commercianti che restano chiedono di rinegoziare le locazioni visto che l’affluenza si riduce.

Se non ci riescono accumulano ritardi nei pagamenti insostenibili per la società di gestione, specie ora che servono investimenti per termoscanner, percorsi delimitati per i visitatori, ingressi scaglionati nei negozi, sorveglianza sul distanziamento pena la chiusura dell’intera struttura.

Conferma Matteo Cacciatori, manager di InvestiRe sgr, un pool di 46 fondi immobiliari con 7 miliardi amministrati del gruppo Banca Finnat: «C’è un calo di affluenza del 20-30% nei centri commerciali da noi gestiti ma è indispensabile trovare una mediazione con i negozi per conservare il valore degli asset mantenendo aperti i mool». In America resistono solo gruppi forti come Brookfield che sta rinegoziando con le banche un debito di 6,4 miliardi.

Per gli altri, e per i 30mila “strip shopping center”, immensi piazzali circondati di negozi, altra componente fissa del paesaggio non più solo americano, il destino è duro. Fra i mall indebitati la maglia nera spetta al Northridge vicino Los Angeles. Gli va comunque meglio del gemello Northridge di Milwaukee, Wisconsin, inaugurato in pompa magnissima negli anni ’70 sotto l’egida di quattro megagruppi tutti falliti: Sears, Gimbels, Boston Store e JC Penney (che ha dichiarato bancarotta il 15 maggio 2020 dichiaratamente per il Covid).

Il mall, 75mila metri quadri (“big-box center” nel gergo del settore) è stato raso al suolo. Stessa sorte per il glorioso Vallco Mall di Cupertino di fronte alla Apple. Immancabilmente sul gigante ferito si avventano gli avvoltoi di Wall Street.

L’indomito Carl Icahn, 83 anni, ha guadagnato 1,3 miliardi durante il lockdown giocando al ribasso sui titoli dei gestori di mall. «È la mia maggior vincita di sempre», ha ghignato. In febbraio, con sinistro tempismo, Catie McKee della Mp Securitized aveva addirittura creato un fondo di 30 milioni per le speculazioni al ribasso sui mall.

L’indice Cmbx 6, che contabilizza il valore dei prestiti erogati al comparto, è sceso da 98 a 68 in sei mesi. Finanziarie come Apollo e Mudrick hanno hedge fund per le scommesse al ribasso che lucrano sulla debacle del settore. Scott Burg, ceo del fondo Deer Park, vede similarità fra i mutui facili alla base della crisi dei subprime nel 2008 e i prestiti azzardati ai mall (che godono dal 1954 di grosse agevolazioni fiscali): va a colpo sicuro comprando “short”. Altri più elegantemente si tirano indietro. La Pimco (1,9 trilioni di asset) ha fatto sapere all’inizio di agosto che non investirà più nei mall. L’ennesimo polmone finanziario che viene meno.

31 replies

  1. Buona o cattiva notizia?
    E chi può saperlo?
    I superMercati, diventati poi iper- e poi mega- e poi chissà cos’altro ancora, sono l’emblema della nostra trasformazione
    in “polii in batteria” felicemente portata a termine dal Capitalismo Globalizzato… l’Evoluzione Invertita.
    Il Covid19 è stato come l’asteroide che ha estinto i dinosauri, non con il suo impatto diretto ma con la catena di eventi
    catastrofici che ha innescato.
    Se fossi stato un Brachiosauro che brucava tranquillo le sue foglie nelle paludi cinesi e avessi visto quella palla di
    fuoco passare alta nel cielo diretta nell’emisfero opposto, non mi sarei preoccupato più di tanto: “Saranno quei bastardi
    Tyrannosauri a prenderselo sulla testa! Che si fottano quegli insaziabili assassini!” avrei pensato e avrei continuato
    tranquillamente ad ingozzarmi dei germogli più alti e più teneri.

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    • Ahaa.
      Quanti anni hai, 18? 20?
      Sei un ingenuo idealista se arrivassi a pensare che i rapporti umani migliorerebbero attraverso la chiusura dei centri commerciali.
      Il mercato è sempre stato un luogo di incontro e reazione fra le persone.
      Io abolirei i social network, strumento che mette in connessione milioni, miliardi di solitudini, attraendole in un mondo virtuale e asociale.

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      • Radunare le pecore per poi tosarle a distanza , ecco i social a cosa servono, meccanismo vecchio come il mondo, il cellulare serve per comprare, ordinare, soldi, denaro.
        Ecco la tecnologia in tutta la sua magnificenza.
        La pandemia ti tappa in casa ( giusto o sbagliato non entro nel merito ) la tecnologia ti strappa fino all’ultimo penny.
        (Come vedi senza nominare i vaccini) siamo in una realtà distopica fatta e finita.

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    • Per me le buone notizie non bastano: cosa diverranno questi “dinosauri”? Tutto quello spazio come verra’ utilizzayo? Per fare soldi o per offrire servizi alla cittadinanza? E con quali soldi?

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  2. Commenti da un rigo.
    Non sapete cosa dire nel merito, vero?
    La materia è molto complessa e andrebbe affrontata nelle sue diverse sfaccettature.

    E’ un bene o un male che questi giganti falliscano?
    Risposta multipla per i benefici e i problemi che si trascinano dietro.

    UNA RIFLESSIONE:
    E’ IL CAPITALISMO BELLEZZA. Dove vale la massima che pesce grosso mangia quello piccolo.
    I supermercati di città hanno mandato in crisi i negozi di vicinato.
    Gli ipermercati hanno disintegrato tanti supermercati.
    I centri commerciali hanno distrutto soprattutto gli ipermercati singoli, che vivevano di vita propria.
    La formula che sovrintende un ipermercato, TUTTO SOTTO LO STESSO TETTO, aveva cominciato a scricchiolare una decina d’anni fa, ma è collassata decisamente con la pandemia da covid.
    A questa situazione si è attaccata la violenta concorrenza dell’e-commerce. E sta vincendo NON SOLO per il prezzo.
    Negozi di vicinato, anche supermercati e discount, sono stati la risposta immediata alla ricerca di cibo della popolazione impossibilitata ad allontanarsi dalla propria abitazione se non esibendo varie autorizzazioni. O deroghe.
    Vantaggi degli spazi enormi:

    Possibilità di effettuare gli acquisti al coperto, con ampia scelta, con assortimenti profondi che solo le grandi superfici ti assicurano.a
    E la possibilità di collegare attraverso la propria auto ii centro commerciale alla propria abitazione senza perdite di tempo per il parcheggio, senza ostacoli nel caricare il veicolo, riparati dalle intemperie.
    Ma soprattutto con vantaggi economici non trascurabili per il portafoglio dei clienti, che alla fine sono per a maggior parte lavoratori e pensionati.

    La Grande distribuzione Organizzata riesce ad essere molto efficiente nei vari passaggi della filiera rispetto al singolo commerciante. La cosiddetta supply chain è gestita quasi per intero all’interno, dall’acquisto presso i produttori, saltando spesso i grossisti, acquisti miliardari e spesso in comune con i concorrenti attraverso la creazione di centrali di acquisto.

    Efficienza della logistica, meccanizzata, veloce, economicissima, grazie allo sfruttamento di schiavi forniti dalle coop di comodo, amministrate anche dalla criminalità organizzata come si scoprì 5/6 anni fa nel Ce.Di della Esselunga a Limido.

    Efficienza nelle consegne in real time delle forniture, tendendo ad azzero i magazzini di riserva che si tradurrebbero in capitali immobilizzati. Rotazione Scorte deve essere SEMPRE inferiore a quella dei pagamenti ai fornitori per impedire un finanziamento bancario esterno, con interessi passivi che inciderebbero sul conto economico, cioè aggravio di costi.

    Efficienza delle proprie campagne di marketing, programmate in un calendario di eventi partorito con amen un anno di anticipo. Questo permette campagne promozionali concordate con i fornitori, da riversare sul cliente finale con gli sconti pubblicizzati sui volantini.

    Efficienza nella creazione di posti di lavoro, diretti per e singole insegne o in tutto ‘indotto interno ai C.C., dalle pulizie, vigilanza, manutenzione, amministrazione, a quelli esterni, aziende di trasporto, di supporto ai Ce.Di. agli allestimenti scenografici per le festività, alla pubblicità sui media.

    PROBLEMATICHE
    Innanzitutto LA CORRUZIONE POLITICA.

    Sulle grandi superfici, oltre a quelle comunali, sono basilari le autorizzazioni REGIONALI.
    Abbiamo assistito ad una crescita ORGIASTICA di tanti centri commerciali tra loro vicini centinaia di metri.
    Questo è stato possibile perchè sono state UNTE le tasche giuste, dei presidenti di regione, dei sindaci e degli assessori a commercio comunali e regionali.
    Consumo di suolo? Si, ma a volte anche risanamento di zone urbane abbandonate, in zone e semi-periferiche, con risultati non sempre all’altezza delle aspettative. Mi vengono in mente il Minganti in Via liberazione a Bologna, galleria Cantoni con Esselunga a Legnano, il CC Neapolis in Via argine a Napoli, etc etc.
    Sfruttamento pesante dei lavoratori, aspetto conosciuto solo da chi lavora in quel mondo, con un turnover elevatissimo, permesso dalla forte concorrenza finora esistito.
    Dello sfruttamento dei nuovi schiavi della GDO se n’era occupato un famoso sociologo, attraverso le sue ricerche, che potete trovare online.
    Il nome, a chi ha qualche anno, rimanda a ricordi passati non piacevoli. RENATO CURCIO. Non un omonimo, ma proprio lui. IL FONDATORE DELLE BR. Che scontate le sue pene carcerarie, (MAI STATO CONDANNATO PER PARTECIPAZIONE DIRETTA IN FATTI DI SANGUE MA PER ESSERNE L’IDEOLOGO) aveva fondato la cooperativa editoriale e sociale Sensibili alle foglie, la quale si occupa di tematiche legate alla disabilità, nonché ad istituzioni totali (come carceri, manicomi e aziende della grande distribuzione), immigrazione e studi sulle nuove forme di controllo sociale nella società di massa.

    Anche la politica nazionale negli ultimi anni ha contribuito alla creazione di nuovi poveri.
    Provvedimenti che hanno agito SEMPRE ED ESCLUSIVAMENTE a favore del lato dell’offerta, cioè delle imprese e CONTRO I LAVORATORI.
    Liberalizzazione degli orari di apertura, VOLUTA DA MONTI, in combinato disposto al crollo dei consumi, cioè della domanda, diminuita di 7/8 miliardi su base annua dal 2012 al 2018,
    Si è tradotto nel’espulsione dei commercianti più piccoli, impossibilitati reggere il ritmo di aperture 7/7, perchè il calo dei consumi non consentiva l’assunzione di personale e permettere un giorno di pausa a settimana. Questa concorrenza, ad opera soprattuto delle multinazionali straniere, ha mandato in crisi anche piccoli e medi operatori nazionali,Mercatone Uno, Lombardini, Eldo, alcuni grossi soci di Trony.
    Sempre sulla compressione dei diritti dei lavoratori ricordo la nascita di Federdistribuzione, associazione, o meglio LOBBY, delle più grandi insegne GDO operanti in Italia, in Larga misura STRANIERE, presieduta dall’ex presidente della juventus in B, Cobolli-Gigli, che abbandonarono Confcommercio, in mano ai piccoli commercianti ostili alle aperture indiscriminate. Anche durante le classiche feste comandate.
    La prima iniziativa di questi PADRONI, fu la disdetta dei contratti integrativi firmati da Confcommercio.
    Il popolo rimbambito dei consumatori acritici NON LO SA, ma dal 2016 in poi nelle loro insegne non esiste più la maggiorazione oraria per il lavoro festivo o notturno com’era prima, cioè del 10%, ma solo del 30% o addirittura ZERO per gli assunti a tempo determinato con orario scorrevole sui 7 giorni della settimana. La cancellazione delle pause retribuite, costringendo a turni continui di 6 ore ad esempio per le cassiere o i banconisti. Ritmi insostenibili il sabato o la domenica. Taglio dellle ore di permesso retribuito annuali. Etc etc.

    Ancor oggi sono restii al riconoscimento di qualsiasi benefit o aumenti salariali. Ed hanno trovato il loro idolo inBonomi, neo presidente di Confindustria.

    La GDO strozza i piccoli produttori agroalimentari col sistema delle doppie aste. E al sud falliscono.Mentre nel centro nord la risposta è stata quella di organizzarsi in grosse centrali per difendere il proprio prodotto e i propri margini.
    Consorzio del Parmigiano Reggiano, de Grana Padano e del Prosciutto di Parma per esempio. Ma i migliori sono i Trentini delle mele Melinda.
    Perchè la mela è una commodity, in prodotto basico con forte concorrenza.Ma Melinda è un consorzio di piccole coop che hanno saputo mettere insieme i costi logistici, di stoccaggio nelle miniere abbandonate, di marketing, di controllo qualità,RIUSCENDO A CREARE UN BRAND RICONOSCIUTO e alla fine far valere in sede contrattuale il loro eccellente prodotto.
    L’UNIONE FA LA FORZA. SEMPRE.

    E iL commercio elettronico?
    ANCORA PEGGIO.
    Amazon è un gigante che uccide innanzitutto la concorrenza ospitata sulla propria piattaforma.
    Attraverso l’uso di semplici algoritmi, nei prodotti non alimentari, vengono proposti PRIORITARIAMENTE i propri marchi, le private label.
    In stragrande maggioranza prodotti CINESI su cui Bezos intasca la mazzetta a danno della produzione locale.
    Le reti tradizionali di alcune multinazionali alimentari, su tutte le francesi Carrefour e Auchan, hanno permesso ai fornitori italiani, grazie al successo della nostra tradizione agroalimentare, di accedere a mercati sconosciuti, Russia, Ucraina e soprattutto CINA, facendo impennare le produzioni e le esportazioni.
    SOVRANARI LE SAPEVATE QUESTE COSE? LA MALEDETTA FRANCIA VENDE I NOSTRI PRODOTTI CON RECIPROCO GUADAGNO.

    Ad Amazon gliene fotte tanto quanto, perchè sono impostati al ribasso massimo sui costi.
    E il personale deve viaggiare al ritmo dei loro robot che lavorano h24 7/7, che sono guidati in modalità wireless in uno spazio mappato tramite segnali GPS, da cui attingono e coordinate per le operazioni di picking e per procedere autonomamente verso le postazioni di ricarica delle batterie.
    E’ difficile che un lavoratore Amazon resista a lavorare in quei magazzini per oltre un anno.
    Ma al politico interesserà il numero di posti di lavoro creati, e pazienza se in realtà si tratta di schiavismo legalizzato.

    Breve inciso, nel sud Italia le catene di maggior successo sono nelle mani della criminalità organizzata, spesso attraverso prestanomi.
    Le paghe sono misere a fronte di un numero di re elevate, con contratti utili, UNA VOLTA,al solo raggiungimento del’anzianità contributiva.

    ULTIMO ASPETTO.
    IL CLIENTE FINALE.

    Tutti finora erano favorevoli all’apertura INDISCRIMINATA delle domeniche e dei festivi.
    Si narra che prima delle liberalizzazioni degli orari a gente morisse di fame.
    Tu li leggi sui social impegnarsi con tutte le proprie energie e il loro tempo a disposizione, per difendere la LIBBERTAHHH di consumare a qualsiasi ora.
    Diventano questioni vitali quelle di frequentare il centro commerciale la mattina di Natale, Pasqua o il 1° maggio per acquistare le mutande da cambiare perchè non se le lavano, oppure il pacco dei biscotti preferito e divorato mentre passano il tempo a scrivere minkiate sui social, svaccati sul divano o a letto.
    Del rispetto di chi lavora ed ha famiglia SE NE FREGANO, sfoggiando il proprio egoistico individualismo.
    E pretendono che tu LI SERVA, ma hanno scambiato spesso il servizio per servitù.

    Oggi attendono l’arrivo del pacco senza nemmeno muoversi la domenica o i festivi. Continuano ad ingrassare come porcelli/e a cui far la festa a Natale. Concentrati però, a mostrarsi perfetti e attraenti grazie a photoshop o a faceapp.

    L’articolo di Repubblica è di una superficialità imbarazzante. Giusto per scrivere qualcosa di fianco agli annunci pubblicitari che riempiono le loro pagine.

    Qualcuno vorrebbe contribuire e aggiungere altro?

    La mia tesi, DA SINISTRA, è che i CC commerciali possano sopravvivere se metti più denaro nelle mani dei lavoratori o comunque gli migliori la vita rendendo TOTALMENTE gratuiti tutti i servizi essenziali, come l’istruzione, la sanità, l’acqua, i trasporti pubblici e soprattutto la casa popolare, La villetta o il villone sei sempre libero di comprartela con i tuoi risparmi. Per le vittime di shopping compulsivo la casetta basica di stampo sovietico basta e avanza.

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    • E. C.
      dal 2016 in poi nelle loro insegne non esiste più la maggiorazione oraria per il lavoro festivo o notturno com’era prima, cioè del 10%, ma solo del 30% o addirittura ZERO per gli assunti a tempo determinato con orario scorrevole sui 7 giorni della settimana.
      NO prima la maggiorazione per il lavoro notturno e festivo era del 130%, non del 10% come erroneamente scritto.
      Sorry

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      • OK Jerome
        hai una costanza ed una lucidità ammirevole a scivere questo pezzo a mezzanotte, io spesso rinuncio per stanchezza o pigrizia.
        Aggiungo solo un esempio.
        Cittadina di poco più di 50.000 abitanti in declino per chiusura o delocalizzazione importanti attività produttive, fino a 20anni fa molto vivace ed in espansione, 3 centri commerciali, 7 ipermercati, 8 supermercati, 8 concessionarie e 2 multimarca, disoccupazione in aumento, 1 centro smistamento IKEA, 2 centri smistamento AMAZON un grande centro logistico di spedizioni. Comune indebitato per 50anni (ultima ristrutturazione debito) vari fallimenti di decine di milioni di Euro,l’ultimo dei quali il centro dei SALESIANI DON BOSCO in pieno centro, 1 centro commerciale in pieno centro con decine di negozi e una IPERCOOP e superparcheggio sotterraneo fallito e quindi vuoto, occupato da sbandati e senza casa.
        Le banche hanno finanziato per anni queste mostruosità ricevendo in pegno gli immobili, metodo McDonalds vecchia maniera.
        La maggior parte di questi ipermercati e grande distruzione usa personale straniero.

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      • @adriano 58
        Stai descrivendo una piccola Detroit.
        Oppure Piacenza, gigantesco polo logistico del nord Italia.
        E la logistica continuerà ad espandersi anche come piattaforma per il commercio online.
        Un ettore che si regge sullo sfruttamento massiccio degli schiavi.
        Tu pensi che la politica, soprattutto QUELLA SOVRANISTA, si schieri in difesa degli sfruttati?
        No, al contrario! Aizza la popolazione indigena contro chi viene sfruttato, mica contro la difesa di diritti da estendere a tutti a priori.
        Li vedi come ci sguazzano con I PADRONI.
        PER ESEMPIO.
        Lo sa massa legaiola chi è stato il maggior finanziatore PRIVATO di lega e Forzamafia?
        CAPROTTI, il defunto boss di Esselunga.
        Questo personaggio che non ESITO’ a lanciare una violenta campagna mediatica contro le coop in Emilia-Romagna, SFRUTTAVA in modo ancor peggiore gli agganci con la politica regionale in Lombardia.
        E’ arrivato a costruire giganteschi Superstore in cittadine tra loro confinanti, SENZA CHE L’ANTITRUST ABBIA MAI MOSSO UN DITO.
        E ricevendo dei lavori pubblici di supporto GRATUITAMENTE. ALLACCI ALLE UTENZE, CORSIE PREFERENZIALI ne rilascio delle autorizzazioni, negate ai concorrenti. Per finire con la costruzione DI UNA VIABILITA’ DEDICATA, rotonde, bretelle, rampe di allaccio a strade di grande comunicazioni presso cui fosse sorto il punto vendita.

        Ce ne sarebbe da raccontare su questo mondo. Io li vedo quando si atteggiano a SBRUFFONI verso i gregge di pecoroni ignoranti. E non sono affatto i più economici sul mercato. Guadagnano tantissimo nel vendere i prodotti col loro marchio, ma anche sula qualità ci sarebbe molto da dire.
        Circa una decina d’anni fa l’associazione di consumatorI INDIPENDENTE, Altro consumo, che fa parte di un network internazionale, porto sulle pagine della propria rivista un esame comparativo delle varie marche di PASTA in commercio.
        Quella dela Esselunga ne uscì MALISSIMO. Nell’analisi delle qualità organolettiche, nella tenuta alla cottura e soprattutto sul versante igienico-sanitario. Sciogliendole con appositi reagenti vennero fuori tracce di peli di TOPO.

        Che io sappia quel fornitore venne cambiato, ma la notizia, grazie alla sua potenza economica di inserzionista, PASSO’ IN SILENZIO.

        PADRONI dell’800.

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      • Jerome B.
        La Coop non è che sia molto meglio, ma forse, molto forse la meno peggio.
        CAPROTTI l’ho conosciuto giusto 30 anni fa circa, e in confidenza (l’uomo aveva un ego immensa bastava solleticarlo e lui partiva) mi ha raccontato il suo metodo per i suoi ipermercati.
        Lui chiedeva la licenza per un supermercato con superficie tra 400 m² e i 2 500 m². ma costruiva per un ipermercato oltre i 10 000 m², ma metteva le casse molto arretrate, dopo un po’ ne chiedeva la modifica e diventava un megastore.
        Dopo un paio d’anni è stato condannato, credo unico dei grandi im-prenditori, per tangenti alla Guardia di Finanza.

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    • @ Jerome B.
      Questo si chiama “fare informazione”!
      Grazie, Jerome.
      Se smettessi di litigare con felini ed equini, avresti più tempo ed energia da dedicare
      a questa meritoria attività.
      P.S.: Se anche ampi stralci di ciò che scrivi fossero copincollati, non diminuirebbe affatto
      il valore del servizio che rendi alla piccola comunità di questo forum.👍

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      • Buono Jerome! Bravo Jerome! Bello Jerome! Così si fa, smetti di litigare coi cattivi felini ed equini…
        Buono Jerome! Bravo Jerome! Bello Jerome! E buono anche iula! Bravo iula! Bello iula! … Ah, beh, sì, beh… Ah, beh, sì, beh…

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      • Pierò , questo Jerome e’ lo stesso Jerome B che è’ in continua lotta col Gatto ? Trovo difficoltà a riconoscerlo !:Certo , Lui è il Gatto sono due bei pugili , due pesi massimi, e se le danno di santa ragione? Perché’ non Ti proponi di fare loro da Coach o manager?: Per carità’, non che ne abbiano bisogno ma ( ora li faccio incazzare) Tu lipotresti Indurlre nei loro scontri quasi giornalieri a tenere un comportamento più consono allostile tuo ,più di Bon Ton, o diciamolo di Fair Play ! Son sicuro che ne guadagnerebbero in credibilità’ e simpatia !
        Ragazzi, sto scherzando ! Bando alle ciance…ma stavolta un promo a Jerome B. BRAVO !!! Un saluto a tutti !

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      • Piero
        Questo Jerome e’ lo stesso Jerome B che è in continua lotta col Gatto? Ho difficoltà a conoscerlo!
        Certo Lui e il Gatto sono due bei pugili e se le danno anche di santa ragione ! Perché non ti proponi di farl loro da Coach o da manager ? Anche se so che non ne hanno bisogno (li voglio irretire e farli incazzare) potresti convincerli nei loro scontri e diverbi quotidiani ad avere una dialettica più sobria, meno aggressiva , più consona al Bon Ton e,diciamolo, al Fair Play secondo il tuo stile!
        Bando alle ciance! Sto scherzando ,ragazzi ; non abbiatevene a male ma ….stavolta a Jerome B devo proprio un promo: BRAVO ! Un saluto a tutti !

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      • Scusa Danilo, ma la metafora pugilistica non regge: la similitudine enunciata non afferisce a due pesi massimi, ma sempre restando nell’ambito, al guantone e al secchiello per gli sputazzi!

        La “ciliegina” e il “grande iula” cadono in deliquio (so che “ciliegina” ci tiene a queste cose: “dal lat. deliquium, der. di DELINQUĔRE «venire meno»!) estatico per il “mitico ignoto”? Potrebbe superare in saggezza pure il Buddha che, la cosa, non varrebbe che uno ZERO ASSOLUTO! Se così non fosse, sarebbe tutto troppo comodo, troppo comodo…]

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  3. Mi stupisco solo che i gruppi falliti debbano montagne di denaro alle bamche. Come è possibile? Che fine hanno fatto i loro guadagni? Tutti agli azionisti? Nessuna riserva? La banche, poi, hanno prestato quattrini: non leggevano i bilanci, non sapevano fare previsioni? Non ci credo: chissà quali movimenti stanno dietro a tutto
    ciò. Non si finisce in bancarotta per miliardi senza connivenze, accordi truffaldini, imbrogli di ogni genere.

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    • @paolo diamante
      E invece SBAGLI.
      La tua è solo una percezione.
      Le banche italiane dao crediti INCAGLIATI.l 2016 in poi hanno dovuto smaltire, su ordine dell’autorità di vigilanza BCE, centinaia di miliardi di NPL, Non Performing, Loans O CREDITI INCAGLIATI.
      Lebanche sono entrate in crisi per a leggerezza con cui sono stati erogati prestiti ad amici, amici degli amici e famigli.
      Per uscirne spesso sono state costrette a sanguinosi aumenti di capitale che ne ha cambiato la fisionomia dei proprietari.
      Unicredit è una banca fortissima in Europa, la terza in Germania e la prima più o meno in ogni nazione dell’ex Patto di Varsavia, ma dopo un mostruoso aumento di capitale da 14 MILIARDI di euro oggi è nelle mani di fondi sovrani degli stati del golfo persico e di fondi statunitensi.
      Ed hanno un capo francese.
      Questo scelta fu necessaria per l’enorme massa di crediti inesigibii che aveva accumulato, grazie ale varie gestioni politiche. Soprattutto da quando si tirò nel proprio perimetro la Capitalia (Ex Banca di Roma) di Geronzi che aveva a sua volta rilevato il Banco di Sicilia. Un verminaio generato da quel capitalismo relazionale tipicamente italico.
      E le imprese della Gdo che avevanoo previsto dei piani di crescita basati sull’espansione della domanda sono ovviamente saltati per aria quando si è verificato lo scenario avverso.
      Diventando un problema pure le banche che le avevano finanziate.

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    • Se non ricordo male, qui qualcuno ha menzionato il barbatrucco di far “metaboplizzare” i profitti ad una parte della proprieta’ (quindi persino una fabbrica di dentifrici se produci barche a vela) e le schifezze ad un altro braccio della stessa.

      Immagini di avere tre automobili, delle quali una sia di tal categoria da poter avere maggiori penalita’, o vedersele scontare.

      Immagini che esista una legge che permetta di trasferire le multe di una vettura di proprieta’ ad un altra posseduta dalla stessa persona. Oppure, esempio forse meno straccione, immagini che una catena di supermercati possa spostare parte delle perdite su quello costruito in una zona ex-terremotata con le particolari agevolazioni del caso.

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  4. Società dei consumi: se i consumi diminuiscono (o anche solo smettono di crescere) crolla tutto.
    Un domino.

    E il covid fa da tempesta perfetta, perchè il consumatore spaventato consuma meno e risparmia di più.

    Il grande crollo è già iniziato ma se ne parla il meno possibile, secondo me giusto per dare tempo alle mani forti di vendere e mettersi in difesa (vedi oro). Quando i forti saranno al sicuro partirà il panico (economico), non prima.

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  5. @GATTO
    Ma quanto ti brucia non essere in grado neanche di paragonarti a @Jerome B. o a @pieroiula?
    Sai solo ripetere filastrocche che mi avrebbero fatto sentire idiota già all’asilo, invece di riconoscere il valore di un’altra persona, fosse anche un avversario in altri contesti o su altri argomenti.
    P. S. Ricordati sempre l’Accademia della Crusca, caaaaro CILIEGE. Faglielo sapere che non sei d’accordo, mi raccomando!

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    • Di tutto quello che avevo scritto, e che non cambierei comunque una virgola, mi preme evidenziare alla “ciliegina” dallo scotoma prêt-à-porter che indossa a seconda di quello che comoda vedere, cosa in realtà, la prestigiosa Accademia della Crusca, dice in proposito di CILIEGE, giusto perché il sottoscritto non ci sta ad essere passato per scemo:

      “Per ricordare in quali casi la i si mantiene e in quali si perde, basta fare attenzione a un particolare: se la c e la g sono precedute da una vocale (ciliegia, camicia, fiducia), allora la i si mantiene nel plurale; se invece la c e la g sono precedute da una consonante (pioggia, pancia), allora la i si elimina. LA COSA MIGLIORE DA FARE È CONTROLLARE I PLURALI DIFFICILI SUL VOCABOLARIO. Oltre a indicarvi la forma giusta, esso avverte che, accanto ai plurali considerati corretti, anche forme come CILIEGE, valige, e provincie SONO ORMAI USATE E LARGAMENTE ACCETTATE.”, con la precisazione che il sostantivo CILIEGE, non doveva affatto essere largamente accettato, in quanto preesistente a quello attualmente ufficiale considerato, non esclusivamente, corretto.

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    • Sì, UNTU, se ti riferisci a quello che avevo scritto in risposta alla “ciliegina”, penso che l’ “algoritmo” abbia levato tutto per i laidi sproloqui del solito infamatore seriale nei miei confronti che avevo inserito nella risposta, per mettere a conoscenza della “poveretta”, quali fossero i reali (ed anche unici, visto che copia/incolla senza le virgolette facendo sue conoscenze di altri… Non proprio un gran bel “valore”…) “valori” del suo idolo, bravo, bello e buono ed educato!

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