Pettine covid

(Giuseppe Di Maio) – Tutto andava bene e sembrava procedere secondo le previsioni, quando a Camelot si è presentata un’evenienza inattesa. State già pensando alla sgradevole vittoria dei 5 stelle in Italia? Alla recrudescenza della destra nel mondo occidentale, alla guerra commerciale tra i giganti dell’economia, alla scoperta della più vasta rete di terrorismo internazionale? No. Questi erano eventi che prima o poi sarebbero rientrati, digeriti come al solito dall’economia e dalla politica del Capitale. Ma l’uscita di un esserino dalla foresta cinese ha fatto piombare la civiltà dei socials, dell’informazione in tempo reale e del consenso pilotato nello sgomento. Tremano le democrazie, e tremano anche le dittature e le oligarchie.

Si è sempre pensato che il patto sociale (fondato sul gradimento delle classi dirigenti e dell’ordine da loro imposto) possa vacillare solo quando il fallimento di un’ambizione sociale minima coinvolga grandezze demografiche non più trascurabili. Invece scopriamo che il pericolo maggiore per l’ordine sociale arriva quando sono compromesse le idee e i sogni collettivi, quando qualcosa ha nuociuto al motore del pensiero unico e dominante. Ciò che allora diventa impossibile è individuare il soggetto del consenso: un elettorato e una volontà generale governabili, e con richieste comprimibili in una proposta politica. Insomma, per farla breve: quando non si sa più il popolo che cazzo pensa. Questo pericolo è meno alto nelle democrazie, dove la “libertà” e l’espressione del consenso sono i maggiori carcerieri dell’ordine sociale.

Ricordiamo che la democrazia è il progetto di un pensiero elitario, concepito – e in epoche passate realizzato – tra soggetti eguali, o con pari dignità. Il suo parlamento è stato e doveva tornare ad essere un luogo di confronto che non comprometteva la natura degli interessi collettivi. Ma le odierne società democratiche sono ambienti in cui domina la disuguaglianza e perciò la politica, l’aspra guerra tra le parti, o meglio, l’oppressione di una parte sull’altra, eretta sull’equivoco di un sistema in fin dei conti paritetico. La predica delle pari opportunità, che pacifica la parte sottomessa con la complicità del suo senso diciamo “sportivo”, genera il sistema più ingiusto che si possa concepire. Ma la rivolta che segue, invece di pretendere l’estinzione della disuguaglianza economica e sociale, simula la sua rivincita su argomenti secondari. Le opinioni diventano il banco della lotta sociale.

Questa volta però, l’opinione sulle questioni che riguardano un virus è diventata cruciale per la sopravvivenza degli assetti sociali. Questa volta, se uno scende in piazza a protestare fa paura; riesce a terrorizzare anche il mugugno di un minorato se lo fa senza mascherina e non rispetta le regole prescritte dalla circostanza. Sono sicuro che è stato anche per questo, e non solo per le leadership cialtrone, che molte democrazie non hanno voluto sondare l’obbedienza civile delle loro comunità, e forse sperimentare le rivolte sociali che sarebbero seguite agli obblighi imposti in una società ingiusta.

I paesi occidentali, con le scelte in materia sanitaria, hanno dovuto decidere il senso della loro civiltà. Non è possibile fare paragoni con il passato, ad es. con l’epidemia “Spagnola”. La società attuale ha evoluto degli obblighi civili che non possono più permettere situazioni di morbo e di decesso privati, o peggio, spontanei e all’aperto. Il controllo sanitario, e la cura corrispondente, sono tra i massimi segnali dell’ordine sociale. Ed è su questo che lo Stato pretende il rispetto della regola stabilita. Qui, l’opinione è nemica. Qui, il ricorso alle libertà costituzionali è fuori luogo, è sabotaggio. E qui, la lotta politica ha sobillato il malessere sociale.

Le classi dominanti, timorose della perdita del loro dominio, hanno approvato piani di aiuti senza precedenti, e ogni categoria ha minacciato di disobbedire se non sufficientemente sovvenzionata. Ogni maledetto stupido ha preteso di dire la sua, in un momento in cui la discordia dei comportamenti è esiziale per la collettività. Terrapiattisti, negazionisti, complottisti, antivaccinisti, anarchici, furbi e salvinisti, tutti hanno mostrato le debolezze della democrazia, ognuno minacciando l’ordine sociale per il proprio tornaconto economico, politico, o solo psicologico. Il breve periodo della concordia pappagallesca, confortato dall’idea sociale dominante e dai primati italici, è passato. E’ arrivata presto l’epoca delle lacerazioni fomentate dalla politica. Il virus è un nemico che trionfa sulle nostre divisioni, è un pettine che scova i nodi irrisolti, le nostre contraddizioni. Giacché ormai una corsa contro il tempo. Arriverà prima la secchiata d’acqua gelida del vaccino a spegnere le fiamme della rivolta sociale, o comprometteremo la nostra idea di società nel tentativo di contenere la seconda ondata?

5 replies

  1. ” Questo pericolo è meno alto nelle democrazie, dove la “libertà” e l’espressione del consenso sono i maggiori carcerieri dell’ordine sociale.”

    Per favore, chi me lo spiega?

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  2. Lezione di epidemiologia.

    L’immunita’ di gregge, in un constesto urbanizzato ed ad alta densita’ abitativa, si realizza non al netto dei deceduti dopo aver favorito l’esposizione della cittadinanza ma attuando un chiusone con test a tappeto * – o piu’ d’uno – e isolando i focolai.

    * Quindi, non il cosiddetto “pooling” che avviene per controllare l’avvenuta prevalenza statistica dei non contagiati

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