L’obiettivo di Di Maio? Palazzo Chigi. M5S, quella cravatta è ancora lì

(di Paola Alagia – affaritaliani.it) – Sono lontani e sbiaditi i tempi in cui il deputato Luigi Di Maio pubblicava sui social il pizzino riservato recapitatogli dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Correva l’anno 2014. Allora i Cinque stelle erano scapigliati e Di Maio era appena un po’ meno scapigliato degli altri, ma non al punto da accettare codici e riti da vecchia politica. Anche lui, insomma, era tutto “trasparenza e distintivo”.  E voleva, come i suoi colleghi di Movimento, aprire il Parlamento come una scatola di tonno.

Adesso, che l’ingenuità ha lasciato il posto a una maggiore scaltrezza, lo scenario è completamente diverso. Cominciano ad essere maturi i tempi per giocare per sé. E pensare a cosa fare da grande. Ecco, cosa vuole fare da grande Luigi Di Maio? Certo, se per un po’ è rimasto sottocoperta, dopo avere lasciato la leadership del M5s, ora, comincia a scoprirsi un po’. Al punto che, in seguito agli incontro con l’ex presidente della Bce Mario Draghi, il manager di Autostrade Gianni Mion e Gianni Letta, punzecchiato da Marco Travaglio, non più tardi di questa mattina, ha deciso di scrivere una lettera al direttore del “Fatto Quotidiano” per giustificare i suoi appuntamenti in agenda come normale lavoro politico: “Il tutto – ha spiegato Di Maio – rientra in un sano e tradizionale spirito dialogante”.

Sarà, ma questo attivismo suscita qualche sospetto. Anche perché Di Maio, appunto, è ministro degli Esteri. Un incontro con Mion forse poteva avere senso quando era ministro del Lavoro o titolare del Mise. Un incontro con Gianni Letta, poi, risulta ancora più inspiegabile. Poteva avere una ratio, casomai, se il titolare della Farnesina fosse ancora capo politico del Movimento. Stiamo parlando del potentissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio di Berlusconi premier, oltre che di uno degli uomini più fidati e ascoltati dal Cavaliere. Proprio quel leader azzurro da sempre nemico giurato del M5s e che Di Maio si è rifiutato persino di incontrare all’epoca delle consultazioni dell’esecutivo Conte uno.

E’ chiaro che il leader di Pomigliano d’Arco sta lavorando per sè già dal giorno dopo aver abbandonato la guida del M5s. Che poi, “abbandonato” è una parola grossa. La cravatta, che si è sfilato il giorno delle dimissioni, in realtà, non se l’è mai tolta. La pensa così, ad esempio, il senatore della Lega ed ex ministro Gian Marco Centinaio: “Di Maio? Nonostante il M5s abbia cercato di metterlo da parte, rimane il leader del Movimento – dice ad Affaritaliani.it -. Il principale interlocutore politico è lui”.  

Insomma, un capo ombra che si è liberato solo del macigno delle beghe interne. Quel lavoro “sporco” che, avrebbe compreso, può tranquillamente fare qualcun altro al suo posto, ovviamente di fiducia, lasciandogli così le mani libere di volare più alto. Il suo riscatto, almeno raccogliendo le voci che si inseguono nei Palazzi, non c’è dubbio che passi per Palazzo Chigi. Proprio una fonte qualificata della Lega dice al nostro giornale: “Si sta piano piano costruendo un’immagine diversa rispetto al passato, molto più moderata. Anche, non c’è ombra di dubbio, più vicina ad ambienti di centrodestra. Il suo primo obiettivo è quello di accreditarsi quale interlocutore pensante del Movimento cinque stelle”. E l’obiettivo finale? “Non credo pensi a farsi un partito suo. Si sta spianando la strada per diventare premier”. A ben guardare, un primo effetto questa strategia lo ha prodotto se è vero che in molti nel M5s cominciano a rimpiangerne la guida. Anche chi dimaiano non era ha deposto le armi. Ed è un elemento che potrà tornare utile. Non necessariamente per riprendersi il Movimento agli Stati generali di ottobre, avendo appunto scoperto i vantaggi del poter muovere le fila da dietro le quinte.

Un insider che conosce molto bene le dinamiche di Palazzo, alla domanda di Affaritaliani.it su cosa l’ex leader grillino voglia fare da grande, invece, risponde ironico: “Secondo me, o il presidente della Repubblica o il Papa”. Per poi tornare serio e spiegare: “Di Maio fa politica, è cresciuto e finalmente ha capito che non può fare il Di Battista della situazione. Fa il ministro degli Esteri e tesse relazioni. Quando parla con Draghi, con Renzi o con Letta, per esempio, lo fa con personalità che hanno relazioni in giro per il mondo. In più, dialogando con attori politici è evidente che lo scopo sia anche quello di non lasciare tutto lo spazio d’azione al premier Conte, oltre che quello di lanciare un messaggio chiaro al Pd”.

Quale? “E’ molto semplice: non tutto quello che deve fare il M5s deve passare necessariamente per via del Nazareno”. Più parlamentari appartenenti a forze politiche diverse, dietro garanzia di anonimato, invece, sostengono in maniera convinta che Di Maio stia “mirando a palazzo Chigi. Sia nell’eventualità in cui dovesse aprirsi la finestra di un governissimo e sia in vista del prossimo giro. Soprattutto -spiegano – se rimanesse in vigore in casa M5s la regola rigida dei due mandati, in base alla quale per Di Maio il tempo per candidarsi sarebbe scaduto”. Si tratta, infondo, della poltrona a cui ha dovuto rinunciare ai tempi della formazione del primo governo Conte e alla quale aspirerebbe. Un “vade retro Di Maio” che, tra l’altro, si è consumato pure con il Conte due,  non riuscendo a sedere né alla destra e né  alla sinistra del presidente del Consiglio in qualità di vicepremier e dovendo quindi lasciare tutta la scena al premier.

Ecco, appunto, Conte, l’avvocato del popolo che il titolare del Maeci ha letteralmente preso per mano e condotto a Palazzo Chigi. Al quale, inoltre, ha pure ceduto Rocco Casalino, il numero uno della comunicazione penstatellata, con l’intento, allora, di dargli una mano e, perché no, poter avere la situazione sotto controllo. Peccato che poi Conte sia diventato grande e ingombrante. Al punto che persino Beppe Grillo, quasi un anno fa ormai, lo ha accolto nel pantheon degli “elevati” e da allora non ha mai perso occasione per esprimergli sostegno. “Una ragione in più, se devo dire come la penso – evidenzia un altro parlamentare – per ridimensionare il premier. Senza, però, farsi bacchettare da Grillo. Di Maio ha visto cosa è capitato a Di Battista, non può certo attirarsi gli strali del garante e fondatore M5s. Sono sicuro che ha fatto già tesoro della lezione”. Un deputato del Movimento cinque stelle, invece, non si sbilancia su quale sia davvero l’obiettivo ultimo perseguito dal ministro degli Esteri. Ad Affaritaliani.it dice soltanto: “Qualcosa farà, è chiaro che vorrà capitalizzare quanto fatto fino a ora. In che direzione non saprei dirlo con certezza, ma una cosa è sicura: per come lo conosco, non si metterà di lato a fare il deputato semplice”. In poche parole, conclude, “sta preparando il terreno per lanciarsi alla prima occasione che si presenti”. E così, liberatosi dalle incombenze del leader, tra incontri e riunioni interne al Movimento, per tenere a bada chi è in odore di lasciare, per ricondurre all’ovile chi ha abbandonato le “restituzioni” o mediare con chi dissente a prescindere, può dedicarsi agli appuntamenti e alle relazioni che contano. Senza trascurare, però, la casa madre. Anche perché l’ex vicepresidente della Camera un partito ce l’ha, deve solo, casomai, impedire che Conte glielo porti via. Non sarà di sicuro passata inosservata dalle parti della Farnesina, infatti, la posizione iper grillina, quasi alla Di Battista, assunta dal premier sulla vicenda Autostrade, agitando fino all’ultimo minuto utile lo spettro della revoca.

Comunque, se l’obiettivo non è un nuovo partito, bensì la premiership, stavolta occorre prepararsi per bene. Il ministro sa che non può arrivare eventualmente sul Colle più alto preceduto da una infinita scia di veti sulla sua persona. E allora ecco che torna utile quello “spirito dialogante” evocato da Di Maio stesso, ed ecco che servono “alleati”. Con Franceschini, l’indole democristiana sembra aver fatto subito da collante. Certo, poi, ci sono le ambizioni personali. Pure Franceschini potrebbe ambire a Palazzo Chigi, ma in caso c’è sempre la casella Quirinale che si libererà. Già il fatto che Di Maio ripeta ad ogni occasione quanto lavori bene col Pd, inoltre, è sintomatico di come sia maturato politicamente. Che sia solo strategia? Conta poco perché in questo momento serve. Così come è importante la tela che starebbe tessendo con Matteo Renzi. La ragione? Entrambi, per esempio, vedrebbero di buon occhio un nuovo inquilino a Palazzo Chigi.

Sforzi che, tuttavia, visti con gli occhi del deputato di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto si riveleranno abbastanza vani: “Un tempo si chiamava ‘trasformismo’ ed era una pratica poco virtuosa – sottolinea al telefono con Affaritaliani.it -. Oggi Di Maio la sdogana in seno a quello che ormai non è più il M5s, ma una sorta di poco virtuoso poltronificio che passa da accordi con il Pd a incontri privati con Mario Draghi”. Nel futuro dell’ex leader del Movimento, inoltre, Rizzetto non vede il governo: “Sono certo che, se manterranno la regola dei due mandati, Di Maio si piazzerà in pancia a qualche partecipata di peso, in pieno stile della peggiore antica politica. Ritengo poco probabile, al netto del suo incessante sbracciarsi affannato, una candidatura a premier. Anche la sua rinnovabile leadership del Movimento la vedo in forte dubbio: troppo debole e troppo fiaccato da esiti elettorali regionali a dire poco scarsi. Di Maio – conclude il parlamentare di FdI – avrebbe dovuto curare i territori come il gruppo parlamentare, è evidente che ha fallito. Un ragazzo intelligente, senza dubbio, ma dalle battaglie su acqua pubblica e Terra dei Fuochi si è accomodato in auto blu con autista: il mondo politico, per chi non sufficientemente strutturato, e lui non lo è, fa cambiare e spesso in peggio”.

4 replies

  1. Semplicemente è un inutile accozzaglia parole messe a caso.
    Raffiche di niente a tentar di voler far nascer nebbia nelle menti dei distratti. Mantra ripetuto a cadenza fissa. Speranze proprie esternate secondo semiconcetti pseudo diffamatori espressi in un loop verbale laborinto-masochistico.
    Classico pezzo da pagar molto men di 10 €. … neanche il costo dell’ energia elettrica utilizzata.
    Rappresenta perfettamente povertà d’animo d’autore.
    Che pena.

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    • @Giulippo
      Avevo già sulla punta dei diti (alla Fantozzi!) un commento a questa flatulenza emessa inopinatamente da
      questa Paola Alagia (machicazz’è?) e mi preparavo a scaricarlo sulla tastiera, quando ho letto il tuo condivisibilissimo
      commento.
      Ho rimesso nella fondina i diti e mi limito ad associarmi a quanto da te esposto.

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  2. Scritto a quattro mani con Roberto Giacobbo di
    voyager e suggerito dal pavesino friabile
    Giancarlo Centinaio alias o’Camurrist alias o’Malacarne, il socio fondatore insieme a Paolo Grimoldi, Daniele Belotti, Stefano Borghesi, Fabrizio Cecchetti e nientepopodinemonoche`Attilio Fontana,
    Questi PERNACCHIONI
    il 10 febbraio 2020 hanno fondato la
    “lega nord Lombardia”,. Azzzzzz!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. Qualche riflessione c’è (si sta preparando per quando si presenterà l’occasione giusta) il che fa di questo ragazzo una persona molto capace, dotato di strategia, il resto sono solo illazioni

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