Alessandro Di Battista: “Mai sottomettersi al pensiero unico”

(Alessandro Di Battista) – Se chiedi il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan ti danno del talebano.

Se osi criticare determinate volgari esibizioni durante i Gay Pride perché le ritieni controproducenti al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero il conseguimento di sacrosanti diritti, ti danno dell’omofobo.

Se chiedi indietro l’IMU non versato allo Stato dalla Chiesa cattolica ti danno del sacrilego pure sei hai fatto il catechista.

Se ti azzardi a criticare Obama, Berlusconi e Napolitano per la guerra in Libia che ha indebolito l’Italia nel Mediterraneo rispondono: “allora ti piaceva Gheddafi!” quando in realtà erano altri a baciargli le mani.

Se prendi posizione a favore della causa palestinese e contro le nuovi, imminenti occupazioni israeliane in Cisgiordania ti danno dell’antisemita.

Se osi difendere le comunità musulmane ti danno del terrorista. Il fatto che oltre il 90% delle vittime del terrorismo islamico siano proprio musulmani non lo ricorda nessuno.

Se ti azzardi a chiedere la nazionalizzazione di autostrade sei un nostalgico statalista e il fatto che tu abbia donato 260.000 euro del tuo stipendio da parlamentare alle imprese private non lo ricorda mai nessuno.

Se critichi il finanziamento pubblico all’editoria ti dicono che sei contro la libertà di stampa.

Occhio a ritenere l’EUR o il Foro italico begli esempi di architettura. Qua persino i giudizi estetici sono passibili di condanna.

Se critichi le sanzioni all’Iran e alla Russia perché le ritieni inique ed inutili (colpiscono la povera gente e le imprese italiane, non i governi contro le quali sono indirizzate) allora automaticamente sei amico di Putin e degli Ayatollah.

Se giudichi gli attacchi alle statue di Montanelli o Colombo vili atti vandalici ti danno dello schiavista o del maschilista.

Se ragioni con la tua testa senza sottometterti al pensiero unico sei un pericolo pubblico e orde di neo-perbenisti sono pronti a picchiarti con manganelli mediatici intrisi di conformismo. Nell’era del “politicamente corretto” più che una determinata presa di posizione è grave che qualcuno ancora osi prendere posizione. Chi prende posizione e lo fa in modo netto è un nemico dell’establishment che ci vorrebbe tutti succubi del pensiero dominante, quello concepito nei CDA di qualche banca privata o nelle redazioni di giornali sempre meno letti.

Chi non abbassa la testa sa a cosa va incontro: ad una sistematica vivisezione di ogni ragionamento, di ogni discorso, di ogni articolo con l’obiettivo di trovare l’errore o la frase da strumentalizzare per farti apparire quel che non sei.

Se non state attenti i media vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori diceva Malcolm X. Io, grazie a Dio, non mi sono stancato di prendere posizione. Sono consapevole che farlo ti crea tanti nemici e che adeguarsi al politicamente corretto ti faccia vivere più tranquillamente. Ma preferisco guardarmi allo specchio ed esser suddito dell’unica dittatura che accetto, quella della mia coscienza.

10 replies

  1. Tornando alla canzone di Antoine,dove cantava:Tu sei buono e ti tirano le pietre.Volevo aggiungere un mio pensiero,purtroppo sei nella gabbia di leoni,senza contare i cani e i porci che ti circondano,ti apprezzo Di Battista,passa e va e non ti curare di loro,ho fiducia in te, sarà dura divincolarsi da tutta questa gente,continua col tuo lavoro,ti aspetto in parlamento,abbiamo bisogno di te,ciaoooo

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  2. LA LIBERTA’ DELLA SCIMMIA- Viviana Vivarelli.
    Ma cosa possono saperne gli italiani di quel che questi partiti orrendi fanno in Italia con la televisione che abbiamo? Cosa possono capire quelli che si abbeverano solo di tg e talk skow? Che sono poi in maggioranza anziani,, casalinghe e analfabeti di ritorno, cioè la parte maggiore della popolazione. E come hanno potuto gli eletti del M5S disinteressarsi a tal punto della televisione e dei media, sotto l’anatema di Grillo che aveva detto: “Non andate in televisione!” dopo che lui ne era stato cacciato? Come è possibile che ancora non si riesca a capire che un popolo disinformato è un popolo deformato che ha perso ogni facoltà di capire e dunque di scegliere? E che, se voti senza capire quello che accade, non sei un cittadino libero ma hai la libertà della scimmia che ripete come uno specchio quello che le è stato messo davanti? La prima liberazione che un popolo deve conseguire, prim’ancora di quella economica o politica, è la libertà di conoscere, perché se non conosci non scegli e da quella libertà derivano poi tutte le altre.

    Matteo Brandi
    La Rai non va liberata. La Rai va bonificata come una maleodorante, insalubre e squallida palude. Qualora questa cosa non fosse possibile (e pare che sia così) allora piantatela di chiamarlo servizio pubblico e date Viale Mazzini in mano alla Open Society. Siate coerenti, servi.

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  3. Adriano 58 perché scrivi: questo post non centra una beata……? Chi fa passare una cosa pensata e in cui crede di battista in altra cosa, manipolata e distorta, tale da renderti appestato e quindi no avvicinabile? L’informazione. Saluti
    P. S. la conclusione è :ognuno sia se stesso, ma se vuoi impegnarti nel pubblico, dovrai aprire bocca e dire qualcosa di sensato, in modo tale da attirare elettori, e chi detiene il potere e vuole la tua poltrona, cercherà in tutti i modi, la falla in te da renderti appestato, ecco quindi il post sull’informazione, secondo me

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    • Fabio
      mi riferisco al post della vivianav che è fuori argomento

      doveva postare un commento sull’articolo si Di Battista altrimenti che scriva alla redazione di Infosannio se vuole che sia pubblicato un articolo SUO.
      altrimenti sono autorizzato a pubblicare un post per pubblicizzare il mio ultimo libro……così fan tutti.

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  4. Le cazzate dette dal Dibba sul Pride, fanno rivalutare persino Di Maio. Chiedere scusa no? Come quando associasti due galantuomini come Civati e Cuperlo alla mafia e dovetti andare come un cagnolino a chiedere scusa agli insultati per evitare sacrosante querele, mentre il Di Maio cianciava all’Aria che Tira messo a sedere da Civati che svelò l’altarino. Di cazzari ne abbiamo già abbastanza in politica. Dibba torna a fare i tuoi mediocri reportage da giornaletto scolastico.

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