Alberto Zangrillo ha un problema di comunicazione

(Selvaggia Lucarelli – tpi.it) – Se c’è una cosa che il Coronavirus dovrebbe averci insegnato è l’importanza di usare bene le parole. Il contenimento verbale può contribuire a quello del virus. L’emorragia verbale, la parola storta, la dichiarazione sgangherata possono contribuire se non alla diffusione, senz’altro alla confusione. È in questo contesto che va inserita la dichiarazione del primario del San Raffaele Alberto Zangrillo (“Il Coronavirus clinicamente non esiste più”), noto anche per essere il medico personale del Cavaliere.

Cavaliere di cui, tra le altre cose, ha romanticamente detto: “Stargli accanto è un privilegio pazzesco: apprezzo il coraggio, le intuizioni, la forza di volontà”. Insomma, Zangrillo è uno che la comunicazione la mastica da tempo, col problema che gli rimane spesso qualcosa tra i denti. Come quella volta in cui fece ricoverare d’urgenza Berlusconi al San Raffaele per un’operazione urgente e improrogabile (l’uveite, un’infiammazione agli occhi). Proprio nei giorni in cui Berlusconi avrebbe dovuto deporre al processo Ruby.

La Boccassini però mandò la visita fiscale per accertarsi dell’urgenza. “Si tratta di una patologia che se trascurata può produrre alterazioni alla visione che possono cronicizzarsi e invalidare la normale funzione dell’occhio!”, tuonò Zangrillo alla stampa. I medici fiscali lo smentirono: “Ha una congiuntivite non grave, può presentarsi in aula”. Zangrillo si infuriò: “Perfino un paziente in coma può essere trasportato dappertutto!”, disse. Insomma, quando serve qualcuno che affronti la stampa con piglio Zangrillo c’è. Al di là dei risultati.

E a proposito dei risultati, Zangrillo, ai tempi, fu duramente attaccato anche sui social. A un utente che faceva ironia sulla congiuntivite del Cavaliere e gli scriveva “Il nano vede delle strane sbarre davanti agli occhi?”, lui rispose: “Lei deve andare a farsi fottere con tutta la sua famiglia”. Un signore. Anzi, un cavaliere.

I risultati della comunicazione zangrillesca, come abbiamo visto, non sono sempre strabilianti. E quindi veniamo alla sua ultima, criticata dichiarazione in tv e cioè: “Il virus clinicamente non esiste più”. Che poi, testuale, è: “Lo dico a tutti gli italiani ufficialmente così che se ne facciano una ragione. Un mese fa gli epidemiologi dicevano di dover temere giugno per via di una seconda ondata. In realtà il virus praticamente da un punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dicono l’Università di San Raffaele, il professor Clementi, il professor Silvestri. I tamponi hanno una carica virale infinitesimale rispetto a pazienti di mesi fa. Continuare a portare l’attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia, sulla base di un terreno di ridicolaggine…”.https://video.tpi.it/video/9YiLrqCz/embed/

Dunque, è evidente che il problema di Zangrillo è ancora una volta la comunicazione. E per due ragioni: di toni e contenuto. La prima, quella di toni, è che non si comprende l’aggressività del suo registro. “Gli italiani se ne facciano una ragione!”, proclama, come se agli italiani dispiacesse l’idea – eventuale- di liberarsi di una epidemia mortale.  Con chi sta parlando, il professor Zangrillo? Sicuro che stia parlando proprio ai cittadini? O forse sta parlando a chi, in altri ruoli, suggerisce di rimandare aperture totali? È un discorso medico o politico? Sorvolando poi sul passaggio relativo alla “ridicolaggine” della Grecia, un paese con pochi mezzi per contrastare un’emergenza sanitaria che ha avuto la fortuna di risparmiarsi la strage a cui si è assistito in Italia e Spagna. Per non parlare poi della battutina sarcastica su medici che avevano sbagliato, a suo dire, prevedendo una seconda ondata a giugno. Battutina che potrebbe fare chiunque a Zangrillo citando il suo tweet del 27 febbraio in cui scriveva: “Stiamo ai numeri, fidiamoci del servizio sanitario. Niente panico: i medici curano la malattia, certi giornali devono vendere. Le mascherine per strada non servono. Qualcuno muore ma per fortuna ad oggi non è colpa del Coronavirus in Italia”.

alberto zangrillo

Insomma, un profeta tra i tanti. “Il virus clinicamente non esiste più”- la frase più criticata-  significa che il virus ha perso la sua carica virale più virulenta e i pazienti si ammalano senza aggravarsi troppo. In realtà Zangrillo non ha detto nulla di folle, ma di incompleto, di scarsamente decifrabile per la maggior parte dei non addetti ai lavori e di scivoloso. Cosa non da poco, nel mezzo di un’epidemia.

In tv non parlava ai suoi pari, ma ai cittadini. E un medico non può fare una dichiarazione del genere senza essere consapevole di poter essere male interpretato. Ne va della vita delle persone. Perché il virus esiste, ancora. “Non mi pento di quello che ho detto, se andiamo a vedere i parametri io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi scienziati, anche facenti parte del comitato tecnico”, si è difeso. Insomma, io so’ io e voi etc. Eppure Zangrillo non è un virologo, non è un epidemiologo. È un anestesista rianimatore. E qui, forse, è il punto.

Il primario dell’ospedale di Lodi Stefano Paglia esprime un suo parere molto interessante sulle affermazioni di Zangrillo: “Alcune manifestazioni cliniche del Covid non le vediamo più, ha ragione Zangrillo. Stiamo vedendo quello a cui assistevamo nel mese precedente lo scoppio dell’epidemia, pazienti simili a quelli che curavamo attorno al 25 gennaio. Polmoniti e tamponi positivi ne vediamo ancora, ma non sono quelli della terapia intensiva. Se Zangrillo si limitasse a dire che non vediamo più quei malati direbbe la verità, il problema è che essendo lui rianimatore parla di quello che conosce e cioè i malati critici che vengono intubati, omette di parlare degli altri, quelli con diversi livelli di insufficienza respiratoria che ci sono ancora”.

Prosegue:  “Quello che sta avvenendo oggi può esser la coda di una epidemia che sta finendo, sarebbe una bella notizia. La mia opinione è che quello che stiamo vedendo però assomiglia moltissimo anche alla fase iniziale dell’epidemia, quella con poche polmoniti, qualche anziano con polmoniti brutte e pochi giovani con insufficienza respiratoria ma non da intubare. Solo il futuro ci dirà se siamo nella fase della coda o in quella del ritorno alla fase pre-epidemica. Se facciamo errori in questi momenti, se confondiamo la fase post- epidemica con quella pre-epidemica facciamo un bel danno, serve prudenza. Abbassare la guardia ora è folle, anche i malati lievi sono malati Covid, non va dimenticato”.

7 replies

  1. Ahhhh ecco….Il medico personale del cavaliere….Così si spiega tutto . E certo che è un discorso politico….argomento già di certi talk show televisivi, con certi giornalisti e conduttori e non è finita ,ne abbiamo per tutta la settimana….. Certo l’ intento del medico personale del cavaliere è quello di screditare gli esperti scientifici voluti dal governo, e quindi il governo stesso ( Conte in particolare ) che fino adesso ci hanno terrorizzato e continuano a terrorizzarci. Credo che questo
    Zangrillo nonché medico del cavaliere ( brava Selvaggia per averlo evidenziato ) come molti conduttori giornalisti e giornali sottovalutano la comprensione e l’intelligenza degli Italiani .

    Piace a 1 persona

  2. Qualcuno spieghi alla Lucarelli che Berlusconi non è più Cavaliere da un bel po’ di tempo.

    "Mi piace"

  3. C’è poco da spiegare o discutere: segue le indicazioni di chi vuole far lavorare i morti oltre che gli ammalati o i vivi. Bisogna PRODURRE anche se si schiatta in anticipo. Precorrendo i tempi naturali si avvii lui e tutti i suoi amichetti.

    "Mi piace"

  4. La Lombardia ha fretta di riaprire al turismo sanitario: prestazioni erogate nelle strutture convenzionate lombarde (a cui sono state destinate ingenti risorse pubbliche) e pagate dalle regioni di provenienza dei pazienti.

    "Mi piace"

  5. MA QUESTO VIRUS C’È O NON C’È?- Viviana Vivarelli.

    Mentre Trump scarica il contagio sulla Cina creando l’ennesimo nemico pubblico per deviare lo scontento degli americani e la rabbia dei neri si scaglia sulla polizia e chi la manda per le croniche violenze razziali, si indeboliscono sui media le teorie dei complotti che tanto piacciono agli ignoranti bramosi di scandali con nemici pubblici da additare al pubblico disprezzo, ma residui di negazionisti di chiaro stampo fascista manifestano in piazza assieme a Casa Pound vestiti di arancione come i galeotti americani, dietro un vecchio generale agitazionista e fuori di testa che nega il contagio e semmai lo cura con lo Yoga (come non averci pensato?). Intanto che scienziati e politici litigano tra loro con teorie opposte, alimentando il discredito generale dei lettori ormai stufi delle loro beghe da tavolino, il popolino bue e ciuco sceglie nella varietà delle correnti quella da difendere con alquanta tifoseria e i malati continuano a morire.
    Tutti i giornali del mondo deridono Zangrillo che dichiara che “il virus clinicamente non esiste più” e dicono che di questo non ci sono prove né è provato che si sia indebolito o che il caldo lo farà sparire (altrimenti in Brasile o in Africa non ci sarebbe nemmeno stato). Oltre tutto, Zangrillo non è nemmeno una virologo o un epidemiologo ma è specializzato in anestesia. Forse urla tanto per anestizzarci e assorbire ogni stupidaggine. E’ particolarmente antipatico perché si ritiene con molta superbia superiore a chiunque altro, ma avete notato questi della cerchia berlusconiana che strafottenza hanno tra tutti? Basti pensare a Sgarbi o a Sallusti o alla Santanchè. Diciamo che in questo tragico frangente i superbi e gli assolutisti non mancano e “non ce n’era di bisogno”, come si dice a Bologna, ma siccome sono uno contro l’altro, finiscono nella stessa brodaglia di quelli che non sopportiamo ormai più, come non sopportiamo i giornalisti osannanti Salvini e compagni di merende. Malgrado Zangrillo sia il medico di fiducia di Berlusconi, non sembra che lo stesso Berlusconi gli dia molto credito, tant’è che non si è mosso dalla villa della figlia a Nizza dove speriamo raggiunga la pace eterna. Ma Zangrillo è spinto da Confindustria che vuole diffondere l’idea che il virus è sparito per riprendere la produzione, anche se, avendo il contagio impoverito tutta Europa, si può anche produrre ma se non rinasce la domanda, i beni prodotti riumarranno invenduti e se qualcuno dovesse far fare all’Italia la stessa fine della Grecia, ne risentirebbero anche e parecchi gli stessi tedeschi. E non rassicura il fatto che gli aiuti promessi dall’Europa non abbiano avuto ancora l’approvazione generale e, nel caso di un sì, siano stati rimandati al 2021. E in questi 8 mesi che si fa? Si fischia? Ma non doveva essere un provvedimento urgente?
    Confindustria preme per riaprire tutto e attacca Conte più che mai per la sua tendenza a privilegiare la vita umana contro la produzione. Ma chi se n’è mai fregato della vita umana? Confindustria preme soprattutto in Lombardia (in Veneto il 63% delle imprese non ha mai chiuso) ma anche ieri ci sono stati 178 nuovi contagi, di cui 50 in Lombardia e 56 in Liguria. Può anche essere che il virus sia “clinicamente assente” ma bisognerebbe dirglielo perché lui non se n’è accorto. Confindustria critica il governo perché non voleva che si desse aiuto alle famiglie povere, ma che si versasse tutto alle aziende e agli industriali. Renzi e Salvini fanno eco vergognosamente chiedendo l’abolizione anche del reddito minimo di cittadinanza e della cassa integrazione. Ma uno è sorretto dalla chiesa integralista e l’altro sventola rosari e Vangeli, per cui resta da capire come si concili questo liberismo assoluto che vorrebbe anche l’estinzione della sanità pubblica con il conclamato cristianesimo, ma si vede che è un cristianesimo tipo Ku Klux Klan o ‘Gott mit uns’, perché le contraddizioni sono troppe. Ma cosa sono tutti questi aiuti ai poveri? Anzi la Lega, già che c’è, in Europa prima vota contro il Recovery Fund poi vota contro la parità di salario tra uomini e donne. Ma torniamo al Medioevo che è meglio! Cos’hanno tutti questi poveri e donne da reclamare??
    Gli italiani o sono esterefatti o sono istupiditi, che è la stessa cosa, salvo qualche turba di fanatici che ci sono sempre stati ma non si capisce in che cosa siano di aiuto al mondo ma sono tanto contenti delle loro idee strampalate, ma tanto contenti….

    "Mi piace"

  6. Massimo Erbetti.(Assessore del M5S a Viterbo) Ma è così difficile?
    È così difficile accettare la realtà dei fatti? È così difficile accettare il fatto che il distanziamento sociale ha funzionato? È così difficile ammettere che la “cura” era quella giusta? Due studi universitari, mettono nero su bianco che se non ci fosse stato il lock down, i morti sarebbero stati il doppio. Ma a quanto pare a nessuno importa, meglio pensare ai complotti, agli interessi occulti, mi chiedo se quando avete una malattia qualsiasi e andate dal medico e il medico vi risolve il problema, poi dite che non avevate nulla, che quel problema non esisteva…è così difficile accettare che avevano ragione il governo e il comitato scientifico? È così difficile capire che se oggi Zangrillo afferma che “Coronavirus è clinicamente inesistente” e badate bene “clinicamente”, non coronavirus inesistente” è perché le misure intraprese lo hanno reso tale, ci hanno permesso di arrivare in quella fase in cui il virus ha perso molta della sua carica. Saremmo arrivati comunque a questa fase? Certo che sì, perché a quanto pare con la bella stagione questo tipo di virus perdono forza, ma quanti morti in più avremmo dovuto piangere, se non si fosse attuato il blocco totale? Vi affacciavate dai balconi a cantare, mettevate lenzuola alle finestre, dicevate “andrà tutto bene”, chiamavate eroi gli operatori sanitari e oggi, quando la paura è passata, gridate al complotto. Facile vero? Non siete più terrorizzati ed è meglio prendersela con chi vi ha chiuso in casa, che con un virus, anche perché il governo è tangibile, c’è, lo potete vedere, ha facce, nomi e cognomi, il virus invece è invisibile, non riuscite a vederlo, a personificarlo, eppure se vi fermate un attimo a riflettere, anche il virus ha una faccia, ha un nome ed un cognome ed è quello degli oltre 33.000 morti, quello dei loro familiari, che non hanno neanche potuto piangere ai funerali.
    Ieri Zangrillo dall’Annunziata ha detto che gli italiani “non devono togliersi la mascherina e non possono fare assembramenti o ubriacarsi“, capito? E cruciale, dunque, la questione mascherine, dobbiamo metterle, dobbiamo rispettare la distanza di sicurezza, perché se oggi si può affermare che il virus è clinicamente inesistente, è solo perché si è agito nella giusta direzione…ma è così difficile da capire?

    "Mi piace"

  7. Zangrillo, i medici, la scienza
    ALESSANDRO GILIOLI
    Quando facevo filosofia all’università ci insegnavano che la neutralità non esiste, nemmeno nella scienza. Che anche il più oggettivo dei medici e degli scienziati quando entra in un laboratorio – o in una corsia d’ospedale etc – è un essere umano: con le sue convinzioni, le sue pulsioni, il suo vissuto, i suoi obiettivi – magari neppure consapevoli. Talvolta anche i suoi interessi. Può cercare di liberarsene al massimo (e chi più ci riesce, più è bravo) ma ha questo limite.
    Questo non è, evidentemente, un attacco alla scienza, una sua delegittimazione.
    Al contrario, ne è un supporto in termini di percorso, di continuo miglioramento: la caratteristica della scientificità consiste proprio nel suo fallibilismo, come spiegava Popper.
    È ciò che la distingue (in meglio) dalla metafisica. Anche economia, politica e fare il mister delle squadre di calcio appartengono a questo regno, quello del fallibilismo – incerto e progressivo.
    È curioso come i litigi da pollaio tra scienziati, in questa era Covid, arrivino poco dopo due fenomeni social-culturali uguali e contrari.
    Da un lato, la delegittimazione della scienza, l’idiotissimo uno-vale-uno di fronte a questioni complesse e oggetto di studi decennali. Il famoso meccanismo per cui qualunque casellante di autostrada si sente in grado di contraddire il docente universitario di quella materia, perché ha fatto una ricerca su Google o perché glielo ha detto suo cugino.
    Dall’altro lato, poco dopo, la reazione furente del burionismo, con l’affermazione assertiva che «la scienza non è democratica», anzi è oggettiva se non ontologica e metafisica, in sé e per sé, quindi si impone a schiaffoni.
    Mi pare che gli eventi delle ultime settimane possano utilmente indurci a un superamento di entrambe queste curve da stadio.
    Voglio dire: ovvio che la scienza non è campo soggettivo in cui l’opinione di chiunque vale uguale – se ho una gamba che non funziona vado dall’ortopedico, se salgo su un aereo mi auguro che il pilota abbia il brevetto e tante ore di volo.
    Ma anche chi per decenni ha studiato non è possessore di verità assolute, ontologiche e non superabili: come prova tra l’altro proprio lo scontro attuale tra studiosi tutti assai stimabili per curricula ed esperienza.
    Del resto anche la nostra esperienza di utenti della scienza-medicina ci insegna quanto sia destabilizzante chiedere una seconda opinione a un secondo specialista, dopo averne ottenuta una dal primo, ché spesso le due non coincidono né per diagnosi né per terapia.
    By the way, penso che la coscienza di non avere pretese assolute e metafisiche aumenterebbe – non diminuirebbe – la credibilità e la reputazione di chi fa scienza, ricerca, terapia, tecnologia etc. E quindi diminuirebbe la follia ancora diffusa dell’uno-vale-uno rispetto alla scienza stessa.
    L’assolutismo metafisico a tratti arrogante e il relativismo ipersoggettivo a tratti antiscientifico sono due mali che si tengono in piedi l’uno l’altro.
    Ah, in conclusione di tutto questo mi viene in mente un piccolo ricordo, una sciocchezza. Una volta da Fabio Fazio ho sentito Bill Gates sostenere che la filosofia non serve a niente. Qualche giorno dopo era ospite Umberto Eco, a cui Fazio riferì la frase di Bill Gates chiedendogli di commentarla. Lui rispose: «Il fatto che l’abbia detto è la prova stessa dell’importanza della filosofia».

    "Mi piace"