Gad al servizio del popolo

Non menerei scandalo, non parlerei di tradimento. Di un certo forcaiolismo elegante Gad Lerner ha sempre fatto parte

(Andrea Marcenaro – ilfoglio.it) – Ciò che Gad Lerner farà al Fatto, quello lo vedremo presto. Ma non menerei scandalo, non parlerei di tradimento, che parolone, né di un testimone civile ricoverato d’emblée nell’antro orrido dei forcaioli. Un pezzo di azionista in agile confidenza col forcaiolismo elegante dei Gustavo alla sabauda, delle Barbara Spinelli e dei don Ciotti, Gad in fondo lo è sempre stato. Più affine a Gherardo Colombo che a Davigo, questo sì, questo va riconosciuto. Ma conta quel che conta. Conta di più ciò che Gad ha spiegato di se stesso: ho scelto un giornale senza padrone. E parlando del Fatto, tutti i torti non ha. Forse uno solo, che torto vero poi non è. Vivendo in Gad la nobilissima frenesia di “tutelare efficacemente gli interessi delle classi subalterne”, egli è fuggito lontano dagli Agnelli, dagli Elkann, dai capitalisti-editori all’italiana, per accasarsi presso chi, a dire il vero, ha pur esso un padrone, però un padrone che si chiama popolo. Gad al servizio del popolo, dunque. Dei più subalterni tra il popolo. Dei più semplici tra i popolani. E tra i tanti aforismi che il popolo ha saputo meritarsi nel recente passato, uno ne spicca di Catherine Deneuve: “Gli italiani hanno solo due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti”. Bon. Se così pensa il padrone del giornale, e tutto sta a mostrare che lo pensi, quel diavoletto di Gad potrà far bene.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

  1. Auguri a Gad Lerner di un proficuo lavoro presso il Fatto Quotidiano, sicuramente arricchendo con la sua sensibilità e professionalità, un giornale libero da interessi lobbistici e alternativo a molte altre testate con editori in pesante conflitto di interessi, e sempre più servili al potere.

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    • @ Caruso Paolo
      Ma è davvero Lei, Dott. Caruso, ad aver scritto questo commento o qualcuno s’è appropriato del Suo nome?
      Mi sembra ci sia stridente contrasto con i Suoi pregevoli interventi letti fino ad oggi sulle pagine di Infosannio
      e queste lodi nei confronti di chi non ha mai avuto remore a lavorare e scrivere “sotto padrone”.
      Forse che DeBenedetti era meno padrone di Elkann?
      Altro che elogiare “sensibilità e professionalità”! Lerner è ed è sempre stato campione dell’ipocrisia imperante
      in quell’ircocervo chiamato PD.
      Travaglio secondo me ha fatto un grosso errore ad accoglierlo nella sua redazione.

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  2. Francesco Erspamer.
    Dunque Gad Lerner è approdato al “Fatto quotidiano”. Che disastro. Perché il suo tragitto descrive esattamente la deriva liberista della sinistra: da Lotta continua alla Margherita e poi al Pd, dal quale non si allontanò all’ascesa di Renzi o in reazione alle sue liberalizzazioni (fra l’altro lo appoggiò al referendum costituzionale) ma solo per via della mancata attuazione dello ius soli. Così annunciò la sua decisione: “Io che non avevo considerato motivi sufficienti per un divorzio le riforme istituzionali e il jobs act, per rispetto alla mia gerarchia di valori mi vedo costretto a malincuore a separarmi dal partito in cui ho militato dalla sua nascita”. Una posizione da liberal DOC, stelle e strisce: chissenefrega dei diritti dei lavoratori italiani, l’unico obiettivo per cui vale la pena lottare è il diritto dei migranti di andare dove vogliono – la globalizzazione integrale.
    Significative le sue parole per spiegare il passaggio al “Fatto”: “Contento di lavorare in un giornale senza padroni”. Tutto qui? Davvero basta non avere padroni oppressivi per contrastare una concentrazione editoriale senza precedenti e campagne miliardarie di disinformazione? Del resto, a Lerner, “Repubblica” com’era fino a un mese fa, ossia prima di passare alla famiglia Elkan (altro che Agnelli), andava benissimo: del miliardario De Benedetti era amico: “Per oltre quarant’anni (il che vuol dire fino a oggi, visto che fu fondata nel 1976) ‘Repubblica’ ha rappresentato il luogo d’incontro fra l’establishment e il popolo della sinistra”. Perfetta sintesi del programma della pseudo sinistra radical chic: che continua usare la parola “popolo” ma in senso qualificato, di persone accomunate da identici interessi, in altre parole bande di individualisti (“il popolo della movida”, “il popolo dell’Inter”); e che nella scia dei democratici americani privilegia i ricchi e la classe dirigente (l’“establishment” reso accettabile dall’anglicismo). Il vero avversario di Lerner è infatti sempre stato il populismo, ossia il M5S: ecco come giustificò (proprio al “Fatto”) il suo “sì” al referendum renziano: “La più che probabile vittoria del no io la vedo come una tappa di avvicinamento a un prossimo governo 5 Stelle che non auguro all’Italia: i dilettanti al potere mi preoccupano”.
    Che un personaggio simile sia ora (per il suo terzomondismo?) una delle grandi firme del “Fatto” è preoccupante; che alcuni pentastellati ne siano contenti, tragico. Davvero è utile un sessantottino liberal chiuso in una bolla di illusioni e privilegi cha gli ha impedito di fare caso a come stesse evolvendo il neocapitalismo e a quali siano i veri pericoli e nemici? Parlando della società finanziaria degli Elkan, Lerner usa l’immagine della “monarchia assoluta”: coerentemente le sue richieste sono tutte di vecchie libertà borghesi, totalmente inefficaci contro lo strapotere finanziario del neocapitalismo e il suo pensiero unico. Serve ben altro, per provare a salvare il paese.

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  3. Grazie dei commenti di Viviana e Pierojula
    La lucidità vi contraddistingue sempre.

    Mi auguro che la collaborazione co GL duri il tempo necessario per capire che sarebbe stato meglio farne senza.

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  4. Detto che di quello che fa Gad non me ne può fregar di meno, non posso non ricordare che Egli è stato tra i maggiori sponsor e sostenitori di quella “mente” che risponde al nome di R. Prodi.
    In un mondo di pentiti, ci sta che Lerner si sia pentito.
    Se invece non fosse così, trovo imbarazzante questa collaborazione con una testata che dovrebbe vedere Mortadella come il fumo negli occhi.
    Vero, i tempi cambiano, cambiano le alleanze e magari dopo aver proposto Rodota’al Colle, ora magari anche il Professore non sarebbe sgradito.
    Prove tecniche di inciucio per il Quirinale???

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