(Antonello Caporale) – Un manipolo di irriducibili liberali si è impossessato degli studi Mediaset e da lì trasmette molti programmi di “contro informazione”, una denuncia quotidiana e corrosiva della deriva “neoautoritaria, statalista e populista”, della crescente “sovietizzazione” dell’Italia, eccetera. Punta di diamante della pattuglia di irriducibili è il programma di Nicola Porro che gode dell’illuminato ausilio di Daniele Capezzone, novello Centauro. Egli è infatti per metà politico e per metà giornalista, per metà forzista e per metà leghista, e ispira, con la modestia che tutti gli riconoscono, il piano di resistenza. Nel programma di ieri si è toccato uno dei punti nevralgici dell’oppressione statalista: il prezzo calmierato a 0,50 cent l’una delle mascherine chirurgiche ad opera di un noto bolscevico: il commissario Domenico Arcuri.

Porro non si capacita di come la libertà di impresa sia stata preda di questa intromissione. Ma possibile che la mascherina, che il 27 gennaio costava 0,18 cent, debba ora costare solo tre volte e non dieci volte di più? Una farmacista disperata riferiva di essere bersaglio della folla aizzata da Arcuri che le chiede, senza riuscirvi, di vedersi consegnata la mascherina di Stato al prezzo calmierato e garantito.

Per la fretta, sia Porro che Capezzone hanno dimenticato di riferire che gli industriali che hanno riconvertito la produzione hanno goduto di un aiuto di Stato (bleah!) per complessivi cinquanta milioni di euro. Infatti Arcuri (bleah!) ha comprato loro i macchinari per produrre proprio quelle mascherine divenute presidio sanitario obbligatorio che ciascuno deve indossare pena – come in alcune Regioni è stabilito – una multa salata.

E che razza di imprenditore è colui che distribuisce al mercato – al prezzo che decide lui – un prodotto che tutti sono obbligati a comprare se non vogliono rischiare l’ammenda?
E che razza di libera professionista è la farmacista intervistata la cui categoria (alla quale si accede per diritto ereditario) ha difeso negli anni con il bazooka il proprio monopolio – prezzi amministrati e utili garantiti – facendo fuori le migliaia di giovani colleghi non figli di farmacisti costretti a vendere i cerotti e poco più?

E che razza di medico è l’ospite che lamenta la cronica assenza di tamponi (ed è anche vero!) senza però riferire che l’Italia, con tutte le sue piaghe burocratiche, i ritardi e le inefficienze, comunque ne ha fatti più degli altri, di tutti gli altri?

Liberali di tutto il mondo, unitevi!