Di Matteo contro Bonafede, lo show che fa felice Cosa nostra

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – E anche ieri ci siamo presi una vagonata d’insulti sui social, questa volta per aver detto a La7 che il processo di Sua eccellenza Giletti al ministro Bonafede ha fatto un bel regalo alla mafia, con l’effetto collaterale di affondare la credibilità del consigliere al Csm Nino Di Matteo. Per chi si fosse perso i fatti ecco un rapido riassunto. Con una premessa: conosco la vicenda per averla vista sul web, in quanto non guardo mai la sedicente Arena dove qualunquismo e vanità del conduttore lasciano poco spazio al resto. Ma veniamo alla trasmissione. Giletti indignatissimo protesta perché il Dap (cioè il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha permesso la scarcerazione temporanea per gravi motivi di salute di alcuni boss. Per questo motivo il ministro Bonafede – che nel suo ruolo di governo non può scarcerare o arrestare nessuno – ha fatto approvare nell’ultimo Consiglio dei ministri una norma che impedisce qualsiasi scarcerazione dei detenuti più pericolosi senza l’assenso della Direzione nazionale antimafia e delle Procure distrettuali. In più, sempre Bonafede si è chiamato il direttore del Dap, che aveva scelto, cioè il dott. Francesco Basentini, e ne ha accettato le dimissioni. Tutto questo però per Giletti non conta, e in una puntata che sarebbe passata per direttissima nel dimenticatoio ecco arrivare una telefonata del dott. Di Matteo. Si tratta, diciamolo subito, di una bandiera della lotta alle criminalità organizzata.

Un pm che cosa nostra voleva far saltare in aria, che ha sostenuto con capacità e coraggio la pubblica accusa nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, e anche per questo vive da anni sotto scorta. Di Matteo è una persona alla quale tutti gli italiani dobbiamo dire grazie. Questa volta però il magistrato vuole intervenire, e nel farlo racconta per tre volte, praticamente senza interruzione, di essere stato chiamato due anni fa da Bonafede e di aver ricevuto la proposta di fare il direttore del Dap. Nel loro stesso colloquio si fa riferimento alle intercettazioni su quanto i boss mal sopportassero una tale nomina. Passano pochi giorni e Bonafede ci ripensa, e invece di un’Audi offre a Di Matteo una Mercedes, cioè la Direzione degli Affari penali, cioè l’avamposto della lotta alla mafia e, per inciso, il ruolo che fu di Giovanni Falcone.

Questo a Di Matteo, chissà perché, non sta bene e la cosa finisce li, fin quando due anni dopo la sentiamo da Giletti, raccontata in modo tale da far giungere gli spettatori a una lapidaria sentenza: il ministro Bonafede si fa dettare le nomine dai capi della mafia. Naturale che il diretto interessato chiami subito in diretta per smentire la percezione di Di Matteo, finendo però più volte interrotto da Giletti, che liquida una questione così grave in pochi minuti, perché “la tv ha i suoi tempi” e deve passare ad altro argomento: far gettare una carrettata di fango sul Governo dal signor Flavio Briatore, noto maître à penser dell’Italia del fare, con qualche amnesia quando si tratta di fare i conti col Fisco.

Fatta la cronaca, veniamo al succo della faccenda, che ho sintetizzato nella trasmissione di Andrea Pancani, unico tra tutti i programmi de La7 dove resiste un clima non totalmente fazioso verso il Governo e soprattutto i Cinque Stelle. Per questo spero vivamente di non averlo messo nei guai, vista l’aria che tira su questa rete, dove per inciso l’highlight del mio intervento è stato rapidamente cancellato dal sito. Se argomenti tanto delicati sono utilizzati per fare informazione e non propaganda o avanspettacolo, di fronte alla telefonata del dott. Di Matteo Giletti avrebbe dovuto chiedere immediatamente al pm come mai faceva tali dichiarazioni solo due anni dopo i fatti. Non un gigante del giornalismo, ma un praticante alle prime armi in redazione avrebbe chiesto a Di Matteo se sia accettabile un tale reiterato silenzio nella sua posizione di Consigliere del Csm, dove è arrivato per sostituire altri consiglieri che con altrettanto silenzio provavano a spartirsi nomine e Procure (il caso Palamara).

Un giornalista che vuole fare emergere la verità dei fatti, e non utilizzare ministri e magistrati per fare show, avrebbe chiesto a Di Matteo perché ha rinunciato alla poltrona che fu di Falcone. E si domanderebbe come può ora il Csm far finta di niente di fronte a un Consigliere che ha messo in croce i colleghi del tribunale di sorveglianza di Sassari, che hanno disposto la scarcerazione di Pasquale Zagaria, recluso in regime di 41 bis, e fratello del capo dei casalesi Michele, detto Bin Laden.

Di queste domande ovviamente non c’è stata traccia e quello che rimane è un bravissimo magistrato che accusa il ministro di una forza politica arci nemica della mafia. Uno scontro tra bandiere della guerra ai clan, che in questo modo fanno il gioco dei criminali e di chi ha da guadagnare da uno Stato debole e in conflitto tra le sue istituzioni.  Da siciliano, da semplice cittadino che odia la mafia, ma anche da giornalista che tra i rottami fumanti di Capaci ha giurato di fare con la schiena dritta questo mestiere, penso che Bonafede e Di Matteo debbano incontrarsi, e chiarirsi, perché figure di questo spessore non possono giocare in squadre diverse quando c’è da battere un nemico comune. Su Giletti e una certa tv alla carlona stendo invece un velo non pietoso, ma penoso. E mi tengo come medaglie le centinaia di insulti e di minacce che ho subito ieri da persone che hanno portato il cervello all’ammasso della destra peggiore, anche grazie a trasmissioni spazzatura, dove il fatto di essere quasi sempre solo contro tutti mi rafforza nell’idea che sull’informazione questo Paese è definitivamente fottuto.

8 replies

  1. Mi sembra chiaro che l’opposizione a una nomina a Di Matteo come capo dei Penitenziari possa essere venuta a Bonafede nel precedente governo da Salvini, legato a filo doppio a Berlusconi e indicato oggi come referente per la mafia al posto di Berlusconi e/o dopo di lui
    La stessa opposizione potrebbe venire in questo governo a Di Matteo dal Pd viste le accuse che Di Matteo ha fatto a Renzi

    Copio da Wikipedia
    https://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Di_Matteo
    Nel luglio 2014, in occasione della commemorazione della strage di via D’Amelio, Di Matteo ha espresso considerazioni assai critiche nei confronti di Napolitano, di Silvio Berlusconi e anche di Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri in carica, promotore di alcune importanti trattative politiche con il fondatore di Forza Italia, qualche mese prima condannato alla pena di 4 anni di reclusione per evasione fiscale; la sortita ha provocato immediate reazioni da parte di esponenti politici di Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Scelta Civica.

    Il 3 maggio 2020, durante la trasmissione “Non è l’Arena”, Di Matteo dichiara che nel 2018 gli era stato proposto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di dirigere il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP), ma pochi giorni dopo Bonafede ci ripensò, offrendogli il posto che fu di Falcone al ministero della giustizia presso il dipartimento degli affari penali. Ma il dott. Di Matteo il giorno successivo rifiutò per questioni personali (personali?)
    .
    Visto che ora il posto di capo del DAP è di nuovo vacante, Bonafede non potrebbe darlo adesso a Di Matteo o il Pd si opporrebbe, visti i suoi attacchi a Renzi come 2 anni fa la Lega si sarebbe opposta, viste le sue accuse contro Berlusconi?

    viviana vivarelli

    Piace a 1 persona

    • Mi sembra chiaro che l’opposizione a una nomina a Di Matteo come capo dei Penitenziari possa essere venuta a Bonafede nel precedente governo da Salvini, legato a filo doppio a Berlusconi e indicato oggi come referente per la mafia al posto di Berlusconi e/o dopo di lui
      La stessa opposizione potrebbe venire in questo governo a Di Matteo dal Pd viste le accuse che Di Matteo ha fatto a Renzi.
      Quanto mi scoccia non possedere la sua perspicacia

      "Mi piace"

  2. Ottimo articolo, senza se e senza ma, proposto dal bravo giornalista Pedullà che con chiarezza porta alla ribalta situazioni pregresse dei rapporti intercorsi tra il ministro Bonafede e il magistrato Di Matteo. A questi, si doveva appellare un bravo e serio giornalista, ma in Italia certo giornalismo salottiero riesce sempre a creare volutamente polveroni che degradano l’informazione a baruffe condominiali senza mai arrivare al dunque e alla verità o presunta tale. Rimane agli occhi dei telespettatori un contraddittorio confuso, ricco di molti dubbi e di incertezze per la stessa credibilità delle istituzioni. L’un contro l’altro “armati”, sotto la stessa bandiera, facenti parti entrambi delle istituzioni, della stessa squadra erogatrice di giustizia, è lo spettacolo, che grazie a certi personaggi del salotto televisivo, viene dato in pasto agli italiani, offrendo l’immagine deformata di uno Stato debole e piegato ai voleri delle mafie. Da palermitano, avendo grande stima sia del ministro Bonafede che del magistrato Di Matteo, mi auguro che entrambi possano arrivare ad un chiarimento definitivo ed evitare di fomentare ulteriori pettegolezzi sempre pronti ad essere sfruttati dai soliti sciacalli di certa informazione e di certa politica. Dott. Paolo Caruso

    Piace a 2 people

  3. La scarcerazione ai boss mafiosi l’ha concessa Rosanna Calzolari, Giudice di sorveglianza e moglie di Roberto Cota della Lega. Se questo è vero, si spiegano molte cose.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.